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La tag cloud del discorso di Fini a Mirabello

La tag cloud del discorso di Bersani a Torino

Le tag cloud sono state realizzate da Giovanni Calia.
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Le tag cloud sono state realizzate da Giovanni Calia.
Il pensiero di Fini, l’uomo che minaccia promettendo il voto all’ultimo lodo, affascina inspiegabilmente la sinistra italiana. Il Secolo d’Italia si stacca dal Pdl, Minzolini mette pezze dove può, il PD osserva inerte aspettando che il cadavere dell’avversario gli passi davanti trasportato dalla corrente. Per capirci qualcosa forse è meglio leggere queste utili FAQ.
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da Piovonorane
Quello che ci ho capito forse non è granché, ma provo a metterlo lo stesso in comune.
Che cosa farà ora Berlusconi?
Quello che ha sempre fatto un uomo che pensa di avere la fortuna in tasca, cioè giocare d’azzardo. Quindi cercherà di andare in ogni modo a elezioni anticipate, con lui medesimo a Palazzo Chigi e Maroni al Viminale (abbastanza importante, quest’ultimo). E poi non è mica Prodi, che tentava di galleggiare restando sotto scacco. Probabilmente tenterà anche di cambiare la legge sulla par condicio, prima del voto, per strabordare di spot che elencano le “realizzazioni del governo” attaccando Fini e la “sinistra statalista”,
Ci riuscirà?
Trattasi, appunto di azzardo. Per arrivare alle elezioni infatti deve prima dimettersi, e Napolitano probabilmente gli darà il reincarico. A quel punto lui “rischierebbe” però di ottenere un’altra volta il sì dei finiani (che giocano a fare quelli leali al programma) e quindi di andare verso un nuovo galleggiamento, cioè il contrario esatto di quel che vuole.
E allora cosa farebbe?
Andrebbe al Quirinale per rinunciare al nuovo incarico senza sottoporsi al voto del Parlamento. A questo punto però Napolitano avrebbe tutto il diritto (anche per prassi) di incaricare un altro (Casini? Draghi? Tremonti?) per andare alla ricerca di una maggioranza parlamentare.
E che cosa farebbe questo presidente del Consiglio incaricato?
Cercherebbe appunto una maggioranza, possibile alla Camera ma molto più difficile al Senato. Se la trovasse, metterebbe in piedi un governo tecnico per gestire l’emergenza economica, il famoso debito pubblico in scadenza e così via.
E se invece non la trovasse?
Potrebbe rinunciare all’incarico (e quindi Napolitano scioglierebbe subito le Camere, con grande gioia di Berlusconi). Ma potrebbe anche formare comunque il governo per andare al Quirinale a giurare, quindi entrare nelle sue funzioni e poi andare a farsi battere alle Camere. A quel punto sarebbe lui, il nuovo premier, a gestire le elezioni, seppur in minoranza (ci sono precedenti in questo senso: governo Andreotti V, nel 1979). Uno scenario che a Berlusconi piace molto meno, vuoi per la minor visibilità che avrebbe non stando più a Palazzo Chigi, vuoi perché se non fa il premier resta senza scudo (e a settembre ripartono i processi a Milano) vuoi per la presenza al ministero degli Interni di uno esterno al suo giro.
Perché è così importante il Viminale?
Perché in una situazione anomala e delicata come quella attuale, l’arbitro dei risultati elettorali non è più un semplice notaio come vent’anni fa. E’ fondamentale per vidimare la regolarità del voto e dei suoi esiti.
Comunque Berlusconi vuole andare alle urne. Ma solo lui o anche altri?
No, anche Bossi e i suoi.
Perché?
Per due ragioni. Primo: perché la ragione sociale che tiene in vita la Lega (il federalismo) non è più attuabile in questa legislatura. Già prima era difficile, figurarsi adesso che la maggioranza è così risicata e che l’unità nazionale è destinata diventare (insieme alla legalità) la ragione sociale dei finiani. Secondo: perché la perdita d’immagine del Cavaliere al nord, dopo il rosolamento dei finiani, implica un trasbordo diretto di voti e di seggi alla Lega. Il Carroccio prenderebbe cinque o sei punti percentuali più di due anni fa.
Va beh, allora se le vogliono sia Berlusconi sia Bossi, queste elezioni, ci si va di sicuro: sono gli unici due leader di maggioranza.
Mica detto, siamo in Italia, le variabili sono molte. Ad esempio, i deputati del Pdl, specie quelli del nord.
Vale a dire?
Per le ragioni di cui sopra (la crescita della Lega a danno del Pdl) è probabile che Berlusconi non riesca a riportare a Roma gli stessi parlamentari che ha fatto eleggere nel 2008, anche al netto dei finiani. Insomma, ci sono un sacco di deputati e di senatori che hanno una paura fottuta di non essere ricandidati in posti sicuri. Senza dire che, proprio nel 2008, Berlusconi riuscì a convincere i suoi a votare compattamente contro Prodi (e a farlo cadere, andando alle elezioni) promettendo che avrebbe ricandidato tutti, poi invece molti sono rimasti fuori. A Montecitorio e a Palazzo Madama se lo ricordano benissimo e quindi non si fidano più delle promesse di Berlusconi in questo senso.
E quindi?
Quindi vogliono portare la legislatura a termine, o almeno il più in là possibile. E non è affatto escluso che alcuni di loro saltino la quaglia, passando con Fini (o semplicemente accordando la fiducia a un eventuale governo Tremonti). Tanto più che attorno a Berlusconi al momento non c’è un’atmosfera propriamente trionfale e molti parlamentari annusano l’aria per capire da che parte gli conviene andare. Diciamo che l’agosto porterà molte “lacerazioni” e “riflessioni” tra quelli che sostengono la maggioranza, contrastatate ovviamente da un’aggressiva campagna acquisti del Cavaliere. Difficile che si tengano i cellulari spenti, quest’estate.
In tutto ciò, che fa il Pd?
Bersani è spaventatissimo all’idea di elezioni anticipate, perché lui “è un maratoneta” (è un’autodefinizione) e non considera il partito pronto per il voto. Quindi cercherà di arrivare in tutti i modi a un governo di transizione, chiunque lo presieda. Almeno per tirare fino a maggio-giugno dell’anno prossimo, in modo da aver tempo di preparare un candidato premier (tipo Chiamparino) e di tarpare le ali a Vendola (spauracchio di D’Alema).
E se invece il governo di transizione non nasce e si va subito al voto?
Per il Pd rischia di essere un grande casino e non solo perché i sondaggi non sono buoni. C’è il problema del candidato premier connesso con quello delle alleanze. Se si va alle primarie di coalizione, ad esempio, si rischia di veder vincere Vendola, quindi alleanza con l’Idv e la sinistra radicale, mentre Casini si presenterebbe con il centro, Rutelli, Fini, magari anche Montezemolo. Scenario che fa orrore D’Alema, il quale pensa invece a alleanze verso il centro, quindi con un altro candidato, magari tipo Enrico Letta. Il che implicherebbe però non fare le primarie, visto che Letta non le vincerebbe mai.
E in tutto questo, Fini?
Fini ovviamente è un altro che non ha alcun interesse a elezioni adesso: deve radicare nel Paese un nuovo partito, ha bisogno di tempo.
Quindi alla fine ci saranno le elezioni o no?
Diciamo che ci sono due fronti. Da una parte, quello per andare al voto subito: comprende Berlusconi (con i suoi ultras, quelli che verrebbero ricandidati senza se e senza ma) insieme alla Lega (tutta) ma anche Di Pietro (un altro che vincerebbe le elezioni) e i vendoliani (la candidatura di Nichi è calda adesso, tra un anno potrebbe essere bruciata). Il fronte contro il voto invece comprende i finiani (tutti), i centristi (che guiderebbero il governo di transizione) e il Pd (eccezion fatta per quelli che guardano con simpatia a Vendola), più quei deputati berlusconiani che temono di perdere il posto. Come si vede, non sono esattamente schieramenti omogenei. Di qui il casino prossimo venturo.
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Forse è vero che non cambierà nulla, ma 300 circoli e il quasi 10% di elettori finiani, pur essendo una nullità di fronte ai 20 milioni di leghisti pronti a dar battaglia, iniziano a fare paura molto più dei 33 deputati trotterellanti. Il “metodo Boffo” è lanciato: su Libero Fini è un nazionalsocialista, su Il Foglio un neofascista, su Il Giornale si riesuma addirittura Gaucci pur di poterlo accusare. Ma il “putiniano” Silvio non si limita ai giornali, e comincia anche la campagna acquisti per il governo.
Tutto questo schiferà gli italiani, dite? No, se gli italiani sono questi.
da Zabajone
La sonda Kepler scova 140 mondi simili al nostro. Dopo una superficiale osservazione è stato rilevato che:
In 139 mondi Fini è segretario del Pd
In nessun mondo Dell’Utri è incensurato
In 16 mondi è stato risolto il conflitto d’interessi: i beni del premier sono stati temporaneamente assegnati a Galeazzo Ciano
In 122 mondi Cosentino gioca nel Napoli e dice che Maradona è un trans
In tutti e 140 mondi Cassano gioca in nazionale
In 3 mondi Scajola sa chi gli ha comprato la casa: Babbo Natale
In 2 mondi è stata sconfitta la mafia: ha vinto la camorra ai rigori
In 70 mondi il Pd è all’opposizione. Negli altri 70 ha appena perso le elezioni

Verdini come Corona, il Pdl come il Pcus o la peggiore sinistra litigiosa, sempre sull’orlo di una crisi di governo. Fra mercato delle vacche e politica politicante qualcuno propone già Fini candidato premier del PD. Meno male che c’è Sochus a spiegarci che anche la sua ragazza è meglio del Presidente della Camera.
Cesare ha deciso, accontentando i suoi scodinzolanti cagnolini. I finiani sono riusciti a farsi cacciare. A destra come a sinistra, il dissenso non è apprezzato, anche a costo di mettere a rischio la maggioranza. D’altronde, ci siamo abituati: bentornati nella Prima Repubblica.
[UPDATE: Politicaduepuntozero fa notare come i finiani potrebbero adesso far valere un consenso acquisito grazie all'esemplare modello comunicativo applicato alla socialsfera. Dalla nostra parte, invece, muore RED TV, nel silenzio di D'Alema]
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“Domani rompo”, ha annunciato, e quel domani è oggi. Feltri prepara il terreno, Ferrara sbrocca al TG1. Finiani e non stiano attenti. Da Granata alla Bongiorno, rea di voler salvare anche i blog, non ci sono consigli e richieste di tregua che tengano: il futuro è della ditta padana B&B (che l’altra B l’hanno già condannata). E meno male che ci pensa il nostro B a mettere un po’ di serietà.
Nella zona gianfranca è entrata una zanzara. Sarà per questo che Fini si è svegliato: “Gli indagati escano dal Pdl.” In arrivo un weekend di esodo estivo.