Archivi tag: governo

Prima o poi ci si azzecca

dal blog di Luca Sofri

Mi sono figurato la caduta di Berlusconi, quando avverrà tra un anno, due, tre, cinque, dieci: e tutti quelli che vanno dicendo ogni giorno che Berlusconi e’ alla fine e cadrà da un momento all’altro, che diranno “ah! ve lo dicevo!”.

Ecco, allora se la strategia è questa, io ero convinto di aver detto una memorabile cazzata, nel 2006: ma invece quando arriverà quel giorno potrei rivendermela così anch’io.

Siccome questo si sta rivelando l’anno che azzecco le previsioni, io vi dico questa: con Berlusconi abbiamo chiuso. Non subito, non senza fatiche e seccature ancora, ma ormai è in discesa. Augh

I come Italia, ma non come Innovazione

L’Italia rischia di rimanere indietro al resto del mondo se non investe in Ricerca e Sviluppo. Eppure banda larga, competenze avanzate, infrastrutture informatiche non sono priorità del governo.

Lessico e bufale: Beppe Grillo colpisce ancora

da Champ’s Version

Sono molto d’accordo con questa osservazione di Leonardo: esiste una questione “lessico”. E come ho detto anche in altre occasioni  questo scadimento del linguaggio è probabilmente la conseguenza più deteriore e – temo – più duratura negli anni a venire della “berlusconizzazione” di certa sinistra (che io non considero tale, ma questo è un altro post).

La seconda conseguenza – in ordine di gravità – è analoga, ma non identica e attiene alla veridicità delle affermazioni: spesso infatti si propagandano dei luoghi comuni come verità. E alcuni sono maestri in questo: Berlusconi, ad esempio, ma non solo. Il post citato da Leonardo (immagino non vi stupirete, io non mi sono stupito) ne contiene almeno una di queste verità che verità non sono. A qualche pentastellato potrà sembrare un pelo nell’uovo, ma come ho detto è una questione di principio: Berlusconi lo si combatte anche lottando contro i suoi epigoni. Ma anche fosse, Grillo è così bravo a trovare peli nelle uova degli altri che non si offenderà se faccio notare la cosa. la frase è questa:

Il Parlamento è un pensionificio e i parlamentari lo sanno bene. Infatti, il Parlamento si scioglie SOLO dopo aver maturato la pensione e quindi dopo due anni e mezzo.

Quel “SOLO” è in maiuscolo nel testo originale. Peccato però che nella cosiddetta Seconda Repubblica (anche facendola cominciare da Tangentopoli, XI Legislatura) tutte (anzi, come scriverebbe un noto comico prestato al qualunquismo, TUTTE) le legislature interrotte anticipatamente (XI, XII e XV) sono durate meno (MENO) di due anni e mezzo.

Finis terrae

Il pensiero di Fini, l’uomo che minaccia promettendo il voto all’ultimo lodo, affascina inspiegabilmente la sinistra italiana. Il Secolo d’Italia si stacca dal Pdl, Minzolini mette pezze dove può, il PD osserva inerte aspettando che il cadavere dell’avversario gli passi davanti trasportato dalla corrente. Per capirci qualcosa forse è meglio leggere queste utili FAQ.

Ogni tanto fa bene dare una riletta agli avvenimenti del passato

da Il Politico

Ricordate i megamanifesti 6×3 con cui il Pdl tappezzò le città alla vigilia delle elezioni politiche del 2008, quelli con scritto “La sinistra ha messo il paese in ginocchio” e l’imperativo “RIALZATI, ITALIA”?

Andiamo a rivedere i titoli dei giornali del periodo, quelli che riportano i “disastri” combinati dalla sinistra durante i suoi 20 mesi di governo, dall’aprile 2006 al febbraio 2008:

‘Meno rischi, l’Italia cresce’ (La Repubblica, 17/5/06)
‘Draghi: l’Italia accelera, il Pil cresce più delle attese’ (Il Messaggero, 28/10/06)
‘L’economia cresce oltre le attese’ (Il Sole 24 ore, 23/11/06)
‘Tra i consumatori cresce la fiducia (La Repubblica, 26/11/06)
‘Boom delle entrate fiscali’ (La Repubblica, 30/11/06)
‘Fiat, 2 milioni di auto nel 2006′ (La Repubblica, 2/12/06)
‘Un boom silenzioso, l’Italia è in ripresa’ (La Repubblica, 13/12/06)
‘E’ boom per l’industria, la produzione fa più 6,5%’ (Il Giornale, 28/12/06)
‘Industria, cresce la produzione dopo cinque anni’ (Il Sole 24 ore, 31/01/07)
‘Boom di entrate ma il rigore continua’ (Panorama, 8/2/07)
‘Sorpresa, c’è il BOOM’ (Il Messaggero, 14/2/07)
‘Boom di fine anno e il Pil 2006 vola al 2%’ (La Stampa, 2/3/07)
‘Ocse: l’Italia cresce oltre le attese’ (Avvenire, 13/3/07)
‘Quell’Italia pronta al boom economico’ (La Stampa, 22/3/07)
‘Auto, è boom ad aprile’ (La Stampa, 9/6/07)
‘Boom delle entrate, il tesoretto si ingrossa’ (Corriere della sera, 25/8/07)
‘Sempre più viaggi in aereo. L’Italia cresce del 10%’ (Il Messaggero, 18/12/07)
‘Cresce la qualità della vita ed è boom di nascite’ (La Repubblica, 3/1/08)

Poi, ci furono le elezioni; il Popolo della Libertà le vinse ampiamente, e ci ha pensato il presidente del Consiglio a rialzare l’Italia. Lo provano i titoli dei giornali nel suo primo anno di governo:

‘Crollano i consumi delle famiglie’ (Corriere della sera, 10/5/08)
‘Gli italiani tirano la cinghia, crollano le vendite al dettaglio’ (Europa, 1/7/08)
‘I prezzi esplodono, crollano le vendite, nessuno governa’ (Il Messaggero, 1/7/08)
‘E crolla il mercato delle vendite di auto e moto’ (La Stampa, 11/7/08)
‘L’Italia si è fermata crolla la produzione’ (La Repubblica, 16/7/08)
‘Più imposte e meno mutui. Crolla la fiducia degli italiani’ (Il Sole 24 ore, 26/7/08)
‘Agosto affonda l’auto. In Italia le vendite crollano del 26,42%’ (Il Messaggero, 7/10/08)
‘Crollano le Borse, Milano perde l’8,24%’ (La Repubblica, 11/10/08)
‘Italia, competitività crollata’ (LiberoMercato, 30/12/08)
‘Crollata ai minimi storici la fiducia nelle imprese italiane’ (La Repubblica, 16/1/09)
‘Crolla la produzione. Confindustria; non è finita, Pil giù del 2,5%’ (La Stampa, 21/2/09)
‘Italia, crolla il Pil. Il 2008 segna -1%’ (Il Resto del Carlino, 17/3/09)
‘Crollano le esportazioni italiane. A gennaio -25,8%, mai così male dall’86′ (il Giornale, 25/3/09)

Portali, servizi e app store: lo Stato va nello smartphone

L’amministrazione Usa scende in campo da protagonista nel mondo dei programmi per cellulari. Tra le applicazioni più scaricate quelle per calcolare l’indice di grasso, scovare i ricercati e aiutare l’FBI. E Obama fa da apripista di GIULIA BELARDELLI

Portali, servizi e app store lo Stato va nello smartphone Lo Stato fa irruzione nei nostri smartphone e sembra essere il benvenuto. La tendenza inaugurata in grande stile dall’ammistrazione di Barack Obama è destinata a fare da apripista. Nel frattempo le applicazioni col marchio “.gov” si moltiplicano, al punto che di recente è stato inaugurato un “App Store” targato White House, da cui è possibile scaricare gratuitamente applicazioni per il proprio cellulare e suggerire idee e progetti per i nuovi titoli da aggiungere alla library. E’ l’ultima trovata dello staff hi-tech del presidente Usa, che da alcuni giorni ha rimodellato il sito ufficiale dell’amministrazione con una sezione dedicata al regno degli smartphone. Si tratta del primo portale per le applicazioni gestito da un governo, un cambiamento radicale in un mercato fino ad ora concentrato più sul tipo di cellulare che sulla natura del servizio. Al momento lo store, accessibile dal sito apps.usa.gov 1, offre diciotto applicazioni compatibili per iPhone, BlackBerry e Android. In totale, però, sono più di centodieci i progetti per dispositivi mobili al vaglio delle diverse agenzie governative, segno di quanto i fedelissimi di Obama puntino anche sulle apps per promuovere un’immagine della Casa Bianca piuttosto sbiadita (secondo il Pew Research Center, ad esempio, solo il 48% degli americani approva l’operato complessivo del governo).

Il presidente e gli smartphone. Che Obama amasse gli smartphone si era già capito dalla determinazione con cui ha lottato per continuare a usare il suo BlackBerry 2 anche da presidente, malgrado i numerosi problemi di sicurezza e protocollo. Eppure, un anno e mezzo fa, in pochi avrebbero creduto di poter scaricare delle applicazioni direttamente dall’App Store presidenziale. L’uomo che ha dato forma e sostanza all’iniziativa è Vivek Kundra, Chief Information Officer dell’amministrazione statunitense, ovvero il responsabile per l’informatica e le nuove tecnologie. Dal giorno della sua nomina, il 5 marzo del 2009, l’obiettivo di Kundra è stato “rivoluzionare la tecnologia nel settore pubblico” e “colmare la distanza tra burocrazia governativa e mentalità dei cittadini”. Per farlo ha puntato su alcuni dei concetti più caldi del mondo IT, dal cloud computing all’open accessibility, con un’attenzione particolare ai dispositivi mobili e al loro ruolo come provider di servizi.

Cloud computing e info sharing
. Tanto per cominciare lo staff del presidente ha creato una piattaforma dedicata al cloud computing 3, vale a dire il fenomeno di migrazione in rete di software e sistemi operativi. Così è nato apps.gov, contenitore di software online per il business, la produttività, l’informazione e i social media. Il tutto, ha spiegato Kundra, per “promuovere l’efficienza del governo federale e migliorare le connessioni tra stati ed enti locali”. Altro fiore all’occhiello della squadra hi tech è Data. Gov, un’enorme base di dati che mette a disposizione di ogni cittadino le informazioni federali sui temi più svariati, dall’energia ai matrimoni, dall’agricoltura alla salute. L’idea è quella di condividere le informazioni con il maggior numero di persone possibile, seguendo il modello di Facebook e degli altri social network. Un argomento, questo, sul quale Obama non ha bisogno di prendere lezioni da nessuno: con i suoi 4.470.070 seguaci, secondo il Washington Post il presidente è al quinto posto tra i personaggi più popolari di Twitter, alle spalle di star del pop come Lady Gaga e Britney Spears.

Le applicazioni di servizio
. Il primo pacchetto delle Obama-apps ha la funzione di stabilire una comunicazione diretta tra l’amministrazione e il singolo utente. The White House App, ad esempio, fornisce ai proprietari di iPhone un flusso di informazioni sull’agenda della Casa Bianca, comprese le ultime notizie, i video, le foto e tutti gli eventi a cui prende parte il presidente. Sulla stessa linea il sito per cellulari Usa. Gov Mobile, che promette ai visitatori di avere “il governo federale, statale e locale sul palmo della mano”. Dedicato ai pubblici internazionali è invece America. Gov Mobile, piattaforma che fornisce letture sulla vita e la cultura americana, come anche informazioni pratiche su visti, assicurazioni e permessi di lavoro. C’è anche un servizio mobile per gli americani all’estero: accedendo a Find Your Embassy, sul cellulare si visualizzano tutte le ambasciate statunitensi nel mondo con relative mappe e contatti.

Le apps per chi si sposta
. L’offerta dello store governativo procede con una serie di strumenti concepiti per facilitare i viaggi e gli spostamenti. Uno dei più recenti è My TSA, applicazione per iPhone che informa in tempo reale su tutto quello che c’è da sapere per viaggiare in aereo, trasformando in un libro aperto i regolamenti della Transportation Security Administration. Per chi, invece, preferisce viaggiare in macchina il governo americano ha pensato a due applicazioni web che tengano conto anche dell’ambiente: Alternative Fuel Locator (fornisce una mappa dei distributori di carburante alternativo sparsi sul territorio nazionale) e FuelEconomy. Gov (calcola i consumi di gas e petrolio, i costi annuali e l’impronta di CO2 rilasciata da ogni auto).

Un occhio alla salute
. Di pari passo agli sforzi della First Lady Michelle Obama per far dimagrire i suoi connazionali, il team dell’information technology ha messo a punto due apps che invitano alla dieta. BMI Calculator, sviluppata nei laboratori del National Institute of Health, consente di calcolare l’indice di massa corporea, una delle misure più affidabili per stabilire la quantità di grasso presente nel corpo. MyFood-A-Pedia si presenta invece come una guida tascabile al mangiar sano, con le informazioni nutrizionali di oltre mille diversi tipi di cibo. Lanciata proprio in occasione della festa del 4 luglio, c’è poi UV Index, applicazione per Android e BlackBerry che informa i vacanzieri sulle condizioni dell’aria e i livelli dei raggi ultravioletti in qualsiasi località.

Le più particolari
. Una delle app più scaricate dalla library governativa è sicuramente FBI’s Most Wanted, applicazione del Federal Bureau of Investigation per avere sul proprio iPhone i volti e i profili delle persone più ricercate d’America, terroristi inclusi, ma anche le foto dei bambini scomparsi e dei casi in stile “Chi l’ha visto”. Un apposito link permette agli utenti di comunicare eventuali informazioni direttamente all’FBI. Per affrontare ogni emergenza la Casa Bianca propone infine Fema Mobile, “la risposta del governo con il tocco di un pulsante”, un’applicazione che dà indicazioni in caso di uragani, terremoti, alluvioni, attacchi terroristici e ogni genere di disastro pensabile e immaginabile.

Quello che ci ho capito io (Faq)

da Piovonorane

Quello che ci ho capito forse non è granché, ma provo a metterlo lo stesso in comune.


Che cosa farà ora Berlusconi?
Quello che ha sempre fatto un uomo che pensa di avere la fortuna in tasca, cioè giocare d’azzardo. Quindi cercherà di andare in ogni modo a elezioni anticipate, con lui medesimo a Palazzo Chigi e Maroni al Viminale (abbastanza importante, quest’ultimo). E poi non è mica Prodi, che tentava di galleggiare restando sotto scacco. Probabilmente tenterà anche di cambiare la legge sulla par condicio, prima del voto, per strabordare di spot che elencano le “realizzazioni del governo” attaccando Fini e la “sinistra statalista”,

Ci riuscirà?
Trattasi, appunto di azzardo. Per arrivare alle elezioni infatti deve prima dimettersi, e Napolitano probabilmente gli darà il reincarico. A quel punto lui “rischierebbe” però di ottenere un’altra volta il sì dei finiani (che giocano a fare quelli leali al programma) e quindi di andare verso un nuovo galleggiamento, cioè il contrario esatto di quel che vuole.

E allora cosa farebbe?
Andrebbe al Quirinale per rinunciare al nuovo incarico senza sottoporsi al voto del Parlamento. A questo punto però Napolitano avrebbe tutto il diritto (anche per prassi) di incaricare un altro (Casini? Draghi? Tremonti?) per andare alla ricerca di una maggioranza parlamentare.

E che cosa farebbe questo presidente del Consiglio incaricato?
Cercherebbe appunto una maggioranza, possibile alla Camera ma molto più difficile al Senato. Se la trovasse, metterebbe in piedi un governo tecnico per gestire l’emergenza economica, il famoso debito pubblico in scadenza e così via.

E se invece non la trovasse?
Potrebbe rinunciare all’incarico (e quindi Napolitano scioglierebbe subito le Camere, con grande gioia di Berlusconi). Ma potrebbe anche formare comunque il governo per andare al Quirinale a giurare, quindi entrare nelle sue funzioni e poi andare a farsi battere alle Camere. A quel punto sarebbe lui, il nuovo premier, a gestire le elezioni, seppur in minoranza (ci sono precedenti in questo senso: governo Andreotti V, nel 1979). Uno scenario che a Berlusconi piace molto meno, vuoi per la minor visibilità che avrebbe non stando più a Palazzo Chigi, vuoi perché se non fa il premier resta senza scudo (e a settembre ripartono i processi a Milano) vuoi per la presenza al ministero degli Interni di uno esterno al suo giro.

Perché è così importante il Viminale?
Perché in una situazione anomala e delicata come quella attuale, l’arbitro dei risultati elettorali non è più un semplice notaio come vent’anni fa. E’ fondamentale per vidimare la regolarità del voto e dei suoi esiti.

Comunque Berlusconi vuole andare alle urne. Ma solo lui o anche altri?
No, anche Bossi e i suoi.

Perché?
Per due ragioni. Primo: perché la ragione sociale che tiene in vita la Lega (il federalismo) non è più attuabile in questa legislatura. Già prima era difficile, figurarsi adesso che la maggioranza è così risicata e che l’unità nazionale è destinata diventare (insieme alla legalità) la ragione sociale dei finiani. Secondo: perché la perdita d’immagine del Cavaliere al nord, dopo il rosolamento dei finiani, implica un trasbordo diretto di voti e di seggi alla Lega. Il Carroccio prenderebbe cinque o sei punti percentuali più di due anni fa.

Va beh, allora se le vogliono sia Berlusconi sia Bossi, queste elezioni, ci si va di sicuro: sono gli unici due leader di maggioranza.
Mica detto, siamo in Italia, le variabili sono molte. Ad esempio, i deputati del Pdl, specie quelli del nord.

Vale a dire?
Per le ragioni di cui sopra (la crescita della Lega a danno del Pdl) è probabile che Berlusconi non riesca a riportare a Roma gli stessi parlamentari che ha fatto eleggere nel 2008, anche al netto dei finiani. Insomma, ci sono un sacco di deputati e di senatori che hanno una paura fottuta di non essere ricandidati in posti sicuri. Senza dire che, proprio nel 2008, Berlusconi riuscì a convincere i suoi a votare compattamente contro Prodi (e a farlo cadere, andando alle elezioni) promettendo che avrebbe ricandidato tutti, poi invece molti sono rimasti fuori. A Montecitorio e a Palazzo Madama se lo ricordano benissimo e quindi non si fidano più delle promesse di Berlusconi in questo senso.

E quindi?
Quindi vogliono portare la legislatura a termine, o almeno il più in là possibile. E non è affatto escluso che alcuni di loro saltino la quaglia, passando con Fini (o semplicemente accordando la fiducia a un eventuale governo Tremonti). Tanto più che attorno a Berlusconi al momento non c’è un’atmosfera propriamente trionfale e molti parlamentari annusano l’aria per capire da che parte gli conviene andare. Diciamo che l’agosto porterà molte “lacerazioni” e “riflessioni” tra quelli che sostengono la maggioranza, contrastatate ovviamente da un’aggressiva campagna acquisti del Cavaliere. Difficile che si tengano i cellulari spenti, quest’estate.

In tutto ciò, che fa il Pd?
Bersani è spaventatissimo all’idea di elezioni anticipate, perché lui “è un maratoneta” (è un’autodefinizione) e non considera il partito pronto per il voto. Quindi cercherà di arrivare in tutti i modi a un governo di transizione, chiunque lo presieda. Almeno per tirare fino a maggio-giugno dell’anno prossimo, in modo da aver tempo di preparare un candidato premier (tipo Chiamparino) e di tarpare le ali a Vendola (spauracchio di D’Alema).

E se invece il governo di transizione non nasce e si va subito al voto?
Per il Pd rischia di essere un grande casino e non solo perché i sondaggi non sono buoni. C’è il problema del candidato premier connesso con quello delle alleanze. Se si va alle primarie di coalizione, ad esempio, si rischia di veder vincere Vendola, quindi alleanza con l’Idv e la sinistra radicale, mentre Casini si presenterebbe con il centro, Rutelli, Fini, magari anche Montezemolo. Scenario che fa orrore D’Alema, il quale pensa invece a alleanze verso il centro, quindi con un altro candidato, magari tipo Enrico Letta. Il che implicherebbe però non fare le primarie, visto che Letta non le vincerebbe mai.

E in tutto questo, Fini?
Fini ovviamente è un altro che non ha alcun interesse a elezioni adesso: deve radicare nel Paese un nuovo partito, ha bisogno di tempo.

Quindi alla fine ci saranno le elezioni o no?
Diciamo che ci sono due fronti. Da una parte, quello per andare al voto subito: comprende Berlusconi (con i suoi ultras, quelli che verrebbero ricandidati senza se e senza ma) insieme alla Lega (tutta) ma anche Di Pietro (un altro che vincerebbe le elezioni) e i vendoliani (la candidatura di Nichi è calda adesso, tra un anno potrebbe essere bruciata). Il fronte contro il voto invece comprende i finiani (tutti), i centristi (che guiderebbero il governo di transizione) e il Pd (eccezion fatta per quelli che guardano con simpatia a Vendola), più quei deputati berlusconiani che temono di perdere il posto. Come si vede, non sono esattamente schieramenti omogenei. Di qui il casino prossimo venturo.

10.25

Sarà a causa della bomba scoppiata nella maggioranza, ma per la prima volta nella storia degli anniversari della strage, e nonostante la ricorrenza del trentennale, nessun ministro del governo oggi sarà a Bologna per la commemorazione.

Il sasso e la mano

da Politica-Pop

Con la mano destra lanciano la campagna anti-prostituzione, con la sinistra tolgono il numero verde per le donne che vogliono essere aiutate a lasciare la strada.

Con un disegno di legge vietano le protesi al seno alle minorenni, e poi ogni giorno fanno l’occhiolino dicendo alle giovani italiane che se non hanno un bel paio di tette non andranno da nessuna parte e diventeranno come Rosy Bindi.

Con i loro avvocati-deputati fanno battaglie ipergarantiste, ma con i giornalisti di famiglia agitano le manette per i dissidenti.

Altro che scissione finiana, il Pdl la scissione c’è l’ha nel Dna. Tirare il sasso, nascondere la mano, e intanto con la mano libera fare ciò che più piace.

ANcora?


Verdini come Corona, il Pdl come il Pcus o la peggiore sinistra litigiosa, sempre sull’orlo di una crisi di governo. Fra mercato delle vacche e politica politicante qualcuno propone già Fini candidato premier del PD. Meno male che c’è Sochus a spiegarci che anche la sua ragazza è meglio del Presidente della Camera.