Archivi tag: green economy

Le tecnologie verdi si riveleranno inutili?

di Pietro Raffa

“Quand les technologies vertes poussent à la consommation“,”Quando le tecnologie verdi spingono a maggiori consumi”, titola Le Monde Diplomatique, ripreso da Marco Valerio Lo Prete sul Foglio, grazie al quale mi sto appassionando al cosiddetto “effetto rebound”. A queste considerazioni, appurate da un lungo studio, non ci avevo mai pensato, neanche lontanamente:

Votre fournisseur d’eau vous propose d’adopter un comportement écologique en passant à la facturation électronique. On économisera ainsi le papier, fait-il valoir. Et puisque, ce faisant, l’entreprise réduira ses frais, elle vous fera profiter de tarifs plus attractifs. L’écologie rejoindrait donc l’économie, pour le plus grand bénéfice de tous ! Mais au fait… ces prix plus bas ne vous inciteront-ils pas à arroser votre pelouse, ou à prendre plusieurs bains par semaine ? Est-ce toujours aussi écologique ? Ce paradoxe, les économistes l’appellent « effet rebond ».”



Cosa stanno a significare queste parole? La diminuzione del costo operativo di un bene ci permette di utilizzarlo di più (possiamo tenere le lampadine accese più a lungo) o al massimo siamo portati a “dirottare” i nostri risparmi energetici su altri beni (risparmio sulla luce? Bene, compro un televisore), incrementando in termini assoluti l’utilizzo di energia.

In entrambi i casi il risparmio energetico iniziale verrebbe annullato da una “spesa” successiva. Andrà dunque a finire come crede Lo Prete, e cioè che

A forza di campagne di sensibilizzazione sullo “sviluppo sostenibile”, con conseguente mutamento dei comportamenti individuali, finirà che consumeremo tutti di più, annullando così in definitiva i benefici ecologici delle tecnologie verdi ?

Non sono in grado di dirvelo, non è il mio campo. Però sta di fatto che queste considerazioni arrivano da “Le Monde Diplomatique“, auto-definitosi il “giornale di riferimento per tutti quelli che vogliono comprendere, ma anche cambiare, il mondo attuale”.

Manifesti involontari

La Green Economy basta per salvare il pianeta o è solo un inutile palliativo?

Spesso l’estremismo ecologista e anti-capitalista finisce col dare ragione alle destre.

“L’Unione europea è malata di catastrofismo”

Da una persona che misura il riscaldamento globale sul suo raffreddore, vi aspettavate qualcosa di diverso?

Green Lombardy

Green economy, sì grazie. Intervista a Bersani

Da QualEnergia

Dopo la doppia vittoria per la corsa alla segreteria del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani sta mettendo mano al programma e c’è grande attesa sul ruolo che verrà dato ai temi dell’ambiente. Abbiamo chiesto al neosegretario quali sono le politiche e le priorità che il Partito Democratico vuole darsi in fatto di ambiente ed energia.

La rivoluzione energetica legata alla sfida climatica è diventata centrale e qualificante nell’agenda dei principali Paesi europei, Germania, Regno Unito, Francia, Spagna, oltre che degli USA, mentre da noi stenta a uscire da una visione settoriale. Questo è particolarmente vero per il centro destra, ma anche il Partito Democratico non sembra aver messo al centro dei suoi programmi il decollo di una green economy evidenziandone le implicazioni sul fronte della ricerca, dell’innovazione, degli sbocchi occupazionali. Cosa ci dice in merito?
«Non c’è dubbio che nel nostro Paese c’è stato un ritardo nel comprendere la portata dei cambiamenti che stavano avvenendo, anche se credo che onestamente ci sia una differenza sensibile tra gli schieramenti politici. Per esempio, il Governo Prodi ha sostenuto le posizioni più avanzate della Merkel che presiedeva il Consiglio dell’Unione Europea, quando l’8 marzo 2007 si doveva decidere se gli obiettivi al 2020 sulle fonti rinnovabili dovevano essere solo indicativi o legalmente vincolanti.
Abbiamo cioè valutato che, sebbene l’obiettivo del 20% di energia verde fosse molto ambizioso, solo un obbligo avrebbe potuto portare a un’accelerazione degli investimenti e favorire anche in Italia una crescita delle industrie in questi settori. Il programma “Industria 2015” lanciato in quei mesi ha rappresentato un segnale forte di sostegno alle nostre imprese su alcuni filoni prioritari, a partire proprio dall’efficienza energetica e dalle rinnovabili.
Mentre ricordo che l’attuale maggioranza ha approvato ad aprile in Senato una mozione che metteva in discussione lo stesso ruolo dell’uomo nel cambiamento climatico. Non solo, ma nella definizione delle misure di sostegno all’economia, il Governo Berlusconi ha destinato solo briciole al rilancio della green economy posizionandosi agli ultimi posti nel mondo, con solo l’1% delle risorse destinate a contrastare la crisi economico-finanziaria».

Le differenze ci sono indubbiamente, come ci ricordano gli scontri di retroguardia dell’attuale Governo con la Commissione europea per ridurre i tetti alle emissioni per le imprese italiane o il tentativo inutile di Berlusconi di rimetterli in discussione ancora qualche settimana fa.
Resta comunque la sensazione che la nostra classe politica, i nostri media, le nostre imprese, salvo valide eccezioni, non abbiano capito che è in atto quella che qualcuno chiama terza rivoluzione industriale, un’onda destinata a mutare profondamente la progettazione di città, case, mezzi di trasporto, elettrodomestici e la stessa produzione dell’energia. Cosa ne pensa?

«Condivido che ci sia stato un ritardo di visione prima ancora che di scelte politiche sui cambiamenti in atto. Penso che il Partito Democratico debba favorire al suo interno una crescita della consapevolezza delle sfide che dobbiamo affrontare al fine di elaborare le proposte più adeguate al nostro contesto.
Sono convinto che siamo in una fase di transizione che vedrà una trasformazione radicale delle modalità di consumo e di produzione dell’energia. Ma dobbiamo ragionare in un orizzonte internazionale che consenta di valutare, oltre alle implicazioni ambientali, anche quelle della sicurezza degli approvvigionamenti.
Nel nostro Paese vanno identificati gli attori che possono favorire il cambiamento e avvantaggiarsene. Non c’è dubbio che la nostra industria manifatturiera, l’artigianato, il comparto delle costruzioni debbano comprendere le novità che si profilano per non subirle, ma anzi per svolgere un ruolo attivo e propulsivo. Come dicevo, con il precedente Governo avevamo iniziato un percorso fortemente  innovativo come il programma “Industria 2015”, le detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici, la certificazione energetica delle costruzioni, tutte misure che però in questi mesi hanno visto un rallentamento e segnali contradditori da parte dell’attuale Esecutivo».

Come giudica le scelte sul nucleare di questo Governo?
«Mi pare che sia una risposta sbagliata in questa fase e che, comunque, il Governo si stia muovendo maldestramente. Per riaprire un capitolo così delicato occorrerebbe un largo consenso nel Paese e nelle istituzioni, elementi che attualmente mancano.
I primi passi, come le norme contenute nella legge 99 dello scorso luglio, hanno avuto come risultato una levata di scudi da parte di molte Regioni che si sentono espropriate delle proprie prerogative. Nella stessa legge peraltro è prevista la priorità di dispacciamento per l’elettricità nucleare che mi pare faccia a pugni con la liberalizzazione dei mercati dell’energia, oltre a denotare un’insicurezza sulla competitività di questa tecnologia.
Peraltro io credo che un Governo serio, prima di affrontare questo argomento, dovrebbe dimostrare di saper risolvere la gestione e la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi delle centrali nucleari chiuse, creando un deposito temporaneo delle scorie.
Se non si affronta questa elementare esigenza non si risulta credibili nei confronti dei cittadini. Ci sono poi i dubbi sullo stato di maturità delle attuali tecnologie. I costi, i ritardi, le problematiche aperte sulla sicurezza, fanno infatti ritenere che rischieremmo di incamminarci in un percorso irto di ostacoli con limitate ricadute sul nostro sistema industriale. Bisogna lavorare per soluzioni tecnologiche avanzate che affrontino il problema dell’affidabilità, delle scorie e che garantiscano costi accettabili. Prima di questo, ogni programma per un Paese che è uscito dal nucleare non è credibile».

Mi indica tre scelte di green economy che un nuovo Governo dovrebbe promuovere?
«Un piano straordinario della ricerca che coinvolga imprese e mondo accademico sulle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulla mobilità sostenibile, consentendo al nostro mondo produttivo di agganciare l’evoluzione in atto e di raggiungere posizioni di punta nella produzione di tecnologie “verdi”. Una sorta di programma “Industria 2020” che rilanci e potenzi quanto già avevamo fatto. Un programma di riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica che affianchi lo sforzo in atto nelle costruzioni private. In questo modo si ridurrebbero le bollette energetiche delle strutture pubbliche, si creerebbe un volano occupazionale di grande respiro, si ridurrebbe la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e si darebbe una mano a raggiungere gli obbiettivi climatici dell’Europa. Infine, sul fronte dei trasporti andrebbe proposto un programma di costruzione di centinaia di moderne carrozze ferroviarie per dare una risposta a un pendolarismo sempre più disagiato e andrebbe rilanciata la realizzazione di linee tranviarie per avvicinare l’offerta di mobilità sostenibile delle nostre città a quella dei centri urbani europei. Anche queste misure avrebbero ricadute positive sull’industria del settore e contribuirebbero a ridurre le emissioni di anidride carbonica».

L’anima ecologista del Partito Democratico ha visto con una certa diffidenza la sua elezione. Che ruolo pensa possano avere queste tematiche nella costruzione del nuovo soggetto politico?
«Non mi pare possano esserci diffidenze. Se in Italia comincia a esistere qualcosa sull’economia “verde”, posso dire di aver avuto un qualche ruolo. Quella resta la mia ispirazione».

Green economy

Se ne parla tanto, ma il Wall Street Journal ha individuato le cinque tecnologie verdi che cambieranno il mondo.

Green Economy in concreto

Il governo cancella gli ecoincentivi, il PD partecipa alla protesta.

Verdi speranze

Piccola carrellata di buone notizie eco-logiche:

Secondo il Guardian, un certo Howard-Yana Shapiro, la cui azienda era stata acquisita dalla Mars, sembra aver imposto alla casa madre  il rispetto delle norme dell’economia sostenibile: salario minimo garantito per i contadini, biodiversità nello sviluppo dell’agricoltura, conservazione delle risorse acquifere.

Dopo aver analizzato mari e coste italiani, la Fee ha riconosciuto 227 bandiere blu, 12 in più rispetto all’anno precedente, portando l’Italia al quinto posto nel Mediterraneo dopo Spagna, Grecia, Turchia e Francia.

Alla Fiera di Milano è stata presentato un progetto per un’abitazione offgrid (senza rete, non nel senso di internet ma nel senso di essere energeticamente autosufficiente e non dipendere, dunque, da gestori esterni per luce, acqua, gas, telefono e addirittura rifiuti, riciclati in loco). Il progetto nasce da Mario Cucinella, l’architetto che ha già presentato la casa ecosostenibile da 100k (100 metri quadri per soli 100mila euro), ed Emiliano Cecchini, il presidente della Fabbrica del Sole, la società che ha costruito ad Arezzo il primo idrogenodotto al mondo. Proprio quest’ultimo spiega entusiasta: “Con l’off grid l’inquinamento viene quasi annullato e il costo di tutta l’operazione è estremamente contenuto: un 10 per cento in più che rientra in circa 10 anni”

Intervistato su L’Espresso, Amartya Sen, nobel per l’Economia nel 1998, spiega come la rivoluzione verde di Obama potrà salvare il pianeta, coinvolgendo nella ripresa economica anche i paesi in via di sviluppo: “Vanno considerati almeno tre tipi di vantaggi. Il primo. Allo stesso modo in cui gli investimenti verdi possono essere uno stimolo per aiutare i paesi sviluppati, se pianificati con cura possono dare un contributo all’espansione dell’economia dei Paesi poveri. Secondo. La salvaguardia dell’ambiente locale può aumentare la qualità della vita delle persone che abitano nei Paesi in via di svuluppo. Terzo. Le popolazioni dei Paesi in via di svuluppo vivono nello stesso unico mondo, non abitano su Marte. I contributi che verranno dati per migliorare l’ambiente nella sua globalità aiuteranno a rendere più sicura la vita di tutti i popoli, inclusi quelli che vivono nei paesi in via di sviluppo”

A Firenze, in Piazza Santa Maria Novella, si sperimenta una nuova modalità di raccolta dei rifiuti. I cestini per la raccolta differenziata (vetro, plastica, lattine, tetrapak e indifferenziati) sono collegati a un’isola per la raccolta interrata, capace di inghiottire e compattare 20 metri cubi di spazzatura e eliminare i cattivi odori.

A Verona,durante l’Italian Pv Summit, i massimi dirigenti di Q-Cells, Suntech, Rec Solar, First Solar e United Solar Ovonic, hanno pronosticato che il primo grande Stato a poter arrivare all’ambita parità tra elettricità acquistata in rete ed elettricità prodotta dal solare sarà molto probabilmente l’Italia. La parity grid italiana dovrebbe arrivare nell’arco di tempo che va dal 2010 al 2013. Nella peggiore delle ipotesi ben due anni prima delle stime fatte per la California.