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Un paese normale

di Francesco Costa sul suo blog

Attenzione, mi sono sbagliato: non è vero che gli unici che in Italia organizzano contestazioni in giro per l’Italia a questo o quel politico sono i berlusconiani, i dipietristi e i grillini. Ci sono anche quelli di Forza Nuova e Fiamma Tricolore.

I vitelli grassi non ci mancano

di Francesco Costa sul suo blog

Pino Arlacchi è una delle personalità storicamente di sinistra che nell’anno magico dell’Italia dei Valori, quello tra le le elezioni politiche del 2008 e quelle europee del 2009, si unirono al partito di Di Pietro. Arlacchi ha un curriculum enorme e credenziali antimafia che non possono essere messe in discussione, e oggi dice delle cose giuste e di buon senso sull’IdV e sul suo leader. Se le dice un dirigente o un elettore del PD è inciucismo, opposizione molle e complicità con i mafiosi. Pino Arlacchi è abbastanza duro e puro da poter essere ascoltato, o no? Non è mai troppo tardi per tornare a essere di sinistra: e di un dubbio in più non è mai morto nessuno.

«Ho deciso di autosospendermi dal partito. Così non si può andare avanti». Pino Arlacchi, eurodeputato dell’Idv, ragiona a voce alta sulla contestazione a Renato Schifani avvenuta sabato alla Festa nazionale del Pd. Ma soprattutto sulle dichiarazioni rilasciate subito dopo da Antonio Di Pietro a sostegno dei manifestanti. La goccia che, per quanto riguarda il sociologo amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tra le figure di spicco dell’antimafia, ha fatto traboccare il vaso: «La sua deriva estremista mi preoccupa da tempo, ma questa sua ultima presa di posizione mi ha spinto ad autosospendermi».

Per Arlacchi, infatti, è profondamente sbagliato quanto accaduto a Torino. E prova a spiegare perché: «Sono lontano anni luce da Renato Schifani, mi batto da una vita contro gli ambienti geopolitici da cui proviene il presidente del Senato. Non l’avrei invitato a nessun dibattito, inutile dirlo. Però – e qui è il punto – fino a che non ci saranno prove certe emerse da procedure democratiche e nel pieno rispetto dei suoi diritti costituzionali, Schifani non può essere etichettato e additato al pubblico ludibrio come mafioso e non può essere né insultato né zittito. Se si trova in un’occasione pubblica ha il diritto di parlare. Vale per qualunque cittadino. Chi ignora queste cose, distrugge la credibilità di ogni lotta per la legalità».

Non piace, ad Arlacchi, «questo tipo di antimafia intollerante e demagogica. Primitiva, direi. Che nulla ha a che fare con quella storica. Se c’è un merito del movimento antimafia italiano, me lo lasci dire, è quello di aver sempre rifiutato qualunque forma di protesta violenta e incivile. Dalla sua nascita, negli Anni 40, fino a quando negli Anni 90 è diventato movimento di massa, era ben presente un filo comune: nessuna concessione alla violenza fisica e verbale. È sempre stato un movimento democratico guidato da persone illuminate che hanno saputo incanalare la giusta incazzatura della gente nell’alveo democratico».

Il contrario, secondo il professor Arlacchi, «di questo nuovo metodo di farsi giustizia da sé. Un’autogiustizia primitiva e inaccettabile». Perché mai, ricorda, «neanche nei momenti più difficili, abbiamo pensato di privare dei suoi diritti un criminale. Abbiamo saputo costruire dei miracoli come il maxiprocesso senza torcere un capello ai mafiosi. Questo è il grande patrimonio dell’antimafia che bisogna maneggiare con cura. I ragazzi con le agende rosse? Non li capisco. Anche perché probabilmente Paolo Borsellino non aveva proprio nulla di segreto in quella sua agendina: lui e Giovanni Falcone odiavano i diari, è noto. Ma indipendentemente da questo, a chi sta protestando dico: continuate ad arrabbiarvi e manifestare, però nel rispetto delle regole e della democrazia. E leggete più libri, oltre ai giornali e agli atti giudiziari».

Ecco perché invita il leader dell’Idv a cambiare rotta: «Il rischio è che diventi un cattivo maestro. I partiti hanno una responsabilità nell’educazione politica alla quale non ci si può sottrarre. Invece Di Pietro non lo riconosco più. Mani pulite è stato un altro grande esempio di democrazia che si è fatta sentire. Però i processi non si sono mai svolti su Facebook e sui giornali ma nei tribunali». Il perché di questa trasformazione del leader idv Arlacchi lo intravede nel timore che «forse ha di Beppe Grillo e dei suoi consensi. In modo ingiustificato, secondo me. Inseguire quelle posizioni estreme, gliel’ho detto più volte, non paga. E allontana il progetto di rendere l’Idv un grande partito di popolo capace di parlare a tutti. Si sta cacciando in un cul de sac. Per questo mi autosospendo. E finché non vedo un’inversione di rotta non torno indietro».

La guerra dei browser

Ad aprile del 2008 la coalizione di Silvio Berlusconi ha avuto il 47% dei consensi, quella di Veltroni il 38. Esattamente un anno dopo, ad Aprile del 2009 il 47% del traffico internet europeo avveniva su Internet Explorer, il 38 su Firefox. A dicembre una legge europea ha garantito un maggiore pluralismo, e anche grazie a questo si osserva ad una discesa sempre più marcata del browser Microsoft. Per non prenderci troppo sul serio, abbiamo deciso dunque di paragonare i partiti italiani ai browser. Vediamo cosa ne viene fuori:

  • Internet Explorer è il trittico PDL+Lega, con un Bill-Berlusconi ricco e potente che sa ben sfruttare le sue posizioni dominanti, un Allen-Fini che da cofandatore dell’azienda prova poi a ripulirsi la coscienza andando altrove (ma mantenendo il suo pacchetto azionario) e un Ballmer-Bossi dai metodi poco convenzionali ma che si rivela poi essere il vero erede della ditta.
  • PD ed IDV sono invece sicuramente Firefox, browser libero e personalizzabile tramite svariati plugin, che in questo modo perde però la sua originaria leggerezza e diventa spesso più lento e pesante dei suoi diretti concorrenti.
  • La “volpe di fuoco”, tra l’altro, nasce dalle ceneri di un glorioso passato: Netscape è per Mozilla quello che PCI e sinistra DC sono per il PD.
  • IceWeasel, fork di Firefox per Gnu/Linux é il browser dei duri e puri del free software. Il browser perfetto per la sinistra extra-parlamentare.
  • Restando nel mondo Linux, Konqueror è un browser web che faceva anche da file manager e da visualizzatore di documenti ed è noto per la sua facilità nel “trasformismo” (la modifica dello user agent avviene dal menu principale). Ultimamente il progetto è stato spezzato in più parti. Il riferimento ai Radicali viene da sé.
  • Chrome è l’altra alternativa apparentemente libera e in forte crescita, ma che desta preoccupazione per il potere che stanno concentrando i suoi “proprietari”. Di certo è il browser dell’area movimentista e grillina.
  • Safari è il browser un po’ fighetto preinstallato sui Mac e sugli iPhone, e mantenuto da quegli utenti troppo pigri per installarne un altro e mettere in discussione le loro radicate convinzioni. Lo lasciamo all’UDC.
  • Opera è il browser rosso e innovativo che ha sempre anticipato i tempi ma non è mai riuscito a superare una certa soglia di consensi, se non a livello locale nel suo paese d’origine. Il parallelismo con Vendola è fin troppo facile.

E voi, che browser siete?

Sono dell’Idv i deputati più assenteisti

da Giornalettismo

Gli onorevoli dipietristi hanno collezionato le percentuali più basse relative alla presenza in Aula al momento delle votazioni

Quante volte l’opposizione è “andata sotto” nelle votazioni alla Camera a causa dell’assenteismo dei deputati dell’Italia dei Valori? Parecchie. Tempo fa abbiamo segnalato la doppia morale sul caso Eutelia, con i dipietristi che partecipavano alle proteste dei dipendenti senza stipendio salvo poi mancare alle parlamento Sono dellIdv i deputati più assenteistivotazioni in aula e consentire il successo degli emendamenti di Pdl e Lega con pochi voti di scarto sui no minoranza parlamentare. E’ un paradosso, quello del partito che fa l’opposizione dura e pura e poi manca all’appello in lavori decisivi, del quale in tempi non sospetti si sono lamentati sia i colleghi del Partito Democratico che dell’Udc.

L’IDV SNOBBA LE VOTAZIONI - Oggi balza fuori qualche cifra interessante. E’ Libero a pubblicare i dati aggiornati inerenti presenze nell’Aula di Montecitorio dei nostri rappresentanti dai quali si evince come il partito di Di Pietro sia tra i meno attivi nei lavori parlamentari. Quasi la metà degli onorevoli dell’Idv è assente almeno una volta su tre alle votazioni. “Qualcuno è giustificato da altri incarichi istituzionali (Silvana Mura è in missione ad esempio come segretario della Camera) – fa sapere il giornale diretto da Belpietro - altri senza giustificazione“. Fra i 187 deputati presenti in nove votazioni su dieci – si legge sul quotidiano – non compare nessun nome dell’Idv: 88 apparterrebbero al Pdl, 57 al Pd, 37 alla Lega, 4 all’Udc. Percentuali bassissime per i leader: Leoluca Orlando fino ad ora in due anni di attività parlamentare avrebbe partecipato solo al 36,29% delle votazioni, Antonio Di Pietro al 36,66%, Massimo Donadi al 47,67%, Silvana Mura al 54,37%.

PERCENTUALI BASSE – Il più presente del gruppo, Sergio Michele Piffari, si sarebbe fermato all’86,92%. Il quinto nella classifica tra i seguaci dell’ex pm di Montenero di Bisaccia avrebbe partecipato all’80% delle votazioni. Dati accettabile in termini assoluti, ma risibili se confrontati ai numeri della gran mole di onorevoli stakanovisti. Sono in tanti a vantare un tasso di presenza che sfiora il 100%: l’uomo più presente del palazzo è Remigio Ceroni, “un deputato del Pdl che viene da Forza Italia, è marchigiano, viene da Monterubbiano (classe 1955) e ha iniziato a fare politica nella vecchia Dc. E’ stato per vent’anni assessore sindaco, consigliere regionale nella sua terra. poi finalmente nel 2006 è arrivato in parlamento. E da lì nessuno lo smuove: ha partecipato al 99,82% delle votazioni, il primo della classe. Ha superato proprio sul filo di lana un pezzo grosso azzurro come Antonio Palmieri (99,76%), deputato della XIV legislatura“.

Meta-disinformazione

PD e IDV protestano per il poco spazio lasciato dal TG1 all’opposizione, ma ormai siamo andati ben oltre. La Pravda di Minzolini utilizza il tempo di un servizio per pubblicizzare l’altro “organo ufficiale” del governo, il settimanale di proprietà del Presidente del Consiglio:

Doppiezza leghista

di Carlo Lima, nel forum del circolo

Tre bordate contro le dichiarazioni di Calderoli sulle celebrazioni dell’Unità d’Italia nella trasmissione televisiva condotta da Lucia Annunziata “In 1/2 ora”.

Comincia la Cei, poi ItaliaFutura, termina IDV. Prese di posizione durissime e pesanti politicamente le prime due.

Non si può concedere un federalismo propedeutico alla dissoluzione dell’Italia. Che aspetta il PD a sollevare la questione dell’articolo 1 dello Statuto della Lega Nord?

La questione del divario tra Nord e Sud è un problema italiano e come tale va tematizzato e affrontato.

Non si tratta di ricacciare ai margini i leghisti ma di favorire un processo di evoluzione politica che Berlusconi e la Destra non sono in grado di realizzare. Bisogna offrire una sponda politica a quei leghisti che intendono migliorare l’Italia riorganizzandola su basi più solide contemporaneamente scacciando i fantasmi della secessione e della Padania, vera e propria astruseria storica.

Sul federalismo si può discutere con la Lega ma a patto che dica una parola definitiva sul separatismo. Senza questa irrinunciabile condizione nessun patto federale è possibile.

Il vero problema dell’Idv

da Piovonorane

«Ero d’accordo con Di Pietro che prima, durante o dopo il Congresso mi sarei iscritto al’Idv ricoprendo un ruolo che si confacesse al mio profilo politico e che sarebbe avvenuto attraverso un evento pubblico significativo. Ad oggi non è accaduto. La domanda “perché non mi sono iscritto” andrebbe girata a Di Pietro»

(Luigi De Magistris al Fatto)

Sono il solito ingenuo: io credevo che prima ci si iscrivesse ai partiti, poi – volendo – si provasse a diventarne dirigenti, facendosi eleggere.

Adesso invece si fa che prima uno diventa dirigente per cooptazione del leader, magari con una bella festa, poi si iscrive.

Il concetto di carica elettiva e di democrazia interna, evidentemente, è superato.

Fate largo ai “professionisti”

Mentre l’Idv in Lazio è corteggiato dalla sinistra radicale e i Radicali toscani mandano messaggi amorosi al PdL, Bersani abbandona la via delle primarie, almeno per questa tornata elettorale: Dove la destra e’ gia’ in campo, dobbiamo privilegiare l’immediatezza e l’efficacia della proposta.

Ma la colpa dei ritardi di preparazione non è dell’allenatore, di solito?

Partito Disperato

L’Unità è travolta dalle lettere di (e)lettori confusi dalle manovre di palazzo nella scelta dei candidati per le regionali. Qualcuno propone addirittura di candidare direttamente D’Alema. E, aspettando una vera alternativa, si resta nel guado fra vecchi e nuovi modi di fare politica, senza il coraggio di prendere una direzione chiara con regole certe.

Dove c’eravamo imposti per legge le primarie, le annulliamo, per la gioia dei nostalgici dei soviet.

Dove nessuno ci obbliga (se non il nostro statuto, se ha ancora un valore) non le facciamo, proponendo candidati eletti ad altre cariche poco più di un anno fa o già sconfitti in passato sullo stesso territorio.

L’unica cosa che si sa con certezza è che un nostro sindaco che si riduce lo stipendio è da condannare.

[UPDATE] Almeno in Lazio la situazione sembra sbloccarsi, con Zingaretti chiamato a un mandato esplorativo che potrebbe stringere accordi con la Bonino, già candidata per i Radicali. Ovviamente sul carro tenta già di salire l’Idv, mentre arriva il vaticinio di sventura di Adinolfi. Ma, considerando le catastrofiche capacità predittorie del buon Marione, forse questa è la prima buona notiza del 2010

Facili previsioni

Malvino sul suo blog:

E allora si sappia – dice Stefano Pedica – che “il 7 gennaio, insieme con Antonio Di Pietro, terremo un esecutivo regionale sul caso Lazio nella nostra sede nazionale. Come Idv siamo disponibili a tutto, però, se il Pd non trova un candidato in tempi brevi, un ticket, anche solo provocatorio, lo indichiamo noi. E io nel Lazio penso a Ignazio Marino, o a Mario Adinolfi”. Vien da sorridere, ma dura solo una frazione d’attimo. “Anche solo provocatorio”, dice. Dietro la mossa c’è un ingegno diabolico.
Non c’è neanche bisogno di andare a controllare sui rispettivi blog: certamente Ignazio Marino avrà fatto finta di non aver udito, certamente Mario Adinolfi si sarà buttato a pesce.

E infatti, Marione coglie la palla al balzo.