Archivi tag: inghilterra

Più sono vecchi e più fanno i teenager

da Internazionale

Lo scrive la scrittrice Julie Burchill riferendosi ai politici inglesi. Un problema che interessa anche l’Italia?

Julie Burchill: The trouble with politicians is the older they get, the more they act like teenagers – Julie Burchill, Columnists – The Independent.

Non basta un Cameron per riempire i cinema

I video su Youtube del 10 di Downing Street non sembrano appassionare molto i sudditi britannici. Cameron su skype con Zuckerberg ha fatto 500 visualizzazioni in un giorno.

Free Museums

Sicuramente ci sono cose più importanti di cui parlare, oggi, come ad esempio l’eliminazione della moviola dalla RAI, ma noi vogliamo trattare d’altro, e facciamo un balzo in Inghilterra. Sarà che lì capiscono il valore della cultura, fatto sta che l’ingresso ai musei è storicamente libero e gratuito (anche se periodicamente, a onor del vero, anche oltremanica qualcuno propone l’introduzione di un balzello). Sarà per questa predisposizione all’accoglienza, tra l’altro, che i musei inglesi sono tendenzialmente “aperti” anche nel modo in cui si vivono, e per ogni bambino di Londra seduto a terra con matita e pastelli intento a provare a ricopiare un’opera d’arte ce n’è uno italiano costretto ad annoiarsi in un luogo grigio dove si fa di tutto per comunicare che il sapere e la cultura sono solo per pochi (silenziosi) iniziati, e gli altri sono respinti con disprezzo. Accettando le regole di questi Sancta Sanctorum, però, ragazzi under 18, anziani over 65, docenti e studenti universitari di materie storico-artistiche potevano entrare gratuitamente, fino ad oggi. Ma ovviamente con Tremonti questi “privilegi” finiranno. Se proprio vogliono entrare gratis in un museo, magari per accompagnarci di notte la propria fidanzata, diventino almeno sottosegretari.

Mamma mia!

Il fatto che in Inghilterra stia sparendo il matrimonio non rende affatto più moderni noi, coi nostri ostacoli lavorativi alla maternità:

Ai molti record negativi delle italiane, le donne al mondo che fanno meno figli, che hanno il tasso di occupazione più basso d’Europa e che anche quando hanno un lavoro esterno si fanno carico di buona parte degli impegni domestici (per un totale di 5 ore e 15 minuti contro l’ora e 30 del partner, ci dice Linda Laura Sabbadini dell’Istat), si aggiunge adesso un altro spiacevole primato. Risulta dai dati Eurostat aggiornati al 2008 che se negli altri paesi europei l’avere uno o due figli modifica di poco il tasso di occupazione delle donne, da noi invece il tasso cola a picco: meno 4,5 punti con un figlio, meno 10 punti con due, meno 22 con tre bimbetti. Al ministero del Lavoro è stata fatta una ricerca sulle donne che si dimettono nel primo anno di vita del bambino, quando è proibito licenziarle. Sono risultate 17.676 dimissioni nei primi 11 mesi del 2009, di cui la gran parte al Nord. Una cifra consistente, in particolare in un periodo di crisi, che peraltro molte studiose considerano parecchio inferiore alla realtà, visto che non fotografa il lavoro nero né l’arcipelago dei contratti a progetto e a termine.

La politica delle buone maniere

da MyTube

mannersMartin Kettle, columnist del Guardian (columnist progressista di un quotidiano progressista, per chi non lo sapesse), racconta un piccolo ma illuminante aneddoto. Quando Gordon Brown ha dato le dimissioni due mesi fa, non ha lasciato una nota di ringraziamento allo staff di Chequers, la residenza di campagna riservata ai primi ministri, dove Brown e la sua famiglia avevano spesso trascorso il fine settimana nei tre anni precedenti. Dopo avere passato a Chequers il suo primo week-end da primo ministro, invece, David Cameron ha lasciato al personale della splendida villa una nota di ringraziamento scritta di suo pugno. Ciò non vuol dire, commenta il columnist del Guardian, che le buone maniere siano una condizione sufficiente per diventare un politico di successo. Ma il fatto che il conservatore Cameron, dopo appena otto settimane al potere, sembri un premier migliore di Brown, aggiunge il commentatore, dipende probabilmente anche dall’uso che fa della gentilezza. Come Tony Blair prima di lui, Cameron adopera charme e cortesia per i suoi obiettivi politici. Non deride o insulta gli avversari nei dibattiti in parlamento, al contrario smonta le loro critiche o accuse con accorti elogi. Non tratta con condiscendenza i liberal-democratici, partner minoritario nel governo di coalizione, bensì li rispetta e appare genuinamente desideroso di realizzare insieme a loro un riallineamento del proprio partito, i Tories, su posizioni più moderate, di centro e maggiormente rappresentative dell’umore del Paese. Le sue buone maniere, conclude Martin Kettle, non sembrano insomma una tattica ipocrita, ma rivelano invece la disposizione d’animo di un leader in pace con se stesso, senza complessi di inferiorità, e neppure di superiorità però. Niente fotografa il nuovo premier, scrive il columnist, come il discorso alla camera dei Comuni in cui ha espresso rincrescimento e chiesto scusa a nome del governo e della nazione per i fatti del “Bloody Sunday”, il massacro commesso dall’esercito britannico a Londonderry, in Irlanda del nord, durante la sanguinosa guerra civile tra cattolici e protestanti. Le sue parole sono state accolte da un fragoroso applauso bipartisan, che è parso risuonare in tutta la nazione: perchè talvolta il ruolo di un leader nazionale è appunto quello di unire, non dividere. Personalmente, assistendo (in tivù) a quel discorso, ho pensato: “Un discorso degno di Blair, della sua bravura di comunicatore e oratore”. Qualche giorno dopo, un pezzo grosso del partito laburista mi ha ripetuto le stesse parole: “Quel giorno Cameron parlava come Blair”. Sapere quando è necessario ringraziare, sapere quando è ora di scusarsi, unire anzichè dividere: il successo, in politica, si ottiene anche così. Perlomeno nei paesi in cui il leader non è il padrone quasi assoluto della tivù.

La fine degli stereotipi

Il multiculturalismo francese in crisi.

Il sistema di voto inglese in discussione.

La nazionale storicamente sempre più bella che concreta vince finalmente il suo primo mondiale

Pessimo l’arbitraggio inglese, ma loro i cartellini rossi vogliono metterli in Parlamento.

Dopo l’ennesimo vaticinio riuscito, però, adesso ridadeci il polpo.

Trenta secoli di storia ci permettono di guardare con suprema pietà talune dottrine d’oltralpe

Nel giorno in cui esportiamo Scusopoli e il fascismo de Il Giornale, fa bene sentire che anche all’estero fanno leggi ad personam, ma di cui possono usufruire tutti. Da noi, invece, pure un giorno di festa deve essere rovinato dai soliti cretini.

Un mondiale de sinistra

Claudio Cerasa fa notare che su 16 nazioni qualificate agli ottavi di finale di questi mondiali, 13 sono più o meno di sinistra.

Tra l’altro, delle 3 rimaste, una è stata già eliminata ieri. E non l’ha presa bene.

La giustizia calcistica è anche più lenta di quella nostrana, e ci ha messo 44 anni a restituire ai tedeschi quanto gli inglesi gli avevano rubato nel lontano ’66. Stavolta è bastato un errore arbitrale uguale e contrario ad opera, ironia della sorte, di un giudice di gara italiano. Sarà per questo che Capezzone si agita biscardianamente gridando al gomblotto?

Sfoghi

Perché l’Inghilterra ha gente come Miliband, che con il community organizing sfrutta l’intelligenza collettiva per cercare di trovare una soluzione ai problemi? Perché noi dobbiamo avere solo la stupidità dei singoli, con gente capace di chiedere un Meteo differenziato per il Nord?

Sunday Bloody Sunday

Noi avremo mai una cosa come questa, ad esempio sul G8?