Archivi tag: internet

Fibra per l’Italia: perché è importante

Da far mandare a memoria a chi ci governa

Chi vi ricorda?

Promettono di tagliarsi lo stipendio e poi intascano tutto. E hanno anche imparato a contestare i sondaggi. È proprio vero: Beppe Grillo è pronto a candidarsi.

Prospettiva internettara positiva

dal blog di Luca De Biase

Pew segnala un suo studio dal quale si vede che gli internettari considerano la rete come un motivo di miglioramento delle relazioni sociali. E in prospettiva pensano che continuerà a migliorarle ancora più chiaramente in futuro.

Rete Municipale Internet: La “scossa” digitale che Milano attende

da Change Milano

“Dobbiamo porre gli interessi dei cittadini e delle aziende europee al centro della rivoluzione digitale, in modo da sfruttare appieno il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la creazione di nuovi posti di lavoro, la sostenibilità e l’inclusione sociale” (Commissione UE, Agenda del digitale, 19 maggio 2010).
Così come più di un secolo fa la vita è stata rivoluzionata dalla diffusione dell’elettricità e dallo sviluppo delle reti di trasporto, oggi è necessario puntare a un accelerato sviluppo di Internet per offrirne i benefici ai cittadini. Tutti, anziani e giovani e appartenenti a qualsiasi estrazione sociale, devono poter diventare attori dell’era digitale che sta cambiando il mondo. Vari Stati hanno riconosciuto l’accesso alla Rete come diritto fondamentale della comunità: il caso più recente è la Finlandia, che ha sancito per legge il diritto di connessione a banda larga per tutti. Su questa strada gli altri esempi più recenti sono Australia, Messico e Cile; mentre negli Stati Uniti il presidente Obama ha richiesto al Congresso di riconoscere il diritto di accesso a Internet per tutta la comunità. Le città di tutto il mondo stanno attuando iniziative in tal senso con modalità diverse, mentre Milano, nonostante le promesse di questi anni, non ha avviato progetti pubblici qualificati. Ne è prova la desolante assenza di accessi Wi-Fi alla Rete offerti dalla municipalità. Crediamo che Milano, la Città italiana più avanzata nelle telecomunicazioni e nell’innovazione, debba vivere quella ‘scossa’ digitale che ancora non ha conosciuto, ponendosi all’avanguardia nell’accesso alla Rete e nello sviluppo di servizi di pubblica utilità, anche in vista dell’Expo 2015. Il Partito Democratico milanese ritiene che il Comune di Milano debba assumere un ruolo chiave nell’accelerare la diffusione di servizi Internet, affinché i benefici della Rete siano di tutti e non solo di chi se lo può permettere, superando un’arretratezza che stride con l’anima evoluta della Città. Milano accoglie 200mila studenti universitari che accedono a Internet e centinaia di migliaia di professionisti che vivono in mobilità le loro giornate. Anche per loro, oltre che per la strategicità economica della Rete, il tema sarà posto nell’agenda degli interventi nei primi 100 giorni del prossimo mandato consiliare, per realizzare in tempi brevissimi, con progettazione partecipata, gli obiettivi qui indicati. Continua a leggere

Televisione e internet

dal blog di Luca De Biase

Parlando di tecnologia dei media non ci potrebbe essere strutture più apparentemente opposte di quanto non siano internet e la televisione. La rete corrisponde alla struttura della società delle singole persone che ciascuna di esprime, si connette alle altre, cerca riconoscimento. Riflette la struttura sociale prima di poterla eventualmente modificare. La televisione corrisponde alla gerarchia della conoscenza e della narrazione pubblica: riflette la struttura del potere prima di potersi adattare alla società. È la differenza tra la dinamica top-down e la dinamica bottom-up. È la differenza tra gerarchia e rete. È la differenza tra broadcast e narrowcast. Non è la differenza tra modernità e postmodernità, tra industria e postindustria, tra moneta e gratuito: è la differenza tra il potere rassicurante della convenzione e l’influenza inquietante dell’azione.

La relazione storica tra televisione e internet non è quella del prima e del dopo. Internet è la versione informatica di relazioni molto tradizionali tra le persone, le istituzioni, le comunità. La televisione sembra resistere meglio di ogni altro elemento del sistema mediatico del secolo scorso, come ha spiegato l’Economist del… Lo si comprende pensando al suo antenato: il campanile.

Il campanile è una struttura mediatica estremamente costosa che solo il potere massimo della chiesa poteva permettersi di far accettare, pagare e costruire dal gregge dei suoi fedeli sudditi. Il suo compito è quello di lanciare i messaggi fondamentali per la vita della comunità. Scandisce il tempo, riflettendo insieme le necessità operative della giornata di lavoro di ciascuno e le esigenze rituali e dunque educative della vita sociale, senza mancare di trasmettere gli allarmi e le notizie insolite ma importanti per la vita della comunità. La decodifica dei suoi messaggi avveniva in base a un pensiero convenzionale ben preciso (e stabile). Non c’era nessuna premessa di un dibattito sulla partecipazione alla produzione di messaggi da parte del pubblico.

La televisione non è stata molto diversa per i lunghi sessant’anni della sua storia. All’inizio si è inserita nel pensiero convenzionale che aiutava a decodificare i suoi messaggi. Poi, con la sua commercializzazione, ha costruito la nuova convenzione dalla quale ha fatto discendere la decodifica dei suoi nuovi messaggi, contribuendo a modificare e manipolare il pensiero collettivo in modo enorme.

Il campanile non ha però mai governato pienamente le coscienze. E nemmeno la televisione.

Altre istituzioni e altre strutture mediatiche hanno sempre reso relativo un potere che si pensava strutturalmente assoluto. La famiglia, le relazioni personali, il passaparola… Internet è stata la rivoluzione del recupero dell’autonomia della società dalla dominanza congiunturale della televisione. Ha riabilitato le persone a connettersi e riconoscersi indipendentemente dalla fiction televisiva. Non ha annullato la televisione. Ha creato una nuova dimensione della comunicazione nella quale ciò che la televisione non può fare ritrovava uno spazio. Ma internet può fare molto di più.

Il confronto è appena cominciato.

Statistiche impietose

Italia: un paese che esce dal G20 nell’indice della prosperità mondiale, con un debito a orologeria e in cui le famiglie tirano ulteriormente la cinghia mentre il 10% della popolazione detiene la metà della ricchezza nazionale. Un paese all’ultimo posto in Europa occidentale per connettività alla rete e in cui la banda larga mobile, nonostante la scarsa diffusione, è già satura. In una situazione del genere, se voi foste un importante esponente del maggior partito di opposizione, ad esempio un D’Alema, ma anche semplicemente un giornalista de Il Foglio… su cosa pensereste che sia importante investire? Ma su gli armamenti militari, che domande!

(PS: non fatevi ingannare dalle argomentazioni del Camillo di turno… Internet non è nato nelle caserme, ma nelle Università. Il dipartimento della Difesa ci aveva solo messo i soldi, perché anche loro avevano capito che la Guerra Fredda si sarebbe vinta più sul piano dell’innovazione che con le bombe)

Cultural Divide

Nonostante la crescita vertiginosa di utenti web attivi (anche fra i più anziani), oltre 1,7 milioni di ragazzi tra i 15 e i 29 anni non usa il computer e il 43,6% non legge. Complice di questo ritardo la scarsa diffusione della banda larga. D’altronde, nonostante le promesse dell’intergruppo parlamentare duepuntozero, finora le uniche volte in cui la politica si è interessata al web l’ha fatto per imbavagliarlo.

La Finlandia, in cui la banda larga è un diritto, è davvero lontana.

Lettera aperta a Fini e Bongiorno

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.

La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.

Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger
rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.

Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.

Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.

Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.

L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.

Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione

Vittorio Zambardino, Scene Digitali

Alessandro Gilioli, Piovono Rane

Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu

Filippo Rossi, direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine

Stefano Corradino, Articolo 21

Luca Conti, Pandemia

Fabio Chiusi, Il Nichilista

Daniele Sensi, L’AntiComunitarista

Wil Cappellano, Nonleggere QuestoBlog

ELENCO FIRMATARI

Chi vuole aderire può andare qui

[UPDATE: Per una volta il Pd era arrivato prima degli altri: aveva fatto la stessa cosa un mese fa, anzi, di più. Tutto era partito da qui.]

ELENCO FIRMATARI
SOTTOSCRIVI ANCHE TU QUESTA LETTERA PER LA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE SULLA RETE


tags: blog , internet , legge bavaglio , libertà , nobavaglio , rete
data: 23 luglio 2010
Stampa: per il documento in versione stampabile  clicca qui
#1 da Giuliano Buratti
inviato il 23/7/2010

Chi non é informato non ha libertà di opinione.
#2 da patrizia pellegrino
inviato il 23/7/2010

Nessun bavaglio al libero pensiero in rete
#3 da Ciro Ferro
inviato il 23/7/2010

Condivido spirito e motivazioni dell’appello.
#4 da franco
inviato il 23/7/2010

libertà,libertà,libertà!!!!!!
#5 da Giulioromano
inviato il 23/7/2010

In tutte le democrazie occidentali, vige il concetto: Più sei potente e più devi essere trasparente. In Italia accade il contrario. Uno schfo.
#6 da Jiuse
inviato il 23/7/2010

BASTA CON IL CONTINUO ATTACCO A TUTTE LE LIBERTA’ !!!!!!
#7 da silvana
inviato il 23/7/2010

nessun bavaglio legge solo x berlusconi vergogna
#8 da Paola Calvi
inviato il 23/7/2010

Perché chiunque possa esprimere liberamente le proprie opinioni ed essere pienamente informato.
#9 da nicola
inviato il 23/7/2010

no al bavaglio, si al bavaglino per il …premier
#10 da stefanossd
inviato il 23/7/2010

Wake up people! è l’ora di una ri-Evoluzione della coscienza! Ognuno di noi deve essere l’agente del cambiamento! Se non noi, chi? Se non ora, quando?
#11 da Laura
inviato il 23/7/2010

Noi non possiamo sccettare che questi signori che siedono in parlamento, eletti indirettamente da noi,( perchè non possiamo dare preferenze, che ci anche impedito di giudicare i loro errori ed intrecci tra affari e politica, questo mi sembra troppo.


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13
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Mineo fuori da Rainews? Masi, adesso basta!

Raccolta di firme dei cittadini in collaborazione con Articolo 21


9
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Il silenzio attivo di Valigia Blu

Il giorno dello sciopero posteremo tutto il giorno sulla legge bavaglio e sui fatti de l’Aquila. Il nostro modo di dire Legge Bavaglio MAI


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Non ci sono notizie bufala. C’è la strategia della diversione

da Scene Digitali

La chiamerei la sindrome della seminotizia. L’ultimo caso è di ieri e ha fatto qualche vittima. Ci è cascata Stampa.it. Ma il fenomeno, che è una sorta di catena di sant’Antonio,  ha fatto una vittima anche in Marco Travaglio.

La notizia di ieri la spiega bene Guido Scorza: una parte della relazione che accompagna un disegno di legge, depositato sette mesi fa ma non ancora avviato ad alcuna discussione in senato, viene preso come notizia fresca di giornata per dire che c’è l’intenzione da parte del Pdl di approvare una legge che porrà sanzioni gravissime in testa a chi faccia dichiarazioni minacciose sul web. Vengono riportate delle dichiarazioni del relatore.  Fin dalle prime ore dopo la pubblicazione c’è stato tam tam in rete contro questa seminotizia.

Che però è stata avallata dall’agenzia adn kronos (c’è chi dice in realtà suggerita, non ho avuto modo di verificare  questo dettaglio).

Dunque il disegno di legge c’è ma non è attivo. Anche da verifiche effettuate qui, con l’aiuto del senatore Vincenzo Vita (pd), non risulta in discussione. Quindi notizia non c’è – se ogni disegno di legge presentato fosse notizia, di quanti terabyte di dati ci sarebbe bisogno?

E soprattutto le dichiarazioni del senatore Lauro, che le avrebbe rese, non ci sono, come dimostra Scorza. Ma ripeto, quella di ieri è solo una puntata della bufala della seminotizia “repressiva” e questo post si occupa di errori di giornali solo in modo tangenziale:  il caso in cui la notizia affiora sui media mainstream che commettono l’errore di abboccare alla strategia della diversione. Il nocciolo serio è altrove.

Il tormentone D’Alia – Da mesi, e almeno tre volte al mese, ricevo telefonate o messaggi di colleghi che mi dicono: “ma è vero che c’è un emendamento D’Alia che vorrebbe applicare la figura di reato dell’istigazione a delinquere alle dichiarazioni sul web? Lo leggo su un’agenzia”.

O sono mesi che si legge su Facebook una denuncia di qualcuno che ha scoperto che D’Alia attacca la libertà d’espressione sul web.

Ora il povero D’Alia “l’abbiamo” cancellato più di un anno fa, con l’emendamento messo a punto dall’onorevole Cassinelli del Pdl, e quindi espunto dal decreto sicurezza.

A un certo punto, nelle settimane scorse, ho cominciato a scrivere agli indirizzi allegati ai vari appelli chiedendo per quale motivo si agitino notizie false contro avversari veri. Non ho mai ricevuto risposta. Attraverso terze persone mi è stato detto che un gruppo di opposizione molto basato in retee multicefalo  (ma per quanto se ne sa potrebbero essere anche agenti dei servizi segreti marziani) avrebbe risposto: “meglio tenere alta la tensione con queste notizie, anche se non vere,  tanto quelli hanno comunque in serbo cose gravi per la rete.” Discorso demenziale.

Perché l’ecosistema delira? - Ma c’è da dire che non c’è mica bisogno del gruppo organizzato: il tormentone può partire pure da un delirante singolo. Il punto su cui interrogarsi è perché l’ecosistema, o meglio una sua parte, delira con lui. Perché decine di migliaia rilanciano su facebook o in rete senza chiedersi se sia vero. Perché giornali e professionisti seri prendano sul serio la cosa. Non c’è da prendersela con i giornali, in questo dissento da Scorza.

E allora? Allora c’è da essere allarmati o no? Io dico di sì. Perché….

Ma il bavaglio e chi lo vuole c’è… - Perché l’intenzione di mettere bavagli mordacchie museruole e fazzoletti in bocca alla rete c’è. Gli imbavagliatori sono al lavoro e si servono anche di argomenti apparentemente molto concreti, cioè di problemi reali che vanno affrontati con misure democratiche: per esempio la rettifica.

Aspetti problematici molto seri, che avrebbero bisogno di un contraddittorio ragionevole e informato. Anche perché gli schieramenti non sono così compatti: ci sono fior di fautori della censura tra i parlamentari del centro sinistra, ci sono liberali che tengono alla libertà di espressione dall’altra parte. Ma qui bisogna capire che ci sono due diverse dinamiche al lavoro.

La prima è l’autoalimentazione del delirio. Si invia un appello in Facebook con un titolo di tuono e almeno diecimila persone me lo cliccheranno con un “like”. E alla fine questa informazione si autoalimenterà e invererà: sarà creduta vera per il solo fatto di essere ripetuta.

La strategia della diversione - Ma c’è di più. C’è una strategia della diversione. Creare una tensione continua, cui seguirà una smentita, come questa che state leggendo e che non sarà creduta, e che lasci poi lavorare in pace i censori veri. E questa strategia non credo che l’abbiano pensata i servizi segreti marziani.

Che questa dinamica poi venga alimentata, ma non creata, soprattutto da quelli che credono di essere gli avversari più puri e duri del governo e dell’attuale maggioranza è solo la prova ormai provata nella storia che essere estremisti è un modo di dar forza all’avversario.



Internet better politics

Vi avevamo già parlato di questo bell’incontro toscano ma Spindoc ci racconta come è andata, integrando anche le presentazioni dei vari relatori. Trovate tutto sul suo blog.