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Se Sakineh è un alibi per non agire

di Daniele Passaro su Giornalettismo

Ci terrei ad affrontare un tema delicato, che meriterebbe maggiore cinismo. Premetto che io stesso ho firmato l’inutile petizione di Emergency per evitare la lapidazione di Sakineh. Tuttavia le storie ci vengono raccontate a metà, e il nostro giudizio rimane parziale e iniquo. Le mie parole non troveranno riscontri positivi con le coscienze di chi ha la sua foto come avatar per apparire coscienzioso e altruista, e di chi a Roma come a New York, ha marciato in nome della “martire” iraniana. Molte voci giungono dall’occidente criticando l’idea di giustizia iraniana, come se avessimo una stella da sceriffo che ci possa permettere di dividere il bene dal male in tutto il mondo. Un paese come l’Italia, noto per la sua bassezza morale, parla di azioni concrete, ambasciate e diritti umani, invece di occuparsi di ciò che davvero gli compete, e nel suo territorio. Ci fingiamo giganti rispetto civiltà meno evolute o, che me ne possiate perdonare, semplicemente diverse. L’occidentalizzazione globale è un fenomeno pericoloso. Firmare una petizione è giusto. Ma scendere in piazza perché il governo si mobiliti nell’interferire altrove, è tutt’altra cosa. Del resto il governo accetta di buon grado di svolgere un compito inutile, ma che lo renda più umano e allo stesso tempo potente agli occhi degli elettori. In tal modo si sponsorizza, si fa bello. Ma per farsi belli quante bugie occorrono? Due: una che disprezzi il “cattivo”, e una che elogi il “buono”. La prima è sulla pena: l’”orribile e disumana” lapidazione, che non soltanto è sospesa dal 2002, ma non è neanche la punizione che risponde al reato di Sakineh, che se condannatta sarà impiccata. Da qui la seconda falsità: il reato descritto è il tradimento, ma pochi sono al corrente del fatto che la condanna sia per concorso in omicidio del (fu) marito. Insomma, essendo brutale: è un’assassina. Da qui la questione: è giusto allora condannare a morte chi uccide? Giusto o meno, avviene. E avviene proprio nei paesi che si muovono in nome dei diritti umani. A breve, negli States Teresa Lewis (ultima della lunga lista ma prima in ordine cronologico) sarà condannata a morte per delitti simili. Ma per lei nessuna petizione, nessuna marcia. L’importante è dire cosa fare ad altre civiltà, e decidere cos’è giusto o sbagliato in ogni luogo, per il potere conferitoci da noi stessi. E l’Italia stessa non è lontana da vicende ben peggiori. Faith Aiworo è il nome di una ragazza nigeriana fuggita in Italia dopo le violenze del suo capo. Ha avuto però la colpa di subire lo stesso reato in Italia, e di essere finita perciò in questura. Si decide perciò di rimpatriare la donna in Nigeria, dove, poiché fuggita, sarà (o è stata) impiccata. Questa è una condanna a morte tutta italiana, di cui non si trovano tracce in alcun quotidiano locale. È così che ci ripuliamo la coscienza. Predicando la salvezza di altri altrove. È il modo di sistemare la polvere sotto il tappeto. E questo tappeto, oggi, si chiama Santa Sakineh

Il sasso e la mano

da Politica-Pop

Con la mano destra lanciano la campagna anti-prostituzione, con la sinistra tolgono il numero verde per le donne che vogliono essere aiutate a lasciare la strada.

Con un disegno di legge vietano le protesi al seno alle minorenni, e poi ogni giorno fanno l’occhiolino dicendo alle giovani italiane che se non hanno un bel paio di tette non andranno da nessuna parte e diventeranno come Rosy Bindi.

Con i loro avvocati-deputati fanno battaglie ipergarantiste, ma con i giornalisti di famiglia agitano le manette per i dissidenti.

Altro che scissione finiana, il Pdl la scissione c’è l’ha nel Dna. Tirare il sasso, nascondere la mano, e intanto con la mano libera fare ciò che più piace.

Ipocrisie

Dito medio alzato, i leghisti si godono la Dolce Vita di Roma Ladrona.

Sarà forse per Barbareschi, ma il povero Silvio si sente vittima di una campagna mediatica.

Mentre si erge a paladino della libertà contro il ddl intercettazioni, Fini prende in giro la rete e lascia intatto l’articolo ammazza-blog (e anche i giornali, prendendo spunto, dicono Me ne frego).

Nonostante le promesse i parlamentari non si mettono d’accordo sul taglio degli stipendi. Accordo unanime invece fra i consiglieri capitolini per aumentare le poltrone.

Permesso su permesso, i sindacati italiani preferiscono perdere le fabbriche piuttosto che, in questa situazione di crisi, rimboccarsi le maniche e far qualcosa che non hanno mai fatto: lavorare.

Con la scusa degli errori della Gelmini gli insegnanti italiani rifiutano la meritocrazia e fanno di tutto per aggirare gli esami, per paura di non essere all’altezza.

Dulcis in fundo, mentre Berlusconi è travolto dalle sue ombre, l’opposizione movimentista cosa fa? Va a prendere il sole.

Il mondo alla rovescia

I giovani Padani si sentono discriminati dai napoletani.

Invece di imbavagliarci, urliamo più forte

Berlusconi minaccia di voler prendere in mano la situazione.

Il TG1 mostra la vita degli “intercettatori” come fossero criminali.

D’altronde, come dice Bossi, “al premier qualcosa si deve”.

La manifestazione? Si, c’è stata, c’era anche la D’Addario.

Ma noi oltre a manifestare non potremmo rilanciare sui temi caldi che affliggono il paese?

Inserirci nelle loro liti, evidenziare l’incoerenza finiana e l’ipocrisia di chi difende il crocifisso e la famiglia e poi, poveretto, si fa incastrare così mentre indaga sui trans.

Mostrare che le storie di Mafia, quando si intrecciano con la politica, fanno perdere tutti. Che se a Milano non si può avere una casa popolare senza l’amicizia di un boss, il problema è di chi la città la governa.

Denunciare le loro bugie, fra nuovi pedaggi e terremotati tartassati, mettendo le mani in tasca agli italiani… per aiutarli a contare i soldi che questo governo gli frega da sotto il naso.

Invece no… su cosa facciamo la nostra nuova battaglia? Sulle sei ballerine di Berlusconi. E allora volete proprio farvi imbavagliare?

Il Carroccio contro se stesso

Secondo Repubblica, la Lega ha votato favorevolmente a una propria mozione che riconosceva «il grande e prezioso ruolo pedagogico svolto dalla Chiesa» e impegnava Formigoni a «contribuire a un rinnovato e sereno clima di reciproco rispetto con l’arcivescovo di Milano» ma anche a quella presentata dal centrosinistra, per cui l’attacco a Tettamanzi era «ingiustificabile e inqualificabile». Ecco quello che avevano detto, solo poco tempo fa.

Ma come, Presidente, proprio Lei?

da Metilparaben

Ci sono vicende che a volerci riflettere due minuti, come ha fatto oggi un mio amico, assumono contorni letteralmente comici.

Il signore che vedete nella foto, com’è noto, si vanta di trombare a destra e a manca con inesauribile vigore, invita nella sua villa manipoli di ragazze discinte per non meglio identificati festini, dispensa battute maschiliste e occhiolini complici a manetta, prende in giro i suoi avversari perché loro vanno a trans mentre lui trapana a tutto spiano stuoli di femmine seducenti, e nel tempo libero difende a spada tratta i suoi collaboratori quando qualcuno li pizzica nell’atto di dividersi tra torme di escort infoiate: ebbene, quel signore è lo stesso che presiede un governo contrario alla contraccezione, all’informazione sessuale nelle scuole e alla pillola del giorno dopo, e che fa fronte comune con la Chiesa nell’indicare l’astensione dai rapporti sessuali quale unico mezzo realmente efficace per evitare la diffusione dell’AIDS.

Suvvia, Presidente, chi cazzo vuole che le creda?

Predicar male, razzolare peggio

Vecchia, ma serve a ricordarsi con chi abbiamo a che fare.

Dipende dal “teo”

dal blog di Civati

Sottotitolo: “da quale pulpito”. Incredibile intervista di Francesco Rutelli (mi tocca pure linkare il Giornale). La parte più interessante è quella dove il superlaico Rutelli (a volte ritornano?), laico alla francese, dichiara: «occorre anche una “dichiarazione di laicità”. Che valga per tutti, e serva per separare esplicitamente il comando religioso dai doveri verso la Repubblica». Ora, posso sbagliare, ma mi pare che sia stato lui, prima di andarsene, a sostenere quella corrente, detta dei teodem, che ci illustrava quotidianamente i pericoli di una difesa della laicità dagli sconfinamenti della religione. In Parlamento, ricordo, una sua teoamica votò contro il nostro Governo e si augurò che intervenisse lo Spirito Santo per fermare il voto dei senatori e ricondurli alla ragione (già). Ora, dice, ci vuole una solenne e incontrovertibile «dichiarazione di laicità», perché c’è il pericolo che i fondamentalisti rovinino le nostre vite. Magari vengono qui e ci impongono la legge 40. Fermateli!

Perché non c’era posto per loro nell’albergo (Lc 2,7)

da Metilparaben