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Conulenze padane

Ancora una volta la Lega è presa con le mani nella marmellata.

Oggi tocca a l’espresso scoprire che il Ministro Maroni è indagato per delle consulenze perlomeno sospette:

La questione morale torna a investire i vertici del Carroccio, 18 anni dopo Tangentopoli, con una nuova inchiesta per finanziamenti illeciti al partito.

L’indagine è stata aperta nel luglio 2009 dalla Procura di Milano ed è rimasta segreta fino allo scorso venerdì primo ottobre. Quando un pm ha dovuto avvertire il tribunale che un dirigente d’azienda, chiamato a deporre dalle difese di un gruppo di presunti super- professionisti dell’evasione fiscale, non poteva essere sentito come testimone.

Ma quale Roma ladrona, siete come tutti gli altri

da Metilparaben

Il fatto che il presidente di un consiglio regionale accusato di uso improprio dell’auto di servizio si autosospenda dal suo partito prima ancora di prendere in considerazione l’ipotesi di dimettersi dall’incarico pubblico che ricopre significa una cosa che sapevamo da un pezzo: in Italia i partiti sono più importanti dei cittadini.
Se il politico in questione è un leghista, tuttavia, possiamo desumere un elemento in più: la Lega Nord, che blatera di voler superare l’egemonia dei partiti a beneficio dei cittadini (con abbondante utilizzo, per non dire abuso, di termini quali “territorio”,”cittadinanza” e “popolo”), quando le conviene è partitocratica tanto quanto gli altri; circostanza peraltro già ampiamente dimostrata dal fatto che l’attuale legge elettorale, che ha rapinato i cittadini della possibilità di scegliere i propri rappresentanti in parlamento per metterla completamente nelle mani dei partiti, sia stata concepita proprio ad opera di un leghista.
Sapete cosa, amici della Lega? Siete esattamente come quelli sui quali sputate veleno da anni, né più e né meno.
Date retta, piantatela: ormai non vi crede più nessuno.

Renzo Bossi re delle Prealpi

di Michele Serra su L’Espresso

La successione dinastica decisa da Umberto rischia di creare attriti  con i fratelli e i cugini. Quasi inevitabile che le gelosie tra  Eridano, Padanio e Ticino  portino alla Guerra delle Due Canottiere

Renzo Bossi La soluzione dinastica decisa da Umberto Bossi (gli succederà il figlio Renzo) desta l’interesse di storici e politologi. La decisione di Bossi è giudicata legittima: l’ereditarietà delle cariche non esiste nelle democrazie europee, e dunque in Italia è perfettamente ammissibile. Piuttosto, preoccupa l’eventualità di guerre di successione scatenate dagli altri figli, che potrebbero anche non ricorrere ai metodi più indolori, come il fratricidio, e imboccare la via delle armi. L’Università di Pavia ha elaborato una serie di proiezioni poco prima che il nuovo rettore leghista la riconvertisse in un allevamento di dobermann.

2020 Il giovane Renzo succede al padre Umberto, nel frattempo divenuto Re delle Prealpi. Nella Reggia di Varzi viene cinto della Corona Stagionata, una preziosa treccia di salamini e trucioli di alluminio simbolo dell’economia padana. Pronuncia la storica frase “Dio me l’ha data, eppur si muove”, facendo sopprimere il vecchio tutore Tremonti che l’aveva corretto in pubblico. Al titolo di Re delle Prealpi, che gli va stretto, aggiunge quello di Geometra. Il cugino Padanio dichiara nulla la cerimonia e, a capo di un piccolo esercito di Suv, occupa la tangenziale di Varzi: è la scintilla della Prima Guerra di Successione, detta anche “guerra delle due Canottiere”.

2021 Con Renzo si schierano i Cobas del Latte (guidati dal condottiero Giovanni Senza Quote), i pescatori di pesci gatto e le famose “madri in nero”, che portano il lutto in memoria dei “recomparecidos”, figli e mariti ricomparsi dal nulla negli elenchi dei contribuenti. Dalla parte di Padanio, la movida di Bergamo e il concessionario della Hummer per la Lombardia. La lotta è impari, Padanio viene legato a una rotoballa e gettato in un roveto, Renzo regna incontrastato e vara una grande stagione di riforme: l’esilio dei Culattoni, il battesimo forzato per i musulmani, la riduzione dell’Iva sui divani fiorati. Stabilisce la sua sede nel più grande e sfarzoso capannone lungo la Paullese, un arredobagni, e riceve le delegazioni straniere immerso in una Jacuzzi piena di Campari soda. Nomina cardinale di Milano suo figlio Ticino, barman della discoteca “Pota Libre”, che introduce nel rito ambrosiano la lap-dance. //

2030 Decadenza del Regno di Renzo, le cui stravaganze (ha letto l’intero primo capitolo di un libro) sconcertano la Corte. Viene deposto da un ramo minore della famiglia, i Bossi Absburgo Lorena, dei quali nessuno aveva mai sentito parlare ma che compaiono nell’elenco del telefono di Pontedilegno a partire dal 2029, data nella quale il capostipite Alberto, tipografo, aveva cominciato a stampare elenchi del telefono. I Bossi Absburgo Lorena aboliscono la canottiera come indumento ufficiale di corte e introducono il gilet di terital. In segno di simpatia per i centri minori, stabiliscono la capitale a Milano, che dopo l’Expo e gli allagamenti conseguenti è decaduta a villaggio insalubre. 2037: campagna contro la malaria. 2045: bonifica delle paludi milanesi e ristrutturazione delle palafitte. 2068: introduzione dell’alfabeto bossiano, di sole cinque lettere, per facilitare la Grande Campagna di Rinascita Culturale.

2255 Il lungo regno dei Bossi Absburgo Lorena, che ha riportato il Nord ai livelli del 1300, ha termine. L’ultimo rampollo, Urk VIII, non lascia eredi. Avvolto di pelli di nutria e con il suo caratteristico elmo a sei corna, viene sepolto nel letto del Naviglio: emergono solo il naso e gli alluci. I sei figli illegittimi avuti dalla moglie Chantal durante i provini di “Xfactor Revival” (una gara di canti primitivi, con tamburo e gong) dividono il regno in sei parti, con regolamento condominiale. Nasce la Bossia-Erzegovina, in onore della escort russa Ludmilla Erzegova, fidanzata dei sei fratelli Bossi. L’invasione cinese del mese successivo riporta definitivamente in Italia l’elettricità, l’acqua potabile e la ruota.

Il lavoro rende liberi

-E questo, infine, è il laboratorio per lo sviluppo delle lastre.
-Sono senza parole, congratulazioni.
-Allora, che ne dice?
-Be’, c’è poco da dire: il nuovo ospedale è davvero uno splendore. Ottimo lavoro, davvero.
-Sono felice che le piaccia.
-Solo…
-Solo?
-Solo, non so, quei simboli dappertutto
-A quali simboli allude, scusi?
-Be’, a quelli che sono sulle porte, negli ascensori, sulle lenzuola, perfino sui camici del personale…
-Ah, intende quelle…
-…svastiche? Sì, mi riferisco proprio a quelle.
-Eh, no. Guardi, dev’esserci un equivoco.
-Un equivoco? Ma quelle sono con ogni evidenza delle…
-…croci equilatere con bracci piegati ad angoli retti.
-Appunto, delle svastiche!
-Abbia pazienza, ma lei lo sa che quelle “svastiche”, come le chiama lei, sono utilizzate come simboli di buon augurio sin dal neolitico?
-Sì, ma insomma…
-E mi dica, quale posto più di un ospedale è adatto ad ospitare dei simboli di buon augurio?
-Non discuto questo, ci mancherebbe, ma insomma lei capirà…
-Cosa dovrei capire, mi scusi?
-Be’, si tratta di un simbolo che evoca un periodo storico non propriamente edificante…
-Non colgo: a cosa si riferisce in particolare?
-Come sarebbe? Mi riferisco al nazismo, ovviamente.
-Se lo lasci dire, questo da lei non me l’aspettavo!
-In che senso, scusi?
-Be’, evocare addirittura il nazismo, roba vecchia di settant’anni, al solo scopo di screditarci, via, è un colpo basso!
-Ma no, cosa va a pensare? E’ solo che magari, sa com’è, qualcuno potrebbe restarci male…
-Qualcuno che vuole vedere ombre anche dove non ci sono, se lo lasci dire!
-Ma io non discuto…
-Ecco, non discuta! Roba da matti: il nazismo! Acqua passata che non interessa più a nessuno, tranne le solite malelingue sempre pronte a sputare veleno su chi di dà da fare per il bene comune!
-D’accordo, ma lei capirà che con le vostre posizioni politiche…
-Questa è bella! Che c’entra la politica, adesso?
-Be’, siete un partito di destra, o sbaglio?
-Democraticamente eletto, glielo ricordo!
-Certo, ci mancherebbe. Però, sa, è anche una questione di opportunità, proprio per non dar modo ai vostri detrattori di dire…
-Ah ah ah! I detrattori! Noi ce ne freghiamo, dei nostri detrattori, caro lei!
-…
-E le dico di più: che parlino, questi disfattisti! Che dicano pure quello che vogliono! Noi tiriamo dritto, amico mio, e sa perché?
-Perché…
-Glielo dico subito: perché abbiamo il popolo dalla nostra parte, come lei dovrebbe sapere fin troppo bene! E perché siamo gente che lavora!
-…
-E il lavoro, caro signore, rende liberi!

La guerra dei browser

Ad aprile del 2008 la coalizione di Silvio Berlusconi ha avuto il 47% dei consensi, quella di Veltroni il 38. Esattamente un anno dopo, ad Aprile del 2009 il 47% del traffico internet europeo avveniva su Internet Explorer, il 38 su Firefox. A dicembre una legge europea ha garantito un maggiore pluralismo, e anche grazie a questo si osserva ad una discesa sempre più marcata del browser Microsoft. Per non prenderci troppo sul serio, abbiamo deciso dunque di paragonare i partiti italiani ai browser. Vediamo cosa ne viene fuori:

  • Internet Explorer è il trittico PDL+Lega, con un Bill-Berlusconi ricco e potente che sa ben sfruttare le sue posizioni dominanti, un Allen-Fini che da cofandatore dell’azienda prova poi a ripulirsi la coscienza andando altrove (ma mantenendo il suo pacchetto azionario) e un Ballmer-Bossi dai metodi poco convenzionali ma che si rivela poi essere il vero erede della ditta.
  • PD ed IDV sono invece sicuramente Firefox, browser libero e personalizzabile tramite svariati plugin, che in questo modo perde però la sua originaria leggerezza e diventa spesso più lento e pesante dei suoi diretti concorrenti.
  • La “volpe di fuoco”, tra l’altro, nasce dalle ceneri di un glorioso passato: Netscape è per Mozilla quello che PCI e sinistra DC sono per il PD.
  • IceWeasel, fork di Firefox per Gnu/Linux é il browser dei duri e puri del free software. Il browser perfetto per la sinistra extra-parlamentare.
  • Restando nel mondo Linux, Konqueror è un browser web che faceva anche da file manager e da visualizzatore di documenti ed è noto per la sua facilità nel “trasformismo” (la modifica dello user agent avviene dal menu principale). Ultimamente il progetto è stato spezzato in più parti. Il riferimento ai Radicali viene da sé.
  • Chrome è l’altra alternativa apparentemente libera e in forte crescita, ma che desta preoccupazione per il potere che stanno concentrando i suoi “proprietari”. Di certo è il browser dell’area movimentista e grillina.
  • Safari è il browser un po’ fighetto preinstallato sui Mac e sugli iPhone, e mantenuto da quegli utenti troppo pigri per installarne un altro e mettere in discussione le loro radicate convinzioni. Lo lasciamo all’UDC.
  • Opera è il browser rosso e innovativo che ha sempre anticipato i tempi ma non è mai riuscito a superare una certa soglia di consensi, se non a livello locale nel suo paese d’origine. Il parallelismo con Vendola è fin troppo facile.

E voi, che browser siete?

“Berlusconi ricatta Bossi: il simbolo della Lega è suo!”

Rosanna Sapori, ex leghista e giornalista della Padania, racconta al Riformista che il logo del Carroccio, lo spadone di Alberto da Giussano, appartiene a Silvio, che ha aiutato il Carroccio in un momento di difficoltà.

Lotte di successione

Pare che oltre al dopo-Silvio sia in ballo il dopo-Bossi

Dov’era la Lega?

In un’intervista a Vanity Fair, l’autore di Gomorra si domanda: “Dov’era la Lega quando la ‘ndrangheta si infiltrava in Lombardia?”. Replica il viceministro del Carroccio: “Da noi atti amministrativi precisi, non libretti. Non ci siamo limitati a scrivere quattro cose e a partecipare a quattro conferenze”. Veltroni: “Una vergogna, ha tutta la mia solidarietà”.

Se ne discute nel nostro circolo

Un parco contro la mafia

Dalla cementificazione dell’area di San Siro allo stato di abbandono della Villa Reale di Monza, l’amministrazione berlusconian-leghista ha sempre dimostrato di essere più vicina ai palazzinari che al verde pubblico. Per questo accogliamo con favore una bella idea:

Rafforzare i parchi locali (Plis) trasformandoli in un grande parco regionale, per tutelare un territorio già fin troppo urbanizzato, congestionato, inquinato (in senso ambientale e non solo). Contro il cemento e contro le infiltrazioni, un grande parco della Brianza milanese. Ora, per evitare che vi sia troppo movimento terra, è il caso che ci sia un movimento coscienze, però, per sostenere la proposta che Arturo Lanzani e Paolo Pileri hanno voluto porre all’attenzione del mondo della politica. Perché la Brianza era verde. Appunto.

Punto. Daccapo.

Berlusconi si lamenta che tutti i giudici sono di sinistra, che la stampa è di sinistra… ma se fosse di sinistra anche il Pd cosa farebbe?

Roberto Benigni

Intanto, mentre rinnega le scissioni, rilancia i caminetti e gli accordi fantapolitici persino con la Lega. Un partito daccapo.