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Il giorno dell’Italia drogata

Che cosa succederebbe se un bel mattino gli italiani che consumano stupefacenti si autodenunciassero tutti insieme? Lo racconta Alessandro Capriccioli su L’Espresso.

Dietrologia, dietrologia, malgrado tutto credo ancora che ci sia…

C’eravamo già occupati del fascismo “di sinistra”, ma il cospirazionismo contro una foto “ritoccata dal solerte censore del gruppo L’Espresso” ancora ci mancava.

Problemi reali

Un “sondaggio” de l’Espresso dall’andamento inconsueto scatena un’inutile bagarre, soprattutto per via del dalemiano Matteo Orfini. Alla fine, però,  pur non sapendo il significato della parola hacker, questi dice giustamente che bisogna occuparsi dei “problemi reali“. Ma il “problema reale” è che il rinnovamento interno del partito è parte della soluzione ai guai del paese, e non si avrà incoronando un nuovo re, ma solo quando tutti quei nomi in lizza impareranno a far squadra.

Frase del giorno

bonsi

Provo pena per una giornalista come Denis Pardo che trova gusto e soddisfazione soltanto nell’arte giornalistica di fare a pezzi la vita degli altri, senza avere la minima conoscenza della dolcezza di Manuela e della bellezza del nostro rapporto familiare.

Sandro Bondi

Sondaggio Espresso

La prova d’Amore

Da Piovono Rane

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E’ antico uso, tra i maschietti adolescenti, chiedere alla fidanzatina la “prova d’amore”: un modo un filo furbesco per soddisfare la propria tempesta ormonale.

Vedo con piacere che Libero spiega, senza molti giri di parole, che anche il fresco fondatore del partito dell’amore chiederà presto al Pd la prova in questione, consistente (tu guarda) nel progetto di legge sul legittimo impedimento, cioè nella sua sottrazione alla legalità.

In caso di mancata prova d’amore, sarà evidente che a sinistra ha vinto il partito dell’odio (oh, non lo dico io, lo dice Libero).

Non so se è chiaro a tutti l’effetto devastante – in termini di rimbecillimento collettivo – dell’ingresso a gamba tesa in politica delle categorie emotive, dei sentimenti.

Non c’è più un uomo politico alle prese con dei processi e che, come ogni altro cittadino, ha il diritto-dovere di difendersi nei processi. C’è un uomo buono – vittima delle persecuzioni dei giudici e dei violenti a parole o a statuette – che vorrebbe amarci tutti, e ci chiede in cambio solo una piccola prova d’amore, e se non gliela diamo vuol dire che l’odiamo.

Questo è il livello del dibattito politico oggi, in Italia.

Poi c’è ancora qualcuno convinto, a sinistra, che il superamento del modello culturale berlusconiano non sia la priorità.

Santi numi.

(La vignetta è di Rainer Hachfeld ed è stata pubblicata dal quotidiano tedesco Neues Deutschland)

La frase peggiore del 2009?

Chi l’ha sparata più grossa? Berlusconi o Ghedini? Bossi o la Santanchè? Scegli la dichiarazione politica peggiore del 2009, sul sito de L’Espresso.

Cosa manca ancora al Pd

di Edmondo Berselli

Negli ipermercati delle Coop i clienti vanno a caccia di sconti e di prodotti sotto costo. Questo dato commerciale, non appaia un paradosso, è un primo indizio che ci sono due o tre cose da sapere sul Partito democratico, sulla sua condizione sociale, sul suo elettorato. E in questo senso aiuta molto l’indagine svolta nei primi giorni di dicembre da Ipsos per ‘Il Sole 24 Ore’. I dati disponibili risultano impressionanti rispetto alla tradizione: perché dimostrano che il berlusconiano Popolo della libertà ha costruito un blocco sociale apparentemente inscalfibile, e dalle caratteristiche addirittura impensabili. L’alleanza con la Lega rende maggioritaria la destra fra gli operai, i pensionati, i disoccupati, le casalinghe, oltre che ovviamente fra gli imprenditori, i professionisti e i commercianti, e territorialmente nel Sud del Paese.

Non è una novità. La classe operaia era passata a destra già alle elezioni del 2001, sfiorando il 60 per cento. Invece l’insediamento del Pd è molto più circoscritto. Nel Triveneto i consensi fra Pdl, Lega e Pd sono divisi esattamente per tre. Il che significa banalmente che il Pd è pesantemente minoritario in una delle aree trainanti dell’Italia attuale, recessione permettendo. Se in passato Ilvo Diamanti aveva discusso del rischio che il centrosinistra si confinasse in una specie di “Lega centro”, isolata nelle solite regioni postcomuniste, oggi sembra cristallizzarsi anche la stratificazione sociale, con l’aggravante che l’insediamento sociale del Pd tende a fissarsi sui settori tradizionali dell’impiego pubblico, cioè proprio sugli apparati sottoposti al forcing di ministri come Renato Brunetta e di Mariastella Gelmini.

In sostanza, Pier Luigi Bersani deve trovare una formula politica per spezzare l’accerchiamento del Pd. In questo senso, le elezioni regionali di marzo potrebbero essere un appuntamento decisivo. Una disfatta rappresenterebbe il fallimento di un progetto. Una tenuta, anche faticosa, costituirebbe un nuovo punto di partenza.Tuttavia il problema del Pd non è dato soltanto dalle percentuali elettorali e dalla conquista eventuale di una regione in più rispetto alle previsioni più pessimiste. I dati dell’Ipsos mostrano fra l’altro un numero alto di incerti (oltre un terzo del campione), ma offrono anche l’indicazione di un’opportunità politica.

Ma qui c’è il busillis: con quale progetto, proposta politica, programma culturale il Pd bersaniano si prepara allo scontro con la destra? Per ora la diaspora aperta da Francesco Rutelli, con l’accompagnamento di personalità riformiste come Linda Lanzillotta, non sembra avere provocato danni seri; e nello stesso tempo il Pd cresce nei sondaggi anche perché cannibalizza la sinistra antagonista, dai resti di Rifondazione comunista e i Comunisti italiani a Sinistra e libertà. Dunque rimangono a Bersani e al suo pacchetto di mischia (la presidente Rosy Bindi e il vicesegretario Enrico Letta, autore di una dubbia uscita sulla legittimità di Berlusconi di difendersi ‘dal’ processo, giustificata a quanto si dice da un presunto suggerimento del Quirinale di mantenere aperto il dialogo sulle riforme) le urgenze più forti. Vale a dire: come si fa a infrangere il gioco di prestigio che ha indotto i poveri e gli impoveriti, cioè le casalinghe da hard discount, i precari licenziati, i cassintegrati, coloro che subiscono gli effetti della crisi economica, all’acquiescenza, alla passività verso il governo Berlusconi.

C’è un problema di alleanze, reso complicato dalla sostanziale incompatibilità fra l’Udc di Casini e l’Idv di Di Pietro. Esiste come problema il rapporto con la piazza ‘viola’, emerso con la manifestazione romana del No-Berlusconi Day. Ci sono anche questioni chissà quanto gestibili sulla bioetica, la pillola abortiva, il testamento biologico, il fine vita. Ma si avverte specialmente l’assenza di un cuneo politico-culturale che sia in grado di esorcizzare la magia mondana del berlusconismo: non in quanto ideologia secolare e modaiola, happy hour, movida milanese o romana, bensì agglutinamento di interessi non sempre ben identificati ma integrati in una collosità inscindibile.

Con il tempo, il Pd ha smarrito anche una parte consistente del rapporto con il mondo cattolico. Meno di un terzo dei cattolici praticanti vota per il centrosinistra, mentre fra Pdl e Lega, fra i praticanti assidui o saltuari, le preferenze superano di buona lena il 50 per cento. Si è persa insomma la sintesi prodiana, politica, economica, culturale e religiosa. Che possa essere recuperata, è forse la vera e ultima chance del socialdemocratico Bersani.

Una sentenza di razza

Emiliano Fittipaldi per L’Espresso on line:

Se si appartiene all’etnia rom, non si può che delinquere. Lo scrivono, in sintesi, i giudici del tribunali dei minorenni di Napoli.

La storia è quella della ragazzina rom di 15 anni, accusata di aver rapito una neonata a Ponticelli nel maggio del 2008. Un fatto di cronaca che scatenò la rabbia dei residenti e la devastazione dei campi del popolare quartiere napoletano.


La piccola, A.V., grazie alla testimonianza della madre della rapita, è stata condannata in primo grado e in appello a 3 anni e 8 mesi, e da un anno e mezzo è rinchiusa nel carcere minorile di Nisida.

L’avvocato ha chiesto prima dell’estate gli arresti domiciliari, ma il tribunale, in sede di appello al riesame, ha bocciato la richiesta. Con una motivazione sconcertante, destinata a scatenare polemiche infinite. «Le conclusioni indicate» dicono i giudici «sono sostanzialmente confermate dalla relazione depositata in atti dalla quale, a prescindere dalle cause, emerge che l’appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom. Ed è proprio l’essere assolutamente integrata in quegli schemi di vita che rende, in uno alla mancanza di concreti processi di analisi dei propri vissuti, concreto il pericolo di recidiva».

In sostanza, la razza e l’etnia definiscono il comportamento delinquenziale della piccola. Un ipotesi abnorme, visto che stiamo parlando di giudici dello Stato che lo scrivono nero su bianco, e non di un comizio del più intransigente leghista da stadio.

«Un precedente gravissimo» sostiene l’avvocato della bambina Cristian Valle, «che basa sulla razza l’ipotesi di condotte criminose. Non solo sulla possibilità di commettere reati, ma pure sulla tendenza a condotte recidive. La vox populi con la quale si dice che i rom rubano i bambini, diventa certezza giuridica. E’ assurdo, indegno. Non ho mai visto una decisione così. In un clima da leggi di stampo razziale, anche i giudici si adeguano».

In effetti, con la stessa logica, altri giudici potrebbero giustificare le loro decisioni descrivendo gli schemi tipici della cultura ebraica o islamica, e qualcun altro potrebbe spingersi a discettare – per chiunque vive in terre ad alta criminalità – che napoletani, calabresi o siciliani sono tendenzialmente delinquenti perchè inseriti negli «schemi culturali» di quelle zone.

La decisione del tribunale e le parole della motivazione sono state prese collegialmente da quattro giudici, tra togati e onorari (un sociologo e uno psicologo): vuol dire che la maggioranza, almeno tre, erano d’accordo con il tono del rigetto.

I magistrati insistono: «Va inoltre sottolineato che, allo stato, unica misura adeguata alla tutela delle esigenze cautelari evidenziate appare quella applicata della custodia in Istituto penitenziario minorile. Sia il collocamento in comunità che la permanenza in casa risultano infatti misure inadeguate anche in considerazione della citata adesione agli schemi di vita Rom che per comune esperienza determinano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole».

Sono parole che sfiorano, dice Valle, la discriminazione razziale, e mettono in pericolo i diritti civili e umani della bambina condannata. «In modo sconcertante» spiega l’avvocato «si afferma l’opzione del carcere su base etnica e, attraverso la definizione di “comune esperienza”, i più biechi e vergognosi pregiudizi contro la minoranza rom vengono elevati al rango di categoria giuridica».

Primarie Espresso

Da oggi e fino a lunedì il sito de l’Espresso dedica un intero blog collettivo alle primarie del PD.