Archivi tag: libertà

Svenska pirater

Dopo il partito, in Svezia arriva anche il provider pirata.

La nostra Costituzione, la nostra Libertà, la nostra Unità

Obama vs Steve?

da Melablog

Il Governo degli Stati Uniti permette agli utenti di effettuare il jailbreak del proprio iPhone e bypassare l’ecosistema App Store per ottenere applicazioni non approvate di terze parti: la notizia giunge ufficialmente prima tramite breve report della Associated Press, poi confermata da un comunicato stampa della Electronic Frontier Foundation (EFF). Le nuove regolamentazioni definite dal Governo Statunitense, su richiesta della Fondazione stessa che le ha diffuse tramite documento PDF approvato dal Copyright Office dell’U.S. Library of Congress.

Secondo Associated Press:

i possessori di iPhone saranno in grado di rompere i vincoli elettronici per scaricare applicazioni non approvate da Apple. La decisione di permettere la pratica comunemente definita come “jailbreaking” è una delle tante eccezioni della legge federale che proibisce di aggirare le misure tecniche che controllano l’accesso a materiale con copyright.

Il jailbreak dell’iPhone è diventata pratica piuttosto comune che, ufficialmente, non viene sanzionata da Apple. La compagnia offre infatti un documento di supporto in cui vengono indicate le principali problematiche riscontrate con terminali jailbreakati e si riserva di negare qualsiasi servizio di assistenza in questi casi, a causa di “modificazioni non autorizzate” che violano il contratto di acquisto. Secondo le nuove regole stabilite, Apple non potrà più rifiutare servizi di assistenza.

Secondo il documento diffuso dall’EEF, infatti:

Quando un utente effettua il jailbreak dello smartphone per rendere il sistema operativo interoperabile con applicazioni create indipendentemente e non approvate dal produttore dello smartphone o del sistema operativo, tali modifiche vengono effettuate al puro scopo di ottenere questa interoperabilità e costituiscono un uso corretto. La giurisprudenza e gli atti del Congresso riflettono il giudizio che l’interoperabilità vada favorita. Il Registro ha anche decretato che stabilire una serie di operazioni che permettano il jailbreak per scopi di interoperabilità non avrà effetti negativi sul mercato per quanto riguarda i lavori con copyright o il possessore del copyright stesso.

Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mouse

Si fa un gran parlare dei report di Wikileaks e delle leggi islandesi (non ancora approvate, fra l’altro) per la libertà in rete. Ma se oltre a invidiare quello che avviene altrove cominciasse qui da noi una vera battaglia di disobbedienza civile, avvertendo del proprio disobbedire le autorità e andando sotto processo per questo? O vogliamo lasciare il diabolico meccanismo di rettifica per i blog così come viene proposto, ora che anche i giornali avendo ottenuto quel che volevano hanno mollato la presa?

Lettera aperta a Fini e Bongiorno

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.

La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.

Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger
rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.

Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.

Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.

Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.

L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.

Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione

Vittorio Zambardino, Scene Digitali

Alessandro Gilioli, Piovono Rane

Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu

Filippo Rossi, direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine

Stefano Corradino, Articolo 21

Luca Conti, Pandemia

Fabio Chiusi, Il Nichilista

Daniele Sensi, L’AntiComunitarista

Wil Cappellano, Nonleggere QuestoBlog

ELENCO FIRMATARI

Chi vuole aderire può andare qui

[UPDATE: Per una volta il Pd era arrivato prima degli altri: aveva fatto la stessa cosa un mese fa, anzi, di più. Tutto era partito da qui.]

ELENCO FIRMATARI
SOTTOSCRIVI ANCHE TU QUESTA LETTERA PER LA LIBERTÀ DI INFORMAZIONE SULLA RETE


tags: blog , internet , legge bavaglio , libertà , nobavaglio , rete
data: 23 luglio 2010
Stampa: per il documento in versione stampabile  clicca qui
#1 da Giuliano Buratti
inviato il 23/7/2010

Chi non é informato non ha libertà di opinione.
#2 da patrizia pellegrino
inviato il 23/7/2010

Nessun bavaglio al libero pensiero in rete
#3 da Ciro Ferro
inviato il 23/7/2010

Condivido spirito e motivazioni dell’appello.
#4 da franco
inviato il 23/7/2010

libertà,libertà,libertà!!!!!!
#5 da Giulioromano
inviato il 23/7/2010

In tutte le democrazie occidentali, vige il concetto: Più sei potente e più devi essere trasparente. In Italia accade il contrario. Uno schfo.
#6 da Jiuse
inviato il 23/7/2010

BASTA CON IL CONTINUO ATTACCO A TUTTE LE LIBERTA’ !!!!!!
#7 da silvana
inviato il 23/7/2010

nessun bavaglio legge solo x berlusconi vergogna
#8 da Paola Calvi
inviato il 23/7/2010

Perché chiunque possa esprimere liberamente le proprie opinioni ed essere pienamente informato.
#9 da nicola
inviato il 23/7/2010

no al bavaglio, si al bavaglino per il …premier
#10 da stefanossd
inviato il 23/7/2010

Wake up people! è l’ora di una ri-Evoluzione della coscienza! Ognuno di noi deve essere l’agente del cambiamento! Se non noi, chi? Se non ora, quando?
#11 da Laura
inviato il 23/7/2010

Noi non possiamo sccettare che questi signori che siedono in parlamento, eletti indirettamente da noi,( perchè non possiamo dare preferenze, che ci anche impedito di giudicare i loro errori ed intrecci tra affari e politica, questo mi sembra troppo.


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13
lug
Mineo fuori da Rainews? Masi, adesso basta!

Raccolta di firme dei cittadini in collaborazione con Articolo 21


9
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Il silenzio attivo di Valigia Blu

Il giorno dello sciopero posteremo tutto il giorno sulla legge bavaglio e sui fatti de l’Aquila. Il nostro modo di dire Legge Bavaglio MAI


tutti gli appuntamenti

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Lasciamo solo i Vanzina

da Metilparaben

Non so se vi è chiaro, ma questa idiozia implica che d’ora in avanti prima delle undici di sera potete scordarvi di vedere (per citare i primi che mi sono venuti in mente) film come Bella di giorno di Luis Bunuel, Mamma Roma di Pierpaolo Pasolini, Taxi Driver di Martin Scorsese, Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, I pugni in tasca di Marco Bellocchio, La città delle donne di Federico Fellini, Shining di Stanley Kubrick, Volver di Pedro Almodovar, Apocalypse now di Francis Ford Coppola.

Complimenti, un bel capolavoro.

Il governo delle libertà

Il decreto contempla anche l’inversione del Parental Control che, se sarà approvato dalle Camere, sarà già inserito in automatico e non come adesso che lo si deve inserire manualmente [...]

Sono allo studio altri strumenti per la tutela dei giovani su Internet, ad esempio il “Click sicuro”, che si potrà scaricare a breve dal sito del Ministero, per il quale se i ragazzi che viaggiano su Internet entrano in siti pericolosi – e c’è una lista lunghissima – verrà inviato un Sms ai genitori e la trasmissione gli verrà immediatamente interrotta.

Paolo Romani

Invasioni

dal blog di Ivan Scalfarotto

In un’intervista al giornale israeliano Haaretz Silvio Berlusconi dice di voler costruire “uno Stato meno invadente, un cittadino piu’ autonomo, piu’ responsabile, piu’ libero”. Sarebbe bello che ci spiegasse allora come tutto questo si concilia con le sue idee in tema di testamento biologico e fecondazione assistita, tanto per fare un paio di luminosi esempi. Lo Stato che Berlusconi sta costruendo è quello che non esiterebbe ad invadere il corpo stesso dei suoi cittadini con tubicini e sonde, altro che chiacchiere.

Un governo contro la rete

Da Time Magazine

“Hot on the heels of the Google vs. China censorship dispute, a new front in the showdown between state power and Internet freedom is opening in Italy. Prime Minister Silvio Berlusconi’s government is pushing through new measures that would give the state control over online video content and force anyone who regularly uploads videos to obtain a license from the Ministry of Communications”

(Immediatamente dopo la controversia sul caso Google contro Cina, si apre in Italia un nuovo fronte di conflitto tra potere dello stato e libertà sulla rete. Il primo ministro Silvio Berlusconi sta portando avanti nuove misure di legge che darebbero allo stato il controllo sull’attività di pubblicazione di video on line e costringerebbero coloro che lo fanno in modo regolare a fornirsi di una licenza rilasciata dal Ministero delle comunicazioni)

Tutto il pezzo qui (segnalato da Luca Conti, intervistato nel pezzo)

Con questa storia del decreto Romani, che di fatto mette il bavaglio a chi voglia esprimersi su YouTube o altra piattaforma video, ci siamo guadagnati, come dice il magazine americano, il secondo posto dietro la Cina in quanto a voglia di mettere le mani sulla libertà di impresa e su quella di espressione degli italiani.

(dal blog di Vittorio Zambardino)

Ricapitolando (il governo e la rete)

da Piovono Rane

Con fantasia comunicativa degna dei radicali anni Settanta, Enzo Di Frenna e Claudio Messora stanno preparando un evento per far sapere in giro – e anche al di fuori dei nostri confini – che qui in Italia si stanno facendo leggi sulla Rete davvero bruttarelle.

A proposito di questo, ricordo che – tralasciando i disegni di legge più tragicomici e la nuova tassa sul digitale – al momento ci sono quattro spade di Damocle che pendono sulla libertà della Rete italiana:
1. il decreto Romani ammazza video (la discussione inizia in questi giorni);
2. il rinnovo del decreto Pisanu ammazza-WiFi che è stato inserito nella legge Milleproproghe e che quindi verrà votato presto;
3. il paventato “codice di autoregolamentazione” tra governo e corporation inventato da Maroni dopo il caso Tartaglia;
4. il ddl Alfano ammazza-blog rinviato lo scorso luglio e che il ministro della Giustizia ha appena ripescato dal cappello: e c’è da scommetterci che lo rimetteranno in calendario appena sistemate le leggi ad personam per il Cav.