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Les Miserables

Centri d’identidicazione ed espulsione, carceri (per chi sopravvive) o ospedali psichiatrici giudiziari, la situazione è ugualmente disastrosa. La pena di morte ancora ci manca, ma troviamo il modo di aggirare il problema.

Che roba

da Sursum Corda

Dico, ma avete avuto modo di leggere questa lettera indirizzata a Berlusconi da parte di Gioele Magaldi, massone del Grande Oriente d’Italia Democratico? Ci sono scritte cose tipo:

Non starò a ricordarTi che l’iniziazione massonica – quale tu avesti il privilegio di ottenere direttamente dal Gran Maestro “Emerito” Giordano Gamberini alla fine degli anni settanta, a Roma, alla presenza del Fratello Licio Gelli e di diversi tuoi amici già Fratelli Piduisti – è indelebile, una volta conferita

oppure

caro Fratello Silvio, gliele vogliamo svelare o no un po’ di cosucce sul “Berlusconi Occulto” a tutti quei politici, servitori dello Stato, faccendieri e giornalisti che, da qualche tempo, consultano quotidianamente (e persino di ora in ora) il sito http://www.grandeoriente-democratico.com , in attesa (o nell’aspettativa terrorizzata…) di rivelazioni gustose sul back-office del Potere italiota?

Con tanto di consigli e avvertenze finali.
Ma la notizia delle notizie è che, grazie a questa lettera, abbiamo scoperto chi vuole lanciare il ticket Vendola-Marino:

Personalmente, se debbo dire la mia su quale candidato proporrei/voterei alle eventuali primarie: parlerei di un ticket  NICHI VENDOLA e IGNAZIO MARINO. Come candidati PREMIER (VENDOLA) e VICE-PREMIER (MARINO). Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: non si tratta di Fratelli Massoni, ma semplicemente di un “ticket” ben assortito, dotato di adeguato carisma e di una immagine di freschezza e novità unita a solidità intellettuale e politica.
Tornerò/torneremo su questa proposta: ne faremo un “tormentone”, sappiatelo.

Ottimo.

Riconoscete la mano?

dal blog di Ivan Scalfarotto

Dato che di buone notizie ce n’è poche, quando succede qualcosa di buono conviene celebrare la cosa adeguatamente. Qualche giorno fa il Senato ha approvato – udite udite: all’unanimità! – un emendamento al DDL “Gelmini” con il quale si introduce il principio della “peer review” (la valutazione tra pari) per l’assegnazione dei fondi per la ricerca. In pratica a decidere chi merita i fondi saranno gli stessi studiosi, con una partecipazione almeno per un terzo di ricercatori stranieri, con buona pace delle baronie e dei nepotismi. E’ così che si fa in tutto il mondo e così si comincerà a fare anche in Italia. Nota finale, di cui non c’è forse nemmeno bisogno: l’autore dell’emendamento è Ignazio Marino.

Arrivati alla Fini

Cesare ha deciso, accontentando i suoi scodinzolanti cagnolini. I finiani sono riusciti a farsi cacciare. A destra come a sinistra, il dissenso non è apprezzato, anche a costo di mettere a rischio la maggioranza. D’altronde, ci siamo abituati: bentornati nella Prima Repubblica.

[UPDATE: Politicaduepuntozero fa notare come i finiani potrebbero adesso far valere un consenso acquisito grazie all'esemplare modello comunicativo applicato alla socialsfera. Dalla nostra parte, invece, muore RED TV, nel silenzio di D'Alema]

Qui si riforma la RAI o si muore

La riforma della RAI è necessaria e non più procrastinabile. Il servizio pubblico è allo sfascio e non possiamo assistere inermi ad un disastro che ci si presenta davanti agli occhi ogni giorno quando accendiamo la televisione. La proposta di legge che il PD ha elaborato va nella direzione di trasformare la RAI finalmente in un’azienda moderna con un amministratore delegato che faccia davvero il manager e che risponda in prima persona solo del suo operato e dei suoi risultati. Purtroppo la destra non ha alcun interesse a lavorare per il bene del paese creando un servizio pubblico efficiente e funzionale, in grado di proporre informazione e trasmissioni di qualità. Ciò che interessa al Governo, e in particolare al premier, è poter alzare il telefono e chiamare i direttori delle reti e dei telegiornali e imporre la sua versione dei fatti e della politica senza alcun tipo di dissenso né di imparzialità. Se le proposte del Partito Democratico non saranno prese in considerazione, l’unica altra azione possibile è chiedere a tutti i membri del CdA di dimettersi, denunciando con un gesto così forte l’impossibilità di lavorare correttamente

Ignazio Marino

Pd, con le tessere abbiamo ancora un problema

da Cambia l’Italia

C’è un problema con le tessere del Partito Democratico, e da queste parti lo andiamo dicendo da più di un anno. Sembra ieri che ci interrogavamo sulle modalità con cui si costruiva la base tesserata del Pd, specialmente su alcuni territori a rischio come la Campania e la Sicilia, sembra ieri che ci si domandava, come fece anche Roberto Saviano, chi erano tutti quei nuovi iscritti, da chi era formata la base di un partito che nella sola provincia di Caserta contava più iscritti di tutta la Lombardia o che in alcuni Comuni era in grado di vantare più tesserati alla vigilia delle primarie che votanti alle elezioni. Ne parlammo, con toni anche duri, molte volte, rivolgendoci anche al segretario democraticamente eletto di questo partito che non può essere “un ufficio di collocamento”.

Non è una battaglia di cui, a primarie passate eccetera, ci siamo dimenticati. E vale la pena ribadirlo come fa il senatore Ignazio Marino in questa lettera al Fatto Quotidiano replicando a un’inchiesta sullo strano crollo del Pd campano.

La lettera di Marino al Fatto Quotidiano del 19 giugno 2010 si può leggere qui (in pdf).

La bella stagione

Si attaccano i dipendenti privati (e la grammatica, nel video in alto).

Si attaccano gli statali.

Le amministrazioni locali aumentano le spese e le tasse, nonostante le solite promesse.

Il Governo fa affari con la Chiesa, sprecando soldi pubblici che potrebbero servire per chi ne ha veramente bisogno.

E noi, come PD, che si fa? Si lasciano le questioni sociali in mano ai preti, e via tutti a raccoglier Margherite.

4500 euro per un aborto e una donna che cade

di Ignazio Marino

4.500 euro. Tanto vale per la Regione Lombardia il figlio di una donna che rinuncia all’aborto. 250 euro al mese per 18 mesi e poi una pacca sulla spalla alla disperazione di chi quel figlio lo deve nutrire, vestire, riscaldare, mandare a scuola. Crescere. Un contratto a progetto di un anno e mezzo e poi via, nell’alto mare aperto, come quei ricercatori capitani di ventura di brunettiana memoria. Il requisito indispensabile per ottenere l’assegno è che vi siano problemi economici alla base della rinuncia alla maternità. E allora mi chiedo: quante coppie rinunciano alla maternità per problemi economici? Centinaia di migliaia. E non c’è di mezzo alcun aborto.

Semplicemente si vive in una condizione di precarietà strutturale e tale instabilità permea i rapporti di tante persone, incide sulla loro possibilità di acquistare una casa, compromette il pensiero del futuro. Su queste coppie che abortiscono il futuro peseranno presto, con le misure annunciate in Finanziaria dal Ministro Tremonti, tagli alla scuola, alla sanità e ai servizi di comuni e regioni che non guarderanno al portafoglio delle persone, ma avranno carattere universale. E pensiamo, quando parliamo di donne, che le famiglie si reggono su mogli, figlie, mamme e nonne che costituiscono e sempre più costituiranno il vero welfare italiano, se è vero che l’Italia spende per le politiche per la famiglia e l’infanzia meno della metà della media Ocse (1,1% del Pil contro il 2,5% della Francia ed il 3,2% della Germania).

E allora quella misura una tantum della Regione Lombardia sa più di elemosina ad una donna sola, magari una prostituta, una tossicodipendente, una vittima di violenza. Gesto nobile, senz’altro, ma chiamiamolo per quello che è. E ragioniamo sulle conseguenze. Come si sentirà quella donna dopo 18 mesi passati aggrappata al precipizio di un burrone con la speranza di una salvezza, quando la mano che la sostiene debolmente la lascerà di colpo tornare a cadere? In quanti saranno a cadere con lei?

Assemblea 2.0

dal blog di Ivan Scalfarotto

La prima cosa che ho pensato quando sono stato eletto vice presidente dell’Assemblea nazionale del PD è stata che avrei provato a lavorare per fare in modo che l’organismo non passasse definitivamente alla storia come un ente totalmente inutile. Rosy Bindi e Marina Sereni sono state assolutamente della medesima opinione e Pierluigi Bersani ci ha incoraggiati a lavorare in questa direzione. Di qui è nata l’idea di “Assemblea 2.0″ che ho potuto illustrare in chiusura dei lavori ieri pomeriggio. Questo è il video del mio intervento: vi terrò aggiornati sugli sviluppi.

[UPDATE 1: commenti all'assemblea si possono leggere anche qui, qui e qui]

[UPDATE 2: qui si può leggere invece l'intervento di Ignazio Marino, che accusa il PD di sembrare un partito conservatore]

La Corrente di Mario

Interrompiamo i propositi di campagna elettorale permanente per raccontare una storia. Da sonostorie:

Fu il mio amico Mario il primo a farmi il nome di Scalfarotto, nel 2005. Era l’epoca delle inedite Primarie del Centro-Sinistra, ovvero le “Primarie di Prodi”, come le definiva la stampa.

Mario mi parlò, con grande entusiasmo, dell’indipendente italiano che, da Londra, tentava la scalata all’Unione. Il mio amico discute spesso con passione di cose quali i film di Pedro Almodovar, i quadri di Jackson Pollock, i mocassini di Gucci. Mai, prima di allora,  l’avevo visto accendersi per la politica.

“Basta con questi qui, sono sempre gli stessi… Abbiamo bisogno di gente giovane, con idee nuove, come Ivan…” Diceva.

Mario, insomma, apparteneva a quel popolo del Centro-Sinistra, che già allora aveva subito tante di quelle delusioni dalla nostra stessa classe “digerente”che non digeriva più nulla. E dire che non avevamo ancora visto all’opera il magico governo dell’Unione …

Ma torniamo al 2005, a Mario. Il giorno dopo le Primarie, il mio amico non riusciva a crederci. Pazienza per Prodi e, forse, pure per Bertinotti, ma come si faceva a preferire Mastella a uno come Scalfarotto? Da allora, l’ho visto incupirsi ,giorno dopo giorno. Sfogliava Repubblica, la mattina, e scuoteva la testa amareggiato.

Nemmeno quando è nato il Partito Democratico, ci ha creduto sul serio: “Vedrai: uno come Veltroni quei vecchi pescecani lo sbraneranno pezzo dopo pezzo.”.   Aveva ragione.

A ottobre ho dovuto sudare le sette camicie per convincerlo a votare per Ignazio Marino, anzi per convincerlo a votare alle Primarie. “No, stavolta non ci vado.” Aveva tuonato dalla Francia, dove adesso lavora. “…Tanto poi sarà D’Alema a comandare, come sempre…”

Ma alla fine c’è andato. “L’ho fatto per te… Perché ci tenevi.” Ha bluffato, lui che vuole sempre apparire disincantato anche se ha un cuore grande così. Perché Mario è proprio uno di noi. Quelli che si appassionano, quelli che si incazzano e ci stanno male, ma che – alla fine – l’anima e il voto ce lo mettono sempre. E’ un fatto di civiltà.

E quando poi ha visto Ivan Scalfarotto, il “suo” Ivan, ricevere dal congresso l’incarico come vicepresidente del partito, non ci voleva quasi credere. Nei giorni seguenti, Ivan ha rilasciato una bellissima intervista, puntualmente inoltrata da Mario a mezzo mondo, allegata ad una mail accorata: “Ecco la persona adatta! Finalmente le idee giuste…Ma tanto lo fanno fuori, già lo so, lo faranno fuori…”.

Per fortuna, malgrado il cassandrismo di Mario, Ivan è ancora al suo posto e così tante altre belle persone che la mozione Marino ha messo in evidenza. Nel frattempo, purtroppo, il PD non ha fatto  passi in avanti, anzi.

Mario si è indignato, qualche mese fa, quando Enrico Letta, tra le righe, ha fatto capire che – forse – sul legittimo impedimento ci si poteva mettere d’accordo con la PdL. Si è vergognato per quello che accadeva in Puglia. Si è avvilito quando, dopo Rosarno, ha ascoltato dal nostro segretario solo parole di circostanza, a favore di microfono.

Però Mario una piccola speranza la coltiva ancora, grazie a Ivan.

Non ho avuto modo di sentirlo dopo Orvieto. Non so se sia contento della nascita di “Cambia l’Italia”,  l’associazione dedicata a mantenere vive le battaglie portate avanti da Marino nella corsa alla segreteria. La discussione corrente/area/pinco palla non credo che possa appassionare uno come Mario. Forse l’idea del druido Civatix della pozione magica, potrebbe piacergli di più. Ma non credo che sia il centro della questione.

A quelli come Mario, non interessano le alchimie politiche. Semplicemente, vorrebbero che il Partito Democratico, il loro partito, lottasse per i diritti civili, per l’ambiente, per una società più  aperta, per un paese che premi il merito e il coraggio. Vorrebbero un partito che si battesse, insomma, per le cose giuste.

Vi sembra un programma ambizioso? E’ il programma dell’unica corrente cui mi sento di aderire con convinzione, senza pregiudizi, senza remore, la corrente di Mario, la corrente di tutti noi democratici.