Archivi tag: mediaset

L’antiberlusconismo viene da lontano

da Piste

Quando eravamo bambini vivevamo gli spot pubblicitari con un vivo fastidio, qualcosa che a distanza di anni è difficile capire. Fatto è che gli spot erano veramente brutti, e le trasmissioni non erano ancora fatte apposta per farteli aspettare. All’inizio guardare un film interrotto da uno spot era veramente un’esperienza traumatica, come se mentre leggi un giornale qualcuno entrasse nella stanza e ti strappasse il foglio. Ti arrabbiavi sul serio. Odiavi. Molta gente ha iniziato a detestare Berlusconi per gli spot della Barbie infilati alla cacchio in mezzo al grande Mazinga; la corruzione, la mafia e la massoneria sono arrivate più tardi, e in fondo sono solo pretesti.

Facce di tolla

Piersilvio Berlusconi contro Sky: “Sono dei furboni, Mediaset rispetta le leggi”

Frequenze in conflitto

Con il passaggio alla tv digitale terrestre, la trasmissione dei canali televisivi occupa molto meno spazio nell’etere di quanto ne richiedessero le frequenze necessarie alla tv analogica e quindi lo spazio liberato si potrebbe riallocare per altri scopi. Anche con un asta: in Germania questa ha fruttato, si stima, circa tre miliardi. Ma mentre il ministero dell’Economia si arrovella su come trovare i soldi per la manovra di risanamento dei conti pubblici, a questi soldi nessuno pensa.

Ovviamente perché le frequenze devono restare a chi le occupa ora, in Italia. Altrove, in tutti i maggiori paesi, gli stati hanno lucrato il dividendo digitale. In Italia sono invece le aziende concessionarie, come Rai e Mediaset a lucrare un aumento dello spazio che possono utilizzare per mandare in onda i loro programmi e moltiplicare i canali. Solo una minima parte sarà assegnata a nuovi entranti. Da ricordare che, anzi, anni fa lo stato ha addirittura speso soldi per favorire la diffusione dei decoder. Era l’epoca in cui si doveva dimostrare che Retequattro non doveva andare sul satellite… E invece oggi non si trovano i soldi neppure per avviare la banda larga…

Si direbbe che, agli occhi del governo, tutto vada sacrificato in nome della prosperità delle aziende televisive esistenti in Italia.

Luca De Biase

Conflitto d’interessi

Una pratica dimostrazione

Cronache da un paese normale

Nel paese dove non esisteva la crisi, Gianni Letta chiede sacrifici duri.

Un paese dove, dopo le dimissioni di Scajola, il ministero che controlla la RAI è stato assunto ad interim direttamente dal proprietario di Mediaset.

Un paese dove il calendario scolastico si discute pensando a tutto meno che ai ragazzi.

Un paese dove si pensa di poter far approvare un decreto illiberale ma non si ha il coraggio di farlo apertamente. E allora si aspettano i mondiali, per poter parlar d’altro.

In un paese così, anche una regata può diventare una “fregata“.

Un imprenditore per l’Italia?

Si, ma che imprenditore? La classifica globale delle prestazioni etiche delle multinazionali vede Mediaset in posizione 571 (su 581).

D’altronde, per rendersene conto bastava leggere la lettera-racconto di una delle dipendenti fatte fuori dall’azienda:

Siamo arrabbiate, ferite, tradite da una azienda a cui abbiamo dato gran parte della nostra vita. Ma siamo anche orgogliose di noi. Pensavano di passarci sopra. Cederci in silenzio, farci sparire nella bruma di Cologno. Hanno sbagliato. Non ci facciamo calpestare. Abbiamo più dignità noi dei dirigenti che non se la sono sentita di dirci una parola dopo oltre venti anni di lavoro. Che ci hanno impacchettate e spedite via con un biglietto di sola andata senza neanche fare una gara d’appalto per la nostra cessione.

Ad familiam

Della serie “Gli dai un dito e ti fregano il braccio”: Perché non estendere l’impunità ai parenti del premier?

Effetti collaterali

Giglioli spiega i tre effetti (uno meno encomiabile dell’altro) del decreto Romani:

Il primo, vabbeh, è danneggiare Sky, in pratica l’unico attuale concorrente di Mediaset. E’ da più di un anno che la strategia va avanti: prima hanno speso una valanga di soldi pubblici per il digitale terrestre, poi hanno alzato le tasse sugli abbonamenti Sky, poi hanno portato via i canali satellitari Rai dalla piattaforma Sky, adesso gli riducono gli spot per legge ( presto ci sarà da divertirsi con il nuovo contratto di servizio). In un paese in cui il premier non fosse anche il proprietario di Mediaset, potremmo anche dire chissenefrega. In Italia fa schifo, perché è un’alterazione del mercato per favorire un concorrente (che è anche il capo del governo) contro un altro.

Il secondo è una cosa che potremmo chiamare conflitto d’interessi preventivo, ovvero portarsi avanti per schiacciare la concorrenza futura. Siccome, come ognuno sa, Mediaset si sta buttando sull’Iptv ispirandosi a Hulu, occorre ridurre il numero di video circolanti in Rete e prodotti dal basso, che possono costituire potenzialmente una significativa concorrenza sul Web alla Iptv di Mediaset. E’ il metodo Berlusconi: uccidere i potenziali nemici da piccoli. Di qui l’obbligo per chiunque faccia web tv – anche dalla soffitta di casa – di chiedere l’autorizzazione al ministero e di sottostare a una montagna di altri obblighi burocratici (ma non doveva essere il partito delle libertà, quello che ci liberava dai lacci e lacciuoli dello Stato?).

Il terzo è, banalmente, un corollario del minzolinismo, inteso come desiderio di controllo politico dell’informazione. Siccome sempre più cittadini – specie i più giovani – tendono a informarsi attraverso i contenuti di video e di testo che girano liquidamente dai blog ai social network, e tutto questo non è controllabile, bisogna disincentivare il più possibile la produzione e la circolazione di video indipendenti, sicché si impongono non solo registrazioni di testate, ma anche punizioni per eventuali violazioni di copyright e obblighi di rettifica. Tutto è tivù, per il governo.

Questo decreto fa tre volte schifo, è tre volte illiberale e tre volte in conflitto d’interessi. Ed è tre volte al servizio di un unico utilizzatore finale: il proprietario di Mediaset, controllore della Rai e capo del governo.

Shark tales

Il conflitto di interessi in comodi esempi: la tv “Cielo” (gruppo Sky) sul digitale terrestre viene bloccata dal governo, e sempre il governo abbassa per Sky al 12% il tetto di raccolta pubblicitaria.

Candidamente

Confalonieri intervistato da La Stampa:

Le leggi ad personam? Le fa per proteggersi.

Glielo dice a Berlusconi che i comunisti non ci sono più?
Glielo dico. Ma bisogna ammettere che è un ottimo argomento di vendita.

D’accordo, era pieno di sé, si sentiva migliore di quelli che vedeva intorno. Lui ha un naturale superiority complex. Si potrebbe dire che è un po’ bauscia.

Berlusconi non si vuol fare mettere sotto. Poi uno può dire: è populista, è peronista. Sarà vero. Ma non è antidemocratico.

Qualche balla la racconta, ma “pour enjoliver la verité”, abbellire la verità. I grandi venditori sono anche dei grandi cacciaballe..

Non avrebbe fatto quello che ha fatto se non fosse un po’ megalomane.

Il mausoleo lo fece fare quando la megalomania non era ancora al massimo.

Silvio sa essere eccessivo…

Se Berlusconi mi chiede una cosa contro l’interesse di Mediaset io non la faccio. Magari qualche volta la faccio, ma a modo mio.

Un sovrano illuminato, tipo Re Sole.

Trattare non gli piace. Gli riesce difficile prendere atto che la democrazia pone dei freni. Silvio è un uomo del fare. I freni gli danno fastidio.