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Sbarcare il lunario

Mentre la BBC aiuta a ragionare sui tagli (strumento che potrebbe essere utile pure al PD, quando fa ostruzionismo in Parlamento a favore degli enti lirici) gli effetti della crisi, oltre che sui lavoratori (richiamati all’essenziale da Sacconi), si riversano sulle amministrazioni locali e poi, di conseguenza, si sentono direttamente nelle tasche degli italiani: e così, nonostante i proclami del governo e dei maggiori TG nazionali, la pressione fiscale è aumentata dal 2008, portandoci oggi ad essere il quinto paese più tartassato d’Europa.

Ma non tutti possono permettersi di far cassa con le targhe automobilistiche sponsorizzate, come in California. Così, mentre Tremonti svende la Sardegna, a Messina (oltre a risparmiare sul cemento) ci si accontenta di una “dogana” per chi arriva in Sicilia e per chi va via.

Alemanno sfonderà con la sua macchina anche le banchine dello Stretto?

I soldi del ponte per la sicurezza dei territori

La rete Noponte da anni si oppone, in tutte le sedi e con i più vari mezzi (documentazione scientifica, dibattiti, campeggi, volantinaggi, manifestazioni sempre più partecipate) alla progettazione e realizzazione del cosiddetto manufatto stabile sullo stretto, per l’ingentissimo spreco di risorse che ha già inutilmente sperperato e ancor più sperpererà, per la devastazione ambientale e il dissesto idrogeologico che provocherà, per la sua inutilità sostanziale in un contesto trasportistico da quarto mondo .

La Rete Noponte si oppone a una delle tante scelte calate dall’alto grazie alla famigerata legge obiettivo che ignora i bisogni e i diritti dei territori per privilegiare opere faraoniche e grandi imprese come l’Impregilo o l’Astaldi, note più per le speculazioni finanziarie e le disavventure giudiziarie con i cantieri dell’alta velocità, la casa dello studente all’Aquila e i megainceneritori campani che per la celerità e la correttezza dei lavori. Da sempre il movimento no-ponte si batte perché si investa sulle cosiddette opere di prossimità, il risanamento delle colline delle coste e dei torrenti, il consolidamento antisismico del patrimonio edilizio esistente evitando nuove aggressioni speculative a un territorio
gia compromesso, il potenziamento e il rilancio del trasporto marittimo nello Stretto.

Oggi, dopo il tragico e annunciato disastro dell’ 1 ottobre e il rischio che possa di nuovo accadere anche in altre parti del nostro territorio, occorre invertire decisamente la rotta e porre con forza la necessità  di realizzare con gradualità ma con determinazione quello che ha detto, a caldo, anche il presidente Napolitano: non sprechiamo soldi per opere faraoniche (la chiara allusione era al ponte, visto che parlava dal Sud) ma investiamoli per il risanamento del territorio. Senza questa scelta netta continuerà il balbettio confuso sulle responsabilità, sulle scelte da fare, sui soldi da trovare, su dove e se ricostruire, aggravando la sofferenza e il disagio degli sfollati che hanno il sacrosanto diritto di tornare, presto e in sicurezza, dove hanno sempre vissuto.

Il governo invece persevera imperterrito: proprio in questi giorni ha stanziato 1,3 miliardi di euro per la progettazione esecutiva e le cosiddette opere compensative e la Regione Sicilia ha dichiarato che investirà  100 milioni di euro per la costruzione dell’opera. Una delle opere
compensative, la variante ferroviaria di Cannitello (Villa S. Giovanni), sarà inaugurata in pompa magna il 23 dicembre e gabellata come inizio dei lavori del Ponte. La rete siciliana e calabrese risponderà con una
grande manifestazione nazionale a Villa San Giovanni il 19 dicembre e con altre iniziative sul territorio.

La rete Noponte messinese indice pertanto a Torre Faro, a due mesi dall’alluvione, in un luogo simbolo minacciato dal megapilone del Ponte e lì dove oggi trovano accoglienza in strutture alberghiere buona parte degli abitanti delle zone alluvionate, una: Manifestazione nazionale a Messina MARTEDI’ 1 DICEMBRE ore 18.00 Torre Faro – Via Circuito (davanti Campeggio dello Stretto) per chiedere l’utilizzo del miliardo e trecento milioni di euro stanziato per il Ponte, per la messa in sicurezza dei nostri territori e, prioritariamente, per le aree alluvionate.

Diamo i numeri

Millimetri di pioggia caduti in quattro ore nel Messinese, il primo ottobre scorso: 230

Millimetri di pioggia caduti mediamente nel Messinese, in un anno: 893

Nell’Ennese: 695

Nel Trapanese: 452

Millimetri di pioggia caduti su Firenze, nell’alluvione del 1966, in 24 ore: 190

Euro previsti dal piano della Protezione civile per interventi nella zona di Giampilieri, dopo l’alluvione del 2007:  11.000.000

Effettivamente arrivati: 945.000

Euro chiesti dal Comune di Scaletta Zanclea, dopo l’alluvione del 2007: 20.000.000

Effettivamente arrivati: 500.000

Comuni a rischio idrogeologico della provincia di Messina: 91

Euro spesi dalla Regione Friuli per il software che consente al T9 dei telefonini di scrivere sms in friulano: 35.000

Euro spesi da Giampaolo Tarantini nell’estate 2008 in cocaina: 35.000

Euro pagati a Patrizia D’Addario per un’intervista alla tv turca Haberturk: 35.000

(GeryPalazzotto)

Messina non è stata un caso

Senta, facciamo una cosa, guardi che io martedì devo riferire. Lei mi prepari cortesemente tutte le carte, poi però mi dovete spiegare, che io non ci capisco niente di questa “declassificazione del rischio finalizzata a costruire”.

Sapete cosa ho firmato io? Ho firmato un decreto relativo a una delibera di giunta a seguito di uno studio portatomi, in base al quale ho declassificato il rischio di un’area del comune di Rosolini, dove un consigliere comunale deve farsi la casa. E’ sul letto di un torrente e io ho firmato il decreto per declassificare il rischio. Capite? chissà quanti ne firmo senza sapere, perché c’ho tanto di carte…

Raffaele Lombardo

La Sicilia non ha bisogno del ponte

Rita Borsellino scrive a il Politico:

La Sicilia piange i suoi morti. Quante volte abbiamo letto questa frase sui giornali. Generalmente riferita ai morti di mafia, alle stragi, alle vittime innocenti di fatti di sangue che tante, troppe volte, hanno riempito le colonne dei quotidiani. La storia si ripete ma il copione non cambia. Rimane la disgrazia, cui la Sicilia è fin troppo abituata, ma che non può essere un luogo comune, un fardello dietro cui nascondersi come un cane che si lecca le ferite. Stavolta la disgrazia è quella che ha travolto con un’ondata di fango i paesi della provincia di Messina e ha portato con sé case, uomini e donne, famiglie, ma anche speranze, frustrazioni, attese e rassegnazione. Una disgrazia annunciata. Figlia dell’abusivismo edilizio, della mancanza di controllo da parte delle amministrazioni deputate a farlo, di comuni che piuttosto che adeguare al rischio i piani regolatori e delocalizzare abitazioni e infrastrutture hanno avuto la mano leggera sulle concessioni edilizie per costruire laddove non si potrebbe e dovrebbe costruire. Un sistema perverso dietro il quale si nascondono interessi forti: il voto di scambio e poi la sanatoria alle costruzioni che non dovevano essere lì e che la natura con la sua forza ha spazzato via insieme a chi pensava di essere al sicuro.

La tragedia che ha colpito la provincia di Messina ha delle responsabilità ben precise. Responsabilità che meritano chiarezza. Perché tutti sapevano della situazione di questo territorio, i cittadini come le istituzioni e la Protezione civile. E nonostante le prime avvisaglie, il primo campanello di allarme risalente a due anni fa, tutto è rimasto fermo e il tempo è trascorso senza che nessuno muovesse un dito. Mi chiedo in che modo sono stati utilizzati i 200 milioni di euro, tra fondi statali ed europei, che negli ultimi dieci anni la Regione ha speso per fronteggiare il dissesto idrogeologico del territorio messinese.

Non basta più compiangersi e compiangere le vittime, dobbiamo aggiungere il dovere morale di fare della lotta all’abusivismo una priorità. E’ necessario che la politica faccia un passo indietro, abbandoni le beghe che stanno paralizzando la regione ai vari livelli amministrativi e affronti fin da subito l’emergenza. Con quel coraggio e quel senso di responsabilità che finora sono mancati.

Quanto accaduto a Messina e le emergenze che si registrano in altre aree dell’Isola dopo l’ondata di maltempo, poi, dimostrano che la Sicilia non ha bisogno del Ponte sullo Stretto. Serve, invece, concentrare le risorse in interventi capillari per rimettere in sesto un territorio gravemente dissestato sotto il profilo idrogeologico. In questa fase è importante attivarsi per aiutare con urgenza le famiglie colpite dalla tragedia, ma serve anche il giusto senso di responsabilità per abbandonare progetti inutili e faraonici, come giustamente suggerito dal presidente Giorgio Napolitano. Bisogna intervenire immediatamente per salvaguardare il territorio con interventi cantierabili piuttosto, che sperperare denaro sull’inutile investimento del Ponte di Messina, come sta accadendo con le risorse dei Fas.

Dubbi

Ma perché 6 soldati morti fanno rimandare una manifestazione e la catastrofe di Messina no?

Molto rumore per nulla

La famosa commedia shakespeariana non deve esser stata ambientata a Messina per caso.

Ponte sullo stretto? No, grazie!

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