Caro segretario,
In questi giorni e’ montata la polemica sulle modifiche allo statuto del Partito riguardanti lo svolgimento delle Primarie.
Sebbene sia nostra convinzione che alcune modifiche andassero fatte rispetto alle regole fin qui adottate, sebbene ci rendiamo conto che la linea sulle primarie dovesse subire un cambiamento, come conseguenza del risultato del Congresso, cio’ non toglie che le anticipazioni che leggiamo ci preoccupino notevolmente.
Le Primarie sono un metodo di partecipazione che caratterizza il Partito democratico in modo unico in Europa. C’e’ una identificazione chiara, da parte di iscritti e simpatizzanti, rispetto ad una occasione di prendere parte alle decisioni, anche politiche, rarissima e che e’ al contempo, formativa e consapevole.
Non ho bisogno di ricordarle che, in un momento pur delicato del partito, i simpatizzanti al PD hanno partecipato in modo inaspettato alle piu’ recenti primarie. Snaturarle nel metodo e nei principi e’ pericoloso e soprattutto significherebbe, una ulteriore perdita di identita’ del partito e il loro subordinamento, alle decisioni degli organi politici del Partito o di altri soggetti politici a noi alleati andrebbe a minare il rapporto di fiducia esistente tra iscritto e dirigenza.
La questione, caro Segretario, non e’ rispetto alle primarie di coalizione. Porre la necessita’ del 35% dei componenti dell’assemblea o del 20% degli iscritti per sostenere una candidatura diversa da quella decisa dal partito (comma 3), porre la necessita’ dei 3/5 dei voti dell’assemblea rispetto alla decisione di svolgere le primarie, nel caso non si facessero quelle di coalizione (comma 4), o la necessita’ del 30% dei voti rispetto a candidature diverse rispetto a quelle uscenti (comma 5) vuol dire ingessare il partito.
Allora, caro Segretario, la questione non e’ soltanto ideologica, ma di merito, rispetto alla volonta’ reale di rinnovamento. Le Primarie non sono un vezzo, cosi come queste modifiche allo statuto vorrebbero ridurle, sono un metodo democratico dal quale non si torna indietro: o si fanno o non si fanno e depotenziarle sarebbe una sconfitta per tutti coloro che hanno creduto a questo partito.
Chiediamo pertanto la rilettura dello statuto in chiave piu’ democratica e piu’ partecipativa nel rispetto delle minoranze di questo partito e nel rispetto soprattutto della promessa, incompiuta, che esso ancora rappresenta.
Se le modifiche dovessero restare tali e quali, sarà nostra prima preoccupazione contrastarle fino a che ci sarà possibile, con tutti i mezzi statutari previsti.
In ultimo, chiediamo una parola chiara e netta sull’attuazione del codice etico. Riteniamo questo, insieme alle Primarie, un elemento fondamentale per la trasparenza e per la credibilita’ del Partito Democratico.