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Al segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani

Caro segretario,

In questi giorni e’ montata la polemica sulle modifiche allo statuto del Partito riguardanti lo svolgimento delle Primarie.

Sebbene sia nostra convinzione che alcune modifiche andassero fatte rispetto alle regole fin qui adottate, sebbene ci rendiamo conto che la linea sulle primarie dovesse subire un cambiamento, come conseguenza del risultato del Congresso, cio’ non toglie che le anticipazioni che leggiamo ci preoccupino notevolmente.

Le Primarie sono un metodo di partecipazione che caratterizza il Partito democratico in modo unico in Europa. C’e’ una identificazione chiara, da parte di iscritti e simpatizzanti, rispetto ad una occasione di prendere parte alle decisioni, anche politiche, rarissima e che e’ al contempo, formativa e consapevole.

Non ho bisogno di ricordarle che, in un momento pur delicato del partito, i simpatizzanti al PD hanno partecipato in modo inaspettato alle piu’ recenti primarie. Snaturarle nel metodo e nei principi e’ pericoloso e soprattutto significherebbe, una ulteriore perdita di identita’ del partito e il loro subordinamento, alle decisioni degli organi politici del Partito o di altri soggetti politici a noi alleati andrebbe a minare il rapporto di fiducia esistente tra iscritto e dirigenza.

La questione, caro Segretario, non e’ rispetto alle primarie di coalizione. Porre la necessita’ del 35% dei componenti dell’assemblea o del 20% degli iscritti per sostenere una candidatura diversa da quella decisa dal partito (comma 3), porre la necessita’ dei 3/5 dei voti dell’assemblea rispetto alla decisione di svolgere le primarie, nel caso non si facessero quelle di coalizione (comma 4), o la necessita’ del 30% dei voti rispetto a candidature diverse rispetto a quelle uscenti (comma 5) vuol dire ingessare il partito.
Allora, caro Segretario, la questione non e’ soltanto ideologica, ma di merito, rispetto alla volonta’ reale di rinnovamento. Le Primarie non sono un vezzo, cosi come queste modifiche allo statuto vorrebbero ridurle, sono un metodo democratico dal quale non si torna indietro: o si fanno o non si fanno e depotenziarle sarebbe una sconfitta per tutti coloro che hanno creduto a questo partito.
Chiediamo pertanto la rilettura dello statuto in chiave piu’ democratica e piu’ partecipativa nel rispetto delle minoranze di questo partito e nel rispetto soprattutto della promessa, incompiuta, che esso ancora rappresenta.
Se le modifiche dovessero restare tali e quali, sarà nostra prima preoccupazione contrastarle fino a che ci sarà possibile, con tutti i mezzi statutari previsti.
In ultimo, chiediamo una parola chiara e netta sull’attuazione del codice etico. Riteniamo questo, insieme alle Primarie, un elemento fondamentale per la trasparenza e per la credibilita’ del Partito Democratico.

Le ultimarie: i passaggi chiave e la nostra protesta

da Ciwati

Salvatore Vassallo mi scrive, precisando nel dettaglio le ragioni della sua preoccupazione. Altri minimizzano, altri fanno notare che la maggioranza l’ha sempre pensata così (del resto, durante la campagna congressuale, ne avevo scritto diffusamente, prendendomi anche del polemico). Dico soltanto, commentando, che un Pd senza primarie (o, ancora peggio, con primarie controllate) non è più il Pd, è un’altra cosa. Non è più il partito degli elettori, nemmeno più tanto quello degli iscritti, ma è quello dei gruppi dirigenti (per carità, eletti, ci mancherebbe altro). Seguo dagli Usa con apprensione questo non-dibattito e vi chiedo di ragionare insieme sulla migliore forma di protesta, perché queste modifiche, così come sono, non passino.

Intanto i punti di Vassallo (di cui mi preoccupa soprattutto il secondo).

1.
Soppresso:
«Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione».
Effetto: Oggi le primarie sono la regola. Domani non lo sarebbero più.

2.
Aggiunto:
«Nelle primarie di coalizione, l’assemblea del PD del livello territoriale corrispondente, approva a maggioranza la candidatura sostenuta dal PD. Gli iscritti al PD possono avanzare e sostenere una diversa candidatura, qualora essa sia stata sottoscritta da almeno il trentacinque per cento dei componenti della medesima Assemblea del livello territoriale corrispondente, ovvero, da almeno il venti per cento degli iscritti nel relativo ambito territoriale».
Effetto: Oggi c’è, di fatto, un limite al numero di iscritti del Pd che possono candidarsi alle primarie di coalizione. Già questo è un vincolo forse eccessivo, fatto per evitare che ci sia una dispersione del voto. Ma questo vincolo impegna solo gli iscritti che vogliono candidarsi, non la libertà di voto di tutti gli altri. Domani ci sarebbe un candidato ufficiale unico del PD. Gli iscritti, per sostenere qualcun altro, dovrebbero farsi autorizzare dal gruppo dirigente.

3.
Aggiunto:
«Qualora non si svolgessero primarie di coalizione, la decisione di ricorrere a primarie di partito, oppure di utilizzare un diverso metodo per la scelta dei candidati comuni concordato con le altre forze alleate, deve essere approvata con il voto favorevole dei tre quinti dei componenti dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente».
Effetto: Oggi si può evitare di tenere le primarie solo se la scelta viene approvata dai tre quinti dell’assemblea, e solo nel caso in cui questo sia considerato indispensabile per raggiungere l’accordo di coalizione. Domani accadrebbe esattamente il contrario. Secondo la proposta Migliavacca, sarebbe necessaria una maggioranza qualificata dei tre quindi per richiederle. Le primarie da regola fondamentale diventerebbero eccezione.

[UPDATE: Intanto Marino ha risposto alla lettera aperta di Popolino. Si attende Franceschini.]

Gambero Rosso

Oggi Gramellini, aprendo il giornale, ha scoperto che le notizie son le stesse del 2002. Sarà per adeguarsi ai tempi che nel PD si sta andando decisi verso un ritorno al passato:  il 22 Maggio (giorno della finale di Champions, così i giornali avranno altro di cui parlare) l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico sarà chiamata a votare modifiche statutarie riguardanti le Primarie. Civati promette battaglia, Paolo Cosseddu scrive a Marino e Franceschini. Bersani, però, ha dalla sua quanto aveva scritto nella mozione:

(Il PD) Partecipa alle primarie di coalizione con un proprio rappresentante scelto da iscritti e organismi dirigenti

Ci si chiede quanti lo abbiano letto, e quanti lo avrebbero approvato, andando in fila ai gazebi, se avessero saputo di votare per non votare più.