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I giovani del Pd ci liberino da “Repubblica”

da The FrontPage

E’ dalla conclusione del compromesso storico (1979) che la sinistra italiana porta la croce di Repubblica. Da allora è stato un susseguirsi di esami, suggerimenti non richiesti, bocciature clamorose: dall’innamoramento di Scalfari per De Mita, al feroce antisocialismo degli anni ‘80, all’apologia mariosegnista dei primi ‘90, ai siluri contro Amato nel 2001, al sostegno a Rutelli prima e a Veltroni poi. Senza mai azzeccarne una. Repubblica è un manifesto di successo, senza però l’aristocratico distacco dal potere di Rossanda e dei suoi.

Il punto è: cosa dovrebbe fare il Pd per liberarsi da questo fastidioso moscone? Innanzitutto, non tirarsi indietro e rimandare la palla nel campo avversario, punto su punto. Lo ha fatto, purtroppo stancandosi presto, D’Alema nei giorni scorsi. Ci sono prese di posizione che aiutano a costruire l’identità più di tanti discorsi. Perché non mettere a punto una strategia di comunicazione che impegni i giovani leoni democratici in campo (Renzi, Serracchiani, Civati, Amendola) a rispondere giorno per giorno ai santoni di piazza Indipendenza?

Santoni che nel frattempo hanno fatto proseliti in video, egemonizzando con Dandini, Floris, Santoro la narrazione televisiva della sinistra. Una chiave comunicativa potrebbe coincidere nello sflilargli l’arma del nuovo, facendoli apparire come i cantori di un progressismo ormai del secolo scorso. Per fare tutto ciò, però, ci vorrebbe un giornale. L’Unità, ad esempio, qualora smettesse di scimmiottare indovinate chi?

La guerra dei browser

Ad aprile del 2008 la coalizione di Silvio Berlusconi ha avuto il 47% dei consensi, quella di Veltroni il 38. Esattamente un anno dopo, ad Aprile del 2009 il 47% del traffico internet europeo avveniva su Internet Explorer, il 38 su Firefox. A dicembre una legge europea ha garantito un maggiore pluralismo, e anche grazie a questo si osserva ad una discesa sempre più marcata del browser Microsoft. Per non prenderci troppo sul serio, abbiamo deciso dunque di paragonare i partiti italiani ai browser. Vediamo cosa ne viene fuori:

  • Internet Explorer è il trittico PDL+Lega, con un Bill-Berlusconi ricco e potente che sa ben sfruttare le sue posizioni dominanti, un Allen-Fini che da cofandatore dell’azienda prova poi a ripulirsi la coscienza andando altrove (ma mantenendo il suo pacchetto azionario) e un Ballmer-Bossi dai metodi poco convenzionali ma che si rivela poi essere il vero erede della ditta.
  • PD ed IDV sono invece sicuramente Firefox, browser libero e personalizzabile tramite svariati plugin, che in questo modo perde però la sua originaria leggerezza e diventa spesso più lento e pesante dei suoi diretti concorrenti.
  • La “volpe di fuoco”, tra l’altro, nasce dalle ceneri di un glorioso passato: Netscape è per Mozilla quello che PCI e sinistra DC sono per il PD.
  • IceWeasel, fork di Firefox per Gnu/Linux é il browser dei duri e puri del free software. Il browser perfetto per la sinistra extra-parlamentare.
  • Restando nel mondo Linux, Konqueror è un browser web che faceva anche da file manager e da visualizzatore di documenti ed è noto per la sua facilità nel “trasformismo” (la modifica dello user agent avviene dal menu principale). Ultimamente il progetto è stato spezzato in più parti. Il riferimento ai Radicali viene da sé.
  • Chrome è l’altra alternativa apparentemente libera e in forte crescita, ma che desta preoccupazione per il potere che stanno concentrando i suoi “proprietari”. Di certo è il browser dell’area movimentista e grillina.
  • Safari è il browser un po’ fighetto preinstallato sui Mac e sugli iPhone, e mantenuto da quegli utenti troppo pigri per installarne un altro e mettere in discussione le loro radicate convinzioni. Lo lasciamo all’UDC.
  • Opera è il browser rosso e innovativo che ha sempre anticipato i tempi ma non è mai riuscito a superare una certa soglia di consensi, se non a livello locale nel suo paese d’origine. Il parallelismo con Vendola è fin troppo facile.

E voi, che browser siete?

Porchi mondi

da Zabajone

La sonda Kepler scova 140 mondi simili al nostro. Dopo una superficiale osservazione è stato rilevato che:

In 139 mondi Fini è segretario del Pd

In nessun mondo Dell’Utri è incensurato

In 16 mondi è stato risolto il conflitto d’interessi: i beni del premier sono stati temporaneamente assegnati a Galeazzo Ciano

In 122 mondi Cosentino gioca nel Napoli e dice che Maradona è un trans

In tutti e 140 mondi Cassano gioca in nazionale

In 3 mondi Scajola sa chi gli ha comprato la casa: Babbo Natale

In 2 mondi è stata sconfitta la mafia: ha vinto la camorra ai rigori

In 70 mondi il Pd è all’opposizione. Negli altri 70 ha appena perso le elezioni

Fini comuni

Esultare insieme e vedere Gianfry attaccato da Il Giornale come “leader della congiura” non è un denominatore comune bastante a formare un governo. Servono idee. Serve un partito. Serve un segretario che sia presente. Serve passione. Serve un cambio di passo. E non bisogna mai fidarsi di quegli animali politici lì: lo sai come son fatti, prima ti illudono e poi scappano via col miglior offerente. A meno che stavolta non sia Berlusconi stesso a concedersi una caduta di governo, per non metter la sua firma su una manovra restrittiva e poter tornare presto più forte di prima… Oppure no, e resisterà con l’ennesimo colpo di coda?

La società dell’allegria

Fra la barzelletta di Berlusconi, il colmo del giornalista prezzolato, la farsa di Brancher e l’umana commedia di Dell’Utri, non si può dire che non siamo un paese allegro. E meno male che ci son loro, perché l’opposizione parlerebbe sempre e soltanto di cose noiose e tristi come la manovra fiscale.

E magari a lei fanno anche opposizione

Il programma della Draghetti, presidentessa della Provincia di Bologna in quota PD, è piaciuto così tanto al PdL che hanno deciso di applicarlo a L’Aquila, copincolladone spudoratamente intere parti.

Doppiezza leghista

di Carlo Lima, nel forum del circolo

Tre bordate contro le dichiarazioni di Calderoli sulle celebrazioni dell’Unità d’Italia nella trasmissione televisiva condotta da Lucia Annunziata “In 1/2 ora”.

Comincia la Cei, poi ItaliaFutura, termina IDV. Prese di posizione durissime e pesanti politicamente le prime due.

Non si può concedere un federalismo propedeutico alla dissoluzione dell’Italia. Che aspetta il PD a sollevare la questione dell’articolo 1 dello Statuto della Lega Nord?

La questione del divario tra Nord e Sud è un problema italiano e come tale va tematizzato e affrontato.

Non si tratta di ricacciare ai margini i leghisti ma di favorire un processo di evoluzione politica che Berlusconi e la Destra non sono in grado di realizzare. Bisogna offrire una sponda politica a quei leghisti che intendono migliorare l’Italia riorganizzandola su basi più solide contemporaneamente scacciando i fantasmi della secessione e della Padania, vera e propria astruseria storica.

Sul federalismo si può discutere con la Lega ma a patto che dica una parola definitiva sul separatismo. Senza questa irrinunciabile condizione nessun patto federale è possibile.

Buona Pasqua

Una festa così non può non dare fiducia: anche il PD ha speranza di resurrezione?

Differenze di metodo/3

Il rapporto del PdL con la rete è noto, stretto fra ignoranza e leggi restrittive. In fondo, loro utilizzano ancora massivamente il fax.

Il PD, tramite Maurizio Baruffi (consigliere comunale milanese candidato in Lombardia) propone invece  un progetto per il Wi-Fi libero.

Differenze di metodo/1

Il PdL in campagna elettorale propone un esecutivo snello, e poi arrivato al governo pian piano ha aggiunto ministeri e sottosegretariati fino ad arrivare, ad oggi, a 65 persone.

Il PD (tramite Civati) consigliere regionale lombardo, propone invece di dimezzarsi lo stipendio.