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Lei non sa chi sono io

da Popolino

- Permesso, scusi, si può…?
- Dice a me?
- Sì, scusi, vorrei passare.
- Per andare dove, di preciso?
- Di là.
- E perché?
- Ma niente, è che ero un po’ stufo, sa, di stare di qua, volevo vedere com’è dove sta lei.
- Se è per questo si fidi, non c’è niente da vedere.
- Ma sento dei rumori, mi arrivano degli odori… E non sono gradevoli, me lo lasci dire. Qui dove sto io l’aria ristagna, davvero vorrei cambiar posto, e siccome non posso andare indietro…
- … Vorrebbe venire davanti.
- Esatto. Me la fa questa cortesia? Grazie.
- Beh, no, un momento. Non è che posso farla passare così, all’improvviso!
- Ah no? E perché? E poi, come sarebbe all’improvviso? Guardi, lei non se ne sarà accorto ma io è da un pezzo che sto qui in attesa, sa?
- Eh… un pezzo… Sa da quanto ci sto io?
- Appunto, non le andrebbe di cambiar posto?
- No no, qui sono e qui sto, con tutta la fatica che ho fatto per arrivarci, ci mancherebbe cedessi il posto al primo che passa.
- Però le ripeto che io sono qui da un pezzo.
- Ma io non l’ho mai sentita, mai accorto di niente.
- Davvero? Strano perché vede, le ho bussato alla spalla, una volta stava per cadere e l’ho pure tenuta. Le ho parlato tante volte, ho anche urlato e spinto un po’, infatti avevo paura di aver esagerato…
- E infatti non si fanno ‘ste cose, lei mi ha proprio infastidito!
- Ah, ma allora si è accorto che c’ero! Non è vero che non mi sentiva.
- Boh, non saprei, comunque guardi, i problemi sono altri.
- Tipo?
- Non è importante chi sta avanti e chi indietro, afferra? L’importante è stare insieme.
- Però con lei davanti.
- Si capisce.
- E se stessimo affiancati? Insieme, come dice lei…
- Non se ne parla, non c’è abbastanza spazio.
- Ma guardi, sarebbe sufficiente che lei spostasse il Mercedes, c’è un posteggio giusto laggiù…
- Può darsi, ma a me piace star comodo, e poi ho le mie abitudini, non è che possono venire stravolte così, di colpo.
- Massimo rispetto per le sue abitudini, Dio le conservi, ma non crede che farmi stare qui dietro, in questo bugigattolo, sia un po’ ingiusto?
- E’ vero, è profondamente ingiusto che qualcuno sia costretto a stare in un… come l’ha chiamato?
- Bugigattolo.
- Ecco, in un bugigattolo. Dobbiamo costruire una società più giusta in cui tutti siano fuori dal coso, sì, dal bugigattolo.
- Bravo.
- Grazie.
- Quindi adesso mi fa passare?
- No, i tempi non sono maturi.
- E quando lo saranno?
- Beh, vorrà mica che io ponga un limite alla mia voglia di star davanti. Certo che lei ha delle belle pretese, lo sa?
- Capisco. Cioè, in effetti no, ma fa lo stesso.
- Bravo ragazzo.
- Non faccia il paternalista con me, almeno.
- Il mio è interesse genuino. Chi sta dietro rappresenta il nostro bene più prezioso.
- Abbastanza prezioso da farmi passare?
- Non si allarghi, giovanotto.
- E se, invece di chiederglielo, semplicemente le passassi davanti?
- Indubbiamente, chi sta dietro come lei, se vuole davvero venire davanti dovrebbe dimostrare la forza di spostarmi…
- Se lo dice lei. Allora, se posso…
- Che fa, spinge? Come si permette!
- Ma lei un momento fa mi ha detto che dovevo spostarla…
- Si fa per dire. E comunque si fidi, ci hanno provato altri: se sono qui davanti è perché ho resistito a certe pressioni che… vabbè, non le sto a dire. In sintesi, lei non ha alcuna possibilità.
- Sicuro?
- Anche fosse, la avviso: se mi passa davanti io tiro certi calci che le farò rimpiangere il bugigattolo. In ogni caso, se lei passasse davanti si tratterebbe di un atto di inaccettabile arrivismo.
- E il suo voler stare davanti a tutti costi non è egoismo?
- Assolutamente no, io sono qui grazie alle mie competenze.
- Se è per quello qualcosa la so fare pure io, non saremo tutti geni come lei che sta davanti, ma nel nostro piccolo…
- Frena, ragazzino. Comunque, mancherebbe l’esperienza.
- Capirà che, finchè davanti ci sta lei, mi è difficile fare esperienza.
- Io, alla sua età, stavo già qui davanti!
- Ah, vede? Quindi stava davanti anche senza esperienza!
- Ma erano altri tempi, un altro mondo.
- Ecco, appunto, un altro mondo. Sicuro che sia ancora il suo mondo?
- Finchè sto davanti, lo è.
- Lasciamo perdere. Piuttosto, si può mica fare qualcosa per l’odore?
- Quale odore? Non sento nessun odore.
- Come è possibile? C’è un tanfo soffocante.
- Non mi risulta.
- E quella molletta che ha sul naso?
- Quale molletta?
- Guardi, lasciamo perdere. Mi fa passare almeno per il tempo di dare una pulita? Ci dev’essere un topo morto, da qualche parte…
- Questo non è possibile. Dovrei lasciarla andare avanti, e le ho già spiegato i seri motivi per cui questo sarebbe fuori luogo. E se poi una volta davanti volesse restarci? E’ un rischio inaccettabile.
- Allora guardi, ecco lo spazzolone, dia una pulita lei.
- Non si può mica pulire così, all’improvviso, senza un criterio. Bisogna studiare il problema. Serve del tempo. Durante il quale, ovviamente, il mio posto sarà qui davanti, in prima linea per fronteggiare il problema. Non mi tiro indietro, io!
- Questo si era capito. Almeno mi dia una molletta!
- Mi spiace, questa era l’ultima. Ed è mia.

The Passion of the Mayor

Se siete un sindaco poco amato dalla gente, Popolino consiglia di non prender parte a rappresentazioni sceniche della Passione, soprattutto nel ruolo del ladrone:

Gli insulti sono insulti, un vociare indistinto dal tono minaccioso, e vabbè. Gli sputi sono sputi veri: lasciate perdere che dal punto in cui vi siete seduti, se siete un po’ miopi come il sottoscritto, non cogliereste la differenza. Fidatevi, volano certi lupini che ci andrebbe l’ombrello, ma i poveri bersagliati sono impegnati con la croce e non possono ripararsi da quella pioggia di saliva. I calci in culo sono proprio dannatissimi calci in culo.
Non è mera esigenza scenica – il verismo, appunto, e la spontaneità – è più sottile di così, e può saperlo solo un sordevolese. Se qualcuna tra le calcianti comparse ha qualche faccenda in sospeso con uno dei tre poveretti, quella è l’imperdibile occasione di pareggiare i conti nella totale impunità. In modo completamente legittimo, poiché lo dice il copione. Gesù, in qualche modo, è tutelato dal fatto stesso di essere colui che è. Ma per i ladroni è tutta un’altra faccenda. Un po’ per caso un po’ per divina provvidenza, di tanto in tanto capita che i due ruoli siano assegnati a individui poco amati dal popolo, quello vero, esattamente come quello recitante poco ama i personaggi che interpretano. Un paio di edizioni fa, ad esempio, era toccato all’allora sindaco di un Comune vicino: dell’idea di calarsi in quel ruolo si è pentito di certo, perché mai avrebbe creduto che la sua gente avesse tutta quella voglia di prenderlo a calci in culo. Leggenda vuole che sia arrivato in cima al monte senza mai toccare terra.
Verrebbe da prenderla a modello, questa cosa dei calci in culo. Intravvedo numerose possibil applicazioni.

Aprite questa porta

Cloppete Cloppete

Bravi, continuate così. Solo, non sentite galoppare alle vostre spalle? Siamo noi, siamo quegli altri, quelli di cui non vi curate mai. E stiamo arrivando.

Popolino

Brugole

da Popolino

3381504949_e55c092d1e_oDomenica, dalle 10 in avanti, all’Arena spettacoli (ma la location è ancora in via di definizione, diciamo), ci si trova alla Festa Democratica di Torino per parlare di una cosuccia da nulla a cui in questi giorni di discorsi su alleanze e sistemi elettorali nessuno sembra pensare: Vincere le elezioni, istruzioni per l’uso.
L’organizzazione è del forum sui nuovi linguaggi del Pd presieduto da Pippo Civati, e speriamo che per una volta le idee che verranno presentate trovino un pizzico di ascolto da parte del nostro segretario nazionale. Del resto, è stato proprio lui a proporre un prossimo, grande porta a porta, e anche se l’ha annunciato nel mese delle ferie e della distrazione è stato preso in parola. Tra i tanti che interverranno, infatti, consiglio di non perdersi Trevor Fitzgibbon.
Chi è? Niente, è solo il tizio che, con l’invenzione di MoveOn, è riuscito a radunare e motivare qualche centinaio di migliaia di ragazzi americani che, col loro porta a porta, hanno fatto vincere le elezioni a Obama.
Ci spiegherà come diavolo ha fatto, visto che nella appassionante diatriba tra partito solido e liquido, col sottofondo del tormentone del radicamento sul territorio, mentre discutiamo se sia meglio Facebook o il caro vecchio gazebo, da un pezzo sembriamo non sapere più come si fa a parlare con le persone, e a convincerle che noi potremmo essere migliori di quegli altri.
Tutta roba facile, insomma. Domenica proveremo almeno a chiarirci le idee a proposito del metodo: i cosiddetti attrezzi del mestiere. Poi si vedrà.

Cohousing

Una buona idea, purtroppo fallita: “gli italiani non sono culturalmente pronti a una condivisione così profonda”.

Raise and fall

Romolo_Augustolo_tremisse
Romolo Augusto fu l’ultimo imperatore romano: doveva essere un tipo piuttosto divertente, giusto un po’ stravagante, ma il destino aveva per lui altri piani che non comprendevano l’idea di passarlo alla Storia come un simpaticone. Questo perché i leghisti di allora, i germani, gli rovesciarono l’impero cogliendolo completamente di sorpresa. Quello della Pax Romana era un modello – oggi diremmo amministrativo – che si era deteriorato molto lentamente, nei secoli, così lentamente che quasi i suoi leader non se ne erano accorti.
Finché non fu troppo tardi: Augusto detto Augustolo (ovvero, Augusto il piccolo, tanto per distinguerlo da quell’altro di cui si serba ben più elevata memoria) non immaginava certo, quando hanno coronato la sua testa, che la Storia gli avrebbe riservato non il destino di un Grande con la G maiuscola, ma quello del liquidatore. L’ultimo chiuda la porta.
Avrebbe potuto evitarlo? Probabilmente no, erano in moto forze più grandi di quelle contrastabili da un semplice uomo.
Quando i germani bussano alla sua porta, lo trovano intento a giocare con le sue galline da compagnia, per nulla turbato da quanto sta capitando. Non esattamente un finale glorioso, non certo l’immagine del condottiero che muore in battaglia, e il cui sacrificio estremo riecheggia nei secoli come ispirazione per le generazioni a venire. Purtroppo per lui, era stato allevato con l’idea che l’impero fosse eterno, e mai avrebbe potuto credere di esserne l’ultimo capostipite illustre, o che davvero quei barbari così rozzi fossero una minaccia reale per lui, colto e raffinato cittadino di Roma.
Ascesa e caduta dell’impero romano. E galline.
E’ una metafora? E se sì, di cosa? Non lo so, mi sembra abbia numerose applicazioni. Qualsiasi riferimento a fatti e persone reali, eccetera.

Tutti contro tutti

Alemanno contro la Lega, La Russa contro i quaquaraquà, il pubblico del MJF contro la Moratti, il PdL contro Granata per minacciare Fini (che a sua volta si scaglia contro Verdini e Cosentino) mentre Berlusconi avverte che il “giocattolo” è suo. Non tutti sono segretari semplici, come Umberto:

Io sono un segretario semplice: se uno pianta casino penso che non gli interessa niente del federalismo né della Padania e lo mando via, non perdo tempo e non servono congressi perché l’incaricato sono io.

D’altronde, non tutti sono partiti da cani, e non tutti possono pretendere miliardi su miliardi al tavolo delle trattative.

Ma noi non ci curiamo dei loro guai e non ci fermiamo (se non in coda in autostrada). Noi andiamo oltre. Insieme.

Sior Grillo

Mentre Sonia Alfano litiga con Grillo e il Fatto ha l’ennesima caduta di stile maschilista, su Popolino compare una bella analisi del populismo a cinque stelle:

tapiroMentre il genere giornalistico “articolo sui casini interni del Pd” sta diventando stantio (per noia, non perché manchino ogni giorno nuovi episodi), se ne sta affermando uno completamente nuovo: quello sui casini interni dei grillini. Già nei giorni scorsi avevo segnalato un interessante articolopunto della situazione a pochi mesi dal forte risultato elettorale ottenuto alle regionali.
Ma non è questo il punto, ché davvero non mi sentirei a posto se facessi le pulci ai grillini, con quel che succede nel mio partito. Sarebbe una questione di pagliuzza e di trave.
Invece, preferisco interrogarmi sulla vocazione “tecnicista” dei movimenti lanciati da Grillo, in particolare ora che qualcuno di loro è finalmente dentro le fatidiche stanze del potere: una diffidenza per la politica intesa in senso ideologico – e di conseguenza non pratica, non concreta – per non parlare dell’ostilità verso gli interessi di casta, si è espressa, al netto di tutti i Vaffa Day, in liste di candidati, in programmi e proposte per il governo del Paese e dei territori. Quegli stessi programmi viaggiano sostanzialmente su due binari: uno è quello morale, e quindi no ai doppi incarichi, giù gli stipendi, via i privilegi, limite dei due mandati, e così via. L’altro è quello tecnico: difesa dell’ambiente, e quindi green economy, wi-fi gratuito, pannelli solari, rifiuti zero e altre cose onestamente interessanti. Continua a leggere

Coincidenze

Storia locale ma interessante, da Popolino:

coincidenzewA sinistra, la solita immagine (questa volta integrale) delle targhe appese fuori dalla palazzina di via Candelo 41. Dall’alto, nella medesima sede, l’Onorevole Roberto Simonetti, Presidente della Provincia di Biella; BG Marketing & Advertising di Barbara Greggio, compagna del presidente Simonetti; H&S di Paolo Vallino; Aimitis Design (di Valentina Frate); Marco Pichetto, consulente aziendale (presidente dell’Atl Biellese, Agenzia di accoglienza e di promozione turistica locale).

A destra, un particolare del listino espositori di Candelo in fiore. Immagine e promozione a cura di Barbara Greggio (compagna di Roberto Simonetti), Aimitis Design, BiellaImmagine e Paolo Vallino. Sul sito di BiellaImmagine, la presentazione dell’iniziativa (“in collaborazione con Barbara Greggio Marketing & Advertising”) con il pdf completo comprendente tra gli altri gli stemmi del Comune di Candelo (vicesindaco Mariella Biollino), della Provincia di Biella (presidente Roberto Simonetti, assessore a Turismo e Manifestazioni Mariella Biollino), e dell’Atl (presidente Marco Pichetto). Qui, il sito di Candelo in fiore, progettato da Aimitis Design e da Paolo Vallino.

Ps: ho cancellato i numeri di telefono per mio scrupolo, anche se in realtà nel documento originale sono presenti.

UPDATE: mi giunge un’interessante informazione aggiuntiva. Nell’immagine a destra, in basso, c’è il nome di Michela Guelpa: fidanzata di Giacomo Moscarola, consigliere comunale della Lega nonché membro dello staff del presidente Simonetti in Provincia.