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Conosciamo i candidati: Vasco Errani

La nostra rubrica sui candidati alle regionali prosegue con l’Emilia-Romagna, regione rossa per eccellenza, dove il presidente uscente chiede la riconferma per il terzo mandato.

Di seguito la biografia, dal suo sito:

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Ero straniero e mi avete accolto (Mt 25,35)

Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona, rivela in un’intervista al Giornale che lui non solo non toglierà il crocifisso, ma al posto della foto del Presidente della Repubblica metterà quella del Papa. Fortunatamente, qualcuno gli fa notare che in un’intervista analoga, tempo fa, aveva già detto di aver sostituito la stessa foto con quella di Pertini. Forse il Presidente socialista, che si era sempre dichiarato ateo, non va più bene per un “difensore della cristianità” come Tosi, già condannato per aver «diffuso idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico e incitato i pubblici amministratori competenti a commettere atti di discriminazione per motivi razziali ed etnici e conseguentemente creato un concreto turbamento alla coesistenza pacifica dei vari gruppi etnici nel contesto sociale al quale il messaggio era indirizzato.»

Non mi schiodo

di THEHAND

Mentre Malvino raccoglie le dichiarazioni dei cristiani di confessione non cattolica, favorevoli alla sentenza della corte europea, Filippo Facci nota che, a voler davvero applicare quei regolamenti di epoca fascista, oltre al crocifisso nelle aule bisognerebbe mettere la foto del presidente:

Anche la foto del Capo dello Stato dovrebbe troneggiare obbligatoriamente sui muri delle scuole, pure quella è prevista dai regi decreti del 1924 che regolamentano ancor oggi l’uso del crocifisso e che sono stati ripresi da varie disposizioni amministrative: ma il progressivo disuso dell’icona presidenziale – spesso maltrattata, deturpata da scritte o disegni, più spesso mancante – non accalora, non divide, all’apparenza non gliene frega niente a nessuno. Eppure, se può far discutere il significato di un crocifisso in un ufficio pubblico, quella foto appesa sul medesimo muro non dovrebbe prestarsi ad equivoci: è lo Stato nella sua forma più alta, la prima carica, il garante della Costituzione e via pompando. Tuttavia si scende sul piede di guerra per il crocifisso – che nella Costituzione o in Parlamento non c’è – e niente del genere accade per la foto via via scomparsa di chi la Costituzione dovrebbe garantire. Il Golgota infiamma più del Quirinale, e qualcosa vorrà pur dire.