Di tutta la vasta pubblicistica dedicata negli ultimi – cinque? dieci? venti? – anni alla cosiddetta “crisi della sinistra”, il libro di Jacopo Iacoboni (Profondo rosso, Einaudi) è uno dei pochissimi che non cede alla banalità storta ed errata secondo cui il problema della sinistra sia non essere abbastanza com’era una volta, bensì in realtà – specie per la sinistra italiana, in particolare quella cosiddetta radicale – il suo non essere come non è mai stata e come forse sarebbe più giusto che fosse. Un ragionamento forte al punto da apparire autoevidente e descritto badando molto alla pratica e poco alla teoria: fotografando nove fatti, nove storie, e ragionandoci su. Il libro ha il merito di centrare nove snodi fondamentali della questione: certo non gli unici, probabilmente i più gravi e lampanti. «La diffidenza per la meritocrazia, le ambiguità sulla violenza, l’antisemitismo a sinistra, il rapporto con altre religioni, per esempio l’islam; la possibilità della guerra per cambiare regime contro i tiranni; la sicurezza che da tabù finalmente infranto diventa un nuovo totem, pericolosamente conformista; i silenzi delle neofemministe di fronte alla violenza, anche mortale, sul corpo delle donne, da Ayaan Hirsi Ali a Hina Salem, fino alla giovane Neda, simbolo della violenza di Teheran. Temi di fronte ai quali bisognerà provare a essere di sinistra, senza la sinistra».
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