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Sènsa fì

da Giornalettismo

Umberto Zanetti, volto di Telepadania, proporrà ai suoi spettatori le versioni in bergamasco de L’Infinito, scritta da Giacomo Leopardi, e del primo canto dell’Inferno, dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. «Sènsa fì/Sta colina solinga la m’è cara, / come sta sèsa, che la me scond vià/ ona gran part de l’oltem orisònt» : questa la traduzione in dialetto dei primi versi dell’arcinota poesia del poeta di Recanati. Lo riporta l’ADNKronos: insieme al più noto capolavoro di Leopardi, saranno tradotte in bergamasco anche “Il sabato del villaggio”, “La quiete dopo la tempesta” e “Il passero solitario”. Nelle altre due puntate del ciclo bergamasco de “Le nostre lingue” saranno proposte al pubblico di Telepadania le traduzioni da Ugo Foscolo, “I Sepolcri” e del primo canto dell’Inferno, dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Per Roberto Fiorentini, direttore dell’emittente, “con queste nuove puntate, Telepadania vuol proseguire nella sua opera si riproposizione delle lingue madri del lombardo. Il bergamasco ricopre un ruolo centrale: sempre bistrattato dai benpensanti, è invece un idioma pieno di poesia e di splendide sfumature lessicali.” E, evidentemente, ideale per tradurre poesie di un poeta marchigiano, un patriota veneto e dal capolavoro di un fiorentino.

SPERIMENTAZIONI - Non è la prima volta che la trasmissione di Telepadania si avventura in traduzioni inconsuete. “Le nostre lingue” aveva già proposto il Vangelo in varesotto, nel periodo della scorsa quaresima. Per Fiorentini, in quel caso si trattava di “un’iniziativa che vuole anche valorizzare moltissime pubblicazioni in lingua regionale che si occupano dei testi sacri”. A febbraio, la trasmissione aveva dato rilevanza ad un inedito Umberto Bossi poeta, che aveva composto un ode all’Aeroporto di Malpensa: “Sacri sono i boschi / e i prati / e la nostra acqua / e i venti / e la neve. / Sacre sono le radici / e la nostra lingua. / Neanche tutti gli esseri del mondo / neanche il Papa / valgono come un ramo di nocciolo / o un cinguettio di un uccello”. E, sempre sotto Pasqua, la trasmissione aveva riproposto una vecchia Via Crucis di papa Giovanni  Paolo II, ovviamente ancora in dialetto: e in quel caso ancora Fiorentini dichiarava che si trattava “di un’operazione che vuol essere, in questo tempo ancora pasquale, un omaggio al pontefice di cui si ricorda in questo mese i cinque anni dalla scomparsa. Non solo: vuole anche dimostrare che la lingua regionale bene esprime i sentimenti religiosi anche quelli più intensi e profondi.”



Se incontriamo l’Algeria, tifano per loro?

Ok, le figuracce mondiali non riguardano solo lo sport. Ok, un’Italia multietnica come la nazionale tedesca ce la sogniamo. Ma non c’è bisogno di essere patrioti per giudicare ridicola e insignificante la posizione di sedicenti “separatisti” che tifano contro la loro nazionale, soprattutto se poi gli stessi leghisti disertano il Parlamento per correre davanti alla tv quando ci sono le partite.

Radio Padania: “Purtroppo gli immigrati conoscono la legge e non si lasciano trattare come noi vorremmo”

(dal blog di Daniele Sensi audio in calce al post)

Ogni volta che c’è da varare una vessazione in più che vada a colpire i migranti (per cercare di rendere loro la vita impossibile, giacché a scacciarli tutti non vi si riesce e a caricarli in massa sui carri bestiame si rischierebbe di insospettire gli osservatori internazionali), la Lega attacca col ritornello del “noi lavoriamo per un’integrazione che passa dalla condivisione dei valori iscritti nella nostra Carta costituzionale”. L’ultimo esempio, l’introduzione del permesso di soggiorno a punti. Un provvedimento che, a detta del ministro Maroni, non sarebbe improntato a tentazioni xenofobe, bensì ad un percorso di riconoscimento reciproco fatto di diritti e di doveri.

Peccato che quando si passa dalle arene istituzionali o televisive a spazi mediatici più ristretti e confidenziali -là dove non si tratta più di guadagnare consenso ma di rassicurare quello già conquistato- il discorso cambi. Ed allora dai migranti non si pretende più la conoscenza “delle regole civili del nostro paese”. O almeno non di quelle che possano tornare loro utili. Perché un migrante consapevole dei propri diritti rappresenta un intollerabile affronto, un insopportabile ostacolo ai progetti di pulizia di certi amministratori locali.

Incalzato dagli ascoltatori che si lamentano di come di immigrati, in Italia, ce ne siano ancora troppi, un conduttore di Radio Padania risponde proprio così, che quelli purtroppo conoscono i propri diritti e che “ad esempio, quando c’è un campo nomadi da sgomberare noi arriviamo lì, ma loro, chissà com’è, sanno che, se il terreno è di proprietà, per procedere con lo sgombero ci vorrebbe prima la richiesta del proprietario”. E dannazione a quei sindacati e a quelle associazioni cattoliche che li aiutano “informandoli esageratamente” sulle leggi in vigore.

Ascoltare per credere:

Ennesimo esempio del doppio linguaggio leghista, di quella tecnica della dissimulazione che il Carroccio è solito rimproverare ai musulmani ma che invero la Lega è la prima a praticare.