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Sardegna: Nucleare? No, grazie

Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?“. Questo è il quesito promosso da Sardigna Natzione, grazie al quale in ottobre potremo dire a Silvio dove se le può mettere le centrali e pure i siti di stoccaggio. Sicuramente la stragrande maggioranza dei sardi queste porcherie inutili – perché inutili sono – nel proprio territorio non le vuole, dato che abbiamo già abbastanza schifezze derivanti dall’industrializzazione pesante, dai poligoni militari e da cercatori d’oro australiani. Certo qualche fan dell’atomo c’è pure qui, sia a destra – lo è Piergiorgio Massidda, il senatore PDL mezzo dissidente – che a sinistra, con i mitici riformisti che non smettono mai di stupire (in negativo purtroppo). Ora il PD Sardo deve fare la sua parte, dando il suo contributo per portare quanta più gente possibile alle urne, magari utilizzando attivamente i circoli, in modo che la risposta alla domanda referendaria sia un solenne e gigantesco SI.

(Massimo Marini)

Un sorso d’acqua pura

Sarà l’afa, o l’appiccicaticcio che trasuda dalle intercettazioni, ma in questa estate gelatinosa si sentiva il bisogno di un sorso d’acqua pura. Quasi un milione e mezzo di italiani, ormai indotti a scansare come la peste i banchetti della firmocrazia, hanno apposto il loro autografo sotto la richiesta di referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Un record (neppure per il divorzio erano stati così numerosi), consumato nel sostanziale silenzio dei partiti e dei media, che all’argomento hanno riservato solo qualche tiepida polemica. Poiché si ripromette di cancellare una legge di sinistra e una di destra, la battaglia per l’acqua non ha eccitato le opposte tifoserie. E poiché nessuno l’ha «buttata in politica» (ci ha provato Di Pietro, ma è stato messo da parte), questa raccolta di firme è forse la scelta più politica che sia stata compiuta negli ultimi anni: difendere la natura pubblica di un bene essenziale, e farlo in un Paese che considera ciò che è pubblico una terra di nessuno, anziché un patrimonio di tutti.

A mettere in moto quel milione e mezzo di biro non è stato un esame ponderato dei pro e dei contro, ma uno slancio naturale, quasi un impulso atavico: l’acqua è vita, e non si privatizza la vita. Ai cinici sembrerà l’apoteosi del buonismo. Ma a noi, che cinici non siamo, e che veniamo da decenni in cui l’idea di bene comune si è progressivamente ridotta fino a coincidere con l’orticello del proprio clan, piace sperare che quest’alluvione di firme per «l’acqua di tutti» sia il preludio di un cambio di stagione.

Così oggi Gramellini. A noi resta constatare che il PD, pur lavorando in sordina per la raccolta firme, ha perso l’ennesima occasione per schierarsi chiaramente e creare “larghe intese” col proprio elettorato. Sarà per questo che alla fine i cittadini si auto-organizzano, e poi ci tocca rincorrerli comicamente.

[UPDATE: ovviamente dobbiamo sempre farci riconoscere, e Antonio Iannamorelli, del nostro partito, si sta schierando contro l'acqua pubblica. Potete invitarlo al campeggio di Andiamo Oltre, per un corso accelerato di democrazia?]

La fine degli stereotipi

Il multiculturalismo francese in crisi.

Il sistema di voto inglese in discussione.

La nazionale storicamente sempre più bella che concreta vince finalmente il suo primo mondiale

Pessimo l’arbitraggio inglese, ma loro i cartellini rossi vogliono metterli in Parlamento.

Dopo l’ennesimo vaticinio riuscito, però, adesso ridadeci il polpo.

Per l’acqua, per non annegare

Magari potevamo anche farcela. Con una svista, un golletto di coscia o un rigore dubbio, così come a volte proviamo a sgangarla con un emendamento, un ricorso, un grado aggiuntivo di giudizio oppure una legge ad personam.

Potevamo anche farcela e Quagliarella, ragazzo di Napoli partito dalla panchina, ci ha provato pure nel modo giusto, aggiungendo al suo talento l’orgoglio della fantasia e il coraggio delle lacrime.

So che non è corretto mescolare il calcio alla politica, e poi lo hanno fatto già un paio di ministri e qualche radio, però stavolta un parallelo ci sta.

Se questa nazionale ha avuto un pregio, infatti, è stato proprio quello di mostrarci in mondovisione la trama consumata di un vezzo tutto italico che non regge più. La nostra leggendaria arte d’arrangiarsi, medicina d’ogni errore, stavolta è stata travolta dai tempi, finendo addosso al muro della fortuna e della retorica del gruppo trascinandoci a forza fuori dal campo di gioco.

Se siamo uniti si diceva, vinciamo, però non è vero, perché uniti non siamo e anche se lo fossimo comunque non basterebbe. Perché per emergere ci vogliono idee ed umiltà certo, ma anche quella gioia del sacrificio, quel piacere di ascoltare ipotesi diverse che vaga smarrito nella monocultura del pensiero unico. Auguri a Cesare Prandelli, neo ct azzurro dunque, ma soprattutto a noi stessi, a questo paese stanco che spesso ha gli occhi impauriti del nostro giovane portiere in seconda. Ne abbiamo bisogno per provare a tuffarci e a parare, per uscire dai pali a testa alta cominciando magari dal referendum contro la privatizzazione dell’acqua, un bene molto più prezioso di quel bel gioco che abbiamo smarrito in Sudafrica.

(Maurizio Mattiuzza su Punto e Svirgola)

In California cambiano le primarie

da Estremo Occidente

E’ l’istituto più noto della politica americana dopo il presidenzialismo: le primarie per la nomination. Ora la California, eterno laboratorio di innovazioni, le spazza via con un referendum storico. E adotta una primaria sola, per tutti i candidati con o senza partito, quindi aperta a tutti gli elettori.

E’ una svolta che può fare scuola nel resto degli Stati Uniti, imprimendo cambiamenti profondi nella democrazia americana. E’ una “rivoluzione centrista”, in drastica controtendenza rispetto alla polarizzazione degli ultimi anni che favoriva le ali estreme dei due partiti.

I californiani hanno adottato con una maggioranza netta (54,2%) il referendum Proposition 14. Che abolisce dal 2011 le primarie di partito. L’anno prossimo entra in vigore il nuovo sistema della primaria unica. A quella consultazione potranno partecipare candidati democratici, repubblicani, o anche indipendenti, o infine affiliati a mini-partiti (in California ci sono i Verdi, per esempio).

I due candidati più votati alla primaria si sfideranno poi nell’elezione generale, a prescindere dalla loro appartenenza. Potranno esserci quindi duelli elettorali con solo due democratici in lizza, o due repubblicani. La nuova regola della primaria unica, non-partisan e aperta a tutti, si applica a qualsiasi tipo di elezione, cariche locali o nazionali. L’unica eccezione resta l’elezione del presidente degli Stati Uniti.

Canta vittoria Arnold Schwarzenegger, governatore in carica che a novembre conclude il suo secondo e ultimo mandato. Non è stato lui il primo sostenitore di questo referendum, nato da organizzazioni della società civile, però “Schwarzy” il post-ideologico lo ha cavalcato con entusiasmo.

“Cambierà il paesaggio politico – dice il governatore – finalmente il potere di scegliere torna agli elettori. Che premieranno il centro, il pragmatismo, la governabilità”. Schwarzenegger fa sua la tesi dei referendari. La Proposition 14 nasce per contrastare quella deriva radicale della politica, che molti imputano proprio al sistema delle primarie.

Finché le nomination avvengono all’interno dei partiti, in quelle consultazioni spesso chi si fa sentire meglio è la frangia più estremista, la più combattiva. Vedi il caso del Tea Party, il movimento della destra populista, anti-tasse e anti-Stato, che sta conquistando il partito repubblicano.

A sinistra, i sindacati e il movimento progressista Move.On sono impegnati in una battaglia contro Barack Obama, per imporgli alle elezioni di novembre dei candidati radicali.

Una conseguenza, visibile anche nel paesaggio delle tv (la Fox a destra, Msnbc a sinistra), è che le “due Americhe” sembrano due pianeti sempre più distanti, incapaci di parlare un linguaggio comune. E le intese bipartisan – che Obama ha cercato sulla riforma sanitaria o sulle nuove regole della finanza – diventano impossibili.

La primaria unica, secondo gli organizzatori della Proposition 14, cambierà tutto. Per vincere la nomination i candidati dovranno attirare subito gli elettori moderati, gli indipendenti, la fascia fluttuante e indecisa che di solito sta al centro.

E se una primaria dovesse selezionare due democratici (cosa plausibile in California), a maggior ragione all’elezione vera vincerà quello capace di fare il pieno tra gli elettori dell’altro partito. Quindi il più moderato.

Secondo il politologo Peter Schrag di Sacramento, “i politici dovranno imparare a parlare a tutti, non solo alle teste calde che dominano le primarie attuali”. Dan Schmur della University of Southern California sostiene che “tutto si giocherà sul 20% degli elettori indipendenti, quindi sarà una corsa verso il centro”.

Un vero sisma rispetto alla tendenza bipolare. Gli avversari della riforma si trovano soprattutto dentro gli apparati di partito. “Vincerà chi ha più fondi elettorali, sarà il trionfo del denaro e dei politici-miliardari” sostengono all’unisono John Burton e Ron Nehring, segretari del partito democratico e repubblicano in California.

Già una volta un referendum californiano segnò l’inizio di una rivoluzione politica: la Proposition 13 nel 1979 diede il via alla prima rivolta anti-tasse e al liberismo di Ronald Reagan. Ora il segno è diverso: la riscossa dei moderati.

Là dove c’era l’erba ora c’è una città

A Milano si sta pensando a una serie di quesiti referendari per l’ambiente e la mobilità sostenibile:

Referendum 1: ECOPASS E MOBILITA’ SOSTENIBILE
per l’estensione di: Ecopass, Metrò, piste ciclabili, aree pedonali

Per dimezzare il traffico, estendere l’Ecopass alla “cerchia ferroviaria”, escludere solo gli autovelicoli a emissioni zero dal pagamento di 5 euro al giorno (10 per trasporto merci); estendere le aree di sosta regolamentata; limitare il carico-scarico merci; mantenere gli impegni sulle linee 4 e 5 del Metrò e completare l’anello ferroviario; destinare i ricavi per: estendere aree pedonali, piste ciclabili (274km), corsie riservate, bus di quartiere, bike sharing (10.000 bici), car sharing (1.000 auto elettriche), secondo turno taxi, metrò fino all’1 e 30 di notte.

Referendum 2: EXPO
per impedire la cementificazione dell’area Expo

Perché l’area del parco Agroalimentare non sia edificabile neanche dopo lo svolgimento dell’Expo 2015.

Referendum 3: NAVIGLI
per riaprire i Navigli

Per riaprire l’intero sistema dei Navigli, oggi sepolti sotto le strade, partendo dal recupero della Darsena come porto di Milano. (da finanziare attraverso la cessione del patrimonio immobiliare non storico)

Referendum 4: ALBERI E VERDE PUBBLICO
per raddoppiare il verde pubblico e ridurre il consumo del suolo

Per raddoppiare il verde pubblico entro il 2015 (fino a 30 mq per abitante) e piantare 100.000 alberi all’anno; ridurre il consumo di suolo, escludendo la possibilità di assegnare nuovi diritti volumetrici e destinando a verde pubblico almeno il 50% delle grandi aree dismesse ed ex-ferroviarie (da finanziare attraverso sponsorizzazioni, oneri di urbanizzazione e mediante la tariffazione del consumo di risorse ambientali scarse; da realizzare anche con il coinvolgimento dei cittadini); vietare i parcheggi sotterranei che distruggono alberi;

Referendum 5: ENERGIA PULITA E EDILIZIA SOSTENIBILE
per: energia pulita, rottamazione edilizia, teleriscaldamento, efficienza energetica

Standard massimi di efficienza energetica per i nuovi immobili, “rottamazione edilizia” degli immobili non di qualità per sostituirli con edifici a basso impatto ambientale premiando gli investimenti nei sistemi energetici innovativi; stop al gasolio da riscaldamento entro il 2012, teleriscaldamento a 750.000 abitanti entro il 2015

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Glocal politic

È così che la democrazia sta cambiando sotto i nostri occhi. Il cittadino accorcia lo sguardo, infiammandosi soltanto per le questioni che lambiscono il suo quartiere. Ma nello stesso tempo lo allarga, fino a sentirsi parte dei destini di un marchio mondiale. E per la politica tradizionale, ancora aggrappata ai fantasmi delle ideologie, l’unico spazio che resta è qualche innocua litigata in tv.

Gramellini racconta un referendum amburghese sul posizionamento di un negozio Ikea, che ha avuto affluenza abbondantemente superiore a quella delle ultime elezioni europee.

La democrazia del televoto

Decisa la sigla PdL, gli elettori del centrodestra han potuto andare ai gazebi, in una “grande giornata di partecipazione”, per scegliere se la P stava per “Popolo” o per “Partito”. L’operazione dev’essere piaciuta, tanto che viene riproposta in Lombardia: i cittadini possono scegliere il nome del nuovo grattacielo della regione.

Non solo Italia

Scandalo negli Stati Uniti. Arnold Schwarzenegger deve al fisco 80mila dollari.

Ma non preoccupatevi. Il nostro 63esimo posto nella classifica globale sulla corruzione è ben saldo.

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La Svizzera si sveglia un po’ più razzista. Passa a sorpresa col 57% dei voti il referendum promosso dalla destra nazional-conservatrice che vieta la costruzione di minareti. Bocciato invece col 68,2% l’altro referendum, che avrebbe vietato l’esportazione di armi.

Ma noi non vogliamo esser da meno, e la Lega esulta chiedendo di mettere la croce sul tricolore.