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Curve pericolose

Ricattata dai tifosi laziali, la destra romana ha convinto l’allenatore della squadra alle dimissioni. Poi però l’accusa per la Polverini è stata quella di essere troppo vicina alla presidenza, Lotito, invisa agli ultras. La candidata ha allora ceduto candidando il fratello di Gabriele Sandri, il tifoso biancazzurro ucciso nel 2007. Ma tutto questo impegno pro-Lazio rischiava di offendere i tifosi romanisti, e allora ecco candidato anche Guido Zappavigna, ex Nar, leader storico della tifoseria ultrà fascista della Roma, già coinvolto nell’inchiesta sull’omicidio di Fausto e Iaio. Cosa non si fa per un pugno di voti…

Hard discount

Il video hard con la Mussolini è stato offerto a Palazzo Chigi per un milione di euro.

Secca la risposta del premier: “No, grazie, ho già i miei gratis”.

Scegliere la classe dirigente

Dal blog di Alessandro Gilioli:

Io sono tra quelli convinti che Marrazzo, se fosse semplicemente andato a transessuali, non avrebbe avuto l’obbligo di dimettersi: non mi pare abbia mai partecipato a “Family Day” e non mi risulta abbia mai preso posizioni contro la prostituzione o contro il mondo Lgbt (ma se l’avesse fatto, e mi sfugge, correggetemi).

Si deve tuttavia dimettere senza se e senza ma adesso, dopo essersi avvoltolato in un mare di bugie: raccontar balle per un politico dovrebbe essere molto più esiziale che andare a trans.

Ci sarebbero poi altre considerazioni a margine: ad esempio, non dimostra né senso etico né intelligenza uno che paga dei ricattatori, e li paga pure con degli assegni; sarebbe interessante sapere dove Marrazzo prendeva le “decine di migliaia” di euro che secondo i racconti usciti oggi distribuiva generosamente fra i trans della Cassia; e infine speriamo che tutta la vicenda della registrazione e del ricatto sia opera solo di quattro mascalzoni che volevano far soldi, e non sia un nuovo dossieraggio concepito e attuato per rafforzare la teoria del “così fan tutti” con forza portato avanti in questi mesi dall’entourage del Cavaliere.

Comunque, amen a Marrazzo.

Ora però bisogna che quanto accaduto faccia riflettere un po’ di più – anzi: tanto di più – sul problema più ampio e più grave dei criteri di scelta della classe dirigente, nel Pd e più in generale nell’opposizione.

Che meriti aveva Marrazzo quando è stato candidato alla regione Lazio? Nessuno, tranne quello di apparire in tivù, in una trasmissione peraltro inventata da altri.

Non sapeva nulla di gestione della cosa pubblica, né di politica in generale: era solo un volto catodico che nella logica veltroniana doveva essere acchiappavoti.

Lo è stata, per carità, ma col risultato di avere nel Lazio un governatore clientelare e mediocre, fino a questa penosa débâcle tra Brendone, Luane e Palomine negate contro ogni evidenza.

Non mi pare insomma la sua candidatura sia sia stata un gran successo, per il Pd.

Forse scegliere la propria classe dirigente su basi diverse (e far pulizia con la ramazza) dovrebbe essere il primo impegno per chi dalla settimana prossima – o poco dopo – dovrà ricostruire da zero il principale partito d’opposizione in Italia.