
Notare anche il lifting ad Antonello

Notare anche il lifting ad Antonello
Sono passati due anni dall’insediamento del Berlusconi IV. Per l’occasione il sito ufficiale del governo diffonde una “guida sintetica dei provvedimenti e delle iniziative realizzate [...] a partire dall’8 maggio 2008″. “Le attività concretamente avviate dall’Esecutivo in questi due anni – si legge – discendono direttamente dal programma elettorale” e sono divise nelle seguenti categorie:
che effettivamente rispecchiano quelle del programma che portò la coalizione alla vittoria.
Valutare il grado di realtà di quanto affermato dal governo è un’impresa titanica per una persona sola. Per questo chiedo il vostro aiuto. Ciascuno nel proprio settore di competenza, ciascuno per la parte – piccola o grande – che è in grado di coprire. Valutiamo tutti insieme quanto di ciò che il governo scrive corrisponde o può corrispondere al vero e quanto, invece, alla realtà nemmeno si avvicina. Al primo punto della prima categoria, ad esempio, figura l’affermazione:
Sottolineo: risolta. Nessun amico campano ha di che ridire?
Facciamo quello che dovrebbe fare l’opposizione: proviamo a ribattere punto per punto. Chissà che non si scoprano i veri punti deboli dell’attività del governo. E, magari, che qualcosa di buono è stato fatto per davvero. L’obiettivo? Ottenere un contro-documento che separi propaganda e promesse dai fatti.
Dite la vostra come commento a questo post o mandando una mail a fabiochiusi@yahoo.it.
L’opposizione siamo noi.
Pubblicato in Pd
Contrassegnato bilancio, governo, opposizione, risultati, valutazione
Ho alcune domande che mi frullano in testa, e riguardano ciò che è successo in queste elezioni regionali.dal blog di Federico D’Ambrosio
1- In Veneto le alleanze ci fanno perdere 6 punti per farne guadagnare 3 alla coalizione. Oltre al riempire la scheda di simboli ridicoli. E se andassimo sul serio da soli? Ricordatevi che se non avessimo preso su Di Pietro nel 2008 ora non starebbe a starnazzare e lanciare diktat. (forse qualcosa di giusto Veltroni l’aveva detto)
2- La lega non vince per via dei gazebo ma perché ha un messaggio più facile da trasmettere e perché, grazie al suo linguaggio, riesce a comportarsi da opposizione irresponsabile. E noi non vogliamo né avere il loro messaggio né il loro linguaggio.
3- Forse è ora di smetterla di candidare signori nessuno della “società civile”: se non abbiamo candidati (o anche se li abbiamo, per rinforzarli e metterli alla prova) apriamo le primarie. Al massimo finiremo per candidare qualche inetto e non sarebbe niente di nuovo. Altrimenti candideremo finalmente qualcuno in grado di entusiasmare.
3bis- Il Veneto non è in grado tuttora di formare una classe dirigente moderna, interessante e responsabile.
4- Non siamo in grado di parlare ad una regione. E, ve lo dico di persona, non siamo in grado di parlare ad un paio di generazioni. E non mi pare che nessuno sappia come uscirne.
da Metilparaben
Vogliamo fare un po’ un quadro dei 6 neoeletti/riconfermati Presidenti delle regioni Pdl/Lega? Dal Nord al Sud, ecco a voi la carrellata:
Roberto Cota, gladiatore della vita (quella nordica, si intende):
Sono per la difesa della vita e penso che la pillola abortiva debba essere somministrata quanto meno in regime di ricovero. [Domanda: "ma quindi quelle pillole che la Bresso aveva ordinato e che sono già arrivate in Piemonte, rimarranno nei magazzini?] Eh sì, per quanto potrò fare io sì.
Roberto Formigoni, l’imperatore eletto illegalmente, la cui storia parla per lui:
L’esperienza di Gioventù studentesca prima e di Comunione e Liberazione poi hanno rappresentato il terreno fertile su cui è germogliata la mia passione per la politica.
Luca Zaia, il pupillo di Bossi e il recordman di queste elezioni:
Mi sarò el Presidente de tuti; e par tuti me darò da far e tuti scoltarò!
[Sarà pure il Presidente di tutti, ma per esserlo la prima regola è farsi capire dalla gente. Si capisce bene, se il Presidente comunica con i suoi cittadini in veneto, chi ne rimane fuori]
La Presidente più discussa su questo blog, Renata Polverini, che mette subito le mani avanti alla maniera destrorsa:
Quando sarò presidente della Regione Lazio non ci saranno né spinelli in vendita nelle farmacie [spinelli nelle farmacie?!], né stupefacenti distribuiti su prescrizione medica.
Stefano Caldoro, inarrivabile per le qualità del suo primo sostenitore, Nicola Cosentino:
Una svolta storica che ci carica di una pesante responsabilità in una regione che fino a poco tempo fa era considerata un feudo rosso e dove era impossibile l’alternanza. Ora tocca mettersi al lavoro.
[Sono solo io, o il "tocca mettersi al lavoro" di Cosentino inquieta alquanto?]
Allora finiamo in bellezza con la Calabria di Giuseppe Scopelliti. Quando dico bellezza, intendo proprio bellezza, quella della sua candidata “velina” Italia Caruso:
Ragazzi, non c’è che dire: si apre per le nostre regioni un periodo di progresso e prosperità.
Siamo proprio in buone mani.
da iMille.org

La redazione del blog apre i microfoni agli ascoltatori dopo i risultati elettorali. Ecco le prime risposte arrivate da amici e collaboratori alla leniniana domanda “e mo’ che famo?”. Aggiungete le vostre risposte nei commenti e contribuite al progresso civile e morale del paese!!!
1 – Lasciare stare: dedicarsi all’arte, alla gastronomia, allo sport, alla botanica, alla musica, ai viaggi, alla contemplazione, al lavoro, all’amore, al sesso, alla meditazione, all’ippica, al diventare ricchi, ad aiutare prossimo, a qualsiasi cosa. Whatever works, purché non si parli di politica.
2 - Infiltrarsi: se non puoi batterli unisciti a loro. Chi se la sente si faccia prete, vescovo, cardinale e provi a diventare papa. Noi lo appoggeremo dall’esterno.
3 - Emigrare: già fatto, ma non funziona, l’Italia non la lasci mai, o è lei che non lascia te.
4 - Comprarsi Mediaset: e poi vediamo se le televisioni non contano. Mi sa però che non abbiamo i soldi.
5 - Sedersi sulla riva del fiume ed aspettare che etc. etc. lo stiamo già facendo, ma non stiamo seduti tanto comodi.
6 - Fare ammuina, magari credono che siamo di più (in alternativa, fare la faccia feroce).
7 - Illudersi che abbiamo ridotto le distanze della metà.
8 - Piangere e disperarsi, senza reprimere le nostre emozioni.
9 - Accampare scuse: l’invasione delle cavallette ha provocato una emorragia imprevista del voto nei piccoli centri, il segretario regionale era rimasto chiuso nell’autolavaggio e non ha potuto fare campagna elettorale, pioveva e poi è uscito il sole, i bambini con la varicella, un’unghia incarnita, il decoder, il decoder!!!
10 – Aprire un serio dibattito interno che … partendo dalle ragioni della sconfitta …. possa porre le basi, …. senza mettere in discussione la leadership … ma interpretando il riformismo in materia avanzata… (ad libitum)
di Emidio Picariello Eugenio Angelillo all’interno del nostro circolo
Incuriosito da qualche risultato elettorale sorprendente, ho provato ad analizzare il rapporto tra voto comunale e voto regionale nelle regioni dove c’e’ stato l’exploit della Lega. L’analisi non e’ certo facile poiche’ inficiata dalle mille liste civiche presenti soprattutto nei comuni piccoli, tuttavia per quelli sopra i 15mila abitanti diventa piu’ agevole poiche’ quasi ovunque si presentano i partiti nazionali. L’analisi a mio parere risulta particolarmente valida per la Lombardia, che ha portato al voto un discreto numero di grossi centri, di cui ben 3 capoluoghi di provincia, e ben distribuiti geograficamente. Meno significativa invece per Veneto e Piemonte causa lo scarso numero di grossi centri al voto, sebbene le dinamiche elettorali di Venezia risultino abbastanza in linea con l’analisi.
Ho dunque raccolto i voti di PDL, PD e Lega in questi comuni sia per le elezioni comunali che per quelle regionali e ne ho calcolato il rapporto Voti Regionali su Voti Comunali, in breve se questo rapporto e’ maggiore di 1 il partito e’ andato meglio alle regionali che alle comunali, se invece e’ inferiore a 1 e’ andata in maniera opposta.
Questi sono i risultati per
Lombardia 
Veneto

Piemonte 
Come si puo’ agevolmente vedere nel passaggio dal livello Regionale a quello Comunale e’ la Lega il partito che perde piu’ voti, circa il 13% in Piemonte e Lombardia, addirittura il 35% in Veneto, mentre paradossalmente e’ il PD il partito che piu’ si identifica con il territorio, trasportando tutti i voti conquistati dal Comune alla Regione e aggiungendone pochi altri.
Se ne puo’ dedurre a mio parere che il voto alla lega non e’ un voto territoriale, o identitario, ma un voto ideologico, su temi ben precisi quali sicurezza e immigrazione. L’altro lato della medaglia e’ che questi voti, non essendo identitari sono piu’ facilmente contendibili, se non altro a livello locale come mostrano bene Lecco e Lodi.
E qui sta la chiave per l’exit-strategy per il PD: rinnovare la sua classe dirigente partendo da coloro che sul territorio vincono e mangiano terreno alla Lega, fare emergere meritocraticamente queste persone a livello regionale e far partire da loro una rinnovata politica locale che vada a colpire i temi sui quali la Lega e’ divenuta partito d’opinione. Un percorso sicuramente lungo, ma fattibile, sicuramente piu’ dell’ingegneria elettorale cui tanti si stanno esercitando in queste ore.
da piovonorane
L’ho detto ieri sera e lo ripeto stamattina: non c’è niente a cui attaccarsi per forzare in qualche modo i dati elettorali e inventarsi “inversioni di tendenza” che non si sono ancora viste. Il centrosinistra ha perso, punto, fine. Se speravamo che una fetta del Paese si fosse svegliata dal torpore, dalla chiusura in se stessi e dalla rappresentazione di chi promette di guarire anche il cancro, beh, questa speranza è andata delusa.
Allo stesso tempo, però, sarebbe molto sbagliato trarre da questa sconfitta la conclusione dell’irreversibilità del berlusconismo e quindi farsi prendere dalla rassegnazione, dal “non c’è nulla da fare siamo un popolo di idioti”. E sarebbe ancora più sbagliato – scioccamente sbagliato – attribuire al cosiddetto antiberlusconismo questa sconfitta: come se le folle oceaniche davanti al duce in piazza Venezia fossero da attribuire a Pertini e Parri.
“Antiberlusconismo” in realtà vuol dire semplicemente rifiuto etico e morale per un certo modo di fare politica: quello della commistione violenta con l’affarismo, dell’assoluta mancanza di rispetto delle regole, delle bugie da imbonitore, delle leggi ad personam, del dominio assoluto di uno solo che eleva a ministri le sue veline, della rappresentazione che maschera la realtà e così via.
Questo cosiddetto “antiberlusconismo” è una scelta etica, in qualche modo prepolitica, ed è la condizione di partenza – non sufficiente, certo, ma necessaria – non solo per fare opposizione, ma anche per presentare e proporre qualcosa di radicalmente diverso. In Campania, invece, il bassolinismo faceva schifo uguale, e non so se io a Napoli avrei avuto il coraggio di andare a votare Pd. Nel Lazio mi ha trascinato Bonino, ma veniamo da un governatore dai mille affari, e pagarsi il sesso con i soldi pubblici è stato quello su cui l’hanno beccato.
Altro che antiberlusconismo: è proprio l’assenza di un’etica della politica che ha portato alla sconfitta in queste due regioni.
Tra l’altro sarebbe bene notare che ieri il berlusconismo, in quanto tale, non ha esattamente brillato: il 26,7 per cento a livello nazionale del Pdl è un brusco calo (dal 37,3 delle politiche 2008, ma anche dal 35,2 delle europee) ed è piuttosto lontano da quel 43,2 per cento brandito da Berlusconi giusto un anno fa, al congresso di fondazione. Metteteci pure che un punto lo ha perso per l’assenza nella provincia di Roma, ma il flop del Pdl in quanto tale resta. Non stiamo dunque parlando di un invincibile: stiamo parlando di un modello in decrescita – e salvato anche dall’invasione televisiva al fotofinish – al quale tuttavia non siamo ancora riusciti a contrapporci con nettezza, con un chiaro modello alternativo.
Ma si pensi, in questo, anche alla Lombardia. Dove da vent’anni il centrosinistra non ha il coraggio nemmeno di presentarsi e manda avanti mezze figure come i Diego Masi, i Fumagalli, i Ferrante, per beccarsi regolarmente una scoppola via l’altra. E ultimo il buon Penati, convinto che i voti alla Lega si sottraggano facendo i leghisti morbidi. Mentre se una speranza c’è al Nord è proprio quella di proporre il modello opposto alla chiusura in se stessi, l’obiettivo dell’innovazione, della ricerca, dell’internazionalizzazione, dell’aprire le finestre, delle università d’eccellenza, della meritocrazia come valore, altro che ronde padane.
“Antiberlusconismo” non è odio verso una persona, che tra l’altro io non odio affatto – figurarsi se spendo un sentimento così importante e faticoso per un ridicolo ometto di 74 anni. Antiberlusconismo è saper guardare oltre la claustrofobia del presente, è non farsi contagiare dall’immoralità della politica, è saper proporre un modello radicalmente diverso. Sono questi i semi di cui ho parlato nel post precedente. Che sta a noi fa crescere o no.
L’ho detto e lo ripeto: sono ottimista, come sempre.
Le analisi del voto – Rassegna “stampa”
Pubblichiamo i link di alcune fra le più interessanti analisi del day after:
-L’editoriale di Mario Calabresi, su La Stampa
-Le Mappe di Ilvo Diamanti, su La Repubblica
-Il fondo di Ezio Mauro, sempre su La Repubblica
-I post di Vittorio Zucconi su Tempo Reale, blog del direttore di Repubblica.it
-Il post sul blog di Concita De Gregorio, direttrice de L’Unità
-Le pagelle di Pierluigi Battista, su Il Corriere
-L’intervista a Matteo Renzi, sempre su Il Corriere
E poi ancora le riflessioni dei “nostri” Francesco Costa, Federico Russo e Ivan Scalfarotto, oltre ai commenti che trovate all’interno del nostro circolo.
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