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Un paese civile
Dedicato a quelli che “Obama è come Bush”
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I segreti indicibili della sindacalista
da Europa
Benvenuti nella nuova politica.
Vi ci porta una campionessa della società civile accolta con entusiasmo bipartisan. Appena qualcuno (Libero, non Europa che ha aperto il caso e non mollerà l’osso) ha rivolto a Renata Polverini una domanda che a Ballarò non le hanno mai fatto («È vero che il tesseramento dell’Ugl è gonfiato?»), lei ha risposto come mai s’era sentito fare né da un candidato nuovista né da un sindacalista: «Non intendo rispondere a queste domande nell’interesse dei lavoratori italiani, dovrei dire cose che non posso rivelare».
Alla faccia della trasparenza, ci si nasconde perfino dietro l’interesse dei lavoratori per giustificare una pratica che immaginiamo quali frutti darebbe, se applicata alla Regione Lazio.
La risposta della Polverini ci ha preoccupato, anche perché arrivava nello stesso giorno di una amichevole intervista di Epifani all’Unità, piena di carinerie verso la collega scesa in politica. Vuoi vedere che «le cose indicibili» della Polverini riguardano un malcostume che coinvolge tutto il mondo sindacale, anche per questo solidale con la collega? Per fortuna non è così. Per esempio la puntata di oggi dell’inchiesta di Europa si basa proprio sulla denuncia di altre confederazioni – comprese Cisl e Uil – rispetto al tesseramento Ugl. L’abbiamo chiamata «soluzione dieci per cento»: dieci iscritti veri diventano cento negli elenchi del sindacato “modernizzato” dalla Polverini. E così si spalancano, a danno di altri più rappresentativi, le porte dei consigli d’amministrazione di Cnel, Inps, Inpdap…
Si potrebbe dire: cose del passato. Non è molto rassicurante neanche il presente, però.
Per esempio ha il nome di Claudio Fazzone, forzista recordman delle preferenze nel Lazio, ras di Latina e in particolare di Fondi, l’uomo che è riuscito a difendere anche contro il Viminale quel consiglio comunale infiltrato dalla camorra. Con la Polverini diventerebbe assessore alla sanità: il lupo a guardia delle pecore. È la società civile d’ultima generazione.
Fegato spappolato
Ignazio Marino interviene in video sulla vicenda del Sant’Orsola.
Attendendo l’esito delle indagini, si aspettano ora le dichiarazioni del segretario del partito, tristemente chiamato in causa nella vicenda.
Alla faccia dei pazienti
Dalle intercettazioni pubblicate sul Corriere vien fuori una brutta storia di vendette trasversali:
CHIRURGO (C): «… Ti volevo raccontare una cosa, successa la settimana scorsa … dopo lo schieramento politico di Marino ».
GIUSEPPE (G): «Eh Eh». C: «Hanno fatto il volta faccia (…) in sostanza i vertici regionali, che come tu sai si sono schierati con Bersani, e quindi Marino non è più gradito qua … il mio direttore generale Cavina (Augusto Cavina dg del S.Orsola, ndr) lo ha chiamato dicendogli “sa…abbiamo difficoltà di sala operatoria, problemi di consiglio di facoltà, sa che c’è un centrodestra molto forte a Bologna”, pensa che cazzate che gli ha raccontato … io l’ho ascoltata la telefonata: insomma, conclusione, gli ha detto che al momento non se ne fa niente. E lui (Marino, ndr) m’ha detto: “ma allora adesso come faccio, io ho i miei pazienti da operare…”. Insomma lui è rimasto a piedi, non ha una sala operatoria, con i pazienti da operare. Allora mi ha detto: “Mi devi aiutare a trovare un’altra soluzione”. Io che cazzo di soluzione gli trovo, Giuseppe? Dove lo faccio operare, a casa mia? Non so come aiutarlo perché, capisci, ha fatto una scelta politica che lo ha messo in una certa luce con l’entourage di questa zona».
G: «Che tristezza».
C: «Eh, che tristezza, lo so però così è andata la storia. Ti ripeto, in realtà ufficialmente non è mai stato detto questo. Ufficialmente è stato detto che abbiamo problemi di sala operatoria, che le sale operatorie sono troppo piene che … insomma tutte cazzate, ovviamente, tutte minchiate …».
G: «A Siena potrei aiutarlo, ma Siena è come Bologna … E Pinna (direttore reparto trapianti, ndr), che dice?».
C: «Pinna ha detto che (Marino, ndr) ha fatto una mossa che gli ha tagliato le gambe, Bissoni (assessore regionale alla Sanità, ndr) era favorevolissimo all’operazione ».
G: «Ma come si può nella sanità italiana andare avanti?»
C: «Però è così, Giuseppe … questo è uno che, si potrà dire tutto, ma sicuramente il fegato lo sa trattare. Oh, e questi lo tagliano perché, capito?, per fare le vendette trasversali. (…) È un’assurdità che un chirurgo di quella portata non abbia una sala operatoria … che c’ha i malati che aspettano… Marino aveva in mano un contratto che doveva solo essere controfirmato. E si è fermato tutto».
G: «E se lo controfirmasse?»
C: «Marino me l’ha detto: se devo venire al S.Orsola che c’è una guerra nei miei confronti … io mi troverò un altro posto …Tra l’altro non chiedeva manco un cazzo di soldi: s’era fatto un contratto da 1.500 euro… tu calcola che ogni ritenzione epatica che faceva Marino, il S. Orsola intascava 25.000 euro e gliene dava 1.500…» (…)
G: «Renditi conto che qui siamo al paradosso … andare ad aiutare il Presidente della commissione d’inchiesta (sulla sanità pubblica, ndr), uno dei migliori chirurghi al mondo, a trovare una sala operatoria. (…) Io ne parlo con Ignazio, sarei per fare una rivoluzione … questo è uno scandalo nazionale».
Anno nuovo, vita nuova
Con la riforma sanitaria, gli Stati Uniti diventeranno una socialdemocrazia di modello europeo?
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Sotto l’albero il pacchetto sanità

Il senato americano ha approvato la riforma sanitaria. Se non è fatta, poco ci manca. Ora una sosta obbligata per le feste: secondo Politico sarà difficile avere la legge entro lo Stato dell’Unione, ma a quel punto l’accordo sarà comunque blindato. L’immagine più bella del voto di oggi è quella del democratico Robert Byrd. Novantaduenne senatore del West Virginia, Byrd è anziano e gravemente malato. Lungo queste settimane la sua presenza ai voti cruciali del senato è sempre stata in qualche modo incerta; a un certo punto qualche repubblicano non ha fatto mistero di sperare che muoia, così da compromettere il raggiungimento di quei determinanti sessanta voti.
Oggi Byrd è andato in aula a votare, accompagnato dai suoi colleghi che spingevano la sua carrozzina. Ogni volta che Byrd entra in aula sono sempre abbracci, sorrisi e ovazioni. Byrd ha ripagato tutti rompendo il rigido protocollo del senato al momento del voto. Chiamato dalla presidenza, invece di dire il canonico «Aye» (sì), ha detto:
«This is for my friend Ted Kennedy. Aye!»
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Piccoli passi
La Riforma obamiana della Sanità è passata alla Camera.
Discorso storico
Obama non arretra e anzi rilancia sulla Riforma della Sanità.
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