da Politica Pop
Offeso perché al festival c’è la canzone in napoletano e non quella in lombardo-veneto, il ministro Zaia chiede la par condicio della canzonetta. Vuole che siano assicurate “quote” per la musica padana, e intima: “All’Ariston non accada mai più quello che è successo quest’anno”.
Non è una boutade. Il ministro (candidato alla presidenza del Veneto) è serissimo, e così dichiarando conferma un andazzo che nel centrodestra italiano pare ormai consolidato.
C’è la Gelmini che fissa le quote per gli studenti stranieri nelle classi, c’è il Giornale che lancia la proposta di quote per gli immigrati quartiere per quartiere, c’è il leghista Salvini che vorrebbe quote garantite di autobus per soli italiani. E via andare.
Insomma, questa faccenda delle quote per il Pdl-Lega sta diventando una specie di ossessione.
Viene il sospetto che il tic delle quote, la mania di fare politica sommando e sottraendo a piacimento, serva ad esorcizzare lo spettro di una secessione mai scomparso dai sogni degli alfieri di Pontida.
Con il solo risultato di fare dell’Italia, Nord compreso, un paese ancora unito, ma di ghetto in ghetto.