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Renzo Bossi re delle Prealpi

di Michele Serra su L’Espresso

La successione dinastica decisa da Umberto rischia di creare attriti  con i fratelli e i cugini. Quasi inevitabile che le gelosie tra  Eridano, Padanio e Ticino  portino alla Guerra delle Due Canottiere

Renzo Bossi La soluzione dinastica decisa da Umberto Bossi (gli succederà il figlio Renzo) desta l’interesse di storici e politologi. La decisione di Bossi è giudicata legittima: l’ereditarietà delle cariche non esiste nelle democrazie europee, e dunque in Italia è perfettamente ammissibile. Piuttosto, preoccupa l’eventualità di guerre di successione scatenate dagli altri figli, che potrebbero anche non ricorrere ai metodi più indolori, come il fratricidio, e imboccare la via delle armi. L’Università di Pavia ha elaborato una serie di proiezioni poco prima che il nuovo rettore leghista la riconvertisse in un allevamento di dobermann.

2020 Il giovane Renzo succede al padre Umberto, nel frattempo divenuto Re delle Prealpi. Nella Reggia di Varzi viene cinto della Corona Stagionata, una preziosa treccia di salamini e trucioli di alluminio simbolo dell’economia padana. Pronuncia la storica frase “Dio me l’ha data, eppur si muove”, facendo sopprimere il vecchio tutore Tremonti che l’aveva corretto in pubblico. Al titolo di Re delle Prealpi, che gli va stretto, aggiunge quello di Geometra. Il cugino Padanio dichiara nulla la cerimonia e, a capo di un piccolo esercito di Suv, occupa la tangenziale di Varzi: è la scintilla della Prima Guerra di Successione, detta anche “guerra delle due Canottiere”.

2021 Con Renzo si schierano i Cobas del Latte (guidati dal condottiero Giovanni Senza Quote), i pescatori di pesci gatto e le famose “madri in nero”, che portano il lutto in memoria dei “recomparecidos”, figli e mariti ricomparsi dal nulla negli elenchi dei contribuenti. Dalla parte di Padanio, la movida di Bergamo e il concessionario della Hummer per la Lombardia. La lotta è impari, Padanio viene legato a una rotoballa e gettato in un roveto, Renzo regna incontrastato e vara una grande stagione di riforme: l’esilio dei Culattoni, il battesimo forzato per i musulmani, la riduzione dell’Iva sui divani fiorati. Stabilisce la sua sede nel più grande e sfarzoso capannone lungo la Paullese, un arredobagni, e riceve le delegazioni straniere immerso in una Jacuzzi piena di Campari soda. Nomina cardinale di Milano suo figlio Ticino, barman della discoteca “Pota Libre”, che introduce nel rito ambrosiano la lap-dance. //

2030 Decadenza del Regno di Renzo, le cui stravaganze (ha letto l’intero primo capitolo di un libro) sconcertano la Corte. Viene deposto da un ramo minore della famiglia, i Bossi Absburgo Lorena, dei quali nessuno aveva mai sentito parlare ma che compaiono nell’elenco del telefono di Pontedilegno a partire dal 2029, data nella quale il capostipite Alberto, tipografo, aveva cominciato a stampare elenchi del telefono. I Bossi Absburgo Lorena aboliscono la canottiera come indumento ufficiale di corte e introducono il gilet di terital. In segno di simpatia per i centri minori, stabiliscono la capitale a Milano, che dopo l’Expo e gli allagamenti conseguenti è decaduta a villaggio insalubre. 2037: campagna contro la malaria. 2045: bonifica delle paludi milanesi e ristrutturazione delle palafitte. 2068: introduzione dell’alfabeto bossiano, di sole cinque lettere, per facilitare la Grande Campagna di Rinascita Culturale.

2255 Il lungo regno dei Bossi Absburgo Lorena, che ha riportato il Nord ai livelli del 1300, ha termine. L’ultimo rampollo, Urk VIII, non lascia eredi. Avvolto di pelli di nutria e con il suo caratteristico elmo a sei corna, viene sepolto nel letto del Naviglio: emergono solo il naso e gli alluci. I sei figli illegittimi avuti dalla moglie Chantal durante i provini di “Xfactor Revival” (una gara di canti primitivi, con tamburo e gong) dividono il regno in sei parti, con regolamento condominiale. Nasce la Bossia-Erzegovina, in onore della escort russa Ludmilla Erzegova, fidanzata dei sei fratelli Bossi. L’invasione cinese del mese successivo riporta definitivamente in Italia l’elettricità, l’acqua potabile e la ruota.

Orgía en la Moncloa

Non è vero che voglio invadere l’isola di Malta

Mentre in campo pare voglia scendere anche l’altro pargolo di casa Bossi, riportiamo alcuni stralci della querela leghista contro il blogger satirico del post precedente:

“… in più momenti esecutivi del medesimo disegno criminoso, comunicando con più persone attraverso la rete internet (…) offendeva la reputazione di BOSSI Renzo (…) addebitandogli (…):

-affermazioni, surrettiziamente attribuite a BOSSI Renzo, tese a denigrare il Risorgimento italiano (per BOSSI Renzo “Mameli, Garibaldi, Cavour” sarebbero stati nomi senza senso, letteralmente gettati nella spazzatura della storia”) (…);

-affermazioni tese a descrivere BOSSI Renzo come persona priva di cultura (infatti, secondo l’indagato, BOSSI Renzo attribuirebbe il dipinto di Monna Lisa (ironicamente indicata come Mona Lisa) a Raffaello Sanzio, invece che a Leonardo Da Vinci) (…);

- affermazioni che, in modo evidentemente ironico e con valenza diffamatoria, riferiscono di un piano, ordito da BOSSI Renzo e dai Deputati BORGHEZIO Mario e SALVINI Mario (sic), quest’ultimo Parlamentare Europeo, di invasione dell’isola di Malta, a seguito dell’arrivo sulle coste italiane di un barcone di “terroristi” con a bordo salvagenti maltesi, aggiungendo che “Questi bastardi arrivano a scortare nelle nostre acque territoriali gommoni di terroristi arabi e sicuramente fanno parte di un piano perfidamente organizzato dai Comunisti e da La Repubblica” (…);

- affermazioni, rese in modo ironico e con valenza diffamatoria, che riferiscono della intenzione di BOSSI Renzo di costituire la “Chiesa Riformata Secessionista della Nazione Padana”, eleggendo come Papa il “Mago Otelma” (…);

- affermazioni rese in modo sia ironico e sia esplicitamente diffamatorio o calunnioso, con le quali si da conto di un progetto, ordito da BOSSI Renzo e da altri “giovani padani”, di far esplodere la Breccia di Porta Pia (…);

- affermazioni, poste all’interno di un capitolo denominato “Berlusconi l’è un ciula, grande gross e ciula”, quindi con offesa anche recata al Presidente del Consiglio dei Ministri e fatta apparire come proveniente dallo stesso BOSSI Renzo, con le quali si dà conto di un immaginario incontro di BOSSI Renzo, del Deputato BOSSI Umberto, come noto padre di BOSSI Renzo, e del Presidente del Consiglio BERLUSCONI Silvio, nel corso del quale quest’ultimo dice (avrebbe detto) “… lo sai quanto mi è costato mettermi in tasca tutta la stampa e quasi tutti i media d’Italia”, a valenza diffamatoria, perché reso in termini da far apparire lo stesso BOSSI Renzo come complice di progettualità istituzionalmente irrituali ed ambigue, comunque contrarie all’ordinamento democratico, perché tese al sostanziale controllo di tutta la stampa nazionale da parte dell’organizzazione politica denominata “Lega Nord” (…);

- affermazioni in termini oggettivamente diffamatori, che riferiscono di un asserito disprezzo di BOSSI Renzo per tutti i cittadini extracomunitari, corredate da inviti ad una sorta di guerra santa nei confronti dei predetti e dei cittadini turchi in particolare (…);

- apostrofando BOSSI Renzo con l’epiteto di “terrorista”, anche in relazione ad affermazioni rese sotto forma di racconto fantasioso contenute nell’articolo denominato “Daniela Santanché salva dai terroristi islamici la sirenetta di Copenaghen in Danimarca” (…).

Io, blogger denunciato da Renzo Bossi

da Agoravox Io blogger, denunciato da Renzo Bossi per aver esercitato il  diritto alla satira

In una giornata in cui si scatenava sulla Costa Azzurra una tempesta devastante con onde altissime, lanciate in corse sfrenate portandole a schiantarsi sulla Croisette di Cannes, sulla Promenade del Anglais di Nizza e sul porto di Menton e tra uno spiovazzo e l’altro immerso in una nube di salsedine ho ricevuto una raccomandata stropicciata e umidiccia dall’Italia, “le facteur” (il postino) me la porge, firmo, merci, e qualcosa mi dice che non sarebbe finita bene la giornata.

Incomincia così, per me italiano naturalizzato cittadino francese, con una banale raccomandata, un momento d’inquietudine che si alterna a paradossali scoppi di buonumore, scoppi che arrivano ogni volta che leggo i “capi di accusa”. Il mittente è la Digos e la denuncia è per diffamazione. Il querelante? Renzo Bossi. La causa?Aver pubblicato sul mio blog una serie di novelle, racconti a sfondo satirico, in cui narravo le avventure della giovane “trota”: il “Diario segreto di Renzo Bossi junior“.

Paradossalmente è come se l’Arma dei Carabinieri sporgesse denuncia perché si sente diffamata all’indirizzo di Collodi per aver fatto esclamare ai Carabinieri che arrestano Pinocchio: “venga con noi giovanotto!”, senza aver mai essi realmente spiccato un mandato di cattura o qualcosa del genere. Con l’aggravante di sbeffeggiarsi dell’arma agli occhi dell’infanzia e in tutte le lingue del pianeta (persino Zulu).

La mia è una parodia caricaturale della nostra realtà politica giocata attraverso una narrazione iperbolica cui non è affatto estranea la realtà della cronaca, anzi essa la ispira conta molto sulla maturità del lettore assiduo di blog. “Una delle funzioni principali della satira è quella di affrontare i problemi scomodi”, dice Michael Moore e continua “la satira presume che il pubblico abbia un cervello”.

La serie di novelle è anche depositata in libero Donwload presso il sito di condivisione Scribd, chi lo volesse puo scaricare il PDF anche andando direttamente sul Blog.
La narrazione letteraria delle “avventure-disavventure” di Renzo Bossi mi fu ispirata a suo tempo (un anno fa) dalla tragica cronaca quotidiana, cronaca in cui populismo, demagogia, razzismo e xenofobia s’impastano al peggiore revisionismo storico facendo emergere a tratti un vero e proprio nazi-fascismo, passando per la minaccia secessionista alle soglie delle celebrazioni per l’Unità d’Italia.

Potevo dimenticare di essere figlio di immigranti ed a mia volta immigrato in terra di Francia e assistere indifferente a quanto stravolgeva con una violenza inaudità l’identità del mio paese e la mia?

Avevo sette anni quando mio padre in Argentina mi insegno a disegnare e colorare la bandiera italiana in quanto di lì a poco si sarebbe rientrati a casa! Essendo io, prima di tutto, un’artista, un un pittore che intereagisce con la realtà attraverso l’uso creativo dell’immaginazione e dell’emozione, che cerco di sublimare e rilanciarla in termini di visione umanista, mi sento mosso da una fortissima passione etica e morale tanto che il mio stile è conosciuto come “metafisicaetica” e dentro cerco di metterci quella cosa brutta che risponde al nome di Filosofia…
Tornando a noi. Cercai una tecnica letteraria che mi permettesse di esprimere tutto il mio sdegno, la mia indignazione e trovai ispirazione nel leggendario quotidiano satirico francese “Le Canard Enchainé“, il resto venne di getto sotto l’impulso di una grande rabbia.
I blog pullulavano di fatti rivoltanti, tra i più sintomatici di un certo clima: il manifesto sulla leggittimità della tortura sugli immigrati in quanto atto di autodifesa, il gioca su facebook che invitava ad affondare i barconi degli immigrati, oppure del video passato su Canal+ in cui Borghezio dà istruzioni all’estrema destra nazi-fascista francese su come infiltrare e mimetizarsi attraverso le istanze “localiste”: ”prima i padani o prima gli italiani o prima i francesi”, fino ad arrivare al recente “assalto” al consolato marocchino di Milano sempre ad opera di Borghezio e della sua starnazzante isterica claque.
O ancora il “bianco natale” di Coccaglio o la distribuzione di saponette nei supermercati della Toscana, affinché la gente potesse lavarsi le mani dopo averle strette ad un immigrato, o dell’autobus “verde” di Milano in cui vengono caricati gli immigrati sorpresi senza biglietto per essere portati in Questura e poter procedere alla loro espulsione,e di li a poco abbandonati nel deserto libico a morire di sete e sfinimento, sempre se scampati ai pestaggi ed alle torture dei libici.
Fatti che ho equiparato in certi post ai crimini contro l’Umanità… Ma quello che mi lascia stupito è che sia bastato qualche “panettone” per trasformare i ghisa in cacciatori di teste. Un escalation che è giunta fino ai più recenti fatti di cronaca: da Adro alla rivolta degli sfruttati presi a fucilate a Rosarno.
Insomma uno stillicidio, decine, centinaia di episodi rivoltanti e spregevoli e un clima di linciaggio e caccia alle streghe che in nessun modo potevo condividere. Da qui la violenza surreale, grottesca, fredda e lucida, l’ironia caricaturale con cui ho messo nero su bianco attraverso l’iperbole non senza sarcasmo, la fredda anima di una minoranza che ha preso in ostaggio il paese per trascinarlo nel fango.

Nella denuncia che allego sono sottolineate tutte le frasi che avrebbeo leso l’onorabilità e la dignità di Renzo Bossi. Da un lato la denuncia gode di una certa approssimazione caratteristica del Carroccio, dall’altro mi si fa intendere velatamente che potrebbero querelarmi anche gli altri personaggi citati nei racconti a partire da Borghezio sino al Presidente del Consiglio o lo stesso Umberto Bossi che bontà sua non avrebbe mai detto certe cose di Silvio (quando ne ha dette di peggio tanto che il web abbonda di video che lo possono testimoniare), certo si tratta di reperti “archeologici” dell’antica in-cultura padana, prime pagine della Padania, audio, ecc… Oggi le cose stanno diversamente, c’è stato un gemellaggio.

Vivo la cosa come una intimidazione, pesante. Essi avrebbero indentificato un signor nessuno qualsiasi per dare la cosidetta “lezione esemplare” a un certo web irriverente, impertinente oltre misura. Suppongo che in sede civile o penale che sia, salterà fuori, come di consueto nella dinamica o nella patologia del trombone, il solito milione di euriiiii da destinare agli “orfanelli” o al fondo per le vedove dei “martiri” della Padania. Il terrorismo psicologico alla Ghedini ha fatto evidentemente scuola (lo so la voglia di scherzare non mi passa mai!).

In questa denuncia c’è anche l’avvenire di una parte della rete. Il fatto è che il Carroccio la ” battaglia di internet” l’ha persa e persa per persa ha poco spazio per altre alternative. Si deve azzittire il web con una certa brutalità esemplare perché la constatazione è sotto gli occhi di tutti, il controllo dei media ormai pressochè totale oltre che costoso, si rivela inutile per le future strategie politiche legate al proselitismo se non include la rete: i numeri parlano chiaro, la crescita del web è esponenziale e incontrollabile.
Infine trovo discutibile, ma lo si vedrà in sede di giustizia, l’arrogante disprezzo che si muove alla libera espressione delle idee e della creazione d’Arte. Perché di letteratura si sta parlando, politica certo ma letteratura. Un libro e non articoli, una produzione di fantasia, può darsi antipatica o impertinente ma tale da ricadere sotto una voce vitupera: la satira. La nostre democrazia, tutte le democrazie, dovrebbero trarre da quest’ultima una preziosa linfa vitale.

Che cosa è la Satira? Curiosamente la definizione che ne dà Dario Fo qui sotto ha una fortissima attinenza con l’Arte, tutte la storia dell’Arte…

È un aspetto libero, assoluto, del teatro. Cioè quando si sente dire, per esempio, “è meglio mettere delle regole, delle forme limitative a certe battute, a certe situazioni”, allora mi ricordo una battuta di un grandissimo uomo di teatro il quale diceva: “Prima regola: nella satira non ci sono regole”. E questo penso sia fondamentale. Per di più ti dirò che la satira è un’espressione che è nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente.

Per il momento è tutto, nei giorni a venire svilupperò ulteriormente il tema e credo che non mancheranno altri episodi della saga che mi ha ficcato nei pasticci: nuove puntate del “diario segreto”. Sono più bravo a scrivere di fantasia che a difendermi, dovrò frequentare un doposcuola, mi servirà tempo insomma.
Al lettore se lo vorrà, potrà approfondire la liceità o meno delle accuse basandosi sui brani incriminati, io per quanto mi riguarda ho un solo giudice: la mia coscienza che “è un pugnale nella carne più che una spina” come diceva Emil Cioran.
Qui allegata tutta la documentazione che al momento è in mio possesso, ho cancellato solo l’indirizzo di casa e il nome dell’avvocato. Continua a leggere

Perché rivoluzionare un sistema che funziona già?

Fra un po’ un bambino nato nel 1994 potrà votare. E forse avrà sulla scheda la stessa identica scelta dei suoi genitori nell’anno della sua propria nascita.

Giorgio Gualberti su imille-discussione

Problemi

Berlusconi è un problema per il Paese, Fini è un problema per Berlusconi, Di Pietro è un problema per la sinistra, D’Alema è un problema

Jena

Facebook come Pasquino: occhio, chi l’ha sfidato ha sempre perso

da Metilparaben

W Susanna Maiolo.

(Facebook, Internet, 2009)

Mancia di cento scudi a chi trova uno che piange per la morte di Leone XII.

(statua di Pasquino, Roma, 1829)

Pasquino è una celebre statua romana ai piedi o al collo della quale, fra il XVI ed il XIX secolo, venivano appesi nottetempo velenosi epitaffi e graffianti versi satirici (detti appunto “pasquinate”) all’indirizzo dei personaggi pubblici più importanti, in modo particolare i papi.

Andò a finire che i pontefici, stanchi di essere punzecchiati dal popolo bove, tentarono di far sparire la statua; ci provarono senza successo Adriano VI, Sisto V e Clemente VII, mentre Benedetto XIII ebbe l’alzata d’ingegno di farla vigilare giorno e notte dai gendarmi promettendo la forca (e in certi casi dispensandola veramente) a chiunque fosse stato sorpreso a lasciarci qualcosa sotto: l’ovvio risultato fu che le pasquinate non cessarono affatto, ma riapparvero ancora più numerose di prima ai piedi di altre statue.

Mi pare che l’esempio sia davvero istruttivo, e che il paragone con quanto avviene ai giorni nostri su internet possa essere definito addirittura illuminante: sia per quanti vogliono darci a bere che certe irriverenze nei confronti dei potenti siano nate con Facebook, sia per quelli che si illudono di metterle a tacere a forza di divieti.

La verità e che Pasquino (e la moderna versione dei gruppi Facebook non fa certo eccezione) ha sempre prosperato ovunque ci fossero governanti con l’edificante abitudine di trattare i cittadini come sudditi: bisognerebbe riflettere su questo, e sul fatto che chiunque l’ha sfidato con il pugno di ferro ha sempre finito per coprirsi di ridicolo, prima di sparpagliare minacce scomposte a destra e a manca.

Datemi retta, lo dico per voi.

Almanacco 2010: Un solo processo. Di beatificazione.

Gennaio

In nome del dialogo e dell’amore universale Berlusconi introduce la legge “salva-tutti-tranne-Fini”. Il Pd è contrario a norme ad personam, ma si dice disponibile ad approvare la formula detta dello «sconto comitiva». L’opposizione di Bersani è, comunque, tenace: «Chi la dura, la vince». La Lega presenta una proposta di legge contro i felafel e la salsa yogurt. Veltroni pubblica un nuovo romanzo: Inciucio. Trecento pagine dedicate a un uomo in barca a vela che va a sbattere contro un iceberg, felice, diciamo, della collisione. Ogni riferimento a cose o persone è, francamente, del tutto casuale.

Febbraio

Si apre il ‘processo’ di beatificazione di Silvio, Ghedini cerca di renderlo compatibile con il lodo Alfano. Carnevale cristiano: vietati i costumi ispirati a Lawrence d’Arabia e alle Mille e una notte. Bersani è duro: «L’abito non fa il monaco». Per la crisi, i carri allegorici sono sostituiti da modellini in scala. Il partito dell’amore propone l’estensione del reato di clandestinità a chi è di carnagione scura, anche se proviene da Rovigo. Fini protesta dichiarandosi fedele all’Islam e originario dell’Abissinia da parte di madre. Polemiche sul crocifisso collocato nell’aula di Palazzo Madama: i due ladroni sono troppo pochi per rappresentare tutte le sensibilità presenti all’interno della maggioranza.

Marzo

Istituite le ronde dell’amore, per distribuire il bene anche a chi non lo desidera. Obbligatorie le pettorine rosa e i kleenex anti-sommossa. Modificato il regolamento della Camera: il presidente non potrà più passeggiare nel Transatlantico (nome che il Carroccio trova, tra l’altro, parecchio sospetto) e verrà ‘respinto’ dai commessi. Regionali, il centrosinistra perde in Veneto, Lazio, Campania, Calabria e Puglia. Anche in Lombardia si afferma chiaramente la destra: Formigoni lascia dopo quindici anni. Bersani è tranquillo: «Poteva andare peggio, poteva piovere».

Aprile

A causa di gravissime precipitazioni, il paese è letteralmente inondato. Bertolaso chiede i poteri straordinari e invade il Molise con mezzi anfibi.  A Pasqua Berlusconi annuncia la costruzione di un mausoleo all’Aquila costruito dalla Provincia autonoma di Trento: «un’opera da cui risorgere». Da Vespa si esagera: il plastico è a grandezza naturale. Esponenti del Pd si oppongono duramente: «sì, ma solo se è antisismico». Si riferivano al plastico. La Lega vieta, con apposito decreto, le mezzalune per affettare gli ortaggi e i ristoranti thai. Fini si dichiara rifugiato politico.

Maggio

Berlusconi tiene un comizio al Pantheon: «finalmente mi sento a casa mia», dichiara soddisfatto. Un’ordinanza del comune di Incostituzionale sul Mincio (MN) impone il rispetto delle usanze locali: tutti si devono svegliare alle cinque per mungere le mucche. Lo fanno da anni solo i Sikh e non va bene. Chiuso un gruppo di Facebook, «Berlusconi vai in pensione», ritenuto troppo offensivo. Jan Fini, a cui è stato negato l’asilo politico, si dà fuoco in piazza Montecitorio: la fiamma, assicura, non è più quella di una volta.

Giugno

La Lega introduce il dialetto nella modulistica per richiedere il permesso di soggiorno. A Brescia un valtellinese passa tre settimane allo sportello: aveva sbagliato fila, viene liberato da un mediatore culturale tunisino. La crisi continua a colpire, il governo lancia la campagna: «poveri, ma belli». Il Pd rilancia: «vogliamoci bene». Berlusconi si veste come Padre Pio e fa voto di castità: «tutti gli altri voti li avevo già presi», dichiara amorevolmente da Loreto, dove molti pellegrini sono accorsi a fargli visita.

Luglio

Berlusconi si ritira nella sua nuova, modesta magione, detta La Porziuncola, nel Golfo degli Aranci, con alcune devote. Le statistiche confermano: gli immigrati lavorano più degli italiani e sono pagati peggio. Compaiono strane scritte in varie lingue lungo le autostrade della pianura padana: «i veri lombardi siamo noi». Panico tra i leghisti. Gli alieni cercano di atterrare a Malpensa, ma trovano chiuso e ripartono in direzione Francoforte.

Agosto

Il Pd va in vacanza: nessuno nota la differenza. Berlusconi ascende al cielo, direttamente dalla Costa Smeralda, ma rinuncia al ricorso alle urne, più volte minacciato: «non voglio farmi cremare», confida ai suoi più stretti collaboratori. Per accedere a Facebook bisogna inserire il nome del prefetto come password. La crisi prosegue, le spiagge sono quasi deserte, ma il governo rassicura: «così si sta più comodi». Un fanatico assale Bersani con una piadina di estrema sinistra.

Settembre

La Festa del Pd si tiene a Arcore per vicinanza con il premier. Forte lo slogan della manifestazione: «Chi ci capisce è bravo». Dopo tre settimane di incontri, dibattiti e iniziative democratiche, Di Pietro è al 32% nei sondaggi. Un pentito originario di Omertà (TP) dichiara di avere giocato nel Milan e presenta regolare figurina Panini della stagione 2005-2006. Il Pdl nega l’esistenza del campionato di calcio. Il 29 settembre è dichiarato festa nazionale dell’amore: compiono gli anni Berlusconi e Bersani.

Ottobre

Individuati i siti per le nuove centrali nucleari: tutti collocati nelle regioni governate dal centrosinistra. Sollecitato a una dura opposizione, il Pd dichiara: «la fortuna è cieca». Il governo è talmente convinto dell’operazione che premia i Comuni che ospitano le centrali con apposito scudo fiscale. Letizia Moratti rinvia l’Expo 2015: «siamo troppo stretti con i tempi». Si terrà due anni più tardi. Incolpato il governo Prodi.

Novembre

Fini crea un nuovo movimento politico. In Francia. Il Pd chiede l’estradizione. Un’ordinanza del comune di Discriminate (BG) vieta di introdurre più di tre stranieri nelle squadre del Fantacalcio. L’accesso al web può essere richiesto presso la caserma dei Carabinieri più vicina a casa. La moschea di Milano trova sede a Malpensa, lontano da occhi indiscreti. Spiega il sindaco Moratti: «Abbiamo voluto trasferire gli islamici nel deserto, panorama a loro congeniale». Servitissimo il servizio di trasporto pubblico: il Moschea Express parte ogni venerdì da piazzale Cadorna.

Dicembre

Finisce l’anno con il debito pubblico che esplode. Bondi nega finanziamenti a quegli odiosi film d’essai da comunisti impenitenti e produce Natale a Predappio (Neri Parenti è il regista, ovviamente). Bersani: «anno nuovo, vita nuova». Il Natale è festeggiato con sobrietà, spiega Bonaiuti: «il Messia è già in mezzo a noi, che bisogno c’è?». Berlusconi: «amatevi l’un l’altro, come io ho amato voi». Scoppia la guerra civile, ma tutti dicono I love you. Sipario.

Giulia era in coma

Giulia era in coma
in un ospedale a Roma
le volevan toglier l’alimentazione
ma secondo alcuni sta benone
ha le piaghe e sta sempre stesa
con l’approvazione della Chiesa
Giulia non sa niente di Giuliano
che sul Foglio ha fatto un gran baccano
le dedicheranno una canzone
scritta dal cantante gran furbone
Giulia vive col sondino in pancia
forse la trasferiranno in Francia
e anche se a qualcuno ciò non piace
forse lì potrà morire in pace.

(grazie a Popolino, il testo di una delle canzoni in concorso al prossimo Festival di Sanremo)

La stadera è la nuova frontiera

di Michele Serra

È stato il suo sano pragmatismo settentrionale a ispirare al segretario del Pd Pier Luigi Bersani la scelta di non aderire al No-B-Day. Bersani ha calcolato che i trecentomila italiani presenti alla manifestazione erano molti di meno dei 59 milioni e settecentomila italiani assenti.

Per dare dimostrazione pratica del suo ragionamento politico, ha usato la stadera che tiene sempre sulla scrivania: su un piatto ha messo trecento grammi di patate, sull’altro 59 chili e sette etti, sempre di patate. “Vedete?”, ha detto ai suoi collaboratori, “che cosa vi avevo detto? Uno dei due piatti è molto più pesante dell’altro. E sapete perché? Perché 59 chili sono molto di più di trecento grammi. Adesso abbiamo utilizzato le patate, ma il risultato non cambierebbe se al posto delle patate noi usassimo, per esempio, granaglie, oppure trucioli di laminato. Io tengo sempre un po’ di trucioli di laminato in garage, possono tornare comodi. Volete che ripeta la dimostrazione con i trucioli di laminato? Oppure vi ho già convinti così? Essendo noi un partito di massa, che cosa vi suggerisce il buon senso? Dobbiamo stare con i trecentomila o dobbiamo stare con i 59 milioni e rotti?… Certo, se ogni volta che parlo vi addormentate, qui non la finiamo più”. Su questa saggia falsariga, Bersani prepara le mosse future.

Opposizione Bersani giudica penalizzante il termine ‘opposizione’. Il suo panel di riferimento (un piccolo produttore di trucioli di laminato, un piccolo mediatore di formaggi di media qualità, un piccolo fornitore di cancelleria per piccole imprese, una piccola massaia che va a fare la spesa in un piccolo centro) ha dimostrato di non gradire la parola, perché ‘fare opposizione’ non corrisponde a nessun tipo di lavoro conosciuto. Si è pensato, allora, a ‘proposizione’. Partito di proposizione. Ma anche così, la gente semplice che lavora non capisce bene dov’è la sostanza, che cosa produce un partito che fa proposizione. Bersani ha così deciso di abolire le definizioni cervellotiche come governo e opposizione. “Per farsi riconoscere”, ha spiegato ai collaboratori, “non serve riempirsi la bocca di parole, basta una stretta di mano. Se volete vi dimostro, usando la mia stadera e le patate, che una stretta di mano pesa più di una definizione fumosa. Volete che ve lo dimostri? Ma perché ve ne andate via tutti, scusate, non ho ancora finito…”.

Economia Le difficoltà crescenti della piccola impresa sono il primo pensiero del segretario del Pd. “Un partito che non sa parlare ai produttori di trucioli di laminato e di laminato truciolare”, si è sfogato Bersani con i suoi collaboratori, “non è un partito che può puntare al governo”. Dopo un mese di febbrile lavoro politico in favore di quella categoria, i risultati si sono visti: secondo i sondaggi, il Pd è largamente il primo partito tra i produttori di trucioli di laminato e laminato truciolare. In tutte le altre categorie di lavoratori si registra però un sensibile calo di consensi: secondo gli analisti, dipenderebbe dal fatto che il Pd viene ormai percepito come il partito del laminato truciolare e dei trucioli di laminato.

Diritti civili Bersani si sta appassionando alla questione da quando ha scoperto che uno dei più noti produttori di laminato della provincia di Cremona è omosessuale. Ma intende procedere con cautela. “La gente che lavora”, ha spiegato ai suoi collaboratori, “non capirebbe le unioni tra omosessuali. Bisogna andare per gradi. Cominciamo, intanto, a regolarizzare le coppie costituite da un omosessuale e un eterosessuale.

Così facciamo un passo avanti, ma senza sbilanciarci troppo. Volete che vi dimostri come è facile sbilanciarsi troppo? C’è qui la mia stadera, chi va a prendere le patate?”.