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Tramonto, com’è triste quel viale

da Giornalettismo

E’ un viale che tutti imboccano. Specie attori e sportivi che ad un certo punto diventano ex-divi. Un tempo acclamati come semidei e poi ridotti a relitti abbandonati. La domenica sportiva ci ha mostrato due facce di questo viale: Lance Armstrong e Michael Schumacher. Dominatori ridotti a comparse.

Questa parabola fatiscente del tramonto della grandezza e dello smalto degli esseri umani ha pure un fascino sublime, mostrato magistralmente nel film di Billy Wilder con Gloria Swanson ed Erich von Stroheim. E riguarda tutti i campi del vivere umano: spettacolo e sport, ma anche economia e politica. Specie in Italia, dove – più che in altri Paesi – le “vecchie” generazioni sono molto restie a passare la mano. Anche quando non hanno più molto da dire e le performance calano vistosamente.

No, questo non è un Paese per giovani. I vecchi dominano, anche se sempre più gonfi, rugosi e stanchi. E non basta un po’ di tintura nei capelli, un po’ di cerone, o un lifting per ridare loro lo slancio di un tempo. Non è solo un fatto estetico: i “vecchi” diventano rancorosi, aggrappati come mignatte ai loro privilegi grandi e piccoli, alle loro certezze.

Pensiamo a Berlusconi: che abbia esaurito la sua spinta propulsiva è chiaro da un pezzo, ma adesso sembra davvero un patetico vecchietto, aggrappato al potere, capace di ripetere solo le solite gravi battute sulle donne o le solite accuse a stampa, magistratura e “comunisti”, per giunta dette per l’interposta persona di omuncoli di quart’ordine, tipo un Capezzone o un Bondi qualsiasi.

Ma in Italia è un discorso più generale: imprenditori che non passano la mano, cariatidi che invecchiano nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, nella banche, nelle authorities. E politici in Parlamento. E infatti il Paese arranca, indietreggia, sfiatato e senza scatti di fantasia. Perché i sogni albergano nelle menti più giovani, quelle dei vecchi sono in genere colme di rimpianti.

Nello sport, almeno, il tempo non s’inganna. Bastano un ciclista come Menchov o un pilota come Rosberg, mediocri ma con lo smalto e la freschezza della gioventù, a far mangiare la polvere ad autentici fuoriclasse come Armstrong e Schumacher. Purtroppo da noi alternative a questa generazioni di mummie potenti non si intravede, neppure in lontananza di quel viale del tramonto su cui sembra inesorabilmente incamminata l’Italia.

Non solo mondiali

Oggi è il giorno della finale e l’Italia, come ben sappiamo, è tornata a casa già da tempo. Quello che forse non tutti sanno è che Cannavaro, dopo essersi reso ridicolo al centro della difesa azzurra ed esser pronto a riconsegnare la coppa, adesso propone improbabili ticket per il Comune di Napoli.

Guardando anche Schumacher in F1, ci si chiede cosa spinga un campione a non voler capire quando è ora di uscire di scena. Perché collezionare figure terribili sul piano umano e professionale? Perché rovinare il ricordo ai tifosi?

Davvero a casa non ci sono campioni?

Per noi l’Italia ne é piena. Piena di giovani che, in  un paese che ha svenduto il suo e il loro futuro, non si danno per vinti e continuano a combattere.

Aggrappandosi con le unghie alla speranza. Anche vendendo televisori.