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La prateria

da L_Antonio

Nella foto, il direttivo del circolo PD "Change" di Walnut Grove (Minnesota)

Ecco la prateria della sinistra. Quella che, in senso figurato, è spalancata davanti al PD. La disegnano efficacemente Carra e Purignano nel loro Un paese da scongelare: “In Italia i ricchi sono più ricchi, il ceto medio è più povero e i poveri sono molto più poveri”. È il coefficiente Gini a misurare tecnicamente questa distanza siderale tra alto e basso della classifica sociale. L’Italia (indice 35) è al sesto posto mondiale in termini di disuguaglianza, dietro a Messico, Turchia, Portogallo, USA, Polonia. Ovviamente in fondo alla classifica i paesi scandinavi. Volendo misurare in altri termini questa performance di disuguaglianza, basti dire che in Italia il reddito del 10% di popolazione più ricca supera di DODICI volte il 10% di quella più povera. In Messico il rapporto è 45, in Svezia è 6,2. Ancor più in sintesi, il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45% circa del reddito generale. Tra tutte le regioni italiane, quella con maggiore disuguaglianza è il Lazio, la più livellata è il Friuli Venezia Giulia. Cresce intanto il fenomeno dei working poor, e il dato davvero simbolico è la distanza siderale tra il reddito di Marchionne e quello di un suo turnista: il primo guadagna 435 volte più del secondo. E ho detto tutto, direbbe Peppino De Filippo.

La prateria, dicevamo. Da un po’ insistiamo sul tema dell’uguaglianza: di opportunità, redistributiva, senza dimenticare i meriti di ognuno ovviamente. Queste cifre dicono la dimensione di questa prateria, tanto più dopo una crisi devastante come quella dei nostri anni. Se proprio dovessi indicare una ragione viva, concreta, addirittura “personificabile” della sinistra, io mostrerei un pensionato in fila alle poste a raffronto con un evasore in SUV, oppure un operaio alle presse con uno dei tanti Fabrizi Corona in circolazione, o un giovane brillante e colto dinanzi a un figlio di papà che gode dei privilegi della riproduzione sociale dei ruoli, e poi una badante rumena, una donna sottopagata a nero, uno statale a 1.200 euro al mese dopo 30 anni di carriera lavorativa, un’insegnante elementare che insegna in una borgata romana, tutti a confronto con le varie cricche e cricchette di questo paese devastato dal berlusconismo. Qui, in questa rassegna di figure, l’uguaglianza diventa un tema concretissimo, ineludibile, dinanzi al quale nemmeno il PD può chiudere gli occhi. Wilkison e Pickett ci spiegano che “tanto la società malata quanto l’economia malata hanno le proprie origini nell’aumento delle disuguaglianza”.Che cosa si aspetta, allora, a impugnare questa evidentissima ragione della sinistra e a riprendere il cammino interrotto almeno venti anni or sono? Ancora non si sa.

Lessico e bufale: Beppe Grillo colpisce ancora

da Champ’s Version

Sono molto d’accordo con questa osservazione di Leonardo: esiste una questione “lessico”. E come ho detto anche in altre occasioni  questo scadimento del linguaggio è probabilmente la conseguenza più deteriore e – temo – più duratura negli anni a venire della “berlusconizzazione” di certa sinistra (che io non considero tale, ma questo è un altro post).

La seconda conseguenza – in ordine di gravità – è analoga, ma non identica e attiene alla veridicità delle affermazioni: spesso infatti si propagandano dei luoghi comuni come verità. E alcuni sono maestri in questo: Berlusconi, ad esempio, ma non solo. Il post citato da Leonardo (immagino non vi stupirete, io non mi sono stupito) ne contiene almeno una di queste verità che verità non sono. A qualche pentastellato potrà sembrare un pelo nell’uovo, ma come ho detto è una questione di principio: Berlusconi lo si combatte anche lottando contro i suoi epigoni. Ma anche fosse, Grillo è così bravo a trovare peli nelle uova degli altri che non si offenderà se faccio notare la cosa. la frase è questa:

Il Parlamento è un pensionificio e i parlamentari lo sanno bene. Infatti, il Parlamento si scioglie SOLO dopo aver maturato la pensione e quindi dopo due anni e mezzo.

Quel “SOLO” è in maiuscolo nel testo originale. Peccato però che nella cosiddetta Seconda Repubblica (anche facendola cominciare da Tangentopoli, XI Legislatura) tutte (anzi, come scriverebbe un noto comico prestato al qualunquismo, TUTTE) le legislature interrotte anticipatamente (XI, XII e XV) sono durate meno (MENO) di due anni e mezzo.

Non per dividere

Mi ha molto spaventato essere confuso con quello che racconto; perché questo significa confondere me con quel che scrivo, ed è un modo per nascondere, ignorare, occultare la realtà di Gomorra, dell’illegalità. Ma la legalità non è né di destra né di sinistra, non è ideologica. Ci sono persone per bene che votano a sinistra, e persone per bene che votano a destra. E naturalmente esiste anche il contrario. Io voglio parlare a tutti, non agli elettori di questo o di quello; non si tratta di dividere il Paese, ma di parlare a tutte le persone per bene

Roberto Saviano

Un mondiale de sinistra

Claudio Cerasa fa notare che su 16 nazioni qualificate agli ottavi di finale di questi mondiali, 13 sono più o meno di sinistra.

Tra l’altro, delle 3 rimaste, una è stata già eliminata ieri. E non l’ha presa bene.

La giustizia calcistica è anche più lenta di quella nostrana, e ci ha messo 44 anni a restituire ai tedeschi quanto gli inglesi gli avevano rubato nel lontano ’66. Stavolta è bastato un errore arbitrale uguale e contrario ad opera, ironia della sorte, di un giudice di gara italiano. Sarà per questo che Capezzone si agita biscardianamente gridando al gomblotto?

La Bosnia era Disneyland, al confronto

da L’Espresso

Si fa presto a dire centrosinistra. Nell’area d’opposizione a Berlusconi si confrontano tre o quattro partiti e una quantità impressionanti di correnti, sotto-correnti, aggregazioni tra correnti, in un guazzabuglio sempre precario in cui spesso si finisce per perdersi. Ecco dunque una guida pratica delle diverse anime del centrosinistra. Ma attenzione: tra una settimana potrebbe essere cambiato tutto.

PARTITO DEMOCRATICO
I dalemiani
Il gruppo legato a Massimo D’Alema è quello che ha vinto il congresso, portando Bersani alla segreteria. Va dal senatore Nicola Latorre al giovane Matteo Orfini e ha come punto di riferimento la fondazione Italianieuropei http://www.italianieuropei.net. All’epoca in cui era segretario Veltroni, i dalemiani si riunivano nell’associazione Red, che però da un anno non fa più un’iniziativa. Anche l’emittente Red Tv è stata chiusa.

I veltroniani
Ma quale Africa? Walter è sempre tra noi, anzi ultimamente ha deciso di rimettersi in gioco. Lui e i suoi si stanno dando molto da fare con la neonata ‘scuola di politica‘ cui hanno aderito 150 parlamentari, “aperta e non identificabile con un partito”. Di certo con un presidente: Walter Veltroni.

Area Democratica
Nata dopo le primarie vinte da Bersani, è l’associazione guidata da Dario Franceschini che rappresenta la minoranza del partito (www.areadem.info). Hanno aderito quasi tutti gli sconfitti del congresso, dai popolari ai veltroniani: sempre pronti però a rivendicare la loro autonomia.

I Letta boys
Attorno al vicesegretario Enrico Letta ruota una corrente legata alle sue associazioni: il think tank di 30-40enni veDrò e TrecentoSessanta. E all’Arel, l’agenzia di ricerche fondata da Andreatta di cui Letta è segretario generale.

I catto-dem
Gli eredi del pensiero cattolico democratico ora hanno come leader l’ex presidente del Senato, Franco Marini, l’ex ministro Giuseppe Fioroni, Antonello Soro, Pierluigi Castagnetti. Cuore della corrente l’associazione Quarta Fase).

I bindini
Si riuniscono nell’associazione Democratici davvero: tra loro, Giovanni Bachelet, Marina Magistrelli e l’ex candidato sindaco di Milano Nando dalla Chiesa.

I mariniani
Da Paola Concia a Ivan Scalfarotto a Michele Meta: quelli che hanno sostenuto nella corsa alla segreteria Ignazio Marino. Che ora fonda l’associazione Cambia l’Italia.

La Fabbrica del Professore
Do you remember Romano Prodi? I suoi ex fedelissimi Arturo Parisi, Mario Barbi, Giulio Santagata e Sandra Zampa sono tornati a farsi sentire. E a Bologna è appena stata resuscitata La fabbrica di Bologna, sulla falsariga di quella del Programma da cui partì la corsa alle elezioni 2006.

Under 50
Sotto i cinquant’anni nel Pd si è ragazzini. Ed ecco che allora avanzano i giovani che guardano Oltre, per parafrasare un’iniziativa di Giuseppe Civati (www.andiamooltre.it). Oltre questa classe dirigente, pronti a prenderne il posto: da Debora Serracchiani a Nicola Zingaretti al sindaco di Firenze, Matteo Renzi.

ITALIA DEI VALORI
Accanto alla linea del fondatore del partito Antonio Di Pietro, affiancato da fedelissimi come Silvana Mura e Massimo Donadi, si affaccia una seconda anima.
I movimentisti Quelli più vicini a realtà di piazza come Il popolo viola, hanno il loro punto di riferimento nell’ex pm Luigi De Magistris.

QUELLI CON FALCE E MARTELLO
Il simbolo è lo stesso, quello storico del comunismo, ma anche nella Federazione della sinistra le anime sono due: Rifondazione comunista, leader l’ex ministro Paolo Ferrero e il Pdci guidato da Oliviero Di liberto.

LA GALASSIA DEL GAROFANO
Il nome di Partito socialista italiano l’ha ereditato la formazione di Riccardo Nencini.

I socialisti di Craxi
Nascono dalla fusione tra la pattuglia di Bobo Craxi e quella di Saverio Zavettieri i Socialisti uniti-Psi.

SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’
Nata dalla scissione del Prc, si identifica con il suo leader, Nichi Vendola. Per promuovere una sua (probabile) candidatura alle primarie per la leadership del centrosinistra, continua l’esperienza della Fabbrica di Nichi (fabbrica.nichivendola.it).

RADICALI
Capitanati dai leader Marco Pannella ed Emma Bonino, portano avanti battaglie con i metodi di sempre: appena sospeso uno sciopero della fame (per avere documenti sui contratti stipulati dalla Camera). www.radicali.it

ALLEANZA PER L’ITALIA
In attesa di riuscire a sgretolare il bipolarismo, l’ultima creatura di Francesco Rutelli è riuscita a raggranellare qualche eletto alle ultime Regionali. www.alleanzaperlitalia.it

VERDI
Dopo aver perso una parte consistente, confluita in Sel, il partito guidato da Angelo Bonelli è riemerso in questi giorni per la lotta al ddl intercettazioni. Con la promessa di distribuire nelle cassette della posta le conversazioni censurate dai giornali. Certo è che l’eredità di Pecoraro Scanio, in termini d’immagine, pesa come un macigno. www.verdi.it.

GRILLINI
Aiuto: si possono inserire anche i grillini nella galassia del centrosinistra? Chi lo sa. Secondo loro no, secondo altri sì. Certo è che gran parte dei loro voti provengono da quest’area. www.beppegrillo.it

(poi, naturalmente, c’è il resto: il Popolo Viola, le Agende Rosse, le centinaia di associazioni sul territorio che continuano a fare politica, a volte “nonostante i partiti. E c’è perfino chi, come un gruppo di Roma, sogna di mettere insieme tutti i partiti del centrosinistra “partendo dalle basi degli iscritti e dei simpatizzanti”. Si sono riuniti diverse volte e hanno creato un gruppo su Fb con quasi 800 iscritti. Molti auguri….)

Intanto Vendola continua a camminare

Riceviamo via mail e volentieri pubblichiamo:

Il sondaggio dell’Espresso dice che dovrà essere Vendola il nuovo leader del PD. Questo mette in evidenza due cose, già sottolineate da Civati: 1. non è una questione anagrafica; 2. non fa parte dell’attuale PD. Per quanto riguarda il primo punto, mi sembra evidente come l’elettore voglia rimettere al centro le capacità personali e sia poco o nulla interessato dal mero dato anagrafico. Si sente il bisogno forte di prospettiva politica, quella visione di insieme che Bersani con tutta la sua buona volontà non riesce a trasmettere: la capacità di elaborare le proposte con il giusto mix di concretezza e ideali, perché parliamo di leader non di Ministro. E da questo punto di vista Vendola può essere davvero l’uomo giusto, basta ascoltare con attenzione le sue ultime due interviste, quella da Fazio e quella su La7, per rendersi conto delle potenzialità dell’uomo politico. I detrattori di Vendola sostengono che non sia un politico in grado di aggregare il centrosinistra italiano perché troppo radicale. Un “troppo radicale” che io traduco con “omosessuale“, il che la dice lunga sullo stato di evoluzione della classe dirigente che si dice riformista/progressista in questo Paese. Una balla insomma, visto che Vendola, con quel pragmatismo tipico degli amministratori locali, si è sempre dimostrato molto possibilista persino verso l’UDC (si professa cattolico) anche più dei mariniani ad esempio, e nei suoi discorsi emerge forte il rispetto verso la Chiesa e la censura di certi atteggiamenti smaccatamente anticlericali. Anche il secondo punto, ovvero il fatto che non è ad oggi un esponente del PD, la dice lunga: innanzitutto in tanti credono che lo sia (mi è capitato spesso in rete di incappare in questo “errore”) e ciò significa che la Sinistra al di fuori del PD non viene nemmeno considerata/vista. E poi probabilmente non si vedono giovani leader interni pronti a raccogliere una responsabilità tanto importante. Gli stessi Civati, Renzi, Serracchiani, vengono considerati ancora troppo acerbi per farsi carico di un tale impegno. Insomma, se in questo Paese si guardasse un po’ più alla politica e un po’ meno agli interessi di casta, personali, parentali, affaristici, Vendola sarebbe il leader naturale per il rilancio del centrosinistra italiano. Staremo a vedere. Una cosa è certa, il cammino di Vendola verso un qualcosa di importante sta continuando in modo lento e costante, con tratti nuovi rispetto alle speranze del passato (tipo Cofferati), e con un’evoluzione del consenso molto “americana”. Ogni riferimento a fatti e Obama esistenti, non è puramente casuale.

Massimo Marini

Destra e sinistra, centralisti e opensource

di Mario Adinolfi per Europa

Premessa per i profani
I lettori abituali di questa rubrica si sono imbattuti in decine di
pezzi dedicati al tema dell’opensource e di come abbia modificato
radicalmente il mondo di internet, che sembrava imbrigliato dai
software proprietari. Per i profani, noi smanettoni indichiamo come
opensource tutti quei programmi che hanno un codice sorgente aperto e
dunque sono perfettibili dagli utenti (che lo scaricano
gratuitamente), mentre i software proprietari hanno la duplice
caratteristica di avere un codice chiuso e di essere a pagamento. Un
software opensource è Openoffice, il corrispondente software
proprietario è il pacchetto Office di Microsoft. Il primo è gratuito,
il secondo costa molto a meno che non abbiate la solita copia pirata.
Il bello è che ormai i software opensource (preferisco la scrittura in
una sola parola, come per “online”, cosa che farà storcere qualche
naso) ormai sono assai più stabili ed efficienti dei loro
corrispondenti software proprietari: Firefox funziona meglio di
Explorer. E nel web è stata rivoluzione.

Lo stigma del ventunesimo secolo
Questa rivoluzione è il vero stigma del ventunesimo secolo: la
rivoluzione opensource è il segno distintivo di un tempo e di una
generazione. Se si dimostra, anche in contesti molto complessi come
quelli tecnologici, che strumenti generati dalla collaborazione di
migliaia di utenti funzionano meglio di strumenti analoghi studiati e
messi in vendita dalle multinazionali del settore, si sovverte un
caposaldo della società novecentesca: che il sapere evoluto fosse
patrimonio delle élites e che stava alle élites (altri le chiamavano
avanguardie) guidare la società verso le magnifiche sorti progressive.
Poi, sempre per un bisogno di efficienza, quelle élites sono diventate
uno solo (Hitler, Mussolini, Stalin, Franco, gli infiniti dittatori
sudamericani e asiatici) ed è stato il disastro.

Wikipedia o la Grande Enciclopedia Sovietica?
Faticosamente l’Occidente si è ripreso il suo ruolo di protagonista
debellando le dittature e cancellando nel 1989 anche la vergogna
comunista dall’Europa. Dal 9 novembre 1989, data del crollo del Muro
di Berlino, è nata l’idea propria del ventunesimo secolo: che
Wikipedia potesse essere un prodotto migliore della Grande
Enciclopedia Sovietica, è un concetto materialmente prodotto sotto il
varco aperto alla porta di Brandeburgo. Anche se Wikipedia,
l’enciclopedia opensource tanto contestata dai soloni della cultura
figlia delle élites, è nata solo nel 2001.

Le conseguenza politiche
Tutto questo ha conseguenze politiche? Certamente. Nel suo saggio “La
civiltà dell’empatia” Jeremy Rifkin scrive che il conflitto tra
modello opensource e modello centralista segna la fine della divisione
destra-sinistra. Colossale panzana all’americana. E’ tutto il
contrario e qui lo si scrive da tempo: l’opensource è il modello per
la nuova sinistra, il centralismo del software proprietario lo è per
la nuova destra. Chi ha introiettato queste categorie, guarda chiaro
quel che accade: Berlusconi è software proprietario, ma lo è anche
Pannella insieme a Di Pietro: lo sono i luoghi dove decide uno solo.
Il Pd è molto opensource. Anche troppo.

Rifkin e Bobbio
La distinzione tra destra e sinistra, dunque, non muore nel
ventunesimo secolo (come pretenderebbe Jeremy Rifkin) sotto i colpi
della nuova dicotomia centralisti-opensource. Semplicemente questa
distinzione deve essere rideclinata, ma partendo dalle categorie che
aveva lucidamente intuito già Norberto Bobbio sul finire del secolo
scorso, quando nel suo celebre libretto “Destra e sinistra” assegnava
la linea del discrimine attorno al concetto di uguaglianza. Ed è
esattamente così.

Il protagonismo dei cittadini
L’opensource è il modello anche politico di chi nel ventunesimo secolo
crede al criiterio dell’uguaglianza e dunque percepisce come utile il
fattivo protagonismo dei cittadini con uguali possibilità di incidere
nella gestione della cosa pubblica. Opensource in politica vuol dire
fiducia negli strumenti di democrazia diretta (referendum, primarie,
leggi di inziativa popolare). I centralisti non ci credono: puntano
sullo schema novecentesco delle élites che guidano, senza essersi
accorti peraltro che si tratta ormai di élites totalmente
delegittimate dal comune sentire dei cittadini.

Obama e Bush, il Pd e D’Alema
Nel concreto. Appare sul palcoscenico della politica italiana qualche
protagonista figlio del modello opensource: il Partito democratico ne
dovrebbe essere il campione, l’aveva in radice fin dalle prime
elezioni primarie del 2007 e ne ha il faro in Barack Obama. Il
presidente americano, figlio di internet e dei social network, abbatte
il predominio dell’America dei Bush, quella dei presidenti per diritto
dinastico e fa apparire possibile ciò che sembrava addirittura non
pensabile. Nel Pd ci sono certo i cultori del centralismo con venatura
nostalgica (Massimo D’Alema ne è il campione, nei libri di alcuni suoi
epigoni si legge addirittura rimpianto per la disciplina nei tempi
stalinisti). Ma la natura di questo partito è un’altra. Le sconfitte
ripetute sono figlie del tradimento di questa natura da parte di
dirigenti formatisi nella più rigida scuola centralistica.

Lo scontro tra due modelli
Ma sono opensource anche il movimento Cinque Stelle (con punte
ideologiche, ma l’esperimento delle ultime regionali è clamorosamente
interessante) e la Lega nel suo rapporto osmotico con il territorio, a
mio avviso beneficiata molto dall’improvvisa malattia di Bossi e
dall’assenza di leadership alternative. Il centralismo di Silvio
Berlusconi, di Marco Pannella, di Antonio Di Pietro, di Pierferdinando
Casini (tutta gente con il proprio nome nel simbolo), non è dissimile
dal centralismo storico di Gianfranco Fini, che ora prova a
travestirsi da leader opensource perché rimasto senza potere. Un
camaleontismo non solo fastidioso, ma anche inopportuno vista la
carica istituzionale ricoperta. Più in generale, il tempo che verrà
vedrà lo scontro di questi due modelli mutuati dalla rete. Ma il
futuro appartiene ad uno solo.

Il tifoso scomposto della sinistra

Mentre Fini arretra più o meno strategicamente, Matteo Renzi, Francesco Piccolo e Luca Sofri (e a modo suo anche Leonardo) si chiedono come ci siam potuti ridurre a fare il tifo per qualunque persona dica qualcosa contro Berlusconi.

Opposti fascismi

A destra e a sinistra, oggi

Orienteering

Luca Sofri e Flavia Perina si trovano d’accordo nella difficoltà di trovare differenze… e se fosse semplicemente che il posizionamento politico, oggi, non è più monodimensionale?

[UPDATE: eppure, parole a parte, nei fatti le differenze permangono, eccome]