Pierluigi Bersani è una persona seria. Ha ottenuto 255.189 voti tra gli iscritti al Pd, i suoi principali sponsor sono Massimo D’Alema e i signori delle tessere meridionali, tra cui i governatori Antonio Bassolino e Agazio Loiero. Bersani propone un modello di partito che ha la testa rivolta al passato (esemplificativa la sua metafora del “partito-bocciofila” o peggio ancora del “partito-Avis”), è un tipo concreto e efficace nell’azione di governo, che ha sperimentato in passato come presidente postcomunista dell’Emilia Romagna e poi più volte come ministro. Ha 58 anni, è il candidato più vecchio dei tre, non ama particolarmente il meccanismo della primarie e ha promesso come prima azione da segretario una battaglia per la riforma elettorale. Immagina di spostare a sinistra l’asse del Pd, ritrasformandolo di fatto nel Pds, lasciando spazio al centro per un altro soggetto politico con cui allearsi. Sarebbe un perfetto segretario della Spd tedesca e alle elezioni decisive del 22 marzo 2010 otterrebbe lo stesso risultato.
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