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Jihad is sweet, Jihad is fun

No, stavolta non è satira, come per il film su Bin Laden, quello su chi lo cerca e quell’altro sui terroristi: in Yemen gira davvero un magazine ufficiale di Al Quaida, dedicato a volenterosi jiadisti in erba. Chissà se parlano anche di come pettinarsi.

Un mazzo di tre di picche

A Slate hanno notato che quello che viene ucciso è sempre il numero 3 di Al Quaeda

Io sto con Emergency

dal blog di Ivan Scalfarotto

Ho trovato veramente incredibile sentire il ministro Frattini ieri sera dai telegiornali, dopo che si era diffusa la notizia della “confessione” degli italiani. L’unica cosa che mi sarei aspettata dal mio ministro degli esteri è che trattasse la sola idea che i chirurghi italiani di Emergency avessero legami con Al-Qaida come meritava e cioè come spazzatura. Perché non bisogna mica fare il ministro per capire che non è pensabile che uno se ne vada da Brescia a ricucire gambe e piedi di ragazzini saltati sulle mine in Afghanistan avendo in realtà in mente il piano di unirsi ai terroristi islamici. E invece questo dire e non dire, questo “certo, le accuse sono gravi”, questo affidarsi al fatto che “la polizia afgana investigherà” (ammazza, che fortuna!), addiritturia ipotizzare la vergogna che cade sull’intera nazione, mi ha fatto veramente senso. Proprio un ribrezzo umano, prima ancora che politico.

Qui si può firmare l’appello “Io sto con Emergency”, cosa che ho fatto subito e che invito tutti a fare.

Attentato di Matrice islamica

Spesso, quando parliamo di Al-Qaida, la consideriamo un movimento retrogrado, espressione del ritardo storico del Medio Oriente: come una ‘sacca di medioevo’ in un mondo che va avanti. Forse ci sbagliamo: Al-Qaida è moderna quanto noi. I suoi militanti più famosi sono uomini di origine islamica, ma di studi occidentali, come il plurilaureato Mohamed Atta (autore nel 1999 di una tesi in cui si lamentava l’impatto dei grattacieli moderni sulla skyline islamica di Aleppo). Se l’Islam è una via di fuga da una realtà in cui non si trovano a loro agio, l’immaginario da cui scaturiscono i loro piani sembra risentire più dei blockbuster globalizzati che delle sure del Corano. Atta e Abdulmutallab provengono dallo stesso nostro mondo civilizzato, e condividono le stesse ansietà, la stessa alienzione che dieci anni fa trovammo rispecchiate nel film dei Wachowski. Obama può bombardare lo Yemen, come Bush bombardò Afganistan e Iraq. Ma l’alienazione e la solitudine che hanno portato Abdulmutallab in Yemen sono in mezzo a noi, e presto o tardi porteranno un altro studente brillante e solitario a colloquio col Morpheus di turno.

Leonardo, su l’Unità

L’amore è una bomba

Si è scoperto che tutto il casino della settimana scorsa all’aeroporto di Newark si deve a un ragazzo che ha scavalcato i controlli per dare un ultimo bacio alla sua fidanzata, che stava partendo.

(Francesco Costa)

L’identità degli esclusi

Quando un musulmano va in Occidente, e in particolare in Europa, gli viene detto che è musulmano: non europeo. E questo rinforza la sua idea di identità musulmana. Vi faccio l’esempio del Pakistan, dove sono ora: qui il 97% della popolazione è di religione islamica e la definizione di musulmano non ha senso. A parte la professione di fede e il Corano, sono pochi i punti su cui ci si mette d’accordo. Ma in Europa, qualunque sia la tua opinione sull’Islam, tu sei un musulmano. Così vieni etichettato. Questo perché l’Europa sta cercando di darsi un’identità e in mancanza di meglio si riconosce come non-musulmana: del resto, cosa hanno in comune un siciliano e un finlandese? La conseguenza però è che molti musulmani che prima non si erano mai pensati come tali, ora lo fanno: è in Europa che si crea l’identità degli esclusi.

Mohsin Hamid

Pisanu, di nuovo

Fra il trambusto dell’allarme terrorismo e l’indifferenza delle vacanze, l’hanno fatto ancora.

Addio wi-fi libero.

Scusi, ha da accendere?

dal blog di Vittorio Zucconi

Magra consolazione, certamente, ma ho l’impressione che il Servizio Reclutamento e Addestramento di al-Quaeda debba essere un po’ in crisi, se devono ricorrere a qualcuno che il padre stesso aveva ripetutamente denunciato alle autorità,cerino a diabolici esperti di esplosivi che non riescono a costruire un detonatore che funzioni e a un assassino imbranato che si dà fuoco alle palle nel tentativo di far esplodere una carica tra le gambe, nascondendosi sotto una coperta. Ovviamente, basta un idiota male intenzionato per fare molto danno, o un taglierino per dirottare aerei, perchè i cosiddetti servizi di sicurezza, quelli che molestano anziane signore inferme negli aereoporti perchè indossano reggiseni con anima di metallo e madri di neonati con il biberon, sono – come qui si sostiene da tempo – un teatrino organizzato per calmare i gentili viaggiatori. In pochi giorni abbiamo visto il fallimento dei 50 agenti 50 che avrebbero dovuto proteggere Berlusconi e neppure si sono accorti che qualcuno lo stava usando in stile “tre palle un soldo”, dei salva Papa che hanno faticato a bloccare una povera donna fuori di testa e ora della catena di controlli sui voli aerei, una catena che vale soltanto come il proprio anello più debole, dunque assai poco. Ma chi gestisce questo colossale apparato di sicurezza globale, Trenitalia?

Ci risiamo

Dopo Berlusconi e il Papa, tornano gli attentati veri

Per restare in clima

Un pacco contenente un ordigno è stato trovato mercoledì mattina, parzialmente esploso, tra due muri dell’università Bocconi a Milano. L’azione, sulla cui potenzialità gli inquirenti stanno ancora indagando, sarebbe stata rivendicata da un volantino a firma anarchica, «Sorelle della libertà», e con una telefonata anonima al quotidiano «Libero». Si tratterebbe di un gesto dimostrativo. L’ordigno, secondo quanto appreso, non sarebbe stato atto a offendere persone.

(Corriere.it)