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Parole a confronto

Consigliamo di leggere tutto l’articolo su Spindoc, ma le immagini parlano da sole:

La tag cloud del discorso di Fini a Mirabello

La tag cloud del discorso di Bersani a Torino

Le tag cloud sono state realizzate da Giovanni Calia.

Brugole

da Popolino

3381504949_e55c092d1e_oDomenica, dalle 10 in avanti, all’Arena spettacoli (ma la location è ancora in via di definizione, diciamo), ci si trova alla Festa Democratica di Torino per parlare di una cosuccia da nulla a cui in questi giorni di discorsi su alleanze e sistemi elettorali nessuno sembra pensare: Vincere le elezioni, istruzioni per l’uso.
L’organizzazione è del forum sui nuovi linguaggi del Pd presieduto da Pippo Civati, e speriamo che per una volta le idee che verranno presentate trovino un pizzico di ascolto da parte del nostro segretario nazionale. Del resto, è stato proprio lui a proporre un prossimo, grande porta a porta, e anche se l’ha annunciato nel mese delle ferie e della distrazione è stato preso in parola. Tra i tanti che interverranno, infatti, consiglio di non perdersi Trevor Fitzgibbon.
Chi è? Niente, è solo il tizio che, con l’invenzione di MoveOn, è riuscito a radunare e motivare qualche centinaio di migliaia di ragazzi americani che, col loro porta a porta, hanno fatto vincere le elezioni a Obama.
Ci spiegherà come diavolo ha fatto, visto che nella appassionante diatriba tra partito solido e liquido, col sottofondo del tormentone del radicamento sul territorio, mentre discutiamo se sia meglio Facebook o il caro vecchio gazebo, da un pezzo sembriamo non sapere più come si fa a parlare con le persone, e a convincerle che noi potremmo essere migliori di quegli altri.
Tutta roba facile, insomma. Domenica proveremo almeno a chiarirci le idee a proposito del metodo: i cosiddetti attrezzi del mestiere. Poi si vedrà.

Primache?

Mentre Gilioli si augura che il PD cominci a muoversi per le primarie nazionali, in vista delle probabili elezioni di marzo, sembra che invece Bersani stia facendo pressioni affinché non si facciano a Torino.

Torino. A lezione di città.

dal blog di Cristiana Alicata

Questa notte da una delle rive del Po, guardavo i Murazzi illuminati, piazza Vittorio elegante e viva, un brulicare di giovani, e pensavo a Roma. Enormi nuvoloni carichi di elettricità acquistata sulle Alpi si inerpicavano l’uno sull’altro facendo l’amore e facendo piovere.

Ho visto l’anima di questa città, sono stata testimone del suo risveglio complesso che è passato da un rilancio industriale accompagnato da un’amministrazione forte, che ha segnato, inciso, cambiato il volto della città, saputo inoculare prospettive, diffondere. Le due parole che mi vengono in mente se penso a Torino sono inoculare e diffondere. Un quartiere presidiato dagli spacciatori dove si inoculano luoghi di aggregazione. La casa del Jazz aperta accanto al villaggio olimpico che presidia, illumina, allegra un’intera piazza altrimenti deserta. Un asilo di avanguardia nel mezzo del quartiere più malfamato. Piccole bombe a diffusione. Che poi contaminano. I torinesi amano questa città. I torinesi calabresi, siciliani, abruzzesi pure. L’Italia anti-padana, l’Italia vera, persino immigrata, è nata qui. Qui c’è il laboratorio nazionale dell’integrazione e del cosmopolitismo europeo. Milano, in confronto è una cittadina bieca e di provincia, fossilizzata negli anni ottanta. I torinesi non sono più abitanti, forse non lo erano anche prima, quando tutti pensavamo che questa città fosse grigia e depressa. Sono cittadini.

Pensavo a Roma e pensavo a quale anima ha la nostra città, talmente eterna da sembrare, a volte, morta. Più volte ho criticato il modello Roma fondato su cattedrali nel deserto (Auditorium, salone del Gusto) che con difficoltà si innestano nel quartiere che li ospita. Non è stata solo colpa della politica che concepiva un uso (e abuso) monumentale della cultura (pensando fosse consono alla natura ed alla storia della città). Grandi attori, grande cinema, grande cucina, grande tutto. Eppure sono certa che anche Roma si meriti un approccio sabaudo che le restituisca la capacità di viversi e non solo di adorarsi, dobbiamo ricominciare a pensare ai romani non come gli ospiti di un enorme patrimonio culturale, ma come dei cittadini che meritano di poter vivere la città senza che questa sia un ostacolo in quanto intoccabile e inalienabile.

Ridare vita al fiume. Decentrare come parola d’ordine: cultura, luoghi, parchi, uffici, negozi. In parte già fatto. Con alcuni madornali errori (vedi i centri commerciali sorti come funghi e vedi quartieri come Muratella dove i palazzinari hanno preso il loro e non hanno rispettato i patti di dare vita ad un quartiere invece che ad un dormitorio). Strappare i romani dal torpore godereccio, abbattere le barriere della mobilità consentendo l’accesso al centro serale con un sistema di navette, con un accordo con i tassisti. Sogno l’atmosfera della Notte Bianca ogni sera. Roma può. Rivedere i criteri del turismo che ha abbassato il livello dell’offerta alloggiativa e gastronomica. Siamo sicuri che vogliamo orde di vecchi pellegrini e basta? Non vogliamo un turismo giovane, vivo, che spende, si infila nella città, la stimola, si mischia? Siamo una città o un monumento? Abbiamo un anima o solo un cadavere da mostrare?

Ciò che è Torino oggi non è un caso. Penso a Zurigo. A Copenhagen. A Berlino. A Madrid. E penso che si possa pensare una Roma diversa.

Il Pd celebra l’Unità d’Italia con Egg 2.0 il progetto prevede Contenuti multimediali e realtà aumentata

da DailyNet

Egg 2.0, la factory creativa torinese guidata da Guido Avigdor, Giorgio Risi e Pietro Dotti, è stata scelta dal Partito Democratico per la realizzazione del progetto di comunicazione per la “Festa Nazionale Democratica” che si terrà a Torino dal 28 agosto al 12 settembre. Si tratta di un progetto a tutto tondo che ha coinvolto la factory nello studio dei contenuti della Festa, nell’organizzazione degli eventi, nelle campagne online e offline e nella produzione di contenuti multimediali. «Sarà la prima Festa 2.0 – commenta Pietro Dotti, che è coinvolto in prima persona nel progetto – dove le persone potranno interagire in modo innovativo con gli argomenti chiave della politica italiana. E credo che sia stato proprio il nostro “pensare 2.0” a convincere il Pd ad affidarci direttamente il progetto. Il tema della festa saranno i 150 anni dell’Italia e noi racconteremo quei 150 anni in 15 giorni, utilizzando contenuti multimediali molto avanzati, tra cui anche la realtà aumentata». “L’Italia si riunisce a Torino” è il claim della campagna che allude, ovviamente, alla Festa Nazionale Democratica ma anche ai festeggiamenti per l’Unità d’Italia che vedranno protagonista proprio il capoluogo piemontese.

Il Comune di Torino approva le Unioni civili

da anellidifumo

Questa la notizia. Frutto soprattutto dell’impegno e della diplomazia della bella gente dell’Arcigay di Torino, assieme a una serie di altre realtà cittadine unite nel Comitato promotore per le Unioni civili, che ha ottenuto una cosa che a Roma ci sogniamo sotto qualunque sindaco. Anche se va detto che a Torino non esiste San Pietro e lo Stato di Città del Vaticano ha meno influenza sul consiglio comunale.

Io qui vi sottolineo le dichiarazioni di voto dell’esponente dell’UDC e quella del Partito Pensionati e Invalidi, a dimostrazione che si può essere anziani e stronzi (Ennio Galasso, ed eventualmente mi quereli, visto quel che ha dichiarato gli facciamo una bella controquerela, in caso) e anziani e savi (Carlo Zanolini).

Ennio Galasso (UDC): Esprimo il mio dissenso a questa deliberazione perché inutile e caratterizzata da una insignificanza giuridica, ma che arreca nocumento dal punto di vista antropologico.
Voglio ricordare che la Costituzione non si può invocare a corrente alternata, a seconda delle proprie necessità. Non è un prodotto elastico che si può usare a proprio vantaggio e l’art 29 dice che la famiglia è società naturale fondata sul matrimonio.
Questa proposta di deliberazione è inutile e con il tempo può diventare nociva per la salute della società.

Carlo Zanolini (Pensionati e Invalidi): Questa deliberazione non avrà un grandissimo significato ma è un passo avanti nel dibattito culturale cha stiamo affrontando in questi anni. Se la crisi della famiglia è accertata (non si parala più di famiglia ma di famiglie e dopo un certo numero di anni le famiglie tendono a sciogliersi), questa istituzione può essere messa in discussione.
E vorrei far notare che l’art 29 della Costituzione riconosce i diritti della famiglia ma non riconosce la famiglia quale unico modello, non escludendo altre possibilità. Semmai sono le coppie dello stesso sesso a faticare per vedere riconosciuti i propri diritti.
La società avanza con i piccoli tasselli come questo, che ci fa pensare che la società sta cambiando e noi dobbiamo favorire questo cambiamento.

[UPDATE: Giovanardi non l'ha presa bene, ma Scalfarotto gli ha risposto magistralmente]

Oggi tutti in piazza!

Le forze sociali e politiche democratiche invitano tutte e tutti a mobilitarsi per un forte impegno civile ed etico in difesa della Costituzione e della Democrazia, denunciando la gravissima emergenza dell’aggressione del Governo allo Stato di diritto, le leggi ad personam, il cosiddetto legittimo impedimento e il decreto salva liste. Denunciando inoltre l’attacco ai diritti e alla dignità del lavoro, in particolare all’articolo 18, e alla libertà di stampa.Mettendo da parte la competizione elettorale per difendere la Democrazia e i principi di eguaglianza e dello Stato di diritto che appartengono a tutti. Diamo vita ad una grande manifestazione unitaria, partecipiamo tutte e tutti.

Appuntamenti:

Roma, Piazza del Popolo, ore 14

Milano, Largo Cairoli, ore 15

Bologna, Piazza XX settembre, ore 14

Torino, Piazza Castello, ore 15

Venezia-Mestre, Piazza Ferretto, ore 16.30

Reggio Calabria,Piazza Garibaldi, ore 15

Siracusa, Tempio di Apollo, ore 18

Sassari, Piazza Santa Maria, ore 17

Sprechi olimpici

da Repubblica.it

Un cartello affisso su una grata metallica che transenna l’ingresso dei trampolini olimpici di Pragelato avvisa: “pericolo valanghe, vietato l’accesso”. Un monito più che reale: sulle rampe di lancio dei saltatori con gli sci, e sulla pista di atterraggio, si sono staccate due slavine. Si trova in queste condizioni, abbandonato a se stesso, lo ski jumping di Torino 2006 che ci invidia tutto il mondo.

Quando era stato costruito, s’era scelta – al posto di una struttura provvisoria da smontare dopo l’evento olimpico – una soluzione in cemento armato da 34,3 milioni di euro. E s’era disboscata mezza montagna per creare due salti da gara e tre da scuola, col fine di proseguire nel tempo l’attività agonistica, creare un vivaio di atleti dell’arco alpino occidentale. E affittare l’impianto alle squadre internazionali. Appena 47 mesi dopo le Olimpiadi torinesi, il trampolino di Pragelato è una cattedrale nella neve, abbandonato a se stesso, così com’è chiuso e inutilizzato il jumping hotel costruito alla base dell’impianto: un mega albergo da 120 posti letto. Suona a mo’ di beffa lo striscione con le insegne del “Torino Olimpic Park” e la scritta “benvenuti!”. Viaggio nei siti olimpici abbandonati a 4 anni dalle olimpiadi torinesi.

Il caso dello ski jumping non è isolato: in effetti, tutti gli impianti alpini di Torino 2006 (il fondo sempre a Pragelato, il biathlon a San Sicario, il bob di Cesana costato 61,4 milioni che forse chiuderà alla fine di gennaio e le piste di discesa della Via Lattea), si trovano nelle stesse condizioni di abbandono. Su questi siti non si disputerà più nessuna gara: pur essendo, si può dire, ancora nuovi e fiammanti avendo appena 4 anni di vita, sono scomparsi dalla programmazione degli appuntamenti internazionali con grave danno per l’economia locale e l’immagine del comprensorio sciistico. È davvero uno scandalo, denuncia in una lettera aperta il presidente della Fisi Piemonte, Pietro Marocco, che “questi impianti olimpici siano sottoutilizzati o del tutto inutilizzati in queste condizioni di abbandono proprio nella stagione invernale, la più intensa dal punto di vista agonistico”. Magra consolazione è il fatto che in estate, in pieno agosto, sia stata assegnata una gara del summer grand prix all’impianto di salto che ha un costo di manutenzione stimato in 1.161.226 euro.

Sempre a Pragelato c’è, inutilizzata dal punto di vista agonistico, la pista olimpica di sci di fondo, un investimento di una ventina di milioni di euro per cablare i 10 chilometri dell’anello olimpico, mettere a norma la valle dal rischio alluvione, creare un lago per l’innevamento artificiale, l’acquisto di 12 cannoni sparaneve. Tutti questi costosissimi impianti non servono più a nulla: quest’anno, per la prima volta da quando esiste la pista, non si disputerà alcuna gara, né locale, né nazionale, né internazionale. Il sito olimpico, fiore all’occhiello del fondo nazionale, è declassato a banale pista turistica. Stessa sorte tocca, a San Sicario, all’impianto olimpico del biathlon. Lo stadio che ospita il poligono di tiro (l’unico autorizzato del Torinese), è sommerso e seminascosto dalla neve. Gli atleti del comitato Fisi, con una pista olimpica a disposizione, sono costretti ad allenarsi in altre province. Intorno al poligono, la pista del biathlon non è neppure battuta. Costo per la costruzione del sito, 25 milioni di euro. Stessa sorte tocca alla pista “Giovanni Agnelli” di Sestriere, simbolo delle gare di discesa, lo slalom speciale notturno. L’impianto di illuminazione, costato 7 milioni di euro, è spento. Sulla pista di Alberto Tomba – e sugli impianti olimpici alpini – è calato il buio.

Piccole grandi idee

L’assessore alle piccole cose, a Chiaverano (TO)