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Citazione

Sia chiaro, occorre aprire all’Udc: ma va fatto con la lucidità di chi ha in testa una strategia politica per il futuro. Casini non può dirci, per esempio, che non farà mai il capo di un centrosinistra simile a quello che ha guidato Prodi, perché nessuno glielo ha chiesto e perché non accetto nemmeno da un possibile alleato che venga liquidata la nostra storia politica e il legame tra il Pd e Prodi. Comunque, ripeto: nessuno gli ha chiesto di fare il capo del centrosinistra

Io resto convinta che Casini sarà un ottimo capo del centrodestra liberato da Berlusconi

Rosy Bindi

Almeno si fanno opposizione da soli

Mentre a sinistra si cerca ancora il candidato (e qualcuno pensa che per dare forza alle proprie idee all’interno del PD forse è meglio iscriversi all’UDC) Il Giornale attacca la Polverini, finiana sgradita ai fan di Silvio.

[UPDATE] Pochi giorni dopo a venir attaccato è direttamente Fini, e scoppia la bagarre.

Provando a ricapitolare

Grazie a Civati possiamo osservare in un solo colpo d’occhio il gioco delle alleanze per le prossime regionali, con l’UDC che fa da padrone schierandosi col migliore offerente, PD o PdL che sia, decidendo regione per regione:

Piemonte: non si sa, probabilmente Udc in solitaria (c’è il candidato della Lega e Bresso non piace)
Lombardia: Udc+Pdl (a meno che la Lega non si opponga)
Veneto: Udc in solitaria (c’è il candidato della Lega)
Emilia Romagna: Udc in solitaria
Liguria: Udc+Pd
Toscana: Udc in solitaria
Marche: Udc+Pd
Umbria: Udc in solitaria
Lazio: Udc+Pdl
Campania: non si sa, probabilmente Udc+Pdl
Puglia: Udc+Pd-Vendola
Basilicata: Udc+Pd
Calabria: Udc+Pdl

A questo quadro si può poi aggiungere la situazione della Sicilia, in cui il PD darà il suo appoggio esterno al governatore Lombardo, avversario alle regionali poco più di un anno fa.

Giochi di palazzo fatti sulla testa degli elettori.

Ma, almeno in Veneto, come già vi raccontavamo, qualcosa si muove. Laura ha però bisogno del vostro sostegno. Potete firmare la petizione per la sua candidatura, qui.

Segni evidenti dell’avvenuta catastrofe

Riceviamo da Corrado e volentieri pubblichiamo, preoccupati perché la mancanza di primarie non è solo un’eccezione pugliese ma si è già verificata in Lombardia (dove Penati già affigge manifesti) e rischia di ripetersi in Veneto, dove il segretario regionale sembra voler frenare la candidatura di Laura Puppato.

La decisione del Pd di candidare Michele Emiliano alla guida della Regione Puglia rischia di diventare un punto di non ritorno per la classe dirigente del PD, e ben oltre l confini della Regione.

La decisione di non dare continuità all’esperienza di governo della giunta Vendola rischia infatti di segnare profondamente la dirigenza  del PD, toccando i cosiddetti “equilibri politici” locali, ma anche di distruggere la credibilità del partito stesso,  ben al di là del probabile disastro elettorale – forse duplice.

E’ chiaro infatti che sono tante le questioni che n questa vicenda s’intersecano:

l’interesse della dirigenza nazionale bersaniana, D’Alema in testa, ad un accordo con l’Udc per “incartare” l’adesione del partito di Casini ad un progetto futuro di alternativa all’asse Pdl-lega, anche a costo di candidare PierFerdy alla presidenza del consiglio. In quest’ottica, l’elezione pugliese è un puro accidente, il cui risultato sembra quasi non interessare al nostro gruppo dirigente.

Le ancora vivissime divisioni congressuali, che, a distanza di mesi, ancora segnano profondamente la classe dirigente locale, e che in questa partita si giocano una specie di rivincita.

La questione giudiziaria con cui Vendola è stato indebolito negli ultimi mesi, e su cui  il PD ha responsabilità almeno altrettanto evidenti.

L’ambizione spregiudicate dei due candidati, una volta politicamente vicinissimi, ora disposti a giocare entrambi la partita del “tanto peggio, tanto meglio” pur di non lasciare spazio all’avvresario – pur se con differenti gradi di ragione, a mio avviso.

La norma che non prevede il doppio incarico all’interno del partito, e per la quale, per logica, non dovrebbe nemmeno essere concepibile la candidatura di chi già possiede un ruolo istituzionale. A questo proposito, la questione della leggina, che consentirebbe ad Emiliano di conservare il suo incarico di Sindaco di Bari in caso di sconfitta, è solo un “di più”: il rischio di nuove elezioni comunali nella città capoluogo di regione (dopo un solo anno!) dovrebbe bastare a rendere impraticabile la candidatura Emiliano.

La definitiva rinuncia al metodo delle primarie,  che proprio in Puglia cinque anni fa ha dimostrato invece tutta la sua validità nella selezione del candidato e nella sua proiezione vincente in campagna elettorale.

Il programma. Appunto, quale programma? Come disse un mio amico dell’allora Margherita al tempo delle elezioni comunali “si parla di programma solo quando vuoi prendere per il culo il tuo interlocutore”.

Ecco,almeno questo ci è stato risparmiato: delle cose da fare non parla nessuno.

Viva la faccia: è una guerra fra bande, e a noi tocca solo guardare.

CLN?

Casini lo propone. Bersani ci sta. Ma voi nel CLN ve lo immaginavate uno cosi?

Al tavoliere del risiko

“… eh sì lo so… sì sì ti avevo detto in questi 5 anni che Vendola stava governando bene, ma sai… poi le cose sono cambiate… la politica, le ragioni della coalizione, gli alleati… antani come se fosse la supercazzola… vedi il discorso è complesso”…

“Ma noooo… macchè mafia… sì è vero D’Alema una volta in tv si arrabbiò  con Casini e gli rinfacciò che aveva Cuffaro in lista… ma poi hanno fatto pace… e quelli dell’Udc pugliese sono persone perbene. Sì lo so che stavano con Fitto e Berlusconi 5 anni fa… ma ora stanno con noi perchè siamo più affidabili. Come dici? In Piemonte e Lazio stanno col centrodestra? ma sai, questa è la nuova politica”

“Sì sì… E lo so che Vendola ha fatto la legge contro la diossina in Puglia, ha detto NO alle centrali nucleari e al raddoppio dell’Eni… sì sì… ma non potevamo ricandidarlo. Non vedi, era troppo sicuro di sè, arrogante… poi con quei baffi… ah no scusa, non ha i baffi e poi io arroganti con i baffi non ne conosco…”.

Zeman

Le intimidazioni di B fanno effetto

La minaccia era rivolta alla Lega, ma intanto ha riportato all’ovile l’UDC, che dopo essersi fatta corteggiare da molti dei nostri torna alla sua collocazione naturale. Addio, e grazie per tutto il pesc [semicit.]

Il quarto uomo alza la lavagnetta

E segnala che ci sarà un cambio: esce Rutelli, entra Tabacci?

Divorzi all’italiana

Oggi è il giorno dell’Assemblea Nazionale, da cui si inizierà a saperne di più sulla strada da intraprendere in termini di identità e alleanze.

Dopo le consultazioni degli ultimi giorni con i leader degli altri partiti dell’opposizione, intanto, arriva la stoccata di Buttiglione che vede un UDC naturalmente collocato a destra. Se si aggiungono gli abbandoni di Rutelli, Cacciari e Calearo, forse diventa opportuno fare un giro a Parigi.

Sono Pazzi Questi Rutelli

Matteo Bordone traduce Rutelli:

Lascia il Partito democratico? [A Rutè, aridàghete!]
«Sì». [Ehnnò?!]

Eppure lei è stato uno dei fondatori di questo partito, nato da pochissimo tempo. La creatura è ancora piccola e lei va già via di casa? [L'avete messa in piedi ieri, ’sta baracca. Già state a smontà! Complimenti per la lungimiranza politica. Cos'è, un pronto contro termine?]
«Il Pd non è mai nato. Nonostante la passione e la disponibilità di tanti cittadini, non è il nuovo partito per cui abbiamo sciolto la Mar gherita e i Ds. Non ho nulla contro un partito democratico di sinistra, ma non può essere il mio partito». [Che te devo dì? Credevo che coi padrenostri se poteva batte D'Alema. Invece gnènte. Ho rotto ’r cazzo finché non ho rischiato caa gente me tirasse le pizze in facci al bar. Mo c'è ’sto rischio. L'artro giorno un anziano m'ha offerto dieci euro si me n'annavo.]