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W&Max. Via

Quando tu pensi del PD che peggio di così non possa fare, lui silenziosamente ti ascolta e, nel chiuso della sua cameretta, si inventa qualcosa di inedito in grado di farti cambiare idea.

Veltroni.

D’Alema.

Veltroni.

D’Alema.

Veltroni.

Contro.

Insieme.

“Giovani” dalemiani dal linguaggio moderno.

Supercorrenti veltroniane dal terribile tempismo.

Basta.

Nulla di personale, ma non ce l’avete fatta.

Ve ne andate o no?

Siamo tutti stanchi e delusi da un partito che si comporta peggio dell’orchestra del Titanic. Quelli almeno mentre la nave affondava suonavano bene. I nostri orchestrali invece si lanciano addosso gli strumenti l’uno con l’altro e tirano gli spartiti al Direttore. E strumenti e spartiti glieli abbiamo comprati noi.

La Grande Unione di Bersani

da Ciwati

Christian mi tira giù dal letto. Mi dice che anche Bersani ha scritto una lettera. Come Walter (ormai è un genere letterario). E, dice Christian, sembra la lettera di un segretario di sezione degli anni Sessanta. No, è del 2010. Di un politicismo esasperato, come le ultime dichiarazioni del nostro segretario, la lettera illustra, in sintesi, la disponibilità del Pd a costituire un governo tecnico e, nel caso di elezioni anticipate, un vasto schieramento, denominato Grande Alleanza (con la presenza di Casini, si potrebbe anche usare il termine ‘Santa’) contro il Mostro. Una cosa diversa dall’Unione e, però, a ben guardare, del tutto simile. Anzi, più grande. Una Grande (Grosse?) Unione per una legislatura costituente (solo?).

Bersani poi propone la costituzione di un nuovo Ulivo, dai confini indefiniti, che assomiglia al vecchio Ulivo, ma sarebbe diverso (forse è un Ulivo di terza generazione, come il nucleare). Non so, ma a quelli che criticavano la lettera di Veltroni, consiglio una lettura in parallelo delle due missive. Così, magari ci si rende conto che il concretissimo Bersani è più vago del veltroniano Walter. E che a parte l’«impegno univoco» e la «fisiologia democratica», non si capisce che cosa andremmo a fare, al governo del Paese. Pensavamo che dopo B si aprisse una nuova fase, di coraggio e di speranza: e invece si dà per scontato che sia imbattibile, e che si debba fare la “raccolta punti” di tutti i partiti per batterlo.

Ricordo che Bersani rimproverava a Franceschini di limitarsi all’anti-berlusconismo, nei lunghi mesi del Congresso dello scorso anno. Ora l’ex segretario potrebbe rispondere, come si faceva da bambini: “specchio riflesso”. In sostanza, una via d’uscita dal berlusconismo che lo conserva totalmente, senza slanci, né orizzonti nuovi e diversi. Così, per la cronaca. In ogni caso, non è colpa di Bersani: è tutta colpa di Christian, se mi sono svegliato male.

P.S.: il finale è epico: «suoneremo le nostre campane». Non ci limiteremo ai campanelli, insomma. Wow.

Scambi epistolari

Walter scrive, Marco risponde

La Patente

2 luglio:

Non è un caso che in questi anni di roll back della sinistra europea la vittoria più bella del centrosinistra, oltre a quella di Obama, sia stata quella del Giappone e del suo partito democratico.

Walter Veltroni

11 luglio:

Secondo i sondaggi post voto diffusi dalle tv, i democratici (DpJ) hanno conquistato solo 47 seggi e i loro alleati del Nuovo Partito del Popolo neppure uno, molto meno quindi di quei 54 seggi che erano l’obiettivo minimo di Kan. I 47 si aggiungono ai 62 di cui già disponevano i democratici e non garantiscono la maggioranza nel Senato, che ha in totale 242 seggi.

Corriere.it

Dalla FGCI alla FIGC, ma anche no

Il Post propone Walter Veltroni a presidente della Federcalcio:

Un uomo che si è detto deluso dal calcio italiano dopo gli scandali è la persona giusta per ricostruirlo. La competenza c’è, e anche la bibliografia, a forza di figurine. È l’unico dirigente in Italia che in questi anni ha saputo costruire un progetto che andasse di ampio respiro: ha fallito sul breve, ma la frequenza quadriennale dei mondiali potrebbe essere il campo adatto per riprovarci. E si troverebbe in un contesto in cui far giocare il primo portiere ma anche il secondo non gli sarebbe consentito, limitando così la sua maggiore debolezza. Purtroppo si è già perso i mondiali in Sudafrica, che sarebbero stati i suoi.

Eppur si muove

Fra palesi prese in giro e ulteriori attacchi alla Costituzione da parte del PdL, il maggior partito dell’opposizione non può certo starsene con le mani in mano: e così, mettendo per un po’ da parte le interviste di Veltroni e le polemiche sul tesseramento “allegro” in Campania, ecco sei proposte concrete per l’economia, una piccola rivoluzione verde a Firenze e una protesta online contro il ddl intercettazioni (oltre a quella “fisica” di domani). Che sia finalmente arrivato il momento di giocare d’attacco?

Retroscena

Carlo Debenedetti è stato intervistato da Paolo Guzzanti, e non ha risparmiato critiche verso quelli che, a dir suo, “stanno distruggendo il PD”. Sul banco degli imputati c’è al solito il signor “Vada a farsi fottere”, difeso dal d’alemiano di ferro Sallusti, che rincara la dose contro Veltroni e lo spirito del Lingotto. Ma ancor più curioso è che  a tener banco non sia l’accusa sull’incapacità di leadership di Bersani, quanto la domanda sul se sia vero o meno che il segretario del PD telefoni ai direttori dei giornali. Claudio Cerasa risponde spiegando la prassi consolidata: i leader di partito non telefonano mai direttamente, ma si fanno “accidentalmente” passare il telefono. Viene il dubbio, però, che il racconto di questo caos, al Foglio, serva solo a sponsorizzare alcuni “nuovi” volti del PD, dai metodi più smaliziati e dalle idee economiche più vicine a quelle del quotidiano di Ferrara.

“Nuovo” sperimentato

Le convocazioni di Lippi sembrano una “lista dei reduci” in cui esperienza e fedeltà sono più importanti del talento.

Il calcione di Totti, risposta a un “Nonno, sei finito“, è l’emblema di un paese che non riesce ad accettare lo scorrere del tempo e la normale (altrove) successione generazionale.

Accade così che il vecchio campione decaduto debba inventarsi gossip morbosi pur di far parlare di sé. E che nel più grande partito di opposizione italiano ci sia voglia di guardarsi indietro e recuperare la nuova stagione, che dopo anni tanto nuova non è più…

The Big Clock

Fini contro Berlusconi, Franceschini e Fioroni contro Bersani, Veltroni contro Casini. Il tempo sembra essersi fermato, i protagonisti son sempre gli stessi. Sarà per questo che, quando qualcuno nuovo arriva, a destra non sanno a cosa aggrapparsi per attaccarlo, e il massimo che riescono a fare è farfugliare di Bassolino.

Un loft grande quanto il paese

Il Loft, la sede del partito senza porte chiuse, con solo spazi aperti, era il simbolo dell’idea veltroniana del PD, ma aveva finito per assomigliare alla casa di Sergio Endrigo, «una casa molto carina/ senza soffitto senza cucina/non si poteva entrarci dentro/perché non c’era il pavimento. Non si poteva fare la pipì/perché non c’era vasino lì/Ma era bella, bella davvero/In via dei matti numero zero». Un po’ come il partito che ospitava.

Adesso il Loft ha chiuso.

In compenso, forse sulla scia del progetto dei Circoli Virtuosi, lanciato l’anno passato da Oleg Curci e Pippo Civati, adesso è nato In buone mani, un progetto di formazione politica del Partito Democratico per valorizzare e diffondere le buone pratiche di governo locale nelle amministrazioni del centrosinistra, aperto al contributo diretto degli utenti, dei cittadini e delle cittadine.

Un plauso a chi ha pensato che l’apertura non si fa coi simboli, ma coi fatti. Bastava la foto dell’inaugurazione del Loft per capire, dai partecipanti, che a dispetto dei buoni propositi qualcosa non andava.