Liberi di leggere – “Le mele di Chernobyl sono buone” di Giancarlo Sturloni

Di Chiara Sardelli

Per questo nostro appuntamento di oggi ho scelto ” Le mele di Chernobyl sono buone “di Guiancarlo Struloni , un testo editato nel 2006 che si interroga sul rischio tecnologico . Per non dimenticare e soprattutto per avviare una nuova stagione di dialogo sociale, in cui tutti gli attori coinvolti facciano sentire la propria voce e si impegnino a fondare e condividere la propria visione del progresso; in cui il governo della scienza che così profondamente incide sui destini dei poopoli e delle nazioni sempre più si compia per scelte responsabilizzate ed accompagnate da una comunicazione del rischio che è in sè- se compiuta e adeguata- un atto di civiltà e di nuova etica.

Gli eventi commentati dall’autore attraverso mezzo secolo e più di rischio tecnologico sono stagliati nella memoria collettiva proprio perchè hanno posto in maniera drammatica il tema del rapporto tra scienza e società .
La scienza non è solo la grande accusata è piuttosto la dimesione mitica dei nostri sforzi prometeici, a cui rivolgiamo le nostre interrogazioni, quasi infanti. E come infanti l’autore ci conduce agli albori di questa storia mitica, scegliendo di ambientare il primo capitolo, nel luglio del 1945, agli albori del rischio nucleare.
Ma questa lettura non ci porterà a schierarci per l’una o per l’altra tecnologia, per l’una o per l’altra fonte energetica , piuttosto ci porterà a riflettere su una scienza che ha conosciuto il peccato e che da allora ha gettato un ponte con la scocietà civile ” per ricacciare lo spirito nella bottiglia ” .
La stessa comunità scientifica infatti anticiperà di circa 10 anni il risveglio della coscienza civile e l’impegno politico del movimento pacifista ed ecologicom per il disarmo nucleare anche unilaterale.
Prima con la nascita della FAS ( Federazione degli scienziati atomici) , poi con la rivista del Bullettin of the Atomic scientist, organo del movimento; fino al 1957 quando gli Stati Uniti, finalmente e con colpevole rittardo, realizzano il sogno di di Eisenhower e nasce sotto l’egida del’Onu l’Agenzia internazionale che si occupa del controllo e dell’uso pacifico dell’Energia Nucleare.

Sarà solo nel 1955 , dopo i famosi esperimenti nucleari nelle isole Marshall del Pacifico, in un orizzone fino allora sconociuto e paradisiaco, quello dell’Atollo BIkini, scosso dal più grande e ingiustificato esperimento nucleare della storia, che l’uomo – anche quello della strada non necessariamente poltico, comincerà a prendrere coscienza della propria capacità autodistruttiva a danno del clima ecologico globale.

Il resto è storia recente che si arricchisce purtroppo di una serie di tematiche in cui il progresso si fa anche acceleratatore nell’erosione delle bio-diversità . E la tecnologia diviene un Giano bifronte, capace di connettere i popoli, annulllando le distanze e incoraggiando la mediazione culturale ma anche manipolando la genetica dell’uomo e ponendo le premesse di un primato sulla dimensione politica ed anche economica.

Questo libro appunto indaga le ragioni di questo primato che vuole spinto e responsabile , fino all’assunzionwe del rischio che non è solo un rischio tecnologico bensì anche un rischiio mediatico e democratico.

Il tempo trascorso dalla lettura ( dicenbre 2006 ) consiglia di non induguiare sui contenuti ma non vi risparmia le mie riflessioni connesse che trovate di seguito.

1) Vi interessa conoscere più da vicino l’ambientalismo moderno ? Cercate “Silent Spring ” di Rachel Carson una bibbia per la generazione hippie di quei prini anni ’60 che cominciava a contestare la guerra nel Vietnam, a dichiararsi figlia dei fiori, a cantare insieme a I Giganti e non solo in Italia, mettete dei fiori nei vostri cannoni.
Quello che è certo è che questa opera della biologa e zootecnica statunitense influenzò profondamente anche l’attività poltica di Johm Kennedy e dei governi americani immediatamente successivi per lo meno fino all’Enviromentg Protection Agency (1970 ) .

2) Se vi interessano le citazioni e i contatti tra la coscienza ambientalista e la quinta arte provate a rivedervi il Dottor Stranamore , l’opera visionaria e ancora famosissima – nonostante la retro datazione- di Stanley Kubrick. Si dice appunto che il materiale più diretto gl isia stato fornito dalla vicenda umana di John von Newman , uno dei più influenti matematici del novenceto, consigliere militare del governo stattunitense, tra i protagonisti del Progetto Manhattan , fu costretto su una sedia a rotelle, probabilmente per gli effetti del fall ot radioattivo, avendo assitito ai test nucleari di Bikini.

3) Nell’ultima parte di questo libro troverete materia per comprendere meglio la sindrome Nimby ” Non nel mio giardino ” e le ragioni del conflitto tra l’interese generale e le paure delle comunità lovcali amplificate dall’irresponsabilità dei governi, arroccati in un vuoto di comunicazione che spesso è anche un vuoto di signifcati.

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3 risposte a “Liberi di leggere – “Le mele di Chernobyl sono buone” di Giancarlo Sturloni

  1. natale bianchi

    “……………..un atto di civiltà e di nuova etica.”
    Bene, allora proponiamo lettura e discussione per l’ora scolastica statale di religione vaticana.

  2. Con curiosità ho cliccato su “liberi di leggere” e trovo questo bellissimo pezzo. Grazie, Chiara.
    Se fossi ancora al lavoro nella scuola fare mia la proposta di Natale :-)

  3. Ho letto anche il libro brillante e appassionato dal titolo “il pianeta tossico”. Una bella lettura di quelle che rimangono. Tutto questo che leggo dà voce anche all’intima profonda amarezza –che provo da tempo – per essere parte della specie più mortifera del pianeta, nella sua espressione storica più mortifera che si sia mai vista. Tutto questo confligge con l’incapacità di tradurre il sentimento individuale nella svolta collettiva di cui c’è bisogno. A volte penso che la natura concepisce antidoti contro ciò che la minaccia. Al di là di rimedi drastici come virus sterminatori, voglio pensare che la coscienza, questa entità misteriosa figlia come tutto della natura, possa servire non solo per darci pena, ma evolversi nell’antidoto necessario.

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