Giorni da fame

fao

Muovendoci tra il flusso di notizie che raccontano le polemiche per la presenza di Ahmadinejad, la consumata barzelletta di Berlusconi ed i problemi di traffico al vertice, abbiamo scelto di commentare questi giorni di Conferenza Internazionale sulla Sicurezza Alimentare con le parole del Segretario Generale della FAO Jacques Diouf.

Le sfide del cambiamento climatico, delle bioenergie, delle malattie animali e vegetali transfrontaliere e dei prezzi dei prodotti alimentari possono essere risolte solo attraverso un dialogo sincero basato su una analisi obiettiva libera dai visioni di parte ed interessi a breve termine.Nei giorni a venire, le tavole rotonde su queste questioni assieme alle informazioni prodotte dagli incontri tecnici preparatori provvederanno a dare il giusto quadro per un dialogo nella direzione di un accordo comune.
Eppure, la dura realtà mi porta a notare alcuni fatti:

Nessuno può capire come sia stato possibile creare un mercato del carbone nei paesi sviluppati di 64 miliardi di dollari per ridurre il riscaldamento globale ma nessuna risorsa è stata trovata per prevenire la deforestazione annuale di 13 milioni di ettari (…)

Nessuno riesce a capire come tra 11 e I 12 miliardi di dollari in sussidi e tariffe nel 2006 abbiano ottenuto il risultato di spostare 100 milioni di tonnellate di cereali destinate al consumo alimentare verso le sete di carburanti.(…)

Soprattutto nessuno riesce a capire: come i paesi dell’OSCE hanno speso nel 2006 372 miliardi di dollari in sussidi per sostenere la propria agricoltura, come in un singolo paese lo spreco di cibo possa raggiungere la cifra di annua di 100 miliardi di dollari, come il consumo eccessivo degli obesi nel mondo costi 20 miliardi do dollari ogni anno ai quali devono essere aggiunti 100 miliardi di costi indiretti dovuti alle morti premature e malattie correlate all’obesità. Infine come non sia possibilie che nel 2006 il mondo abbia speso 1200 miliardi di dollari per l’acquisto di armi.
Di fronte a queste considerazioni, come possiamo spiegare alle persone di buon senso ed in buona fede che non è stato possiblile trovare 30 miliardi di dollari ongi anno per consentire a 862 milioni di affamati di godere del più fondamentale dei diritti: il diritto al cibo, e quindi alla vita?”

*La nota ironica in tutto questo è che la FAO spende oltre la metà delle sue risorse per mantenere in piedi il suo apparato burocratico.

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5 risposte a “Giorni da fame

  1. ma è chiaro, no? se si spendessero il primo anno 30 miliardi di dollari, il secondo ce ne vorrebbero 60, perché un bel po’ di quelli che sarebbero crepati di fame sarebbero ancora vivi, e poi l’anno dopo ne servirebbero 120, di miliardi, per lo stesso motivo, e l’anno dopo ancora 240… e di questo passo, via, NOI RICCHI dove finiremmo, con tutta questa gente povera che resta viva e magari vuole pure venire a casa nostra???

    (sarà il caso di precisare che facevo del sarcasmo?!?)

  2. Barbara Melotti

    Grazie Francesco.
    Se il mondo sviluppato riuscisse ad alzare il viso dal proprio trogolo troppo rigonfio di cibo quante cose si potrebbero fare! E, mi chiedo spesso, quanto più felici e con meno paure, anche se meno (poco meno, mediamente, badate) ricchi di come siamo?

  3. Credo che la cosa più grave in tutto questo sia il considerare i prodotti agricoli come un possibile sostituto dei combustibili fossili, visto che noi possimo permettercelo, senza preoccuparci delle consequenze sui prezzi.

  4. …sissignori, il vecchio Fidel aveva lanciato questo rischi due anni fa, ma questo non ha impedito a tanti verdi o psedointellettuali di inneggiare al biodiesel… ricordo solo io articoli sulla meravigliosa convenienza dell’ecodiesel (Fo, Grillo, Pecoraro, Casalini ecc) ecco dove siamo arrivati a grandissime fette di territorio tradizionalmente dedicate ai cereali da cibo girate sulla produzione di cereali da ecodiesel e pallet.

  5. Pingback: I’m not hungry «

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