Egregio Sindaco Alemanno,

Roccastrada per chi non lo sapesse è un piccolo comune al confine tra le provincie di Siena e Grosseto. Non ha un bel sito web, ma ha un territorio bellissimo, e sopratutto ha un sindaco, Leonarado Marras, che ha preso carta e penna per scrivere al collega romano.
Ecco la lettera via
maremmanews
Egregio Sindaco Alemanno,
sono un Suo collega di un paese della maremma toscana, Roccastrada.
Le scrivo in riferimento alle Sue parole, in particolare alle seguente Sua affermazione: “Non fu il ventennio, il male assoluto. Non lo pensavo ieri e non lo penso nemmeno oggi. Il vero male assoluto furono le leggi razziali: furono quelle a segnare la fine della politica del fascismo”.
Mi permetto, quindi, di scriverLe per farle un invito; l’invito a venirmi a trovare e ad ascoltare dalla popolazione di qui cosa pensano del fascismo, quello della prima ora, non quello degenerato delle leggi razziali. Il fascismo che, nel 1921, impose le dimissioni ad un sindaco, mio predecessore, regolarmente e democraticamente eletto e che, per convincerlo, fece del mio paese un “deserto”, bruciando case e uccidendo 10 persone in un raid alle prime luci dell’alba.
Le garantisco Sig. Sindaco una assemblea civile e cortese, senza intemperanze e Le assicuro la mia personale ospitalità.
Sono un giovane Sindaco e nel 1921 ero ben lontano dal nascere, ma quel fatto è oramai nel DNA del mio paese e nella coscienza di tutti, giovani e vecchi. Non fu un episodio; da quel giorno iniziò per noi un periodo durissimo fatto di sopraffazioni prima, di miseria e guerra dopo, senza distinzione senza soluzione di continuità.
Posso capire chi ragiona sul consenso dato dagli italiani al fascismo; consenso che non dubito ci fosse, ma certo consenso costruito, pilotato, che nella storia non è durato più di un soffio, come tutte le demagogie, come tutti i populismi, come, ne sono certo, tutte le dittature violente o demagogiche che siano.
Non sto esagerando, non voglio allegarle la bibliografia storica, le riporto solo il telegramma inviato al Sindaco Natale Bastiani da Dino Perrone Compagni, segretario fiorentino dei fasci:

Fasci italiani di combattimento della Toscana- Il Segretario politico

“Dato che l’Italia deve essere degli italiani e non può, quindi, essere amministrata da individui come voi, facendomi interprete dei vostri amministrati e dei cittadini di qua, vi consiglio a dare, entro domenica 17 aprile, le dimissioni da sindaco, assumendovi voi, in caso contrario, ogni responsabilità di cose e di persone. E se ricorrerete alle autorità per questo mio pio, gentile ed umano consiglio, il termine suddetto sarà ridotto a mercoledì 13, cifra che porta fortuna.

firmato

Dino Perrone Compagni

Per la strage, basterà leggere la lapide posta nell’androne del Palazzo Comunale di Roccastrada con i nomi degli innocenti uccisi.”

Leonardo Marras, Sindaco di Roccastrada

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7 risposte a “Egregio Sindaco Alemanno,

  1. Molto bella questa lettera da un “sindaco democraticamente eletto” ad un ” sindaco democraticamente eletto” ai cui la democrazia sembra un fronzolo.
    Bravo, veramente bravo, Marras !

  2. E nessuno dica che Roccastrada è solo un paesino, visto che ha quasi il doppio degli abitanti di Wasilla

  3. Grazie Sindaco Marras
    in Italia vi è tanto bisogno di Sindaci come Lei che difendono e tutelano la “memoria” di chi l’Italia l’ha fatta da quelli che la stanno “frazionando”.
    In quando ad Alemanno, vorrei ricordagli i Campi di Concentramento fascisti e senza farne un lungo elenco (oltre 200) mi permetterei suggerirgli si approfondire la sua poca conoscenza almeno su quello di RAD (ARBE)

  4. caro Mimmo, perché limitarsi a rinfrescare la memoria di Alemanno solo sule ultime prodezze del fascismo? perché non ricordargli anche le ignominie degli squadristi che fin da dopo la marcia su Roma cominciarono a tendere agguati di gruppo agli antifascisti, per somministrare olio di ricino o a bastonarli o urinar loro in bocca; il delitto Matteotti nel ’24; la soppressione di partiti politici e libertà di stampa nel ’26; o la storica frase del PM Michele Isgrò a conclusione del processo a Gramsci nel ’28 («per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare»)?

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