Where were you?

dal sito graffiti.org

dal sito graffiti.org

L’idea non è affatto originale. In quell’anno facevo il servizio civile in un centro d’accoglienza alle porte di Firenze, avevo preso il pomeriggio libero per partecipare ad un incontro dei parlamentari del centro sinistra eletti in Toscana su come organizzare una risposta unitaria alle politiche di Berlusconi. Anche questa non è una novità. Faceva caldo, ero in autobus come sempre in ritardo. Mi ha avvertito un amico che era già alla riunione. Arrivato in Regione abbiamo passato un’ora frastornati di fronte alla TV della sala riunioni in un silenzio interrotto dai trilli del cellulare, con i parlamentari che uscivano dalla saletta e rientravano scuri in volto. La riunione è stata naturalmente rinviata, così anche l’unità del centro sinistra, ma non per questo motivo. Dopo sono uscito in una Firenze ancora afosa ed ho passato il resto del pomeriggio e della sera in un pub a fare l’unica cosa che potevo per rendermi utile: tradurre in inglese la lunga diretta della RAI ad un gruppo di americani in lacrime. Voi?

Francesco C.

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10 risposte a “Where were you?

  1. io proverei a domandare anche: “ci rcordiamo dove eravamo in ognuno di quei giorni, quelle ore e quei minuti in cui siamo venuti a conoscenza della morte di bambini iracheni, donne afgane, giovani e vecchi palestinesi che hanno perso la vita in seguito a scoppi di bombe, colpi di bazooka, sventagliate di mitra, da trent’anni a questa parte?”

  2. Al lavoro durante una riunione ci dicono che un aereo si e’ scontrato contro una delle Torri Gemelle. Il sito di Repubblica e’ bloccato. Agitati e sconvolti molti di noi non riescono a concentrarsi per lavorare. Molti invece continuano , ci guardiamo male gli uni con gli altri.
    Alla notizia di un secondo areo sulle torri e di quello sul sul Pentagono, un mio amico mi telefona e mi dice: “Potrebbe essere qualsiasi cosa”. Primi segni di paura. Telefono a casa, anche mia moglie e’ agitata, le nostre voci familiari ci tranquillizzano.
    Come tutti, incomincio a pensare di essere dentro a un film con Bruce Willis che però finisce male.
    Scattano i ricordi cartolina delle Twin Tower (dove ci ho visto “Elio e le storie tese” che giravano un video che penso non hanno mai mandato; una discoteca gratis il mercoledì sera con un DJ libanese; il vento freddissimo nel piazzale immenso).
    Vedo una collega particolarmente agitata, mi dice che e’ preoccupata : forse non fanno piu’ giocare Roma-RealMadrid in programma per quella sera. “Ti pare giuso?”.

    Anticipo l’uscita dal lavoro e trovo le strade piene di macchine nervose, tra queste c’e’ la mia.

  3. Tornato da Praga per il viaggio da “maturato” e in partenza per Siena per fare i test universitari, ero a casa mia in Sicilia, a oziare. Accendo la tv e vedo quelle immagini che all’inizio non sembrano neanche vere. Un film, una fiction, un real tv pompato, pensi, e quella scritta sotto che dice “America under attack”. E il secondo aereo, e il crollo. E la sensazione che è un evento di portata storica, ma sul momento sei lì che guardi e che non capisci e provi tutto e non provi nulla al tempo stesso.
    E te lo ricordi. Non è come tutte le altre cose che fai notare, Silvia. E non perché quei morti siano più importanti di altri. Ma te lo ricordi. Te lo ricordi perché è un simbolo, perché è un punto di svolta, perché da allora la storia non è più la stessa. Te lo ricordi come le grandi immagini della storia (comprese alcune di quelle che tu citi). Te lo ricordi più di altre grandi immagini della storia perché per la prima volta l’evento è stato trasmesso in diretta. Hai visto. E ricordi.

  4. Grazie, Davide: sono convinta che le tue osservazioni intendessero aiutarmi a riflettere su tanti aspetti che, ti garantisco, avevo ben presenti anche prima di leggere le tue premurose precisazioni.
    Ma anche io, sai, intendevo “aiutare a riflettere” su qualche altro aspetto di quel che avviene nel mondo: e sul fatto che altre migliaia di morti violente vengono sempre percepite come “meno significative” di quelle 3.000 delle Twin Towers.

  5. Silvia, questo post era un invito a raccontare dove ciascuno di noi era in quel momento, aiuta a guardarci dentro, a riflettere ed anche a conoscere meglio gli altri. Dov’eri?

  6. @silvia
    Quello che dici e’ un problema, come dice Gipi (non conosci Gipi!?) su Intrenazione di venerdì scorso “I negri sono piu’ leggeri”.
    Lo stesso l’11/9 e’ stato uno sconvolgente spartiacque. Per me e’ stata la consapevolezza che la politica “fortino occidentale vs resto del mondo” e’ rovinosa; per altri (quelli di “Siamo tutti americani”) analoga sicurezzaa nel credere che “bisogna picchiare piu’ forte e magari per primi”.

  7. Ero a New York, dove abitavo gia’ da alcuni anni. Stavo imboccando il Lincoln Tunnel per andare a lavorare in New Jersey, quando mia moglie mi chiama e mi dice che esce fumo da una delle due torri. All’ uscita del tunnel, dall’ altra parte, c’e’ una vista spettacolare su Manhattan, cosi’ mi fermo a guardare come tanti altri curiosi che si fermano sulla rampa, e che mi informano che si e’ trattato su un incidente aereo. Sono di nuovo al telefono con mia moglie quando un secondo aereo ci passa sopra la testa, cosi’ basso che pensavo di poterlo toccare (o almeno io me lo ricordo cosi’), fa una lunga virata su Ellis Island e punta dritto sulla seconda torre. Io, mia moglie e tutte le altre persone ferme con me vediamo il secondo aereo esplodere nella seconda torre, e a quel punto e’ chiaro a tutti cosa sta succedendo. Arriva la national guard, chiudono i ponti e i tunnel e cosi’ non psso tornare a casa. Mia moglie e’ nei rifugi sotteranei dell’ ONU e il cellulare non prende. Quando crollera’ la seconda torre i collegamenti cellulari con lower Manhattan sono interrotti per molte ore. Riesco a tornare a casa solo due giorni dopo, a passo d’ uomo con centinaia di altri mezzi passando per il George Washington bridge, e persino da la’, quasi ad Harlem, a molti chilometri di distanza, l’ aria e’ quasi irrespirabile. Lo sara’ per moltoi giorni. Rivedo mia moglie dopo non averne avuto notizie per quasi un giorno, pochi mesi dopo decidiamo di tornare in Europa.

  8. Sperando che altri continuino ad intervenire, vorrei raccontarvi di una ragazza americana che qualche giorno dopo l’11 settembre mi spiegò come questo giorno sarebbe stato ricordato da tutti, ed ogni anno ci saremmo chiesti dov’eravamo. Me lo disse con l’aria triste di chi si trova lontano da casa e fatica a capire che cosa le succede intorno, però aveva ragione.
    Continuate a scrivere

  9. Ero ancora a Senigallia, ultimi giorni di vacanza prima di tornare all’universita’ a Firenze.
    Al bar di un’amica, sul lungomare, caffe’ dopo pranzo, come sempre. Tv 14″ accesa in un angolo, senza audio. Magari qualcuno ha realizzato l’importanza di quelle immagini, i piu’ convinti che fosse il solito film pomeridiano.
    Tornata a casa, sola (i miei erano da qualche parte), ho acceso la tv e nel giro di pochi secondi sapevo, e da sola ho guardato la seconda torre crollare.

  10. Ero a Roma. Ci abitavo già da qualche anno. Quel pomeriggio ero in palestra. Stavo terminando l’allenamento e, ad un certo punto, vedo le facce dei (pochi) presenti, che fissavano le tv accese, appese ai muri. Ricordo l’inquadratura della prima torre fumante. In sottofondo, la voce di Emilio Fede che si chiedeva cosa fosse successo. Ancora non si era capito nulla. Termino l’allenamento velocemente, esco e col motorino mi dirigo a casa. I miei coinquilini sono davanti alla tv. Allora vivevo a S. Lorenzo, quartiere “rosso” – si fa per dire – di Roma. In casa la tv è accesa a tutto volume. Qualcuno gioisce. Io rimango praticamente impietrito. Il giorno dopo, sulla metro, verso Prati, un silenzio irreale. Pochi passeggeri e un silenzio tombale. Paura palpabile. Io, perlomeno, ho paura.
    Quei giorni hanno radicalmente mutato la percezione della sicurezza in molte persone. Improvvisamente, ci siamo trovati circondati da “obiettivi sensibili”. E molti hanno cominciato a guardare gli extracomunitari, gli arabi, i loro borsoni e le loro mercanzie, con molto sospetto. La tristezza, in quei giorni, era ovunque.

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