Debora senza Debora

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foto di Carlo Traina

Ora che infuria una italianissima ed estiva polemica sull’intervista che Debora Seracchiani ha rilasciato a Curzio Maltese su Repubblica sarebbe il caso di tornare un attimo indietro e cercare di capire che cosa ci è sfuggito fenomeno Serracchiani.

Sembra difficile da credere, e forse faremmo meglio a dubitarne, comunque il fenomeno Serracchiani nasce all’Assemblea dei Circoli dove viene invitata a parlare, sembra per caso, e dove il suo intervento diretto e critico nei confronti della gestione del partito  diventa popolarissimo in rete.

Non a caso poche ore dopo il suo discorso era nato l’immancabile gruppo su FB: “quelli che avrebbero detto proprio le stesse cose di Debora Serracchiani”. Poi sono arrivati altri gruppi: “Debora Segretario del PD”, forse anche “Debora Segretario dell’ONU”. A noi però interessa il primo – le cose che ha detto-  perché sono proprio quelle che rischiamo di dimenticarci.

Dopo il suo discorso infatti Debora è assurta a nuova popolarità. In un paio di passaggi televisivi, la Serracchiani dimostra prontezza e capacità di argomentazione e arriva per lei la candidatura alle europee. Per qualcuno si tratta di una trappola, un modo rivisto per togliersela di torno. Per altri si tratta di una verifica, quale migliore prova di una elezione con le preferenze  per verificare il consenso e la capacità di mobilitazione di un candidato?

E le elezioni europee vanno benissimo, per la candidata, non per il partito. Debora stravince, batte Berlusconi nel FVG e doppia il capolista nella circoscrizione del nord est Luigi Berlinguer. Sale ancora di più alla ribalta, è su tutti i giornali, le sue dichiarazioni diventano un bollettino quotidiano sullo stato di salute del partito.

Anche quelli che insinuano che tutta questa storia non sia altro che una operazione costruita a tavolino dalla leadership del partito rimangono sorpresi. La Serracchiani è sia il candidato della rete che del territorio. Riesce con l’appoggio ben organizzato del partito a sbaragliare in FVG allo stesso tempo va bene anche nelle altre regioni, dove compensa la mancanza dell’appoggio sul territorio con la popolarità mediatica.

Ma non finisce qui, in qualunque altro partito Debora sarebbe a Bruxelles a sgomitare per in posto di prestigio in una commissione del Parlamento Europeo. Nel Partito Democratico no, c’è infatti il congresso in vista e per la sua popolarità comincia ad essere strattonata da più parti. Nel frattempo infatti, la Serracchiani aveva partecipato in aprile al primo incontro di quell’eterogeneo gruppo di lavoro che prenderà il nome di “piombini”, dal luogo della prima riunione, svoltasi appunto di vicino Piombino.

Ora che questo gruppo, ripeto molto eterogeneo, è vicino a presentare una propria candidatura, ecco che la Serracchiani si defila, o meglio sceglie di appoggiare Franceschini, lo fa con motivazioni piuttosto solide in questa nota, e con altre meno solide nell’intervista a La Repubblica ricordata sopra, inevitabili le reazioni di delusione, rassegnazione, accettazione.

Tutto giusto, però per chi condivide le cose dette da lei e da altri fino a questo punto su rinnovamento della classe dirigente, riforma del welfare, laicità, nuovi diritti è chiaro che nessuna delle due candidature officiali si presenta adeguata ad affrontare queste sfide. E’ ora di  incominciare a fare come dice Debora anche senza Debora.

Avete presente quando si presenta il povero disoccupato a protestare di fronte al sindaco, al ministro, al presidente del Consiglio? L’autorità di turno, invece di affrontare il problema della disoccupazione o almeno cercare di capire le ragioni di un disagio, decide di trovargli un posticino tranquillo alle Poste, così smette di rompere le scatole.

Se continuiamo ad occuparci di dove va Debora, invece che occuparci di quello che ha detto finiamo, per dare ragione al ministro di turno, che poi è il contrario di quello che dovrebbe fare la sinistra.

[FC]

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2 risposte a “Debora senza Debora

  1. A proposito di PD, ma quale nuovo! A parole ; qui si tratta di perdere il posto, e questo non piace a nessuno. E poi, questa supponenza nei confronti di chi muove i primi passi. Non si vuole imparare. e lo si paga alle urne.
    Il PD sta decretando la sua fine. Per quanto riguarda Bersani: è un uomo d’apparato, checchè se ne dica. Le sue lenzuolate (improvvisate e applicate frettolosamente) sono fallite anche perchè hanno messo in crisi interi settori.
    L’atteggiamento di Franceschini è quello giusto. Il nuovo va preso per mano e accompagnato, non sbattuto ironicamente sui giornali e travolto. Per questo insisto: forza Debora, non ti scoraggiare.

  2. natale bianchi

    Come il pesce vive nel e grazie all’acqua dov’ è immerso e di cui giocoforza subisce i condizionamenti delle sue qualità biochimiche, così l’uomo vive grazie alla società in cui è immerso e giocoforza ne subisce i condizionamenti delle sue qualità e caratteristiche sociali, culturali, economiche,….
    Essendo i partiti tra i principali strumenti di governo e cambiamento di rilevanti aspetti della società., ne discende, nello specifico, che il partito, il PD, ha davanti due obiettivi fondamentali:
    1. quale partito essere,
    2. quali modificazioni proporsi di attuare nella società, con la forza della sua struttura del momento dato.
    Quale partito essere è determinante ai fini della efficacia della sua azione politica (nel senso di governo della polis – società) e della caratterizzazione-qualità del suo fare (strutturazione territoriale democratica del partito con documentazione, a tutti accessibile, sia degli strumenti tecnici: sedi, datawarehouse, computer, reti di collegamento…, sia dei mezzi finanziari messi a disposizione per la diffusa azione e agibilità democratica. Il partito si connota come “democratico” se ogni decisione origina da una prassi di scrematura democratica, se vige la reale democratica contendibilità di tutti gli apparati sorvegliata da organismi di base, se ogni aspetto della strutturazione organizzativa è sotto i riflettori di una costante vigilanza e controllo democratico,…).

    Quali modificazioni proporsi di attuare nella società è un compito articolato e complesso, per cui non delegabile a poche menti eccelse. Qui entra in gioco la consapevolezza dell’importanza della formazione umanistico-scientifica di tutti i cittadini, in quanto più alta ed estesa è tale formazione più potenza è data alla costruzione di risposte efficienti alle crescenti incombenti sfide della storia.
    Un partito moderno che non abbia piena consapevolezza delle validità-necessità dello ricorso allo strumento dell’intelligenza, idealità, operatività collettive, non sarà mai e poi mai un partito democratico, laico e progressista. Sarà solo un miserabile aggregato di Apparatchik.

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