Il partito del fare (come gli pare)

Mentre in Lombardia non viene ammessa la lista Formigoni, Zoro racconta la situazione romana:

Oggi, più o meno intorno alle 15.00, esco, me ne vado in centro.
Sui giornali c’è scritto che c’è il presidio permanente o qualcosa del genere del Pdl per la Polverini, una sorta di gazebo dove, megafono alla mano, militanti e dirigenti del Pdl s’alterneranno in una maratona oratoria nella quale verrà preteso e difeso il diritto di non piegarsi al proprio pressappochismo, ingaggiando una strenua battaglia per la difesa della libertà di infrangere le regole più imparziali, inattaccabili, ovvie e banali, quali, per esempio, quelle che regolano la tempistica delle liste elettorali.
La cosa di per sé fa tenerezza. Quando sabato la notizia della mancata presentazione della lista Pdl ha preso a circolare nel viola di Piazza del Popolo, ridevamo tutti, consapevoli del fatto che tanto un modo per aggirare il problema lo troveranno pure stavolta, ma la figura di merda, almeno quella, non gliela toglie nessuno.
Sono piccole soddisfazioni, lo so, ma privarsi pure di queste sarebbe inutilmente autolesionistico.
Che poi, appena ci siamo messi con qualche amico a valutare il caso con un minimo di attenzione, siamo subito arrivati alla conclusione che senza liste Pdl, un’eventuale amministrazione Polverini sarebbe composta esclusivamente da rappresentanti di liste tradizionalmente minori, per lo più di estrema o estremissima destra, e non è un caso che il più contento dell’inguacchio pidiellino sia uno come Storace. La Polverini pallida e in jeans che in piedi sulla seggiola arringa la sua folla contro la burocrazia mentre Alemanno e altri terrei luogotenenti fissano il vuoto con occhi vitrei pensando “ah, quanto siamo stati cojoni”, è un’istantanea più forte di tutti i manifesti della Polverini in tailleur rosso che hanno tappezzato Roma negli ultimi due mesi. Ripeto, piccole soddisfazioni, inutili, ma forti.
Non so quanto durerà il loro presidio, ma ad un certo punto dovrò andare a Piazza Vittorio, dove si celebra il primo giorno di sciopero simbolico degli immigrati, 24 ore senza chi delle regole inventate sulla propria pelle, anche e soprattutto in Italia, spesso ne muore. Se poi per caso le due manifestazioni ad un certo punto s’incontrassero e familiarizzassero confrontando i reciproci problemi, si potrebbe scoprire che la fila per presentare una lista elettorale è comunque più rapida di quella per avere un permesso di soggiorno. A qualcuno verrà di sicuro in mente, per le prossime elezioni, di far consegnare le liste Pdl a qualche immigrato. Dire che ci stanno rubando il lavoro, a quel punto, sarà più complicato.

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