Andiamo Oltre, secondo round

Da Sursum Corda

oltreroma

Appena rientrato dopo una giornata trascorsa all’Auditorium di Via Rieti, qui a Roma, vi racconto com’è andata. Nonostante le difficoltà (due su tutte: oggi è Domenica. E oggi c’è il derby) siamo ripartiti, e bene, da dove c’eravamo lasciati sabato scorso a Milano. Il progetto “Andiamo Oltre” sta prendendo forma, crescono la partecipazione e i contributi alla causa. Stavolta abbiamo fatto un’unica tirata, dalle 10:30 alle 15 e qualcosa, ma come al solito gli interventi che si sono susseguiti sono stati tutt’altro che noiosi. Analisi, idee e fatti reali sono stati posti al centro del dibattito. Come sempre illuminante l’analisi dei ragazzi di Termometro Politico, basata, questa volta, soprattutto sui dati elettorali delle elezioni regionali nel Lazio. Chiariamolo una volta per tutte: qui abbiamo perso, come in altre regioni, non per il beppegrillo di turno, bensì per la difficoltà che troviamo a farci ascoltare nelle province, nel cosiddetto profondo paese. Nelle grandi città, invece, non si riscontrano grossi problemi.

Impeccabili gli interventi di Pippo Civati, ma questa non è una novità. Parentesi: io mi dispero per il fatto che uno del suo calibro venga tenuto “nascosto” in un Consiglio Regionale, però non ditegli niente sennò poi si arrabbia con me.

Tra i discorsi più interessanti si trova senza dubbio quello di Michele Fina, segretario del Pd della provincia dell’Aquila, che ci ha ricordato che all’Aquila città, alle ultime elezioni Provinciali, il centrosinistra ha ottenuto il 56,74 % dei voti, nonostante quelli che vengono spacciati per lavori record e frottole di vario tipo. Il problema è farlo capire al resto d’Italia. Vabbè, ce la faremo (suvvia, siate ottimisti!).

Mi hanno colpito molto le parole di Peppe Provenzano, che ha smontato il mito di questo stramaledetto “radicamento sul territorio” di cui si continua ostinatamente a parlare. Dice Peppe: “è sull’idea da proporre al territorio che si misura il successo della presenza. Non sul numero e l’allestimento dei gazebo, ma sul messaggio da veicolare nelle piazze” – e continua dicendo che “in certi territori bisognerebbe “sradicare” più che “radicarsi”, e far somigliare il partito alla società da cambiare, e non a quella così com’è, con le sue ingiustizie, i suoi egoismi e le sue miserie”.

Ecco, appunto. Non possiamo permetterci di stare sempre sulle difensive e di basarci solo su improbabili barricate repubblicane. Dobbiamo spostare l’asse culturale di questa nazione. Serve una nostra idea di Paese. E serve alla svelta.

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