Le ultimarie: i passaggi chiave e la nostra protesta

da Ciwati

Salvatore Vassallo mi scrive, precisando nel dettaglio le ragioni della sua preoccupazione. Altri minimizzano, altri fanno notare che la maggioranza l’ha sempre pensata così (del resto, durante la campagna congressuale, ne avevo scritto diffusamente, prendendomi anche del polemico). Dico soltanto, commentando, che un Pd senza primarie (o, ancora peggio, con primarie controllate) non è più il Pd, è un’altra cosa. Non è più il partito degli elettori, nemmeno più tanto quello degli iscritti, ma è quello dei gruppi dirigenti (per carità, eletti, ci mancherebbe altro). Seguo dagli Usa con apprensione questo non-dibattito e vi chiedo di ragionare insieme sulla migliore forma di protesta, perché queste modifiche, così come sono, non passino.

Intanto i punti di Vassallo (di cui mi preoccupa soprattutto il secondo).

1.
Soppresso:
«Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione».
Effetto: Oggi le primarie sono la regola. Domani non lo sarebbero più.

2.
Aggiunto:
«Nelle primarie di coalizione, l’assemblea del PD del livello territoriale corrispondente, approva a maggioranza la candidatura sostenuta dal PD. Gli iscritti al PD possono avanzare e sostenere una diversa candidatura, qualora essa sia stata sottoscritta da almeno il trentacinque per cento dei componenti della medesima Assemblea del livello territoriale corrispondente, ovvero, da almeno il venti per cento degli iscritti nel relativo ambito territoriale».
Effetto: Oggi c’è, di fatto, un limite al numero di iscritti del Pd che possono candidarsi alle primarie di coalizione. Già questo è un vincolo forse eccessivo, fatto per evitare che ci sia una dispersione del voto. Ma questo vincolo impegna solo gli iscritti che vogliono candidarsi, non la libertà di voto di tutti gli altri. Domani ci sarebbe un candidato ufficiale unico del PD. Gli iscritti, per sostenere qualcun altro, dovrebbero farsi autorizzare dal gruppo dirigente.

3.
Aggiunto:
«Qualora non si svolgessero primarie di coalizione, la decisione di ricorrere a primarie di partito, oppure di utilizzare un diverso metodo per la scelta dei candidati comuni concordato con le altre forze alleate, deve essere approvata con il voto favorevole dei tre quinti dei componenti dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente».
Effetto: Oggi si può evitare di tenere le primarie solo se la scelta viene approvata dai tre quinti dell’assemblea, e solo nel caso in cui questo sia considerato indispensabile per raggiungere l’accordo di coalizione. Domani accadrebbe esattamente il contrario. Secondo la proposta Migliavacca, sarebbe necessaria una maggioranza qualificata dei tre quindi per richiederle. Le primarie da regola fondamentale diventerebbero eccezione.

[UPDATE: Intanto Marino ha risposto alla lettera aperta di Popolino. Si attende Franceschini.]

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2 risposte a “Le ultimarie: i passaggi chiave e la nostra protesta

  1. Pingback: Il valore delle primarie: un patto intoccabile tra Democratici e cittadini « Blog del circolo online del PD “Barack Obama”

  2. Pingback: Primarie ancora per un po’ | il blog di Giorgio Montanari - Consigliere Comunale a Imperia

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