United States insider

Quando gli storici guarderanno ai primi due anni di presidenza di Barack Obama, li terranno distinti dal biennio successivo. Le prossime elezioni di novembre ridurranno la maggioranza democratica al Congresso, e di fatto porranno fine alla fase riformista dell’amministrazione; gli ultimi due anni di presidenza serviranno ad assicurarsi il rinnovo.

Il biennio 2009-10 ha comunque cambiato l’America. Sia sul piano politico che su quello economico. La politica è stata attraversata da un profondo rigurgito anti-istituzionale e l’economia è stata investita dal più importante intervento pubblico della storia americana. Innanzitutto, il paese si è mosso verso una riorganizzazione del rapporto tra potere esecutivo (leggi presidenza) e potere legislativo (leggi Congresso).

Paradossalmente, il dominio quasi completo che i democratici mantengono sulla politica americana non ha comportato una specie di cinghia di trasmissione tra Obama e Congresso, ma una articolazione tra le diverse anime del partito democratico. Per la prima volta dal 1964, il partito di Roosevelt e Kennedy ha potuto distendere l’intera gamma delle sue sonorità.

Abbiamo avuto la vecchia guardia liberal del New England, coccolata con lo sguardo dal vice presidente Joe Biden, che ha cercato di imporre il suo marchio sulle questioni sociali; la nuova guardia del West – quella che prenderà il posto di Obama tra un decennio – capitanata dai presidenti di Camera e Senato Nancy Pelosi e Harry Reid, che ha spinto sulle nuove tecnologie e sulla nuova economia, soprattutto in campo energetico; infine, i politici del Midwest, che si sono caricati sulle spalle il pesante onere di tessere la tela degli interessi con lobbisti, sindacati, ecc., e rappresentarli. Le elezioni di novembre ridurranno la rappresentanza democratica, la ricompatterà, e in generale bloccherà i lavori del Congresso.

Secondo, il paese ha assistito al dispiegamento
della prima politica industriale del governo federale dai tempi di Reagan. Dopo gli interventi nel comparto automobilistico, la riforma della sanità, i contributi del governo federale agli stati, gli stimoli al consumo, si è sfiorata la riarticolazione della finanza, dell’energia e delle infrastrutture. Nel frattempo, l’economia ha mostrato segni incoraggianti, anche se l’intervento dell’amministrazione dovrebbe dare i primi effetti nella seconda parte del 2010, o magari anche l’anno successivo.

Il risanamento sarà una strada lunga e disseminata di ostacoli; l’intervento di politica industriale non ha semplicemente avuto un impatto intellettuale, il ritorno del Big Government, o economico, l’intervento pubblico nell’economia, ma soprattutto politico. L’intervento pubblico nell’economia, così come avvenne nel 1865, la ricostruzione del Sud dopo la guerra civile, o nel 1932, il sostegno dell’economia caduta in depressione, comporta il re-ingresso del governo federale in territori dai quali era stato respinto da Nixon in poi.

Diritti civili, riforma del welfare, immigrazione. Il riallineamento dei poteri tra governo federale e governo statale a favore del primo, sarà il terreno su cui sarà combattuta la battaglia delle elezioni di medio termine, nel 2010. Il paese ha vissuto inoltre verso una profonda ristrutturazione del suo sistema economico. Una ristrutturazione che riguarda innanzitutto il settore finanziario, in attesa di un intervento regolamentativo che gli consenta di recuperare la fiducia del mercato.

Poi, le nuove tecnologie ecologiche e le
nuove energie alternative, sulle quali la presidenza Obama si è già esposta moltissimo. La riconversione di settori industriali maturi o declinanti, come quello automobilistico. La probabile diminuzione delle spese in sicurezza e difesa hanno colpito alcune industrie che sopravvivono grazie alle commesse pubbliche; ma hanno spinto alcune aziende di alta tecnologia a buttarsi sul mercato e lavorare per clienti privati.

Lo stimolo fiscale è stato usato per aziende che riportano attività manifatturiere a casa o per imprese straniere che vengono a costruire le loro fabbriche in America. Infine, come già successo per settori dell’intrattenimento e del consumo, altri settori industriali sono stati risucchiati da Internet, e vivono un nuovo inizio. In sintesi, l’America oggi è un immenso cantiere a cielo aperto. Vecchie costruzioni sono dismesse, nuove costruite, altre riparate. Alla fine di questa fase di riorganizzazione del sistema economico, il paese sarà meno orientato di oggi all’economia virtuale, finanziaria, postindustriale.

E’ importante la sensazione che il paese sta vivendo. Obama ha provato ad instaurare una conversazione con la nazione, con meno successo di FD Roosevelt prima di lui. Quando questi giurò, il 4 marzo 1933, il paese era ormai al suo terzo anno di recessione. Molte delle principali banche erano fallite, la disoccupazione stava raggiungendo il culmine e il clima sociale era terribilmente deteriorato. Il presidente non risolse la situazione con un unico intervento legislativo.

Al contrario, battagliò con il Congresso per
far passare le leggi di sostegno alla disoccupazione, stimolo all’economia privata, appalti pubblici. Alcune di queste leggi passarono, altre no. Alcune si rivelarono un successo, altre no. Ma Roosevelt passò alla storia non tanto per i risultati che seppe raggiungere, ma soprattutto per la sua abilità ad intessere una conversazione con il paese; riuscì a far passare l’idea che anche se i progressi erano lenti, il suo sforzo era assoluto. Che anche se con difficoltà, il paese stava camminando.

(da Limes)

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