Lettera aperta alla Direzione del PD e al Segretario Pierluigi Bersani

Negli ultimi giorni una serie di dichiarazioni di importanti esponenti leghisti, comparse sulla stampa nazionale e internazionale, ha riportato al centro del dibattito politico la questione dell’unità territoriale del paese.

Mentre il ministro degli Interni Roberto Maroni celebra i successi dello Stato italiano contro la malavita organizzata, altri dirigenti della Lega Nord come Bossi e Calderoli, essi stessi membri del governo in carica guidato da Silvio Berlusconi, si sono messi in evidenza con espressioni di presa di distanza dalle celebrazioni del 150° anniversario della nascita dell’Italia unita. In un’intervista concessa al quotidiano spagnolo El Pais Umberto Bossi ha addirittura prefigurato l’ipotesi di una Padania collocata fuori dall’Italia.

Questo revival della tentazione secessionista del mondo leghista è preoccupante perché s’inserisce in una situazione generale del paese fortemente connotata da tendenze dissolutive che rimandano alla crisi economica in corso e, più in generale, ai fenomeni della globalizzazione, di indebolimento della coesione della comunità italiana e di reviviscenza di particolarismi ed egoismi di ogni genere. In questo quadro, si accentuano distanze e fratture, vecchie e nuove, che mettono a dura prova la tenuta istituzionale e sociale del paese.
Il Pd e le forze di opposizione costituzionale sono chiamate ad un difficile sforzo per riannodare i fili di una convivenza minacciata e sempre più problematica di una società che ha attraversato un processo storico contraddittorio, sfociato infine nella costituzione della Repubblica democratica.
In questo passaggio, grazie alla spinta decisiva del movimento partigiano, è stato possibile rinsaldare e rinnovare le basi di esistenza e di comunanza del popolo italiano poste dal movimento risorgimentale.
Proprio in una fase di difficile transizione in cui è richiesto un rafforzamento dei legami e della condivisione degli sforzi per il rilancio della storia italiana l’ ambigua fraseologia leghista opera per creare confini e suscitare divisioni incomprensibili e dannose per la cittadinanza. Ricordiamo peraltro che i leghisti insieme a tutto lo schieramento di Destra hanno per buona parte della stagione politica post-Tangentopoli detenuto le leve del potere centrale e se l’Italia è arretrata invece di avanzare si deve anche alla loro incapacità.
Siamo convinti che questo sia il momento della chiarezza e dell’assunzione di responsabilità davanti alle sfide e ai gravi pericoli incombenti.
E’ inaccettabile un federalismo che venga interpretato come momento di un piano generale di scomposizione territoriale del paese. La Lega Nord deve dire una parola definitiva ed inequivoca sull’unità italiana. Deve risolvere una volta per tutte le contraddizioni dell’articolo 1 del suo Statuto che ancora stabilisce l’obbiettivo dell’indipendenza della Padania, termine ambiguo che contiene anche l’ipotesi della secessione dall’Italia.
Non si tratta, nelle nostre intenzioni, di ricacciare ai margini i leghisti ma di impedire una involuzione politica, per favorire un approdo chiaro che Berlusconi e la Destra non sono in grado di determinare.
Perciò chiediamo alla Direzione e al segretario del PD di non più esitare prendendo l’iniziativa di sollevare apertamente e pubblicamente la questione dell’articolo 1 dello statuto della Lega Nord.”

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