Rapporto CIRCaP 2010

È stato pubblicato il nuovo Rapporto sul Governo prodotto – come in passato – dal Centro di Ricerca sul Cambiamento Politico (CIRCaP) dell’Università di Siena. Si tratta di uno studio sull’attività del governo in carica, basato su una articolata raccolta di dati, elaborati secondo criteri scientifici, che contribuisce a meglio conoscere e valutare la funzionalità di una istituzione che negli ultimi anni ha significativamente accresciuto la sua centralità nel sistema politico italiano.
I principali risultati dello studio, contenuti nel rapporto scaricabile a questo link, sono così riassumibili.

I record di presenza al governo di Berlusconi confermano che, nella seconda repubblica, sinora nessun altro leader politico è riuscito a combinare capacità di vittoria elettorale da un lato e di guida incontrastata della propria parte politica dall’altro. Strumenti essenziali di questo exploit sono stati sinora il suo partito – Forza Italia prima, il Popolo della Libertà ora – ed il rapporto che il leader ha con esso, oltre al rapporto privilegiato con la Lega, stabilmente in coalizione.
Tuttavia, come mostrano i dati del rapporto CIRCaP, la forza politica di Berlusconi (e la sua insostituibilità all’interno del proprio schieramento politico) si riflette solo parzialmente nella sostanza dell’azione di governo. Ciò è dimostrato – per il passato – dal fatto che Berlusconi non è riuscito sino ad ora ad essere mai confermato dagli elettori dopo una prova di governo (lo stesso è successo peraltro ai suoi avversari, che erano comunque, già in partenza, più deboli).

Più nel dettaglio i dati del rapporto CIRCaP evidenziano:

1. una squadra di governo abbastanza compatta nel numero, stabile nel tempo e dominata dal partito del premier;
2. il tasso di conflittualità tra i suoi componenti indica tuttavia che non tutto fila sempre liscio e che le tensioni interne non sono trascurabili. La leadership berlusconiana riesce a chiudere il cerchio della conflittualità, ma con qualche affanno. La mancanza di cambiamenti significativi nella composizione del governo nell’arco dei due anni è segno di stabilità, ma potrebbe anche indicare un segnale della difficoltà del leader di modificare delicati equilibri inter e intra-partitici;
3. per quanto riguarda l’azione legislativa e parlamentare, da un lato, la capacità di ottenere il passaggio parlamentare della stragrande maggioranza dei provvedimenti legislativi decisi dal governo, dall’altro, il prezzo inevitabile da pagare perché ciò avvenga. Il ricorso sempre maggiore a strumenti per forzare l’iter parlamentare (decreti legge e voti di fiducia) suggerisce, infatti, che c’è qualche problema nella tenuta dei gruppi parlamentari. La decisione dall’alto, che caratterizza una leadership molto personalizzata, probabilmente li coinvolge e motiva poco e il rischio di assenza/defezione rimane forte, specie quando l’opposizione riesce ad essere compatta (cosa che non sempre accade);
4. l’importanza del programma di governo, che ha rappresentato abbastanza chiaramente un punto di riferimento sia simbolico (il patto con gli elettori) che pratico (ciò che si è già concordato vincola tutta la maggioranza) nell’azione governativa. Tuttavia – e qui certo ha giocato un ruolo la crisi economica mondiale ma non solo – alcuni obiettivi importanti del programma appaiono ridimensionati o rinviati e quanto viene approvato trasmette un’immagine parziale degli obiettivi del governo. Si fa molto per la giustizia, la sicurezza e la stabilità di bilancio, meno per altri settori (come il rilancio del Sud o il sostegno alle famiglie);
5. livelli di popolarità del governo in calo, sia con riferimento al Premier che al Governo nel complesso – pur restando sensibilmente più elevati rispetto ai governi passati e ai maggiori Paesi europei. Per questo, i prossimi due anni (considerando che il quinto anno della legislatura sarà tutto dominato dalla campagna elettorale) saranno decisivi per valutare l’azione di governo in generale e la sua capacità di realizzare il programma che si è dato. I problemi interni al PdL, che stanno emergendo in questa fase, con la fronda di Fini, segnalano che non solo la capacità di governo di Berlusconi sarà messa alla prova (vedi da ultimo la vicenda Scajola, uno dei Ministri più popolari), ma che per la prima volta anche la sua capacità di guida del partito principale della maggioranza dovrà essere verificata.

Prof. Maurizio Cotta
Direttore CIRCaP

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