La danza delle ore

da Leonardo

3 burattini stanchi

Riassunto delle puntate precedenti: nel 1929 Mussolini e Pio XI si mettono d’accordo per qualche centinaio di metri quadri affacciati sul Tevere e un’ora di religione nelle scuole di ogni ordine e grado. Mezzo secolo più tardi l’ora diventa facoltativa. L’estate scorsa il Tar di Roma stabilisce che il voto, anzi, il “giudizio” del docente di religione, non debba entrare nel Credito scolastico. A questo punto il Ministro fa ricorso al Consiglio di Stato. L’altro giorno pubblica un comunicato in cui sostiene che il Consiglio gli ha dato ragione. A venti giorni dagli scrutini, mentre studenti e docenti brancolano nel caos totale (nel primo quadrimestre religione non faceva media e adesso sì; fino a una settimana fa sembrava che il docente non dovesse venire agli scrutini e adesso sì), la scena è allietata da alcuni personaggi, mi piace figurarmeli come tre burattini, che festeggiano o inveiscono secondo copione.

BURATTINO MINISTERIALE
Il consiglio di Stato ci ha dato ragione! La religione è importante e noi l’abbiamo sempre saputo.
BURATTINO LAICO
È una bieca discriminazione! Chi decide di non fare religione dovrebbe avere gli stessi diritti degli altri!
BURATTINO PRETE
Non passerete! Giù le mani da ora di religione e crocefissi.

E se le battute del copione vi sembrano poco ispirate, avete ragione. C’è un po’ di stanchezza in giro, recitare è faticoso, han tutti bisogno di vacanze. Ma secondo voi cosa c’è sotto i burattini?

Ministero, quattro giorni fa
“Hai letto la sentenza del Consiglio di Stato?”
“Sì, e non ci ho capito niente. Spiegami soltanto: religione farà media o no?”
“Non può fare media, il giudizio di religione non è un voto numerico”.
“Vabbè, insomma, allo scrutinio l’insegnante di religione ci va o no? Ha vinto il tar o abbiamo vinto noi?”
“L’appello è stato accolto, quindi il tar ha perso…”
“Evvai!”
“Ma la sentenza dice anche che dobbiamo garantire l’ora di alternativa in tutte le scuole, altrimenti stiamo violando la Costituzione”.
“Vabbè, dettagli”.
“Leggi qui: La mancata attivazione dell’insegnamento alternativo può incidere sulla libertà religiosa dello studente o delle famiglie: la scelta di seguire l’ora di religione potrebbe essere pesantemente condizionata dall’assenza di alternative formative, perché tale assenza va, sia pure indirettamente, ad incidere su un altro valore costituzionale, che è il diritto all’istruzione sancito dall’art. 34 Cost.”
“Bla bla bla, l’importante è che possiamo dire di aver vinto”.
Di questo aspetto il Ministero appellante dovrà necessariamente farsi carico, perché altrimenti…
“Altrimenti?”
…si alimenterebbe una situazione non coerente con quanto le stesse ordinanze impugnate sembrano invece presupporre”.
“E quindi cosa rischiamo, una multa?”
“Non lo dice”.
“Vabbè, insomma, cosa si aspettano? I soldi per garantire a tutti un’ora di non-religione noi non ce li abbiamo. Stiamo già tagliando cattedre vere… guarda, fosse per me io la toglierei”.
“L’ora di religione?”
“Massì, è uno spreco folle, in teorie dovremmo pagare almeno due insegnanti per un’ora sola, e prima o poi qualche rappresentanza di un’altra religione pretenderà di avere anche lui i suoi insegnanti… Fini ci sta già pensando… se invece la togliessimo, sai che risparmio?”
“Ma non si può”.
“Bisognerebbe revisionare il concordato, figurati. Sai quanto ci tengono i monsignori. Senti, piuttosto, tira fuori il burattino e fagli imparare la lezione. Deve dire che la religione è mooolto importante, che il Ministero ha combattuto per difenderla, e che ha vinto”.
“A un mese dagli scrutini? Ma sarà un caos…”
“La scuola è sempre un caos. Queste cose non la peggiorano e non la migliorano. Non c’entrano niente con la scuola, in fondo. È solo un teatrino”.

Riunione dei Laici Illuminati, quattro giorni fa.
“Cari confratelli, il nostro esperto legale ha potuto finalmente leggere la sentenza del Consiglio di Stato sull’ora di religione”.
“Un abominio oscurantista!”
“Maledetti!”
“Calma, calma, confratelli, purtroppo vi devo dire che la sentenza è abbastanza ragionevole. In un certo senso ci dà persino ragione, laddove fa presente che l’assenza dell’insegnamento alternativo in molte scuole è di fatto anticostituzionale…”
“Ma chissenefrega di alternativa, scusate, noi volevamo una cosa sola: che il prof di religione non potesse alzare la mano in sede di scrutini. Perché questo è il problema. Un tizio approvato dal vescovo che lavora pagato dallo Stato e giudica i miei figli in seno a un’istituzione statale”.
“Sì, però se tu chiedi che lui non ci sia, lui esce… tuo figlio si fa un’ora in meno… è oggettivamente difficile sostenere che ci sia una discriminazione”.
“Ma certo che c’è! L’ora di religione, se mio figlio la facesse, influirebbe sul suo credito…”
“Ma non per forza in modo positivo. Comunque leggi qui: Chi segue religione (o l’insegnamento alternativo) non è avvantaggiato né discriminato: è semplicemente valutato per come si comporta, per l’interesse che mostra e il profitto che consegue anche nell’ora di religione (o del corso alternativo). Chi non segue religione né il corso alternativo, ugualmente, non è discriminato né favorito: semplicemente non viene valutato nei suoi confronti un momento della via scolastica a cui non ha partecipato. “Non valutare” non significa “valutare negativamente”.
“Questo in teoria. In pratica è discriminazione”.
“Lascia che ti illustri meglio il concetto di discriminazione. Se nasci nero in un Paese dove i neri non possono entrare all’università, sei discriminato. Ma se sei tu a scegliere di non andare all’università, stai esercitando una tua libera scelta. Sei tu che scegli che i tuoi figli non facciano religione. Ma chi sceglie di studiare religione vuole che sia una materia seria, con una valutazione finale. Altrimenti diventa una farsa”.
“Ma è una farsa. Deve restare una farsa! Dobbiamo puntare all’abolizione dell’insegnamento di religione!”
“Sì, e alla pace nel mondo. Bisognerebbe rivedere il concordato, i monsignori non lo vorranno mai…”
“Scusate, eh, ma qui stiamo spaccando il capello in quattro. In un consiglio di classe ci sono nove o dieci insegnanti. È chiaro che nessuno pensa seriamente che l’assenza o la presenza di un prof di religione dagli scrutini abbia qualche riscontro sul piano pratico”.
“L’unica conseguenza pratica è che lavoreranno di più”.
“Fatti loro”.
“Li paghiamo noi”.
“Li pagavamo lo stesso, almeno così se li suderanno un po’. Quel che volevo dire è che questa battaglia non si faceva per migliorare di un decimo di punto il Credito degli studenti non cattolici. Si faceva su un simbolo: l’Ora di religione. È una battaglia simbolica, la scuola non è poi che c’entri così tanto”.
“Tanto la scuola è un caos”.
“Appunto”.
“E quindi che si fa?”
“Si tira fuori il burattino e si recita la parte: Bieca discriminazione, ministri cattivi, preti impiccioni, eccetera eccetera”.

Un ufficio qualsiasi della Curia, quattro giorni fa.
“Monsignore, buone notizie! Il consiglio di Stato…”
“Che Stato?”
“L’Italia?”
“Uff”.
“Il Consiglio di Stato, dicevo, ha riammesso il voto di religione nel Credito scolastico”.
“Il giudizio. I docenti di religione non danno voti”.
“Sì, monsignore, ma con permesso, è un dettaglio”.
“È tutto un dettaglio. Quindi riassumendo: abbiamo un’ora in tutte le scuole d’Italia, che gli studenti possono decidere se frequentare o no, con un insegnante che noi abbiamo approvato ma poi ha fatto un concorso di Stato che non dà i voti ma comunque partecipa agli scrutini. Ma perché non sono nato in Melanesia”.
“Monsignore, non ho capito?”
“Hai capito benissimo. Che rapporti abbiamo con lo Stato della Melanesia? C’è una conferenza episcopale laggiù? Abbiamo firmato un concordato?”
“Monsignore, dovrei informarmi…”
“Sono pronto a scommettere che i nostri rapporti con la Melanesia sono più chiari di quelli che abbiamo con l’altra sponda del Tevere. Vabbè, è una scommessa facile. Quest’ora di religione, per esempio, è un pantano dal quale non usciremo mai. Cosa ce ne facciamo?”
“Monsignore, è prevista dal Concordato”.
“Il Concordato. Io vorrei capire dove avevano la testa, i nostri predecessori. Se volevano una scuola cattolica, perché non se la sono fatta? In altri Paesi è andata così. I cattolici hanno investito denaro e risorse in scuole di qualità. La gente è portata a scegliere una scuola cattolica, perché riconosce al nostro prodotto una specie di garanzia di qualità”.
“Monsignore, con permesso, non è che altrove sia sempre andato tutto bene… nei collegi, per esempio”.
“E va bene, ci sono stati grossi danni… collaterali, diciamo. Ma in Italia abbiamo lasciato che lo Stato si prendesse tutta l’educazione. Tutta. A patto che in ogni classe venisse un tale, una volta alla settimana, a farsi fischiare dai ragazzini. L’ora di religione. Ma come si fa a pensare che potesse diventare una cosa seria, l’ora di religione? È sempre stata solo una farsa. Io la abolirei”.
“Monsignore!”
“Ti dico che la abolirei, è una cosa che ci ridicolizza. Ogni ora insegnata male, a una classe distratta e incompleta, è una picconata all’edificio della Chiesa di Cristo. Moltiplica per il numero delle classi e delle scuole e forse capirai perché abbiamo le chiese vuote e importiamo i preti polacchi. Perché i bambini italiani non vogliono fare i preti?”
“Forse per via del sesso in tv…”
“E forse perché il primo prete o il primo religioso che imparano a conoscere è un insegnante demotivato che arriva, fa un’ora di lezione e poi per una settimana non si vede più. È avvilente. Umiliante. Se solo potessimo finirla… una bella revisione al concordato: dateci qualche soldo in più, anzi, dateli ai genitori che vogliono mandare i figli alle nostre private… e noi leviamo le tende dalla vostra scuola di massa. Ma non si può”.
“Non si può”.
“Bisogna revisionare il concordato, hai voglia. Ne abbiamo firmati già due: uno con un dittatore, l’altro con un ladro. Ci manca giusto il puttaniere”.
“Magari tra qualche anno…”
“Sì, e i professori di religione poi dove li mettono? Finché erano precari… ma la Moratti li ha fatti assumere, adesso se li devono tenere”.
“Monsignore, però io non riesco a capire una cosa. Se l’ora di religione è tanto inutile…”
“Dannosa”.
“Se è tanto dannosa, perché i laici se ne lamentano così?”
“Perché sono sciocchi. Dovrebbero solo ringraziarci, di tutte le ore di pubblicità negativa che regaliamo. Quelli che volevano mettere i cartelli sugli autobus, mi fanno ridere. Noi facciamo propaganda atea in tutte le scuole della repubblica, un’ora alla settimana, altro che un cartello sull’autobus”.
“E quindi, monsignore, che si fa?”
“Niente. Anzi, trovami un burattino da mandare in tv, che dica le solite cose, giù le mani dai crocefissi, eccetera”.
“Ma il crocefisso è un altro discorso”.
“Ma sì, ma che c’entra, mica stiamo facendo un discorso serio sulla scuola. È solo il solito teatrino. Vai”.

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