Niente preghiere, siete islamici

da Metilparaben

A Como apre un centro culturale islamico, e quelli della Lega iniziano a fare fuoco e fiamme affinché ai suoi frequentatori venga impedito di pregarci dentro:

È un’indecenza, una vergogna. Il Carroccio tornerà in piazza. El Sisi ha detto chiaramente che in via Pino si potrà pregare. Questo significa che, come abbiamo sempre ipotizzato, il centro culturale islamico è solo un paravento che maschera quello che in realtà è un luogo di culto. Il portavoce della comunità islamica ha fatto affermazioni irrispettose delle regole e dei cittadini comaschi, evidenziando una palese violazione delle finalità del centro culturale. Questa è un’evidente presa in giro.

Grazie alla nostra incertezza gli islamici fanno ciò che vogliono. Non mi sembra un bel segnale per chi dichiara di voler rispettare le leggi e di volersi integrare. Siamo molto preoccupati per il quartiere e per la situazione che rischia di andarsi a creare attorno al centro culturale islamico. Vigileremo, per ora non possiamo fare altro. Chiediamo la collaborazione dei cittadini perché segnalino qualsiasi problema e difficoltà.

Ora, può darsi che sia io ad avere qualche deficit di comprensione, ma la domanda è: che differenza fa? Cioè, per quale motivo una moschea dovrebbe essere più offensiva di un semplice centro culturale? Perché ai cittadini comaschi dovrebbe interessare il fatto che dentro a un edificio si chiacchieri di Maometto o si preghi? In che modo una circostanza del genere potrebbe nuocere all’integrazione? Dove sarebbero, abbiate pazienza, l’indecenza e la vergogna?
L’articolo 3 della Costituzione stabilisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”; l’articolo 7 precisa che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”; l’articolo 19 aggiunge che “tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.
Forse la vera indecenza e l’autentica vergogna consistono nel calpestarli impunemente.

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