Wired Italy

Se davvero vogliamo cambiare questo Paese dobbiamo fare un patto. Non fra di noi, fra quelli che pensano di sapere tutto e certo già sanno molto. Ma con gli altri. Perchè da soli non ce la faremo mai. Loro sono di più E i numeri contano. Se la banda larga vale meno del ponte di Messina, se le scuole invece dei computer per gli studenti hanno delle inutili lavagne multimediali spente nei corridoi, se gli incentivi per le cappe aspiranti battono quelli per Internet, è perchè i numeri contano. E quelli che chiedono di portare il Paese nel futuro sono pochi. Hanno mille volte ragione, magari possono sentirsi re per una notte quando si uniscono in diretta sul web, ma non sono abbastanza per cambiare le cose. Gli altri sono quelli che restano sgomenti davanti ai libretti di istruzioni del telefonino e temono che uno smartphone sia ancora più complicato; quelli che hanno comprato il computer solo per mandare la mail; quelli che si sono fatti convincere dalla grancassa che Internet è un posto pericoloso e malfrequentato. Quelli che a volte sfottiamo. Sbagliando. Una volta un parlamentare mi disse: “E’ vero, non so cos’è Creative Commons, ma la prego non mi prenda in giro, me lo racconti”. Aveva ragione lui. Se vuoi imparare, non è una colpa non sapere. Per questo se vogliamo davvero salvare questo paese dal declino quel patto dobbiamo farlo subito. La nuova tecnologia ci offre un’occasione unica: in questi mesi ho visto bambini di quattro anni usare l’iPhone senza che nessuno spiegasse loro nulla e sono sicuro che presto vedrò i loro nonni giocare felici con l’iPad. Attratti dalla facilità dei nuovi oggetti, milioni di persone si stanno avvicinando alla cultura digitale, e sta a noi far apprezzare loro i valori della rete: la passione per l’innovazione, la meritocrazia, la trasparenza. Il piacere dellla collaborazione. Tanti anni fa in Silicon Valley inventarono la figura dell’evangelist tecnologico: uno che andava a raccontare perché la tecnologia ci avrebbe migliorato la vita. Oggi tocca a noi. Non sarà un processo facile né breve, ma dobbiamo farlo. Con lo stesso impegno che serve a scrivere righe e righe di codice, con il rigore che mettiamo per un business plan. Con l’entusiasmo di una start up. Una start up chiamata Italia.

Riccardo Luna su Wired di Maggio

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