Ahmed, che non sa fare le rovesciate

da Metilparaben

Al parco, fumo una sigaretta e guardo i miei figli che giocano a pallone insieme ai loro amici.
Uno di loro si chiama Ahmed, è un po’ cicciottello e qualche volta lo prendono allegramente in giro, come succede fra ragazzi, perché non è esattamente il Milito della situazione.
Ebbene, sapete cosa mi fa imbestialire? In questo paese un mucchio di gente cerca ostinatamente di insegnare ai miei figli e ai loro compagni che Ahmed dovrebbe essere preso in giro, e possibilmente emarginato, non perché non sa giocare a pallone, ma perché è un islamico del cazzo che sta cercando di minare irrimediabilmente le fondamenta della nostrà civiltà.
E sapete perché questa cosa mi manda in bestia? Non soltanto perché, com’è evidente, si tratta di una panzana bella e buona utilizzata strumentalmente per seminare odio fra le persone; ma anche, e direi soprattutto, perché quella bugia sottrae ad Ahmed il diritto di farsi prendere per il culo per un motivo normale, cioè il fatto di non saper fare le rovesciate, e gli consegna in cambio una ragione per odiare, e per essere odiato, che alla sua età è assolutamente insostenibile.
Ciò che questa gente sta facendo non è soltanto una quotidiana e incessante campagna di incitamento all’odio razziale, ma anche una violenza psicologica cinica e spietata ai danni di bambini che dovrebbero avere ben altre cose di cui occuparsi.
Ricordiamocene, la prossima volta che uno di questi fenomeni verrà a parlarci dei diritti dell’infanzia.

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