D’Alema in Europa spaventa il Pd

da Cerazade

Domani Massimo D’Alema sarà eletto alla presidenza della più importante delle fondazioni politiche europee, la Feps. La questione ha scatenato un bel dibattito, soprattutto sul Foglio. La scorsa settimana, Andrea Peruzy (segretario generale della fondazione Italianieuropei di cui D’Alema è presidente) ha presentato la piattaforma programmatica dell’eurodalemismo. Peruzy propone di ispirarsi alla migliore tradizione socialdemocratica per costruire una new left. Come potrete immaginare, i cattolici del Pd si sono incazzati. Prima Mauro Ceruti. Poi Giorgio Tonini. Infine Gianluca Susta, europarlamentare del Pd, e vicepresidente dell’Asde. Sentite cosa ci ha detto quest’ultimo e soprattuto cosa ci ha detto Ceruti

“La prossima elezione di D’Alema alla presidenza della Feps va salutata con soddisfazione, ma se il senso di questa nomina è quello spiegato sul Foglio da Andrea Peruzy proprio non ci siamo. Un anno fa avevamo dato vita al gruppo dei Socialisti & Democratici all’Europarlamento non certo per riformare dall’interno un socialismo europeo ormai asfittico. Altre erano per noi le ‘regole d’ingaggio’: creare una moderna forza riformista, oltre il socialismo, insieme con altre famiglie politiche, sul modello del Pd. Quell’obiettivo non è stato raggiunto. Anzi non abbiamo neanche più quel Pd! Forse è vero che la socialdemocrazia sopravvive a se stessa, ma è anche vero che il modello sociale europeo e la crisi delle finanze pubbliche esigono forze politiche europeiste capaci di favorire il regolato liberarsi delle energie inespresse della società europea e non il ritorno allo statalismo socialista. Non ci basta, quindi, una nuova socialdemocrazia e non basta neanche al Pd se vuole tornare a essere percepito come una innovatrice, europeista e democratica alternativa alla destra”.
Gianluca Susta

Il Pd è nato per promuovere l’incontro di culture politiche riformiste e riformatrici con radici diverse, in passato anche in conflitto fra loro. La prospettiva di Peruzy (e di D’Alema?) sembra prospettare il contrario: riproporre in Europa l’autosufficienza del modello socialdemocratico per rigenerarla in Italia. Ma ciò vuol dire dichiarare la fine al progetto del Pd. Basta la logica, non c’è neppure bisogno della politica.
Ho avuto l’onore di partecipare alla fase “costituente” di questo partito, come relatore della Commissione incaricata di elaborarne il Manifesto dei valori. Particolarmente appassionante fu il dibattito generato proprio dall’incontro di sensibilità e di culture politiche diverse, in particolare la tradizione della sinistra riformista, la tradizione riformatrice del cattolicesimo democratico, le culture politiche liberali e le più recenti culture politiche dell’ambientalismo e della differenza di genere.

Mauro Ceruti


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2 risposte a “D’Alema in Europa spaventa il Pd

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