La politica nella rete

di Carmine Saviano su Repubblica

Dirette su Facebook delle sedute parlamentari. Mailbombing alla Presidenza della Repubblica. E poi Netstrike e Guerrilla Marketing. Speaker’s Corner e Flash Mob. La protesta contro la Legge Bavaglio è solo l’ultima manifestazione visibile di una nuova frontiera dell’impegno civile. Che si basa su nuove pratiche e su nuovi modi di comunicare la politica. Un controcanto permanente al potere costituito che passa, senza soluzione di continuità, dal web alla piazza. Un clic: e i cyber-cittadini scendono in strada per chiedere di partecipare.

Facebook. Nella notte in cui la Commissione Giustizia del Senato licenzia con un si il Ddl sulle intercettazioni, viene inaugurata una nuova forma di cronaca parlamentare. Stefano Ceccanti, senatore del Partito Democratico. utilizza la sua bacheca Facebook 1 per una diretta della discussione in Commissione. Un continuo aggiornamento. Per rendere pubblico il dibattito tra i senatori. E in molti, da casa, partecipano e chiedono informazioni. Inchiodati al computer sino alle 3 del mattino. Un nuovo versante dell’uso politico del social network creato da Mark Zuckerberg. Che è il punto d’origine dell’appello “Libertà è partecipazione informata” e di altre, numerose, campagna d’opinione.

Il Mailbombing. Della serie: c’era una volta il popolo dei fax. Una catena di mail con la stessa richiesta. L’ultimo a riceverla è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oggetto: richiesta di non firmare la legge sulle intercettazioni. Il promotore del mailbombing è il gruppo “Valigia Blu”. Che negli ultimi due mesi ha dato lustro ad una pratica di partecipazione politica molto diffusa oltreoceano. Spendendo mail collettive a Emilio Fede e Augusto Minzolini Sul web si trovano veri e propri trattati su “Teoria e Prassi del Mailbombing”.

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Il post-it fra carta e web. I ragazzi del post-it 2 sono l’ultima, clamorosa, forma di protesta. Sono centinaia le foto arrivate al nostro sito. Su Twitter è ora nata l’idea di mettere un triangolo giallo sul proprio profilo (simbolo del post-it): con il sistema twibbon 3 il profilo si aggiorna automaticamente. Rilanciata anche la lettera ai giornali stranieri di Christopher Potter, 4 direttore del Festival Internazionale di giornalismo di Perugia.

Dal web alla strada: lo Speaker’s Corner. E’ la moda del momento. Ci si organizza  –  rapidamente  –  su Facebook. Indirizzo e orario. E poi via, spesso in una piazza centrale. Basta un megafono e un piccolo sgabello. E ognuno può dire la sua sull’argomento del giorno. Il modello è quello Hyde Park, dove c’è un angolo  –  ritratto anche in “Aprile” di Nanni Moretti  –  dove vige la regola del “comizio libero”. In Italia è una specialità del Popolo Viola. Che ne organizza decine in tante città italiane e sugli argomenti più disparati. All’ultimo, svolto a Roma in Piazza Montecitorio, hanno partecipato giuristi e giornalisti.

Guerrilla Marketing. Sfondo bianco e uno slogan: “No alla Legge Bavaglio”. Un marchio che diventa l’avatar con cui ci si presenta in rete. E che identifica chi sta partecipando ad una determinata protesta. Più che uno strumento, una strategia. Per implementare, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie, l’impatto e la diffusione del proprio messaggio. E’ il Guerrilla Marketing nasce come metodo pubblicitario a metà degli anni ’80 e si basa su due precondizioni: scarsità del budget e campagna d’informazione aggressiva. In politica, l’ultimo esempio è l’uso di Facebook fatto dai promotori del No B Day: una manifestazione da 500mila persone ideata e organizzata in poco più di un mese.

Il Flash Mob. Restare immobili per qualche minuto. O abbandonarsi a improvvisi gesti d’affetto. In compagnia di altre centinaia di persone. E’ il flash mob è una delle forme più spettacolari della nuova comunicazione politica. La usano tutti. Addetti ai lavori, amministratori e cittadini. L’ultimo a Firenze, dove centinaia di amministratori locali 5 hanno protestato contro la rigidità del patto di stabilità. Ad un cenno prestabilito, si sono sdraiati su lenzuoli con la scritta: “Stanno mettendo il tuo comune al tappeto”.

Il Netstrike. E’ la versione virtuale del sit-in. Gli utenti si danno appuntamento sul sito internet dell’istituzione o del partito oggetto della protesta. Effetto: migliaia di accessi in contemporanea mandano in tilt i server. E il sito istituzionale diventa inaccessibile. I primi Netstrike sono stati eseguiti a metà degli anni ’90. I più celebri in Italia nel 2001 e nel 2008. Stesso bersaglio: il ministero della Pubblica Istruzione.

Le petizioni online. Migliaia di firme in pochi giorni contro la legge bavaglio. 6 Tutto grazie alle petizioni online. Ovvero: come cercare di “cambiare il mondo dal basso”. I siti che le ospitano sono in aumento. E le firme vengono raccolte sulle questioni più disparate. Si va dai referendum fino ai “salvataggi” di trasmissioni televisive. Per crearne una bastano pochi minuti. I maggiori problemi sorgono quando vengono presentate alle autorità competenti: spesso ci sono problemi per l’autentificazione delle firme.

Un baratto per una firma. E dalle interazioni sul web nascono le proposte più disparate. Come quelle realizzate dal Comitato promotore per il referendum sull’acqua pubblica. 7 Tutto per una firma: barattare una granita, partecipare ad un banchetto nuziale, scalare una montagna in bicicletta. Ed i risultati si vedono. 600mila firme raccolte in poco meno di un mese.

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Una risposta a “La politica nella rete

  1. Istituire la pena di morte per alto tradimento ai politici corrotti (giudicati tali oltre ogni ragionevole dubbio) sembra sia rimasta l’unica soluzione. Sosterrò l’iniziativa qualora si presentasse l’occasione.

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