Non ci sono notizie bufala. C’è la strategia della diversione

da Scene Digitali

La chiamerei la sindrome della seminotizia. L’ultimo caso è di ieri e ha fatto qualche vittima. Ci è cascata Stampa.it. Ma il fenomeno, che è una sorta di catena di sant’Antonio,  ha fatto una vittima anche in Marco Travaglio.

La notizia di ieri la spiega bene Guido Scorza: una parte della relazione che accompagna un disegno di legge, depositato sette mesi fa ma non ancora avviato ad alcuna discussione in senato, viene preso come notizia fresca di giornata per dire che c’è l’intenzione da parte del Pdl di approvare una legge che porrà sanzioni gravissime in testa a chi faccia dichiarazioni minacciose sul web. Vengono riportate delle dichiarazioni del relatore.  Fin dalle prime ore dopo la pubblicazione c’è stato tam tam in rete contro questa seminotizia.

Che però è stata avallata dall’agenzia adn kronos (c’è chi dice in realtà suggerita, non ho avuto modo di verificare  questo dettaglio).

Dunque il disegno di legge c’è ma non è attivo. Anche da verifiche effettuate qui, con l’aiuto del senatore Vincenzo Vita (pd), non risulta in discussione. Quindi notizia non c’è – se ogni disegno di legge presentato fosse notizia, di quanti terabyte di dati ci sarebbe bisogno?

E soprattutto le dichiarazioni del senatore Lauro, che le avrebbe rese, non ci sono, come dimostra Scorza. Ma ripeto, quella di ieri è solo una puntata della bufala della seminotizia “repressiva” e questo post si occupa di errori di giornali solo in modo tangenziale:  il caso in cui la notizia affiora sui media mainstream che commettono l’errore di abboccare alla strategia della diversione. Il nocciolo serio è altrove.

Il tormentone D’Alia – Da mesi, e almeno tre volte al mese, ricevo telefonate o messaggi di colleghi che mi dicono: “ma è vero che c’è un emendamento D’Alia che vorrebbe applicare la figura di reato dell’istigazione a delinquere alle dichiarazioni sul web? Lo leggo su un’agenzia”.

O sono mesi che si legge su Facebook una denuncia di qualcuno che ha scoperto che D’Alia attacca la libertà d’espressione sul web.

Ora il povero D’Alia “l’abbiamo” cancellato più di un anno fa, con l’emendamento messo a punto dall’onorevole Cassinelli del Pdl, e quindi espunto dal decreto sicurezza.

A un certo punto, nelle settimane scorse, ho cominciato a scrivere agli indirizzi allegati ai vari appelli chiedendo per quale motivo si agitino notizie false contro avversari veri. Non ho mai ricevuto risposta. Attraverso terze persone mi è stato detto che un gruppo di opposizione molto basato in retee multicefalo  (ma per quanto se ne sa potrebbero essere anche agenti dei servizi segreti marziani) avrebbe risposto: “meglio tenere alta la tensione con queste notizie, anche se non vere,  tanto quelli hanno comunque in serbo cose gravi per la rete.” Discorso demenziale.

Perché l’ecosistema delira? – Ma c’è da dire che non c’è mica bisogno del gruppo organizzato: il tormentone può partire pure da un delirante singolo. Il punto su cui interrogarsi è perché l’ecosistema, o meglio una sua parte, delira con lui. Perché decine di migliaia rilanciano su facebook o in rete senza chiedersi se sia vero. Perché giornali e professionisti seri prendano sul serio la cosa. Non c’è da prendersela con i giornali, in questo dissento da Scorza.

E allora? Allora c’è da essere allarmati o no? Io dico di sì. Perché….

Ma il bavaglio e chi lo vuole c’è… – Perché l’intenzione di mettere bavagli mordacchie museruole e fazzoletti in bocca alla rete c’è. Gli imbavagliatori sono al lavoro e si servono anche di argomenti apparentemente molto concreti, cioè di problemi reali che vanno affrontati con misure democratiche: per esempio la rettifica.

Aspetti problematici molto seri, che avrebbero bisogno di un contraddittorio ragionevole e informato. Anche perché gli schieramenti non sono così compatti: ci sono fior di fautori della censura tra i parlamentari del centro sinistra, ci sono liberali che tengono alla libertà di espressione dall’altra parte. Ma qui bisogna capire che ci sono due diverse dinamiche al lavoro.

La prima è l’autoalimentazione del delirio. Si invia un appello in Facebook con un titolo di tuono e almeno diecimila persone me lo cliccheranno con un “like”. E alla fine questa informazione si autoalimenterà e invererà: sarà creduta vera per il solo fatto di essere ripetuta.

La strategia della diversione – Ma c’è di più. C’è una strategia della diversione. Creare una tensione continua, cui seguirà una smentita, come questa che state leggendo e che non sarà creduta, e che lasci poi lavorare in pace i censori veri. E questa strategia non credo che l’abbiano pensata i servizi segreti marziani.

Che questa dinamica poi venga alimentata, ma non creata, soprattutto da quelli che credono di essere gli avversari più puri e duri del governo e dell’attuale maggioranza è solo la prova ormai provata nella storia che essere estremisti è un modo di dar forza all’avversario.



Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...